Alberto Ferrario

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Alberto Ferrario
23 giugno 1904 – 10 settembre 1943
Nato aGenova
Morto aCameri
Cause della mortesuicidio
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia aeronautica
CorpoCorpo Aereo Italiano
GradoTenente Colonnello
GuerreSeconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia d'Inghilterra
Comandante di50º Gruppo del 16º Stormo Bombardamento terrestre
Gruppo aereo aeroporto di Cameri
Studi militariRegia Accademia Aeronautica di Caserta
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Alberto Ferrario (Genova, 23 giugno 1904Cameri, 10 settembre 1943) è stato un aviatore e militare italiano. Ufficiale della Regia Aeronautica, prese parte alle operazioni di controguerriglia in Africa Orientale Italiana dove fu decorato con la Medaglia d'argento al valor militare. durante la seconda guerra mondiale prese parte alla Battaglia d'Inghilterra operando in seno al C.A.I., e poi fu comandante del 50º Gruppo del 16º Stormo Bombardamento Terrestre e infine dell'aeroporto di Cameri.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Genova il 23 giugno 1904, figlio di Federico[2] e Maria Montuoro. Dopo aver conseguito il diploma di regioniere nel 1923 entrò presso al Centro scuola aviazione di Capua, dove l'anno successivo conseguì il brevetto di pilota militare, assumendo il grado di sottotenente di complemento. Nel 1928 iniziò a frequentare la Regia Accademia Aeronautica di Caserta, al termine della quale entrò in servizio permanente effettivo presso la Regia Aeronautica.

Tra il 1932 e il 1934 prestò servizio in Tripolitania, Africa settentrionale italiana e dal 1936 al 1938 in Africa Orientale dove fu decorato con la Medaglia d'argento al valor militare per le attività di controguerriglia. Nel corso del 1938 rientrò in Italia, assegnato dapprima all'aeroporto di Bresso e, dal 1º aprile 1940 all'aeroporto militare di Cameri.

Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, partecipò alla campagna contro la Francia, e successivamente entrò in servizio nel Corpo Aereo Italiano destinato a cooperare con la Luftwaffe nella campagna contro la Gran Bretagna.[3] Venne successivamente trasferito a Lonate Pozzolo e poi allo Stato maggiore della Regia Aeronautica di Roma.
Tornato a Cameri il 21 giugno 1943, assume il comando del 50º Gruppo del 16º Stormo Bombardamento terrestre[4] equipaggiato con i bombardieri CANT Z.1007 Alcione, e infine dell'intero aeroporto il 21 agosto[5] dello stesso anno, con il grado di tenente colonnello, sostituendo il parigrado Francesco De Grandi.[4]

Il rifiuto della resa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la forma dell'armistizio dell'8 settembre 1943, truppe tedesche appartenenti alla 1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler" giunsero all'aeroporto[6] dopo aver occupato la città di Novara. Il Generale di divisione Amedeo Sorrentino, comandante della piazza di Novara, da cui dipendeva la 2ª Divisione fanteria "Sforzesca", aveva consegnato la città senza combattere, nonostante avesse a disposizione almeno diecimila uomini. Ferrario, incontrato il reparto tedesco alle 16:30, per non ammainare la bandiera e consegnarsi nelle loro mani alle 20:30 del 10 settembre si tolse la vita[7] sul tetto della palazzina dove era alzata la bandiera italiana.[8] La mattina del giorno successivo la salma fu prelevata con un'auto dei pompieri e tumulata in una tomba messa a disposizione dal comune di Cameri, senza cerimonia funebre. Qualche tempo dopo arrivarono alcuni familiari da Genova che portarono via il corpo, traslandolo nella città ligure.[1]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
«Comandante di squadriglia di apparecchi plurimotori, pilota abile e di non comune perizia, organizzava e conduceva brillantemente il suo reparto in numerose azioni belliche, esempio costante ai dipendenti di fede, slancio coraggio e sprezzo del pericolo. Durante le operazioni del Goggiam, del Beghemeder, non curando l'intensa reazione antiaerea,con tempestive ed efficaci azioni di bombardamento e mitragliamento, concorreva alla liberazione di nostri presidi e colonne accerchiati ed assaliti da orde di ribelli.»
— Cielo di Gondar settembre 1937 - maggio 1938

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fiammetti 1997, p. 171-173.
  2. ^ Il padre di professione faceva l'assicuratore, mentre la madre era casalinga.
  3. ^ In Belgio volò sui bombardieri bimotori Fiat B.R.20 Cicogna.
  4. ^ a b Dunning 1988, p. 40.
  5. ^ I comandanti di Cameri, su circolodel53.it. URL consultato il 3 ott 2010 (archiviato dall'url originale il 24 novembre 2011).
  6. ^ Il giorno 9 Ferrario aveva ricevuto l'ordine dal comando della 1ª Squadra aerea di consegnare l'aeroporto senza opporre resistenza, mentre da Roma era arrivato l'ordine dallo Stato maggiore di distruggere ogni cosa per non farla cadere in mano ai tedeschi.
  7. ^ Montanelli, Cervi 1998, p. 245, Non mancarono gesti, anche sublimi, di eroismo e di orgoglio. Si uccise a Cameri il colonnello pilota Alberto Ferrario...
  8. ^ Matteo Collura, "Eventi" Il racconto dell'Italia del Novecento, TEA DUE, Milano, 2001.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Collura, Eventi. Il Novecento italiano raccontato con l'immediatezza della cronaca e il fascino del romanzo, Milano, TEA, 2001.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Renzo Fiammetti, L'Ovest Ticino dalla Prima guerra mondiale alla Liberazione: una storia delle comunità di Cameri, Galliate, Trecate, Romentino e Cerano, Novara, Interlinea, 1997, ISBN 88-8212-016-3.
  • I reparti dell'Aeronautica Militare, Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica, 1977.
  • Giulio Lazzati, Stormi d'Italia - Storia dell'aviazione militare italiana, Milano, Ugo Mursia Editore, 1975, ISBN 978-88-425-4079-3.
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della guerra civile - 8 settembre 1943 - 9 maggio 1946, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1998, ISBN 978-88-17-86014-7.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]