Aleksandr Gavrilovič Šljapnikov

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Aleksandr Šljapnikov

Aleksandr Gavrilovič Šljapnikov (in russo: Александр Гаврилович Шляпников?; Murom, 30 agosto 1885Mosca, 2 settembre 1937) è stato un rivoluzionario e politico russo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Aleksandr Šljapnikov era figlio di operai, due vecchi credenti perseguitati dalla polizia e dai preti ortodossi. Per questo motivo egli stesso, anche nella scuola elementare di Murom, dovette subire dai maestri continue umiliazioni. Rimasto orfano di padre a tre anni, con la madre e i tre fratelli conobbe la più grande miseria e perciò, appena finita la scuola, si cercò un lavoro. Divenuto apprendista meccanico, nel 1900 fu assunto a Sormovo, presso Nižnij Novgorod, nella fabbrica Kondratov e l'anno dopo si trasferì a San Pietroburgo, operaio nelle officine Obuchov, da cui fu licenziato per aver partecipato a un grande sciopero represso nel sangue dalla polizia.

In quegli anni si era fatta un'esperienza politica e, tornato a Murom, dove lavorò come tornitore, nel 1903 organizzò un circolo socialdemocratico in collegamento con gli operai delle miniere di Vyksa e di Kulebaki. Nel 1904 due agenti infiltrati nel gruppo permisero alla polizia di arrestare i membri del gruppo e Šljapnikov si fece nove di carcere prima di poter tornare a lavorare in officina sotto sorveglianza.

Nel luglio del 1905 il POSDR di Murom organizzò una commemorazione dei morti della Domenica di sangue che finì in tafferugli con la polizia. Una settimana dopo Šljapnikov fu arrestato e detenuto per tre mesi nel carcere di Vladimir. Liberato dall'amnistia e picchiato da un gruppo di Centoneri, ritornò a Murom fondandovi il Soviet operaio sull'esempio di Pietroburgo. Chiamato sotto le armi, rifiutò di prestare giuramento e fu arrestato. Dopo un anno di carcere, fu condannato a scontare due anni di fortezza, ma venne liberato su cauzione.

Trasferitosi a Pietroburgo, fu membro attivo della frazione bolscevica del POSDR, e all'inizio del 1908 lasciò la Russia per vivere, lavorando come operaio, in Francia, in Inghilterra e in Germania. Ritornò a Pietroburgo nell'aprile del 1914 con un passaporto francese a nome Noé e di qui ripartì più volte in missione all'estero: nel 1916 si trovò negli Stati Uniti per raccogliervi fondi per il partito.

All'inizio della guerra si lasciò trascinare dal patriottismo, poi mutò atteggiamento e ne divenne un oppositore. A causa dell'arresto e della deportazione dei deputati bolscevichi della Duma, e dell'assenza degli altri maggiori dirigenti, in esilio all'estero, si trovò a essere, con Molotov e Zaluckij, a capo del Comitato pietroburghese del partito bolscevico quando nel febbraio del 1917 iniziò la rivoluzione.

Entrato a far parte del Soviet, fu dapprima incapace di orientarsi negli avvenimenti e attese l'ordine del comitati operai di Pietroburgo e di Vyborg per armare e formare i quadri della guardie rosse. Ostile al governo provvisorio, alla fine di marzo si oppose da sinistra alla linea del partito delineata da Kamenev, Stalin e Muranov, favorevoli alla fusione con i menscevichi.

In aprile si occupò del ritorno degli emigrati e accolse Lenin alla stazione di Beloostrov, al confine con la Finlandia. Nei giorni successivi, per un incidente di macchina fu ricoverato all'ospedale per due settimane e non poté partecipare alla Conferenza del partito, inaugurata il 27 aprile, nella quale s'impose la linea politica di Lenin, fondata sull'abbandono dell'idea che le rivoluzioni procedano per tappe obbligate, sull'opposizione al governo e sulla necessità di una lunga opera di propaganda tra le masse operaie, in preparazione del passaggio del potere politico ai Soviet.

Sergej Medvedev

Šljapnikov si dedicò all'organizzazione sindacale e fu eletto presidente del sindacato dei metallurgici. In ottobre, quando nel partito fu discussa la possibilità dell'insurrezione, egli apparve esitante e non ebbe alcun ruolo nelle giornate decisive. Fu eletto commissario del popolo al Lavoro nel primo governo sovietico e propose una coalizione con menscevichi e socialrivoluzionari. Nel giugno del 1918, durante la guerra civile, gli fu affidato il comando della 11ª Armata operante nel Caucaso, ma le sconfitte subite provocarono la sua sostituzione, nel febbraio del 1919, con Konstantin Mechonošin.

Tornato a Mosca, s'impegnò nel dibattito sull'economia, sostenendo che ai sindacati deve essere affidata una funzione preminente nella sua direzione contro il proliferare degli organismi burocratici. Erano le tesi intorno alle quali si costituì l'Opposizione operaia, alla quale aderirono i dirigenti sindacali Medvedev, Kiselёv e Lutovinov, oltre che Aleksandra Kollontaj. L'Opposizione operaia venne condannata al X Congresso del partito, ma Šljapnikov continuò a battersi nell'Internazionale comunista poi, nel marzo del 1922, all'XI Congresso, dove definì la NEP una politica economica anti-operaia e, all'inizio del 1924, ribadì le sue critiche firmando con Medvedev la « lettera di Baku ».

Inviato come consigliere d'ambasciata a Parigi, dove iniziò a scrivere le sue memorie, al suo ritorno in Unione Sovietica nel 1926 venne attaccato dalla « Pravda ». Šljapnikov fece atto di sottomissione, ma nel 1930 si vide ancora sottoposto a dure critiche. Escluso dal partito comunista nel 1933, nel 1935 fu esiliato ad Astrachan. Nuovamente arrestato nel 1936 per « appartenenza ad organizzazione controrivoluzionaria » e trasferito a Mosca, fu condannato a morte e fucilato il 2 settembre 1937. Fu riabilitato nel 1963.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Aleksandr G. Šljapnikov, Kanun semnadcatogo goda. Semnadcatyj god [Vigilia del 1917. Il 1917], 3 voll., Moskva, Respublika, 1992-1994

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Haupt, Jean-Jacques Marie, Les bolchéviks par eux-mêmes, Paris, François Maspéro, 1969, pp. 108–115

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