Alcide De Gasperi

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« Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. »

(Alcide De Gasperi)

Alcide De Gasperi [gà-spe-ri] o più propriamente Degasperi[1] (Pieve Tesino, 3 aprile 1881Borgo Valsugana, 19 agosto 1954) è stato un politico italiano.

Alcide De Gasperi
AlcideDeGasperi.jpg

Presidente del Consiglio dei Ministri
Durata mandato 10 dicembre 1945 -
17 agosto 1953
Predecessore Ferruccio Parri
Successore Giuseppe Pella
Coalizione CLN, Centrismo

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Titolo di studio Laurea in lettere
Professione Giornalista
Alcide De Gasperi

Ministro degli Esteri
Durata mandato 12 dicembre 1944 - 18 ottobre 1946
Predecessore Ivanoe Bonomi
Successore Pietro Nenni
Alcide De Gasperi

Ministro dell'Interno
Durata mandato 10 luglio 1946 - 2 febbraio 1947
Predecessore Giuseppe Romita
Successore Mario Scelba
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Prima esponente del Partito Popolare Italiano e poi fondatore della Democrazia Cristiana con il suo scritto Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, è stato il primo Presidente dl Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e viene oggi considerato come uno dei padri fondatori dell'Unione Europea insieme al francese Robert Schuman e al tedesco Konrad Adenauer.

Può essere considerato, unanimemente, uno dei più grandi statisti della storia della Repubblica Italiana.

Biografia

Fu il primo dei quattro figli di Maria Morandini ed Amedeo De Gasperi. Dopo di lui nacquero Mario, che fu sacerdote, Marcella ed Augusto.

Il periodo austroungarico

Anche se italiano di lingua e cultura, De Gasperi nacque e si formò in Trentino, compreso a quel tempo nei territori dell'Impero Austro-Ungarico. Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche di ispirazione cristiano-sociali: nel periodo degli studi universitari, a Vienna e ad Innsbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano ad ottenere una facoltà di diritto in lingua italiana. Dovette scontare per queste sue attività anche un breve periodo di reclusione ad Innsbruck.

Nel 1905 entrò a far parte della redazione del giornale Il Trentino e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'italianità e l'autonomia culturale del Trentino dai tentativi di germanizzazione proposti dalle forze politiche nazionaliste del Tirolo tedesco, ma non mise in discussione l'appartenenza all'Impero Austro-Ungarico.

Nelle elezioni del Parlamento Austro-Ungarico del 13 e 20 giugno 1911 venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civizzano, su 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Il 27 aprile 1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di Parlamentare, più che all'irredentismo, fu legato alla difesa dell'italianità e dell'autonomia delle popolazioni trentine. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi in seguito al precipitare degli eventi internazionali: l'attentato di Sarajevo che determinò lo scoppio della prima guerra mondiale e soprattutto l'adesione dell'Italia alla Triplice Intesa. Anche "Il Trentino" fu travolto dalla censura: il numero del 22 maggio 1915 venne provocatoriamente stampato con sole pagine bianche; De Gasperi decise di sospendere le pubblicazioni per prevenire il pubblico sequestro.

Durante il periodo in cui il Parlamento di Vienna rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. A tal proposito venne nominato delegato per l'Austria Superiore e per la Boemia occidentale del Segretariato per i profughi e rifugiati. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato. Intanto, con il proseguire della guerra, le sue posizioni politiche cambiarono e si fece fautore del diritto all'autodeterminazione dei popoli: nel maggio 1918 fu tra i promotori di un documento comune sottoscritto dalle rappresentanze dei polacchi, dei cechi, degli slovacchi, dei rumeni, degli sloveni, dei croati e dei serbi. E il successivo 24 ottobre partecipò alla formazione del Fascio nazionale, comprendente popolari liberali trentini e liberali giuliani e adriatici.

Dal primo dopoguerra al fascismo

Nel 1919 aderì al Partito Popolare Italiano promosso da don Luigi Sturzo; solo nel 1921 venne eletto deputato a Roma, in quanto il Trentino fino a quell'epoca era stato sottoposto a regime commissariale.

Nel 1922 si sposa con Francesca Romani nella chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, di cui una entrerà in monastero.

Al tempo delle dimissioni di Don Sturzo da segretario del PPI De Gasperi era capogruppo alla Camera. Nel 1925 assunse la segreteria del partito popolare.

Dopo l'iniziale sostegno del suo partito nella primissima parte del governo Mussolini, tanto che nel 1923 i popolari cercarono inizialmente di trovare un compromesso sulla legge Acerbo,[2] De Gasperi tenne un discorso alla Camera dei Deputati il 15 luglio 1923 esplicando il suo atteggiamento verso quella legge.[3][4] Successivamente si oppose all'avvento del fascismo finché, isolato dal regime, fu arrestato alla stazione di Firenze l'11 marzo 1927, insieme alla moglie, mentre si stava recando in treno a Trieste. Al processo che seguì venne condannato a 4 anni di carcere e ad una forte multa.

Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento morale e politico. Senza un impiego stabile, provò a presentare domanda presso la Biblioteca Vaticana nell'autunno 1928, contando sull'interessamento del vescovo di Trento, mons. Celestino Endrici, e di alcuni amici ex popolari. L'assunzione - come impiegato avventizio - venne soltanto dopo la firma dei Patti Lateranensi (1929).

In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia del partito cristiano del Centro in Germania e delle teorie economiche e sociali maturate in seno alle varie correnti della cultura cattolica europea.

Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore.

Una volta liberato il sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri. Nello stesso anno fonda il Centro Nazionale Sportivo Libertas.

La vicenda De Gasperi - Guareschi

Nel 1954 Giovanni Guareschi pubblicò sul giornale umoristico Candido due lettere attribuite a De Gasperi datate 1944.

In questi documenti, De Gasperi avrebbe chiesto agli Angloamericani di bombardare la periferia della città di Roma, al fine di demoralizzare la popolazione ed indurla ad atti ostili contro i Tedeschi.

Guareschi venne condannato per diffamazione e passò un anno e mezzo in carcere. In diverse occasioni è stato affermato che Guareschi dichiarò di essersi sbagliato ma questa dichiarazione, secondo i figli dello stesso Guareschi, non è mai avvenuta.[5].

Sulla vicenda, l'opinione dei biografi di Guareschi è totalmente diversa. I dubbi sulla sentenza emessa a suo sfavore sono del tutto legittimi: il giudice non accolse la mozione della difesa di Guareschi, che chiedeva che queste lettere fossero sottoposte a perizia calligrafica per accertare che fosse veramente De Gasperi l'autore, come era emerso da una prima perizia ad opera di un perito accreditato. Non accolse neppure numerose prove testimoniali prodotte dalla difesa di Guareschi (tra cui anche uomini vicini allo stesso De Gasperi, come l'onorevole Giulio Andreotti), nonostante l'ampia facoltà di prova che la legge garantisce all'imputato in casi come questo.[senza fonte]

Nella Repubblica Italiana

De Gasperi con Nilo Piccoli (1951)

Nel 1945 fu nominato presidente del consiglio dei ministri, l'ultimo del Regno d'Italia. Durante tale governo fu proclamata la Repubblica e perciò fu anche il primo governo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del 1948.

Da ricordare che il 12 giugno del 1946, allorché il consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della repubblica prima che la Corte di cassazione proclamasse i risultati definitivi del referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di capo provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmesse le funzioni fino allora esercitate dal re Umberto II.

De Gasperi cumulò nella sua persona le due cariche di capo del Governo (presidente del Consiglio dei ministri) e di capo dello Stato fino al 1°luglio, quando Enrico de Nicola, eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno dall'Assemblea Costituente, prese ufficialmente possesso della carica.

Il 10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza.

« Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me [...] »

(Alcide De Gasperi, Parigi 1946)

Nel gennaio 1947 effettuò un viaggio negli Stati Uniti con il quale ottenne aiuti finanziari e materiali, e promosse con successo l'immagine della nuova Repubblica, iniziando il processo di reinserimento dell'Italia nella comunità internazionale.

Nell'occasione fu il terzo italiano di sempre ad essere onorato di una ticker-tape parade dalla città di New York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel 1951.

Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il Fronte Popolare, composto da socialisti e comunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei Ministri dell'Italia repubblicana.

In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda guerra mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione della sovranità di Trieste e dell'Istria, ove ebbe meno fortuna.

Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana.

La tomba di De Gasperi a Roma

La situazione precaria del paese migliorava molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale; ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosa alluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delle province di Rovigo e Ferrara (1951). Nel 1952, per il timore di una affermazione in Italia delle posizioni marxiste, il Vaticano suggerì, e successivamente cercò di imporre, un'alleanza elettorale ad ampia portata per affrontare le votazioni amministrative del comune di Roma. La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità, potesse essere amministrata da un sindaco socialista. De Gasperi si oppose decisamente, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre, e resistette sino a che il Papa si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta.
L'incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse:

« Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa »

Tuttavia nel 1952 Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani.

Mantenne la carica di presidente del Consiglio fino all' agosto 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa. Si dice (erroneamente) che tale legge fu voluta da lui stesso, mentre in realtà furono i partiti minori a volerla: infatti questi, grazie alle alleanze che si potevano formare anche dopo le elezioni, potevano recuperare i voti perduti.

Convinto sostenitore della necessità di una integrazione europea, e critico nei confronti dell'ingresso dell'Italia nella NATO, cui avrebbe di gran lunga preferito la creazione di una Comunità Europea di Difesa, Alcide De Gasperi morì il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (comune di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia.
La sua scomparsa improvvisa, lontano dal clamore e dall'attenzione dei palazzi romani, suscitò vasta commozione in tutt'Italia; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per rendere omaggio alla salma. Dentro e fuori alla chiesa dove si celebrò il funerale furono presenti rappresentanze di tutti i partiti, fatta eccezione per i deputati del MSI i quali, visto il passato di antifascista di De Gasperi, si rifiutarono di presenziare al suo funerale. Attualmente si trova sepolto a Roma, nel porticato della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.

Il processo di beatificazione

Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di beatificazione.

È in corso a Trento la fase diocesana del processo di canonizzazione, che è stata aperta nel 1993, per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo di Servo di Dio.

Bibliografia

  • ADSTANS (pseudonimo di Paolo Canali), Alcide De Gasperi nella politica estera italiana, 1943-1953 , Mondadori, Milano, 1953
  • Igino Giordani, Alcide De Gasperi il ricostruttore, Roma, Edizioni Cinque Lune, 1955
  • Giulio Andreotti, De Gasperi e il suo tempo, Milano, Mondadori, 1956
  • Ernesta Bittanti Battisti, Italianità di De Gasperi: lettera aperta all'on. Meda, Firenze, Parenti, 1957.
  • Gabriele Lombardini, De Gasperi e i cattolici, Edizioni di Comunità, 1962
  • Maria Romana Catti De Gasperi, De Gasperi uono solo, Mondadori, Milano, 1964.
  • Lorenzo Tedeschi, Il giovane De Gasperi, Milano, Bompiani, 1974
  • Alcide De Gasperi, Lettere dalla prigione, Roma, Edizioni Cinque Lune, 1974
  • Gianni Baget Bozzo, Il partito cristiano al potere: la DC di De Gasperi e di Dossetti 1945-1954, Firenze, Vallecchi, 1974.
  • Giovanni di Capua (a cura di), Processo a De Gasperi, Roma, Ebe, 1976
  • Pietro Scoppola, La proposta politica di De Gasperi, Bologna, Il Mulino, 1977
  • Giulio Andreotti, Intervista su De Gasperi, a cura di Antonio Gambino, Roma-Bari, Laterza, 1977
  • Giulio Andreotti, De Gasperi visto da vicino, Milano, Rizzoli, 1987
  • Giuseppe Rossini, Alcide De Gasperi. L'età del centrismo 1947-1953, Roma, Cinque Lune, 1990
  • Elisabeth Arnoulx De Pirey, De Gasperi, San Paolo Edizioni, 1992
  • Alcide De Gasperi, Le battaglie del Partito popolare. Raccolta di scritti e discorsi politici dal 1919 al 1926, a cura di Paolo Piccoli e Armando Vadagnini, prefazione di Francesco Malgeri, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1992
  • Nico Perrone, De Gasperi e l'America, Palermo, Sellerio, 1995
  • Enrico Nassi, Alcide De Gasperi - L'utopia del centro, Firenze, Giunti, 1997
  • Maria Romana De Gasperi, Mio caro padre, Genova Milano, Marietti, 2003
  • Andrea Riccardi, Pio XII e Alcide De Gasperi. Una storia segreta, Roma Bari, Laterza, 2003
  • Alfredo Canevaro, Alcide De Gasperi. Cristiano, Democratico, Europeo, Catanzaro, Rubbettino, 2003
  • Alcide De Gasperi, Cara Francesca. Lettere, Brescia, Morcelliana, 2004
  • Maria Romana De Gasperi, De Gasperi. Ritratto di uno statista, Milano, Mondadori, 2004
  • Eckart Conze, Gustavo Corni, Paolo Pombeni (a cura di) , Alcide De Gasperi: un percorso europeo, Bologna, Il Mulino, 2004
  • Sergio Zoppi, De Gasperi e la nuova Italia, Soveria Manelli, Rubbettino, 2004
  • Marialuisa-Lucia Sergio, De Gasperi e la «questione socialista». L'anticomunismo democratico e l'alternativa riformista, Soveria Manelli, Rubbettino, 2004
  • Tiziana De Maio, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer. Tra il superamento del passato e il processo di integrazione europea. (1945-1954), Torino, Giappichelli, 2004
  • Daniela Preda, Alcide De Gasperi federalista europeo, Bologna, Il Mulino, 2004
  • Augusto D'Angelo, De Gasperi, le destre e l'«operazione Sturzo». Voto amministrativo del 1952 e progetti di riforma elettorale, Roma, Studium, 2004
  • Völkl, Michael: Das Deutschenbild Alcide De Gasperis (1881-1954). Ein Beitrag zur italienischen Deutschenwahrnehmung, München 2004, http://edoc.ub.uni-muenchen.de/2449/1/Voelkl_Michael.pdf
  • Giovanni Sale, De Gasperi gli USA e il Vaticano. All'inizio della guerra fredda, Milano, Jaca Book, 2005
  • Gabriella Fanello Marcucci, Il primo governo De Gasperi (dicembre 1945-giugno 1946). Sei mesi decisivi per la democrazia in Italia, Soveria Manelli, Rubbettino, 2005
  • Luciano Radi, La Dc da De Gasperi a Fanfani, Soveria Manelli, Rubbettino, 2005
  • Giuseppe Chiarante, Tra De Gasperi e Togliatti. Memorie degli anni cinquanta, Roma, Carocci, 2006
  • Piero Craveri, De Gasperi, Bologna, Il Mulino, 2006
  • Alcide De Gasperi, Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi nel Trentino asburgico, vol. I°, tomo I°; tomo II°, Bologna, Il Mulino, 2006
  • Diomede Ivone, Marco Santillo, De Gasperi e la ricostruzione (1943-1948), Roma, Edizioni Studium, 2006
  • Diomede Ivone, Alcide De Gasperi nella storia dell'Italia repubblicana a cinquant'anni dalla morte, Editoriale Scientifica, 2006
  • Crivellin W.E., Alcide De Gasperi. L'uomo della ricostruzione, Roma, Gaffi Editore, 2006
  • Stefano Trinchese, L'altro De Gasperi. Un italiano nell'impero asburgico 1881-1918, Roma-Bari, Laterza, 2006
  • Salvatore Sassi, Alcide De Gasperi e il periodo asburgico, Aracne, 2007
  • A.A.V.V.. Alcide De Gasperi verso l'Europa, Museo Storico di Trento,2007
  • Alcide De Gasperi, Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi dal Partito Popolare Italiano all'esilio interno 1919-1942, vol. II°, tomo I°, tomo II°, tomo III°, Bologna, Il Mulino, 2007
  • Alcide De Gasperi, "Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la fondazione della Democrazia Cristiana 1943-1948", vol. III°, tomo I°, tomo II°, Bologna, Il Mulino, 2008

Per una bibliografia più completa e aggiornata vedi www.degasperi.net alla voce "bibliografia"

Cinematografia

La figura di De Gasperi è la principale protagonista del film neorealista diretto da Roberto Rossellini Anno uno (1974), ruolo che venne interpretato da Luigi Vannucchi, in cui si trova una ricostruzione del periodo storico che va dalle operazioni del Comitato di liberazione nazionale a Roma, e della fiction Rai De Gasperi, l'uomo della speranza (2004), girata dalla regista Liliana Cavani e trasmessa in due parti su Rai Uno. Interprete dello statista il giovane attore italiano Fabrizio Gifuni, figlio di Gaetano, ex segretario generale della Presidenza della Repubblica.

Note

  1. ^ Sulla grafia corretta del cognome sussistono varie discussioni, poiché secondo alcuni sarebbe Degasperi: tesi inoppugnabile dal punto di vista storico, come comprovato dal registro parrocchiale di Pieve Tesino. Lo stesso statista trentino si firmava per l'appunto Degasperi, come risulta, ad esempio, dalla copia originale del trattato noto come Degasperi-Gruber. Tuttavia per consuetudine si tende ad utilizzare la grafia De Gasperi.
  2. ^ La "legge Acerbo" e le elezioni politiche del 1924
  3. ^ Testo del discorso
  4. ^ Il suo discorso alla Camera dei Deputati il 15 luglio 1923
  5. ^ Così nasce la leggenda di un “errore” (mai riconosciuto ) e di due incontri (mai avvenuti)

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