Aldo Quarchioni

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Aldo ragazzino

Aldo Quarchioni (Teramo, 6 agosto 1928Teramo, 13 giugno 1944) è stato un partigiano e antifascista italiano.

Aldo Quarchioni poco prima dell'eccidio

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato dai genitori Vincenzo (morto nel 1935) e Rachele Marzaroli. Ha cinque tra fratelli e sorelle: Luigi (detto Gino), Pierino, Antonio Romolo, Amalia Iolanda (detta Nella), Rodolfo. Aldo è il penultimo, cui segue Rodolfo nato nel 1931.

La famiglia abitava nel quartiere Santa Maria a Bitetto in particolare nelle case a pianterreno ancora esistenti nell’attuale Piazzetta del Sole. Poco più in là, sulla stessa via, abitava la famiglia di Luigi Di Paolantonio detto Tom. Fin da piccolo ed anche a causa della morte del padre, Aldo aiuta la madre nell’attività di rivendita di frutta ambulante nella piazza del mercato e della verdura e successivamente decide di intraprendere l’attività di apprendista presso la gloriosa tipografia Ars et Labor , diretta dal maestro tipografo Pietro (Petruccio) Palucci, ubicata quasi di fronte casa sua e cioè in via Stazio.

Vive in un ambiente familiare con humus libertario e ha relazioni di amicizia con altri giovani antifascisti. Insieme a loro e malgrado la giovanissima età ha il desiderio di salire sulle montagne del Ceppo per unirsi alle bande partigiane che si stanno costituendo.

Nel giugno del 1944 i tedeschi di stanza a Teramo iniziano a pianificare la ritirata minando ponti e distruggendo acquedotti, ospedali etc.. Il giorno prima dell’effettiva liberazione di Teramo (14 giugno 1944) fu il giorno fatidico, per Aldo e per gli altri suoi amici, che decretò l’ultimo sacrificio di sangue per Teramo per mano dei nazisti. Infatti, nella mattinata del 13 giugno 1944[1] si sparse a Teramo la voce che i tedeschi avevano battuto ritirata lasciando le loro sedi di comando e le caserme Mezzacapo e Rossi. A quel punto alcuni giovani e meno giovani decidono di andare presso le sedi rimaste vuote per vedere cosa avessero lasciato.

Lapide ricordo Eccidio Teramo 13 giugno 1944

Entrati dentro, oltre a materassi, armadi etc. trovano le armi e decidono di impossessarsene per poter supportare la lotta partigiana in caso di necessità.[2] Ma, sfortunatamente e contrariamente a quanto percepito dalla popolazione i tedeschi non avevano ancora battuto ritirata ed erano usciti in massa in perlustrazione per preparare la via di fuga per il giorno successivo. Quindi le truppe tedesche, forse avvertite da un fascista locale, rientrarono in caserma catturando dentro gli arsenali i quattro più giovani che stavano prelevando le armi:

Aldo Quarchioni (15 anni)[3], Carlo Durante (16 anni), Antonio Cipro (16 anni), Bruno Chiavone (16 anni); mentre all’esterno del largo Madonna delle Grazie catturarono i più adulti: Antonio Di Bernardo (46 anni), Luigi Marcozzi (48 anni), Amedeo Parabella (33 anni), Mauro D’Intino (22 anni).

Gli otto antifascisti[4] furono portati dietro al luogo del convento del santuario della Madonna delle Grazie, nella zona ove ora sorge il Tribunale, e furono barbaramente fucilati. Uno dei giovani Bruno Chiavone provò a scappare attraverso gli orti sottostanti verso il fiume ma fu inseguito e fucilato in movimento.

Erano le ore 13 dell’ultimo giorno di guerra a Teramo.[5]

Le salme vennero inumate e registrate al campo militare n.15 e poi portate all’obitorio del manicomio ospedaliero.[6]

Nel frattempo la mamma di Aldo[7], Rachele, all’oscuro di quanto accaduto stava in casa approntando la minestra per il pranzo in attesa del ritorno del ragazzo. Rodolfo, il fratellino, per fortuna era già rientrato in casa per evitare i rimproveri della madre e non aveva seguito Aldo nei suoi spostamenti.

Ma ad un certo punto arriva trafelato Benito, fratello più piccolo di Bruno Chiavone, che avverte Rachele e Rodolfo del rastrellamento dei tedeschi. I due corrono subito verso il luogo indicato da Benito e lì trovano il corpo di Aldo a terra traforato dai proiettili.[8]

La disperazione pervade i due ed essa non troverà mai fine nella madre Rachele che, seppure sarà sempre attorniata dall’affetto del vicinato e dei familiari, non ritroverà mai più la serenità e la voglia di vivere di un tempo. I solenni funerali si tennero il giorno successivo, 14 giugno 1944, nella chiesa di Sant’Antonio, proprio mentre in municipio di insediava il CNL della città.

Il fratello minore Rodolfo nel dopoguerra sarà segretario generale provinciale della Cgil di Teramo dal 1958 al 1964 e successivamente segretario provinciale del Psiup e del Psi nonché consigliere comunale di Teramo e capogruppo dal 1965 al 1976. I nipoti Marco e Fabrizio, sono stati negli anni '90 rispettivamente assessore comunale e consigliere provinciale nelle fila del Partito Radicale guidato a Teramo da Marco Pannella.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eccidio Teramo (PDF), su straginazifasciste.it.
  2. ^ Apertura Anno Accademico 2014/2015 Università di Teramo in nome di Aldo Quarchioni, su certastampa.it.
  3. ^ (IT) Autore lafaretradelfica, IL RAGAZZO CHE VOLEVA LA LIBERTA’ – Il Sofà del Lettore, su La Faretra Delfica, 4 novembre 2017. URL consultato l'11 febbraio 2019.
  4. ^ La Città di Teramo e la sua Provincia., 29 - I GIGLI DEL '44 - docu film sull'eccidio di cittadini teramani da parte dei nazi-fascisti, 23 marzo 2014. URL consultato l'11 febbraio 2019.
  5. ^ 70° Anniversario della Liberazione di Teramo, su ANPI. URL consultato l'11 febbraio 2019.
  6. ^ Vincenzo Cicconi Pacotvideo, Resistenza Teramana e Battaglia di Bosco Martese: I GIGLI DEL '44 - docu film sull'eccidio di cittadini teramani da parte dei nazi-fascisti, su Resistenza Teramana e Battaglia di Bosco Martese, sabato 25 settembre 2010. URL consultato l'11 febbraio 2019.
  7. ^ 25 Aprile, donne e giovani nella Resistenza Teramana, su Riviera Oggi, 26 aprile 2017. URL consultato l'11 febbraio 2019.
  8. ^ (IT) Teramo. “70° Anniversario della Liberazione di Teramo”, su GiulianovaNews, 12 giugno 2014. URL consultato l'11 febbraio 2019.
  9. ^ (IT) 16 Maggio 2017, Monumenti ai partigiani realizzati dagli studenti, su Il Centro. URL consultato l'11 febbraio 2019.