Albert-Eugène Lachenal

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Albert-Eugène Lachenal

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature I, IV, V, VI
Collegio Annecy, Abertville, Ugine

Albert-Eugène Lachenal (Annecy, 18 marzo 1796[1]Annecy, 1 febbraio 1883) è stato un medico e politico francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origine e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Jean Albert-Eugène Lachenal nasce il 29 ventoso dell'Anno IV (cioè il 18 marzo 1796) ad Annecy[1][2], l'antica capitale del Genevese, allora nel le dipartimento del Monte Bianco. Il ducato di Savoia era stato annesso alla Francia nel 1792[3][4]. È figlio di Jean-Baptiste Lachenal, un borghese di Annecy, e di Anne Jacquet[2].

Studia medicina e si laurea all'università di Torino il 24 maggio 1817[2][4]. In seguito fa uno stage alla facoltà de medicina de Parigi, dal gennaio 1819 all'agosto 1920[2]. In particolare segue gli insegnamenti del dottor Guillaume Dupuytren[2]. Torna a stabilirsi ad Annecy, dove è nominato medico della Maison du Roi, nel 1826[5]. Sei anni dopo diventa proto-medico – cioè ufficiale sanitario incaricato dell'ispezione delle farmacie e dei laboratori di chirurgia oltre che degli ospedali[6] – della città[5].

Si sposa con Adèle Ruphy, figlia del barone François Ruphy de Menthon[5]. Hanno due figlienfants, Nathalie e Arthur.

Diventa il primo presidente dell'Acadamia florimontana nel 1851[7]. È eletto il 18 novembre 1880 all'Académie de Savoie[8].

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 gennaio del 1843 è nominato sindaco di Annecy, carica che conserva fino al 25 marzo 1852, quando è sostituito dall'avvocato Aimé Levet[5].

Lo Statuto Albertino dà vita al Parlemento. Albert-Eugène Lachenal è eletto come deputato conservatore il collegio elettorale di Annecy alla I legislatura del Regno di Sardegna ma l'elezione è annullata per irregolarità e, ripetuta a giugno, viene eletto l'avvocato Aimé Levet[9].

In seguito alla dimissioni di Ferdinand Palluel, deputato di Albertville alla IV legislatura del Regno di Sardegna si candida per il collegio elettorale di Albertville, dove viene eletto sostituito poi Charles Duverger de Saint-Thomas in seguito alle sue dimissioni[10]. Nella stessa legislatura si candida, venendo eletto nel collegio di Annecy[9]

Alle elezioni della V legislatura si candida nuovamente nel collegio di Annecy dove viene eletto nel dicembre del 1853 per dimettrsi poi un anno dopo[9]. Si candida quindi un'ultima volta, per la VI legislatura nel collegio di Ugine; viene eletto al ballottaggio con 389 su 654 voti[11][3][12].

È segretario generale del Ministero degli Interni a Torino[3]. Alla vigilia dell'annessione è il Governatore-reggente di Annecy.

Capo del partito annessionista – cioè per l'unione della Savoia alla Francia – nel Genevese[12], applica alla lettera i consigli del senatore francese Armand Laity, nominato commissario impériale straordinario, incaricato della propaganda pro-annessione, per mettere in atto tutti gli sforzi per impedire che parte della popolazione della Savoia venisse sedotta dalla possibilità di un'unione con la vicina Svizzera. Anche ricevendo, l'11 aprile 1860, dal giornale le Bon Sens una raccomandazione:

(FR)

«[Il] faut avoir à la tête de chaque commune un syndic franchement dévoué à l'annexion française car c'est lui qui doit donner l'impulsion et présider aux opérations électorales. Un syndic dévoué aux "piémontistes" ou faisant vœux pour la Suisse serait tout à fait déplacé, dans une pareille circonstance. Nous apprenons avec plaisir que de grandes grandes épurations ont été faites déjà dans la Province de Chambéry, parmi les syndics hostiles ou suspects. Le gouverneur d'Annecy ferait certainement certainement de même, si c'était nécessaire etc.»

(IT)

«Ci deve essere a capo di ogni comune un sindaco francamente devoto all'annessione francese perché è lui che deve dare l'impulso e presiedere alle operazioni elettorali. Un sindaco devoto ai "piemontesi" o che è per la Svizzera sarebbe del tutto fuori luogo in tali circostanze. Siamo lieti di apprendere che grandi purghe sono già state effettuate nella provincia di Chambéry, tra i sindaci ostili o sospetti. Il governatore di Annecy certamente farebbe lo stesso, se fosse necessario ...»

(Luc Monnier[13])

.

Fa anche parte della delegazione di 41 savoiardi (nobili, borghesi, impiegati ministeriali)[14] favorevoli all'Annessione, guidata dal conte Amédée Greyfié de Bellecombe e inviata presso Napoleone III[15].

È eletto sindaco di Annecy nel 1873, dopo le dimissioni di Louis Chaumontel, e mantiene il mandato fino al 1875. Questo è il suo ultimo incarico politico.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Muore il 1º febbraio 1883, nella sua residenza di Marquisats[16]. Al suo funerale, è presente una grande folla, stimata in "2.500 persone al di fuori dell'esercito"[16]. Gli sono resi gli onori militari[16]. Tuttavia, il Consiglio comunale della città di Annecy non è rappresentato al funerale[16].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

È fatto cavaliere dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro[17].

È anche decorato come comandante delle Légion d'honneur dall'imperatore Napoleone III, durante il suo passaggio ad Annecy, nel 1860[18][1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Base Léonore nel sito del Ministero della Cultura.
  2. ^ a b c d e Revue Savoisienne 1960, p. 25.
  3. ^ a b c Paul Guichonnet (a cura di), Histoire de l’annexion de la Savoie (et ses dossiers secrets), éd. Privat, 1982, 1988, p. 380..
  4. ^ a b (FR) Michel Germain, Personnages illustres des Savoie, Autre Vue, 2007, p. 334, ISBN 978-2-915688-15-3. .
  5. ^ a b c d Revue Savoisienne 1960, p. 26.
  6. ^ Jean Nicolas, La Savoie au XVIIIe siècle,, noblesse et bourgeoisie, éditions Maloine, 1978, ISBN 2-224-00413-3, p. 86
  7. ^ Revue Savoisienne 1960, p. 24.
  8. ^ Etat des Membres de l'Académie des Sciences, Belles-Lettres et Arts de Savoie depuis sa fondation (1820) jusqu'à 1909, su sito dell'Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie. e Académie des sciences, belles-lettres et arts de Savoie, su sito del Comité des travaux historiques et scientifiques - cths.fr..
  9. ^ a b c Storia collegi, p. 33.
  10. ^ Storia collegi, p. 20.
  11. ^ Storia collegi, p. 685.
  12. ^ a b Boisier, p. 192.
  13. ^ Luc Monnier dà il 12 mentre il giornale è editato l'11. Luc Monnier, L'annexion de la Savoie à France et la politique suisse, 1860, A. Jullien, 1932, p. 275.
  14. ^ La delegazione guidata dal conte Amédée Greyfié de Bellecombe, comprende per la provincia di Chambéry, i consiglieri provinciali Louis Bérard, Maurice Blanc, Ernest de Boigne, i baroni Frédéric d'Alexandry d'Orengiani e Louis Girod de Montfalcon, oltre a Charles Bertier, Alexis Falcoz, Pierre-Louis Besson, l'avvocato Antoine Bourbon, il dottor Dardel, Jacques Prosper Degaillon, Charles François, Félix Gruat, Pierre Viviand, Savey-Guerraz e il maggiore della Garde nationale Vuagnat. La provincia d'Annecy è rappresentata dai deputati Albert-Eugène Lachenal, Joseph Ginet (Rumilly), Hippolyte Pissard (Saint-Julien) e Jacques Replat (Annecy), accompagnati da Claude Bastian (già deputato de Saint-Julien), Dufour, i baroni Scipion Ruphy (Annecy) e Jules Blanc (Faverges), François Bétrix (directore della Banque de Savoie), il dottor Descotes, Magnin, Masset, Alexis Rollier. Da notare che il Chablais, più favorevole a un avvicinamento alla vicina Svizzera non invia che Édouard Dessaix, Félix Jordan, François Ramel e Gustave Folliet. Citati da par Régine Boisier/Paul Guichonnet.
  15. ^ Boisier, p. 190.
  16. ^ a b c d Revue Savoisienne 1960.
  17. ^ (FR) Jacques Lovie, La Savoie dans la vie française de 1860 à 1875, Paris, Presses universitaires de France, 1963, p. 368. .
  18. ^ Revue Savoisienne 1960.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]