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Storia dell'Albania

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Albania.

Il territorio dell'Albania è stato abitato fin dai tempi preistorici. Le prime informazioni risalgono all'epoca delle invasioni indoeuropee, quando gli Illiri si stanziarono tra la costa orientale del Mar Adriatico e la Pannonia occupando anche l'attuale territorio albanese.

L'Albania nell'antichità[modifica | modifica wikitesto]

Illiria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Illiria e Illiri.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fenice (città) e Apollonia (Albania).
Distribuzione delle tribù illiriche presso il confine con i Greci e i Traci.

Le antiche fonti letterarie riguardanti l'Illiria sono poche e vaghe notizie.

L'Illiria si estendeva nei Balcani occidentali ed era abitata da una serie di varie tribù che vivevano attorno alle città stato con a capo un unico re. Le principali città erano Shkodra (l'odierna Scutari in Albania) e Rhizon (Risan, oggi in Montenegro).

Tale popolazione, soprattutto nel sud, venne presto a contatto con i Greci, che fondarono colonie ed empori sulla costa e nelle isole, come Epidamno (627 o 625 a.C.) e Apollonia (intorno al 600 a.C.), tuttavia si mantenne un popolo feroce e dedito largamente alla pirateria.

Il primo regno documentato è quello del re Bardylis nel IV secolo che conduceva una popolazione estremamente bellicosa tanto che nel 359 a.C., il re di Macedonia, Perdicca III, fu ucciso durante un assalto agli Illiri.

Quando la Macedonia assunse una posizione egemone nell'area e Filippo II il Macedone ebbe ragione di loro nel 358 a.C. sconfiggendoli e assoggettandoli fino al lago di Ocrida, divennero un corpo militare importante all'interno di quello macedone e Alessandro Magno condusse le truppe del loro capo Clito nel 355 a.C. nella sua conquista della Persia. Dopo la sua morte nel 323 a.C., i regni illirici si ribellarono nuovamente e riconquistarono la loro indipendenza.

Nel 312 a.C. re Glauco espulse i greci da Durazzo e mise le basi di un potente regno illirico con centro nei pressi dell'odierna città albanese di Scutari. Il suo erede Agrone e la regina Teuta, sua moglie, che gli succedette nel 231-230 a.C., raggiunsero il potere massimo dello splendore con un regno che controllava parte dell'Albania settentrionale, il Montenegro e la Erzegovina. Sotto tale regina, vi furono attacchi ad imbarcazioni mercantili romane.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nazionalismo albanese.
Illiri

L'ipotesi di un legame storico dell'attuale popolazione albanese con gli Illiri, giunti qui nel 2000 a.C. circa, non è documentata da fonti certe, ma risulta ormai un'ipotesi ampiamente diffusa ed insegnata anche nelle scuole. Seppur considerata l'ipotesi più verosimile, le poche informazioni superstiti riguardo agli Illiri pregiudicano necessariamente ogni tentativo di identificazione.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingue indoeuropee.

L'ipotesi nasce piuttosto da osservazioni linguistiche, in quanto il gruppo albanese non ha nessun particolare legame con altri gruppi linguistici indoeuropei né con gruppi linguistici confinanti come ad esempio il turco[1]. Sin dal 1854, quando il filologo Franz Bopp la pose inizialmente tra le lingue indoeuropee, tale lingua è rimasta sempre un enigma e non ha mai trovato una collocazione ampiamente condivisa. Da qui si è diffusa l'idea che il gruppo albanese si sia sviluppato in situ direttamente a partire da una lingua indoeuropea antica e non ellenica —a partire da gruppi linguistici illirici, oppure traci o daci (il problema è complicato dalla natura misteriosa dei legami tra le suddette lingue, oltre che dal sommovimento demografico conseguente alla Caduta dell'Impero Romano d'Occidente) — idea sostenuta anche dalla mancanza di fonti storiche che documentino una migrazione delle popolazioni albanesi nell'attuale territorio. Questa teoria non è tuttavia confermabile, data la quasi totale assenza di attestazioni superstiti della lingua illirica. Inoltre, la comparsa nel secondo millennio d.C. delle prime tracce documentate di lingua albanese (riferimenti in altra lingua a partire dall'XI secolo, prima attestazione scritta in lingua nel XV secolo), unita alla summenzionata oscurità riguardo alle lingue preromane nell'area, contribuisce ad indicare lo studio del primo millennio d.C. (soprattutto attraverso comparazione con lo sviluppo contemporaneo del romeno e delle altre lingue romanze dei Balcani) come periodo potenzialmente più fertile di scoperte.

Allo stato attuale si preferisce considerare il gruppo linguistico albanese un gruppo a se stante ma ad ogni modo autoctono e formatosi in Albania[2][3].

Albania romana[modifica | modifica wikitesto]

Quando gli Illiri, nel 230 a.C., assediarono e misero a sacco la città di Fenice in Epiro, uccidendo anche alcuni mercanti italici, il senato romano intervenne inviando due legati alla regina Teuta, che non solo non diede soddisfazione, ma ne fece uccidere uno. Fu questa la causa della prima guerra illirica (229-228 a.C.) conclusasi con la sconfitta della regina ad opera del console Lucio Postumio Albino.

Teuta fu obbligata a non uscire con più di due navi oltre Lisso, posta tra Scutari e Durazzo, e a cedere a Demetrio di Faro, che aveva aiutato i Romani, gran parte dei suoi domini (Epidamno, Apollonia, Orico, Corcira, ecc.).

Impero bizantino sotto Giustiniano I nel 550.

La seconda guerra illirica (219 a.C.), combattuta contro Demetrio di Faro, staccatosi dai Romani e alleatosi con il loro nemico Antigono Dosone di Macedonia, fu pure vinta da Roma che, ormai impegnata nella seconda guerra punica, lasciò il territorio conquistato a dinastie amiche.

Intanto la regina Teuta si suicidò per le condizioni giudicate disonorevoli e venne sostituita dal re Genzio, diplomatico e naturalista. Egli accrebbe il potere centrale e ordinò che solo Scutari potesse coniare moneta. Tuttavia, non tutte le città-stato aderirono, rendendo, forse sotto l'influenza romana, più gracile e vulnerabile l'Illiria.

Gli Illiri si staccarono dall'alleanza con Roma durante la terza guerra macedonica, quando il re Genzio si alleò con Perseo di Macedonia. Dopo la sconfitta della battaglia di Pidna (168 a.C.) il territorio degli Illiri fu smembrato in tre parti indipendenti, ma sotto il controllo romano.

Nel 168, alla fine della Terza guerra illirica, Genzio si arrese senza condizioni.

L'Albania fu parte della Provincia Romana dell'Illiria. I Romani vi crearono varie colonie di legionari (specie con Cesare ed Augusto) come Butrinto, per cui nel V secolo la costa illirica era completamente latinizzata.

Dal 168 a.C., quindi, il territorio passò ininterrottamente sotto controllo prima romano e fece parte dell'Impero bizantino dopo la divisione di Teodosio nel 395 d.C.

L'Albania nel medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Per tutto il periodo medievale il territorio albanese passò sotto i vari regni che si successero nella penisola balcanica.

Con la divisione in due dell'Impero romano, nel 395 d.C., alla morte di Teodosio, l'Illiria si ritrovò sotto il dominio dell'impero romano d'oriente (o bizantino) e subì le invasioni da nord di popolazioni quali i Goti, gli Avari e gli Slavi, fino all'arrivo dei Bulgari nel VII-IX secolo.[4] Tali invasioni indebolirono i centri urbani romano-bizantini. Solo le zone costiere rimasero in mano bizantina, compresa Dyrrachium.[5]

Nel IX secolo l'imperatore Teofilo riconquista alcuni territori creando il thema di Dyrrachium. Le zone interne dell'Albania verranno riconquistate dall'imperatore Basilio II, dopo la distruzione completa del Primo impero bulgaro nel 1018. Nel 1081 Dyrrachium fu presa dai normanni, ma successivamente fu riconquistata dall'imperatore Alessio I.

La storia dell'Albania medievale come stato unitario iniziò nel 1190, quando l'arconte Progon di Kruja fondò il Principato di Arbanon con capitale Krujë. A Progon succedettero i figli Gjin e Dhimitri, quest'ultimo che raggiunse l'apice del regno. Dopo la morte di Dhimiter, l'ultimo membro della dinastia Progon, il principato passò sotto il greco-albanese Gregory Kamonas e in seguito Golem di Kruja.[6][7][8] Nel XIII secolo il principato fu sciolto. [9][10][11] Arbanon è considerato il primo nucleo di uno stato albanese, che ha mantenuto uno statuto semi-autonomo come l'estremità occidentale di un impero, sotto il doukai bizantino dell'Epiro o i Laskaridi di Nicea.[12]

Il despotato d'Epiro dal 1205, data della crociata, fino al 1230.
Il despotato d'Epiro dal 1252 al 1315.
Estensione dell'Impero Serbo dello tsar Stefano Dušan (1331-1355).

Il dominio bizantino, però, dopo l'apice raggiunto agli inizi dell'XI secolo, si avviò verso un declino inesorabile che culminò con la devastante terza crociata del 1204 che portò allo smembramento dell'impero. In questo smembramento buona parte dell'Albania andò a far parte del Despotato d'Epiro, grazie all'intervento di Michele I d'Epiro, mentre Durazzo divenne una colonia commerciale della Repubblica di Venezia. Da questo momento iniziarono le diverse vicende, che videro il territorio albanese al centro di mire espansionistiche di Venezia, del Regno di Napoli, della Serbia, della Bulgaria, oltre che dell'Impero bizantino. I re di Napoli, in seguito, mediante un trattato commerciale cedettero i loro diritti sul territorio albanese in favore dei veneziani. Sotto la protezione di Michele I e del Despotato d'Epiro si posero diversi territori balcanici dello smembrato impero e lo stesso despota portò avanti una riconquista dei territori limitrofi per cui nel 1215 anche Durazzo, Larissa e Ohrid vennero annessi. A lui successe il fratellastro Teodoro I d'Epiro, che fu anche autore dell'omicidio di Michele I, il quale continuò l'opera di conquista puntando decisamente su Costantinopoli e ambendo divenire imperatore (Basileus), benché non riconosciuto come tale dalla popolazione.

Le mire espansionistiche di Teodoro I vennero subito ridimensionate dal suo alleato, il Secondo impero bulgaro che, riottenuta l'indipendenza nel 1185, ormai aveva conquistato una vasta area equivalente all'attuale Bulgaria e Valacchia. Naturalmente Ivan Asen II, re dei Bulgari, non vedeva di buon occhio le mire espansionistiche di Teodoro I e non lo sostenne nella conquista di Costantinopoli. La cosa non piacque al despota d'Epiro tanto da spingerlo ad invadere la Bulgaria, sicuro del suo esercito, fino a giungere alla dura sconfitta della Battaglia di Klokotnica che portò la Bulgaria ad ampliare il suo dominio su gran parte della penisola primeggiando su Costantinopoli e sui vari regni nati dallo smembramento dell'impero. Nel 1230, quindi, l'Albania passò di nuovo sotto il dominio bulgaro tranne per la parte settentrionale, che restò sempre sotto controllo serbo.

Nel 1242 la Bulgaria venne più volte attaccata dai Mongoli e nel 1246 perse molti dei territori a favore dell'Impero di Nicea. Ne approfittò di nuovo il Despotato d'Epiro che fino al 1247 si riannesse i territori perduti in Albania. L'Impero di Nicea, tuttavia, diventò abbastanza potente da iniziare a conquistare in Albania i territori del Despotato fino ad annettersi nel 1256, per due anni, la città di Durazzo. Tuttavia il periodo d'oro del Despotato era finito e nel 1259 tutta la parte costiera e la parte meridionale dell'Albania venne conquistata da Carlo I d'Angiò fino al 1266. L'Albania venne persa definitivamente dal despotato nel 1272 a favore di Bisanzio. Nello stesso periodo Venezia riprese il controllo di Durazzo.

Pochi anni dopo la dissoluzione di Arbanon, Carlo d'Angiò concluse un accordo con i governanti albanesi, promettendo di proteggerli e le loro antiche libertà. Nel 1272 stabilì il regno di Albania e riconquistò le regioni dal Despotato dell'Epiro. Il regno rivendicò tutto il territorio dell'Albania centrale da Dyrrhachium lungo la costa del Mar Adriatico fino a Butrinto. Una struttura politica cattolica era alla base dei piani papali di diffusione del cattolicesimo nella penisola balcanica. Questo piano trovò anche il sostegno di Elena d'Angiò, cugino di Carlo d'Angiò, che a quel tempo governava i territori dell'Albania settentrionale. Circa 30 chiese e monasteri cattolici sono stati costruiti durante il suo governo, principalmente nell'Albania settentrionale.[13] Dal 1331 al 1355, l'impero serbo lottò contro l'Albania. Nel 1367, diversi sovrani albanesi fondarono il Despotato di Arta. In quel periodo furono creati diversi principati albanesi, tra cui Balsha, Thopia, Kastrioti, Muzaka e Arianiti. Nella prima metà del XIV secolo, l'Impero Ottomano invase la maggior parte dell'Albania e la Lega di Lezhë venne fondata sotto Skanderbeg come governante, che divenne l'eroe nazionale della storia medievale albanese.

L'equilibrio nell'area, tuttavia, non si stabilì facilmente tanto che nel XIV secolo si fece strada l'effimero Impero serbo guidato da Stefano Dušan. I Serbi si imposero come potenza balcanica fino ad arrivare a conquistare anche la Macedonia, l'Epiro e l'Albania, ma alla morte di Stefano suo figlio, Stefano Uroš V di Serbia, non seppe mantenere le conquiste paterne e condusse prestissimo la Serbia verso il declino. Per tutto il secolo Bisanzio cercò di riconquistare i territori persi nei Balcani senza curarsi molto dei Turchi Ottomani che premevano ad est. Tuttavia l'avanzata ottomana fu inesorabile e nel 1389 venne sconfitta prima la Serbia alla Battaglia della Piana dei merli, e poi quel che restava della Bulgaria alla Battaglia di Nissa nel 1393.

Albania veneta è il termine storico con cui ci si riferisce agli antichi domini della Repubblica di Venezia in Dalmazia meridionale, nel territorio dell'attuale Montenegro. Originariamente questi territori erano maggioritariamente nell'Albania settentrionale (in particolare intorno a Scutari e Durazzo), ragion per cui hanno preso il nome di "Albania" veneta, ma con la conquista turca del 1479 si ridussero all'area montenegrina.

La conquista ottomana[modifica | modifica wikitesto]

La conquista dell'Albania da parte ottomana avvenne nel 1385, dopo la vittoria contro le forze di Zenta nella Battaglia dei Campi Sauriani.
Da questa data fino al 1912 l'Albania vide quindi oltre 5 secoli di dominio continuo da parte della Turchia il che implicò una forte trasformazione. Il 70% della popolazione si convertì all'Islam, altri emigrarono in Grecia , in Egitto e in Italia, dove diedero origine alla popolazione Arbëreshë.

La conquista turca fu osteggiata all'inizio dalla popolazione locale soprattutto da parte dei principi albanesi. Giovanni Castriota, principe di Kruje e padre di Giorgio Castriota Scanderbeg, fu uno di questi e contro di lui infierì più pesantemente il sultano Murad II poiché era uno tra i potenti ed indomiti condottieri avversi alla occupazione.

Nel periodo in cui il territorio albanese si ritrovò sotto il controllo ottomano, molta gente, spinta da motivi di carattere religioso, dovette emigrare. Coloro che rimasero acquisirono il nome di shqipetar (dalla parola shiqiperia che significa "nido delle aquile"), mentre gli emigranti furono chiamati arbëreshë (parola derivata da Arberia). Questi ultimi si stabilirono prevalentemente in Italia meridionale dove mantennero le loro tradizioni e dove fondarono numerosi centri abitati.

La rivolta di Scanderbeg[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giorgio Castriota Scanderbeg.

Il 2 marzo 1444, nella cattedrale veneziana di San Nicola ad Alessio, Scanderbeg organizzò un grande convegno con la maggior parte dei principi albanesi, e con la partecipazione del rappresentante della Repubblica di Venezia. In questo convegno egli fu proclamato all'unanimità come guida della nazione albanese. La cosa non piacque al sultano Murad II che inviò contro gli albanesi un potente esercito guidato da Alì Pascià. Lo scontro con le forze di Scanderbeg, notevolmente inferiori, avvenne il 29 giugno 1444, a Torvioll dove i turchi riportarono una cocente sconfitta. Il successo di Scanderbeg ebbe vasta risonanza oltre il confine albanese, arrivò fino a papa Eugenio IV il quale ipotizzò addirittura una nuova crociata contro l'Islam guidata dallo stesso Scanderbeg.

Da questo successo fino alla sua morte, Scanderbeg dovette affrontare diversi scontri contro le truppe turche di ogni composizione e guidate da ogni tipo di condottieri. Prima contro Firuz Pascià che partì alla testa di ben 15.000 cavalieri, battuto dal Castriota alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445, poi Mustafà Pascià con 25.000 uomini battuto il 27 settembre 1446, poi addirittura lo stesso lo stesso Murad II nel 1450 a capo di 150.000 soldati, che tentò l'assedio del castello di Krujë.

Le imprese di Scanderbeg preoccupavano anche i Veneziani, che avevano diverse relazioni commerciali con i Turchi. Essi si allearono con il sultano ma persero pesantemente il 3 luglio 1448, benché avessero raso al suolo la fortezza di Balsha.

Le gesta di Scanderbeg risuonavano per tutto l'occidente, delegazioni del papa e di Alfonso d'Aragona giunsero in Albania per celebrare la straordinaria impresa.

Statua equestre di Giorgio Castriota Scanderbeg eretta in Piazza Albania a Roma

Maometto II, successore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze che potevano derivare dall'alleanza degli Albanesi con il Regno di Napoli e decise quindi di mandare due armate contro l'Albania: una comandata da Hamza-bey e l'altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 le due armate furono annientate e mentre Hamza-bey fu catturato, Dalip Pascià morì in battaglia. Dopo questo tentativo si ripeté ancora la stessa storia vista con Murad II in quanto i Turchi vennero sconfitti ancora a Skopje il 22 aprile del 1453, a Oranik nel 1456, nella valle del fiume Mati il 7 settembre 1457.

La fama di Scanderbeg fu incontenibile, anche per il fatto che i suoi uomini a disposizione non erano mai più di 20000, ed al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace.Tuttavia, il Castriota rifiutò con decisione ogni accordo e continuò la sua battaglia. La pace arrivò dopo la dura sconfitta di due armate turche comandate da Hussein-bey e Sinan-bey, nel febbraio del 1462, presso Skopjë. Il trattato di pace fu firmato il 27 aprile 1463.

Intanto, la morte di papa Pio II il 14 agosto 1464 determinò il fallimento della grande crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grande apprensione il sultano. L'anno dopo il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià, ma anche quest'impresa fallì in prossimità di Ocrida.

I tentativi si facevano via via più pesanti e nella primavera del 1466, Krujë venne cinta d'assedio. Nonostante il fallimento lo stesso tentativo venne fatto nell'estate del 1467, ma per l'ennesima volta senza nessun successo e con grave danno per i Turchi.

Scanderbeg tuttavia comprendeva che la difesa non poteva andare ad oltranza per cui cercò delle alleanze e il doge di Venezia si convinse ad inviare Francesco Cappello Grimani da Scanderbeg per organizzare una difesa comune, ma l'ambasciatore veneziano non poté portare a termine l'incarico perché Scanderbeg morì di malaria il 17 gennaio 1468.

Krujë, l'eroica cittadina, cadde nelle mani turche dieci anni dopo la morte di Scanderbeg.

Giovanni Castriota, il figlio di Scanderbeg avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti, trovò rifugiò con la madre a Napoli, ospitato da Ferdinando d'Aragona. Qui nel 1481, radunò alcuni fedelissimi e sbarcò a Durazzo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché i Turchi vanificarono immediatamente il suo tentativo.

Si concluse quindi qui il breve periodo di resistenza albanese durato appena 17 anni ma di grave conseguenze per gli Ottomani che, in piena espansione, trovarono proprio in Albania una fortissima reazione al loro dominio balcanico.

L'Albania ottomana[modifica | modifica wikitesto]

Muhammad ʿAli Pascià, governatore ottomano dell'Egitto
L'alfabeto Vithkuqi di Naum Veqilharxhi (Alfabeti i Vithkuqit) pubblicato nel 1845.

La presa di Croia da parte dei turchi del 1478 segnò la fine dell'Albania e l'inizio della sua storia moderna. L'Albania rimase sotto il controllo ottomano come parte della provincia di Rumelia fino al 1912, quando fu dichiarata l'Albania indipendente.

Con lo stanziarsi degli Ottomani avvennero numerosissime migrazioni, quella che rappresentò prima storica diaspora albanese. Le ondate migratorie albanesi, nell'allora Regno di Napoli e in generale in tutta l'Italia centro-meridionale, furono otto (1399-1409; 1416-1442; 1461-1470; 1470-1478; 1533-1534; 1646; 1744; 1774). La loro storia non lineare delle ondate migratorie e la molteplicità degli insediamenti in Italia, fornisce una giustificazione alla dispersione in un vasto territorio che, ancora, copre quasi tutto il meridione.

L'arrivo degli ottomani portò anche alla conversione di una parte della popolazione albanese all'Islam. Il processo di islamizzazione fu progressivo, a partire dall'arrivo degli Ottomani nel 14 ° secolo (fino ad oggi una minoranza di albanesi sono cristiani cattolici o ortodossi, sebbene la maggioranza diventi musulmana). I titolari di Timar, la base del primo controllo ottomano nel sud-est dell'Europa, non erano necessariamente convertiti all'Islam, e occasionalmente si ribellarono; il più famoso di questi ribelli fu Skanderbeg (la sua figura sarebbe divenuta più tardi, nel XIX secolo, componente centrale dell'identità nazionale albanese). L'impatto più significativo sugli albanesi fu il graduale processo di islamizzazione di una larga maggioranza della popolazione. Inizialmente confinato nei principali centri urbani di Elbasan e Shkodër, a partire dal XVII secolo anche la popolazione rurale iniziò ad abbracciare la nuova religione. I motivi per la conversione erano vari, a seconda del contesto. La mancanza di materiale storiografico non aiuta a indagare su tali problemi.[14]

Come musulmani, alcuni albanesi raggiunsero importanti posizioni politiche e militari all'interno dell'impero ottomano e contribuirono culturalmente al più vasto mondo musulmano. Albanesi potevano essere trovati in tutto l'impero ottomano, in Iraq, Egitto, Algeria e in tutto il Maghreb, come elementi di riserva militari e amministrativi.[15] Ciò era in parte dovuto al sistema del devşirme. Godendo di posizione privilegiata nell'impero, gli albanesi musulmani detenevano varie alte cariche amministrative, con oltre due dozzine di gran visir di origine albanese, come il generale Köprülü Mehmed Pasha, che comandava le forze ottomane durante le guerre ottomano-persiane; il generale Köprülü Fazıl Ahmed, che guidò gli eserciti ottomani durante la guerra austro-turca; e successivamente Muhammad Ali Pasha dell'Egitto. [16]

Durante il XV secolo, quando gli Ottomani stavano conquistando una posizione solida nella regione, le città albanesi furono organizzate in quattro sanjak principali. Il governo promosse il commercio stabilendo una consistente colonia ebraica di profughi sefarditi in fuga dalle persecuzioni cattoliche in Spagna. La città di Valona vide passare attraverso i suoi porti merci importate dall'Europa come velluti, cotone, mohair, tappeti, spezie e cuoio di Bursa e Costantinopoli. Alcuni mercanti di Valona avevano partner commerciali in tutta Europa. [16]

La rivoltà di Alì Pascià (1819-1821)[modifica | modifica wikitesto]

Ali Pashe Tepelena

Alì Pascià di Tepeleni, conosciuto anche come Il Leone di Giannina, è noto per la spinta autonomista che diede all'Albania e alla Grecia, ma anche per esser stato un despota crudele e sanguinario. Alì, per contrastare il potere ottomano in Albania, intreccio' alleanze prima con i Francesi ed in seguito con gli Inglesi, arrivando alla conquista della città più florida dell'Albania meridionale nel 1788: Giannina. Liberò l'Albania, l'Epiro e parte della Tessaglia, creando un regno semi-indipendente da quello turco. Nel 1819 dichiarò unilateralmente la sua totale indipendenza dall'Impero Ottomano, dopo che quest'ultimo gli aveva dichiarato guerra, costringendolo ad asserragliarsi nella città di Giannina, che fu comunque espugnata dalle truppe ottomane, sotto il comando del sultano Mahmud II, dopo due anni di assedio (1821). Alì Pashe venne qui giustiziato e la sua testa, insieme a quelle dei suoi figli, portata a Costantinopoli ed esposta all'ingresso del Serraglio.

Il Rinascimento albanese e la Lega di Prizren[modifica | modifica wikitesto]

Il Rinascimento nazionale albanese (Rilindja Kombëtare) iniziò nel 1870 e durò fino al 1912, quando gli albanesi dichiararono la loro indipendenza. La Lega di Prizren (Lidhja e Prizrenit) venne costituita nel giugno 1878, nella città vecchia di Prizren, in Kosovo. All'inizio le autorità ottomane appoggiarono la Lega, la cui posizione iniziale era basata sulla solidarietà religiosa dei proprietari terrieri musulmani e delle persone legate all'amministrazione ottomana. Gli ottomani favorirono e protessero la solidarietà musulmana e invocarono la difesa delle terre musulmane, compresa l'attuale Bosnia-Erzegovina. Questa fu la ragione per nominare la lega "Il comitato dei veri musulmani" (Komiteti i Myslimanëve të Vërtetë). [17] La Lega emanò un decreto noto come Kararname. Il suo testo conteneva una proclamazione secondo cui i popoli del nord dell'Albania, dell'Epiro e della Bosnia "sono disposti a difendere" l'integrità territoriale "dell'Impero ottomano con tutti i mezzi possibili contro le truppe dei regni bulgaro, serbo e montenegrino", che fu firmato da 47 deputati musulmani della Lega il 18 giugno 1878.[18] Circa trecento musulmani parteciparono all'assemblea, inclusi i delegati della Bosnia e il mutasarrif (sanjakbey) del Sanjak di Prizren come rappresentanti delle autorità centrali, ma nessun delegato del vilayet di Scutari. [19]

Gli ottomani ritrassero il loro sostegno quando la Lega, sotto l'influenza di Abdyl Bey Frashëri, si concentrò sul lavorare verso l'autonomia albanese e chiese la fusione dei quattro vilayet ottomani di Kosovo, Scutari, Monastir e Ioannina in un nuovo vilayet dell'Impero ottomano, il Vilayet albanese. La lega usò la forza militare per impedire che le aree annesse di Plav e Gusinje fossero assegnate al Montenegro dal Congresso di Berlino. Dopo numerose battaglie di successo contro le truppe montenegrine come a Novsice, sotto la pressione delle grandi potenze, la Lega di Prizren fu costretta a ritirarsi dalle regioni contese di Plav e Gusinje e in seguito la lega fu sconfitta dall'esercito ottomano inviato dal Sultano.[20] La rivolta albanese del 1912, la sconfitta ottomana nelle guerre balcaniche e l'avanzata delle forze montenegrine, serbe e greche in territori dichiarati albanesi, portarono alla proclamazione dell'indipendenza dell'Albania da parte di Ismail Qemali a sud di Vlorë, il 28 novembre 1912.

Il congresso di Berlino e la questione d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di nazione albanese ebbe un forte impulso nel 1878.

Alla fine del XIX secolo l'impero ottomano ormai era in rapido declino e le nuove potenze emergenti puntavano con ambizione alla conquista dei Balcani.

Dopo la Guerra russo-turca (1877-1878) e il conseguente Congresso di Berlino si fecero evidenti le mire espansionistiche russe sui Balcani a favore degli stati amici: Serbia e Bulgaria, che già vassalli autonomi, ottennero l'indipendenza. Tuttavia questa situazione non piaceva ad altre potenze, e tra queste soprattutto all'impero asburgico che aveva puntato molto all'espansione sui domini turchi dei Balcani, ma anche all'impero britannico che non voleva perdere il controllo marittimo sul Mediterraneo.

È evidente che in questa situazione di crisi nell'area balcanica, i gruppi etnici cercassero di rendere evidenti i loro desideri di indipendenza in quanto a Berlino anche la Romania trovò la sua completa indipendenza mentre Grecia e Montenegro ottennero ampliamenti territoriali e la Rumelia orientale una certa autonomia.

Ad ogni modo l'Albania venne completamente dimenticata per cui rimasero sotto dominio turco l'Albania, l'Epiro, la Macedonia, la Rumelia e la fascia costiera dalla Macedonia fino a Costantinopoli. Infatti era nell'interesse inglese che la Russia non ottenesse uno sbocco nel Mediterraneo e che la Turchia non si indebolisse molto a vantaggio delle altre potenze nell'area balcanica.

In questo quadro storico si comprende l'importanza della Lega di Prizren che nel 1878 promosse l'idea di uno stato nazionale albanese e stabilì il moderno alfabeto albanese[1].

Dopo il Congresso di Berlino la situazione nei Balcani diventò particolarmente instabile. Molti nazionalismi, tanti irredentismi, molte aspirazioni ed ambizioni espansionistiche contribuivano solo a destabilizzare una situazione già precaria che diventò via via rovente.

La prima crisi si toccò nel 1908 quando l'impero asburgico passò all'annessione della Bosnia ed Erzegovina, che già controllava. La Turchia si oppose e la Serbia passò alla mobilitazione, malcontenti si ebbero anche in Montenegro e in Italia. Si temette una guerra evitata solo dall'intervento tedesco.

Tuttavia la situazione non poteva reggere per molto ed infatti condurrà a due guerre che furono solo una premessa al conflitto mondiale.

La prima guerra balcanica[modifica | modifica wikitesto]

La situazione alla fine della prima guerra balcanica (8/08/1912-19/04/1913)
Assetto confinario dopo le due guerre balcaniche (1912-1913)

Nel 1912 si ebbe un'altra crisi balcanica dovuta ad un indebolimento della Turchia seguente alla Guerra italo-turca (1911-1912).

Le piccole nazioni balcaniche ne approfittarono e in Albania iniziarono le prime agitazioni capeggiate da Esad Pascià.

L'indebolimento turco portò ad un avvicinamento di Serbia e Bulgaria sotto la spinta della Russia e alla creazione della prima lega balcanica a cui aderì il Montenegro e la Grecia. L'obiettivo era quello di evitare un'ulteriore espansione austriaca.

La guerra scoppiò ad ottobre 1912 ma già dopo due mesi i giochi erano fatti. La guerrà continuò perché la Turchia non volle accettare le condizioni, ma difatti le sorti erano già decise.

Il trattato di Londra e la dichiarazione di indipendenza dell'Albania[modifica | modifica wikitesto]

La pace venne stabilita con il trattato di Londra (30 maggio 1913). A Londra già si era aperta una conferenza degli ambasciatori a dicembre 1912 che faceva seguito alla dichiarazione di indipendenza dell'Albania avvenuta il 28 novembre 1912.

Le conclusioni della pace portarono ad un ampliamento del Montenegro, della Grecia, della Bulgaria e della Serbia e alla creazione di uno stato indipendente albanese.

Tuttavia non fu una pace definitiva perché la Macedonia rimase contesa tra i nuovi stati balcanici mentre la nascita dell'Albania venne sostenuta fortemente soprattutto dall'Italia e dall'impero asburgico. Le due potenze, infatti, volevano evitare a qualsiasi costo che la Serbia ottenesse uno sbocco sull'Adriatico ma miravano anche a controllare l'Albania.

Si comprende quindi perché la stessa Italia e l'Austria-Ungheria si fossero imposti a favore dell'Albania per togliere il possesso di Scutari alla Serbia e di correggere il confine con la Grecia per farlo correre pochi chilometri a sud di Valona sostenendo che, anche se la popolazione giovane parlava greco, difatti si trattava di distretti storicamente albanesi.

Il confine greco-albanese rimase comunque una questione aperta fino al Protocollo di Firenze (17 dicembre 1913) che difatti non fu accettato dalla popolazione greca locale che, dopo una rivolta, dichiarò la Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord che venne accettata a livello internazionale come una regione autonoma all'interno dello stato albanese con il Protocollo di Corfù.

Principato di Albania (1912-1924)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Principato d'Albania (1914-1925) e Campagna di Albania.

Il 29 luglio del 1913 la conferenza degli ambasciatori delle sei potenze decise che l'Albania sarebbe stata un principato ereditario governato da un principe tedesco, sotto un protettorato esercitato per una durata di dieci anni (rinnovabili) da una commissione composta dai rappresentanti delle sei potenze e da un rappresentante dell'Albania[21].

Non fu facile trovare un sovrano per il nascente stato albanese: vennero scartate le proposte di dare il trono al principe Ghica o al marchese d'Auletta Giovanni V Castriota Scanderbeg. Su istanza della regina di Romania Elisabetta di Wied, il ministro rumeno Take Ionescu propose come candidato suo nipote, il principe Guglielmo di Weid, che le grandi potenze scelsero come primo principe d'Albania. Il fatto che fosse di religione protestante lo fece ritenere adatto a mediare tra le diverse componenti della popolazione (musulmana, cattolica e ortodossi). Guglielmo di Weid, inizialmente riluttante[22], il 7 febbraio del 1914 accettò il trono che gli veniva offerto e il 21 febbraio gli venne fatta la formale richiesta da una delegazione di notabili albanesi, accettata la quale divenne "principe di Albania". In lingua albanese il suo titolo fu tuttavia quello di "re" (mbret).

Arrivo a Durazzo del principe Guglielmo d'Albania e della moglie, la principessa Sofia, 7 marzo 1914

Il 7 marzo 1914 il nuovo principe di Albania sbarcò a Durazzo, capitale provvisoria dello stato. Il 10 aprile la commissione internazionale approvò lo "statuto organico dell'Albania", in 216 articoli. Il principato venne organizzato sul modello delle monarchie costituzionali europee e il principe fu affiancato da un'"Assemblea nazionale" alla quale competeva il potere legislativo, i cui membri erano in parte eletti, in parte di nomina sovrana e in parte composta dai rappresentanti delle tre confessioni religiose principali. Il governo era costituito da un consiglio dei ministri e da un primo ministro di nomina sovrana[21].

In lingua albanese, Guglielmo fu chiamato col titolo di mbret (Re), poiché il titolo di principe (princ, pring o prenk secondo diversi dialetti albanesi) era già detenuto da molti nobili locali. Inoltre, si riteneva che il sovrano d'Albania non dovesse avere un titolo inferiore a quello dei sovrani del Montenegro.

Il principe nominò primo ministro Thuran Pashë Përmeti (1839-1927) e ministro della guerra e dell'interno Esad Pashë Toptani (1863-1920), a capo delle forze militari musulmane nel paese.

Nel sud del paese il 28 febbraio l'ex ministro degli esteri della Grecia Georgios Christakis-Zografos, che guidava forze composte da militari regolari greci con l'aggiunta di volontari provenienti da Creta, aveva proclamato a Argirocastro la Repubblica autonoma dell'Epiro settentrionale (in greco Αυτόνομος Δημοκρατία της Βορείου Ηπείρου, Aftónomos Dimokratía tis Voreíou Ipeírou). Toptani a capo della gendarmeria albanese fu inviato a domare la rivolta e a costringere l'esercito greco a sgomberare il paese, ma venne accusato di preparare un colpo di stato contro Guglielmo di Weid: fu arrestato il 19 maggio e costretto all'esilio e l'episodio scatenò le proteste dei seguaci di Toptani e scontri sanguinosi tra questi e la gendarmeria albanese a Shijak e in tutta l'Albania centrale.

Il 28 giugno venne assassinato a Sarajevo l'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este e il 28 luglio l'Austria Ungheria dichiarò guerra alla Serbia, dando origine alla prima guerra mondiale: le sei potenze che avevano il protettorato sull'Albania erano in guerra l'una contro l'altra (da una parte Austria Ungheria e Germania e dall'altro Francia, Gran Bretagna e Russia, mentre l'Italia si proclamò inizialmente neutrale il 2 agosto) e il principe, non potendo più contare più sul loro appoggio, che costituiva la base del suo potere, il 3 settembre del 1914 lasciò Durazzo sulla nave italiana "Misurata" e si trasferì a Venezia[23]. Nel 1914 il governo di Tirana entrò in competizione con l'autoproclamata Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord.

In seguito Guglielmo di Wied rientrò nell'esercito tedesco con lo pseudonimo di "conte di Krujë", dalla città albanese di Croia[24]. Dopo la fine della guerra sperò di essere reintegrato sul trono, ma nella conferenza di pace di Parigi[25] le sue ambizioni furono frustrate e, nel gennaio 1920, fu decisa la spartizione del paese.

Cartolina da Valona con soldati italiani durante la prima guerra mondiale

In Albania si rigettò la spartizione e si stabilì un consiglio di reggenza di quattro membri e fu eletto un parlamento bicamerale, spostando la capitale a Tirana. Il presidente Woodrow Wilson degli Stati Uniti, che non erano stati presenti alla risoluzione di gennaio, riconobbe l'Albania, che in dicembre fu ammessa alla Società delle Nazioni. Diversi governi albanesi in conflitto fra loro si succedettero finché Ahmet Zogu non convocò il parlamento per approvare una nuova costituzione, proclamando l'Albania una repubblica e mettendo ufficialmente fine al principato di Guglielmo di Wied, il quale tuttavia continuò a reclamare il trono per sé e per i propri discendenti.

Il 27 agosto 1923, sul confine tra Grecia e Albania, una delegazione italiana guidata dal generale Enrico Tellini, incaricato dalla Società delle Nazioni di tracciare i confini, fu trucidata immotivatamente (eccidio di Giannina).

Repubblica albanese (1924-1928)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Repubblica albanese.
Ahmed Bey Zogu raffigurato su una banconota del 1926

La prima monarchia albanese ebbe fine nel 1924, quando un restaurato governo centrale dichiarò la nascita della repubblica, avente a capo il presidente Ahmed Bey Zogu.

Zog fu eletto ufficialmente alla carica di Presidente della neonata repubblica albanese dall'Assemblea Costituente il 21 gennaio 1925, entrando nella pienezza dei poteri il successivo 1º febbraio. Il governo di Zog seguì i modelli europei, sebbene una gran parte dell'Albania manteneva ancora una struttura sociale immutata dai tempi del dominio ottomano e la maggior parte dei villaggi erano servitù dei bey. Musulmano egli stesso, Zog introdusse riforme che proibirono i veli e posero divieti contro le crudeltà verso gli animali. Il principale alleato di Zog durante questo periodo era l'Italia, che prestò al suo governo fondi in cambio di un maggior coinvolgimento nella gestione della fiscalità albanese. Durante la presidenza di Zog, la servitù fu gradualmente eliminata e l'Albania iniziò ad emergere come una nazione, piuttosto che come un aggregato feudale di bey locali, per la prima volta dalla morte di Scanderbeg.

Il crescente potere dell'Italia fascista in Albania era evidente a tutti. Gli italiani costrinsero Zog a non rinnovare il primo Trattato di Tirana (1926), sebbene Zog mantenesse ancora ufficiali inglesi nella Gendarmeria come contrappeso agli italiani, i quali gli avevano fatto pressioni per allontanarli. Nel 1932 e 1933 l'Albania non fu in grado di pagare gli interessi dei suoi debiti contratti con la Società per lo Sviluppo Economico dell'Albania: gli italiani usarono ciò come pretesto per ulteriori intromissioni. Essi chiesero che Tirana nominasse degli italiani a capo della Gendarmeria, si legasse all'Italia con una unione doganale e conferisse al Regno d'Italia il controllo dei monopoli albanesi dello zucchero, dei telegrafi e dell'elettricità. Infine, fu richiesto che il governo albanese disponesse l'insegnamento della lingua italiana in tutte le scuole albanesi, una richiesta che fu prontamente rigettata da Zog. Come sfida alle richieste italiane, ordinò che le spese nazionali fossero tagliate del 30%, allontanò tutti i consiglieri militari italiani e nazionalizzò le scuole cattoliche, gestite da italiani, nel nord del paese, per diminuire l'influenza italiana sulla popolazione albanese.

Regno d'Albania (1928-1939)[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera del Regno d'Albania
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Regno albanese.

Quattro anni dopo, il 1º settembre 1928, il presidente Ahmed Bey Zogu si autoproclamò Re degli Albanesi (Mbret i Shqiptarëve) col nome di Zog I e cercò di instaurare una monarchia costituzionale. Secondo la costituzione reale, il sovrano albanese, così come il Re del Belgio, doveva giurare fedeltà di fronte al parlamento prima di assumere il potere e la dignità regia. Il testo del giuramento recitava così:

Io, (nome), Re degli Albanesi, nell'ascendere al Trono del Regno d'Albania e nell'assumere i poteri Regi, giuro alla presenza di Dio Onnipotente che manterrò l'unità della Nazione, l'indipendenza dello Stato e la sua integrità territoriale e preserverò e mi conformerò alla costituzione e alle leggi in vigore, tenendo sempre in mente il bene del popolo. Che Dio mi aiuti!

Zog si proclamò Re degli Albanesi (Mbret i Shqiptarëve in lingua albanese) il 1º settembre 1928 e istituì una monarchia costituzionale, il regno albanese, simile a quella allora presente in Italia. Egli creò una forte polizia, inventò un "saluto zoghista" (mano piatta sul cuore con il palmo rivolto in avanti) e sostenne di essere un successore di Giorgio Castriota Scanderbeg. Zog ammassò monete d'oro e pietre preziose che furono usate per sostenere la prima moneta cartacea d'Albania; le sue spese personali si aggiravano sul 2% del bilancio nazionale. Era praticamente ignorato dagli altri monarchi europei. Durante il suo regno fu Ministro delle Finanze Lame Kareco.

Zog tentò di consolidare la legittimazione del regime governando come un monarca costituzionale. La sua costituzione del regno proibì che qualsiasi principe della casa reale diventasse primo ministro o membro del governo e conteneva disposizioni riguardo alla potenziale estinzione della famiglia reale. La costituzione proibiva anche l'unione del trono di Albania con quello di un altro paese.

Durante il regno di Zog, l'esercito albanese rappresentò uno dei problemi maggiori a causa dei costi del suo ammodernamento. Il regime di Zog portò stabilità in Albania e il re istituì un sistema di istruzione nazionale. La dipendenza fiscale dell'Albania dall'Italia continuò a crescere in un periodo in cui il dittatore italiano Mussolini stava estendendo la sua sfera di influenza nei Balcani e esercitava un controllo crescente sulle finanze e sull'esercito albanesi. Durante la Grande depressione dei primi anni trenta, il governo di Zog divenne quasi totalmente dipendente da Mussolini. Si dovette importare il grano dall'estero e molti albanesi emigrarono.

Gli albanesi, al tempo del suo regno, erano ancora fedeli alle vendette sanguinose. Il primo degli errori di Zog fu di rompere bruscamente il fidanzamento con la figlia di Shefqet Verlaci subito dopo la sua incoronazione. Secondo il costume prevalente, Verlaci aveva, come risposta, il diritto di uccidere Zog. Il re si fece più di qualche nemico e spesso si circondava di guardie del corpo, evitando le apparizioni pubbliche. Nel 1931 Zog visitò Vienna e lì sopravvisse a un tentativo di assassinio.

Occupazione italiana e tedesca (1939-1943)[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera dell'occupazione italiana dell'Albania
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943) e Grande Albania.

Il regno di Zog fu ben presto molto legato all'Italia. Ma il 7 aprile 1939 l'Italia occupò militarmente l'Albania e costrinse Zog alla fuga. Cinque giorni dopo, il parlamento albanese proclamò nuovo re Vittorio Emanuele III d'Italia, che assunse il titolo di Re d'Albania. Il titolo fu mantenuto formalmente fino alla sua abdicazione nel 1943, quando Zog I, pur non facendo mai più ritorno in Albania, fu restaurato come re.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Occupazione tedesca del Regno d'Albania.

L'Albania sotto la Germania nazista era un paese indipendente de jure nel sud-est Europa. Ufficialmente il suo nome era Regno d'Albania (albanese: Mbretnija Shqiptare), tra il 1943 ed il 1944. In assenza del re era stata costituita il Consiglio superiore della reggenza per il trasporto di personale di stato, mentre il governo è stato guidato principalmente da albanesi conservatori politici del Balli Kombetare.

Tra la Seconda guerra mondiale e il Dopoguerra, alcuni albanesi tentarono di favorire il ritorno di re Zog, ma senza successo. Inoltre, né Zog né Vittorio Emanuele videro mai riconosciuto il titolo reale albanese dalla comunità internazionale. Il figlio di Zog, il principe ereditario Leka, è morto in 2011.

Ai cittadini italiani presenti in Albania nel 1945 fu preclusa la possibilità di rientrare in Italia. La soluzione dell'intricata questione internazionale avvenne solo dopo oltre 40 anni.

Repubblica Socialista d'Albania (1946-1991)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Popolare Socialista d'Albania.

Il regime di Enver Hoxha[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Hoxhaismo.

Sotto la guida di Enver Hoxha, il Partito Comunista Albanese prese il potere il 29 novembre del 1944, nonostante i continui attacchi subiti dalle componenti nazionaliste (Balli Kombëtar), già vicine alle forze d'occupazione.

Hoxha si dichiarava un marxista-leninista ortodosso, grande ammiratore del dittatore sovietico Stalin. Prese come modello l'Unione Sovietica e irrigidì le relazioni con i suoi vecchi alleati, i comunisti jugoslavi, in seguito alla condanna della loro ideologia, decisa a Mosca nel 1948. Il suo ministro della difesa, Koçi Xoxe (/'kɔʧi 'ʣɔʣɛ/), fu condannato a morte e giustiziato un anno dopo per attività pro-jugoslave.

Bunker in Albania

Fino a quando la Jugoslavia non venne espulsa dal Cominform nel 1948, l'Albania agì come un satellite della federazione di Tito, che la rappresentava alle riunioni del Cominform. Nella possibilità di un'invasione occidentale o jugoslava, dal 1950 Hoxha fece costruire in tutto il paese migliaia di bunker in cemento per una persona, per essere usati come posti di guardia e ricoveri di armi; il loro numero potrebbe essere superiore ai 500.000. La loro costruzione accelera quando nel 1968 esce ufficialmente dal Patto di Varsavia, aumentando il rischio di un attacco straniero.

Hoxha rimase un convinto stalinista nonostante la relazione del ventesimo congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e questo significò l'isolamento dell'Albania dal resto dell'Europa orientale comunista. Hoxha era deciso a seguire la politica stalinista, accusando i revisionisti russi di aver cambiato il loro sistema economico. Nel 1960 Hoxha avvicinò l'Albania alla Repubblica Popolare Cinese in seguito alla crisi sino-sovietica, compromettendo le relazioni con Mosca negli anni seguenti. Nel 1968 l'Albania si ritirò dal Patto di Varsavia come reazione all'invasione sovietica della Cecoslovacchia.

Nel 1967, dopo due decenni di ateizzazione sempre più forte, Hoxha dichiarò trionfalmente che la nazione era il primo paese dove l'ateismo di stato era scritto nella Costituzione. In quella del 1976 l'articolo 37 recitava: "Lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per inculcare alle persone la visione scientifico-materialista del mondo", mentre il 55 proibiva la creazione "di ogni tipo di organizzazione di carattere fascista, anti-democratico, religioso o anti-socialista" e vietava "l'attività o propaganda fascista, anti-democratica, religiosa, guerrafondaia o anti-socialista, come pure l'incitazione all'odio nazionale o etnico". L'articolo 55 del codice penale del 1977 stabiliva la reclusione da 3 a 10 anni per propaganda religiosa e produzione, distribuzione o immagazzinamento di scritti religiosi. Parzialmente ispirato dalla Rivoluzione Culturale in Cina, egli procedette alla confisca di moschee, chiese, monasteri e sinagoghe. Molti di questi furono trasformati in musei o uffici pubblici, altri in officine meccaniche, magazzini, stalle o cinema. Ai genitori fu proibito dare nomi religiosi ai figli. I villaggi con nomi di santi furono rinominati con nomi non religiosi.

Secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato nel 1984, lo stato dei diritti umani in Albania era cupo sotto Hoxha. A causa dell'isolamento e del deperimento dei rapporti con il blocco sovietico, alcuni diritti civili come la libertà di parola, di religione, di stampa e di associazione, sebbene la costituzione del 1976 li enunciasse, vennero sensibilmente compressi con una legge del 1977, per garantire stabilità ed ordine.

La morte di Mao nel 1976, e la sconfitta della Banda dei quattro nella successiva lotta intestina al Partito Comunista Cinese nel 1977 e 1978 portò alla rottura tra Cina e Albania, che si ritirò in un isolamento politico, mentre Hoxha si ergeva a baluardo anti-revisionista criticando sia Mosca che Pechino.

Nel 1981 Hoxha ordinò l'arresto e l'esecuzione capitale di diversi dirigenti di partito e di governo accusati di corruzione e di attività controrivoluzionaria. Probabilmente per questo motivo il Primo ministro Mehmet Shehu, la seconda figura politica del regime, si suicidò nel dicembre 1981.

La repressione politica di Hoxha in Albania provocò migliaia di vittime. R. J. Rummel aveva ipotizzato 100.000 uccisioni (1945-87). Il Washington Times il 15 febbraio 1994 ha stimato da 5.000 a 25.000 esecuzioni politiche. Il WHPS ha parlato di 5.235 oppositori del regime giustiziati dal 1948 al 1952. L'ultima cifra, che appare come la più verosimile, è quella fornita l'8 agosto 1997 dal New York Times, che ha parlato di 5.000 esecuzioni politiche. Invece la prima cifra, quella di Rummel, sembra ormai data come esagerata.

Il regime di Ramiz Alia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Enver Hoxha (1985), Ramiz Alia assunse anche la carica di segretario del Partito del Lavoro d'Albania. Il regime di Alia comportò una certa distensione sia interna che in politica estera, mentre il potere del partito comunista si indeboliva.

Alia si impegnò nelle pubbliche sedi a mantenere i principi del suo predecessore, ma prendendo il potere diede inizio a una tendenza parzialmente riformista incentrata su un decentramento economico e su incentivi materiali per i lavoratori albanesi. Tuttavia i problemi di sistema che Hoxha aveva lasciato in eredità con la propria politica erano di una natura e dimensione tale da rendere necessaria un'attenzione drastica ed immediata, e il tentativo di Alia negli anni 1985-1989 volto a revisionare il sistema fu insufficiente a scongiurare il disastro. Rieletto alla guida dello Stato dopo le elezioni presidenziali del 1987, avviò una timida apertura politica e nel 1990, contestualmente alla caduta dei regimi comunisti dell'Europa orientale, introdusse il multipartitismo. Eletto nel 1991 alla presidenza della repubblica, si dimise il 3 aprile 1992 dopo la vittoria elettorale del Partito Democratico d'Albania di Sali Berisha. In seguito fu arrestato con l'accusa di corruzione e rilasciato dal carcere nel luglio 1995.

Albania democratica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caduta del comunismo in Albania e Pjeter Arbnori.

Hoxha lasciò il potere nel 1983, e venne succeduto da Ramiz Alia. Il governo comunista venne succeduto dal governo di Sali Berisha del Partito Democratico d'Albania nel 1992, confermato alle elezioni del 1996.

Nel 1996, il collasso delle piramidi finanziarie portò a proteste popolari di massa che fecero precipitare il paese nel caos durante i primi mesi del 1997, causando circa 2.000 morti (Anarchia albanese del 1997); una forte ondata d'emigrazione si riversò sull'Italia. L'ONU intervenne con l'Operazione Alba. Il 24 luglio 1997 Berisha diede le dimissioni dal suo secondo mandato ricevuto dal parlamento, nel momento in cui nel paese era stato proclamato lo stato d'emergenza. Le gravi responsabilità di Berisha per i fatti del 1997, mentre era in carica come Presidente della repubblica non sono mai state chiarite.

Nel settembre 1998 Sali Berisha prese parte a Tirana nel tentato colpo di Stato contro il governo di Fatos Nano dopo l'uccisione del deputato democratico Azem Hajdari.

Nel 1999 l'Albania servì da appoggio alle missioni internazionali di supporto ai profughi del Kosovo (missione Arcobaleno).

Le elezioni parlamentari del 2001 sono state vinte dal Partito Socialista d'Albania del premier Ilir Meta.

I risultati delle elezioni parlamentari del 2005 hanno evidenziato una netta vittoria dell'opposizione di centro-destra, costituita dal Partito Democratico d'Albania (PD) e i suoi alleati, tra cui il principale è il Partito Repubblicano (PR), anche se in molte circoscrizioni uninominali la lotta con il Partito Socialista d'Albania (PSSh), al governo, è stata serrata.
Oltre ai due maggiori partiti, l'unico altro partito ad ottenere un seggio con il sistema uninominale è stato quello dell'ex primo ministro Ilir Meta, il Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI), nato da una scissione del PSSh, che però ha fallito nel proporsi come terza forza, non essendo determinanti per la formazione del governo. Nel voto proporzionale i piccoli partiti hanno ottenuto un maggior numero di preferenze.
Il capo del Partito Democratico d'Albania, Sali Berisha è stato nominato primo ministro e ha formato la coalizione di governo.

Nel 2009 l'Albania è entrata nella NATO e ha posto domanda di adesione all'Unione europea. L'UE ha riconosciuto lo status di paese candidato il 27 giugno 2014.[26]

La crisi politica tra il governo di Sali Berisha (PD) e Ilir Meta (LSI), e l'opposizione di Edi Rama (PS), che non riconosce il risultato delle elezioni parlamentari del 2009, è sfociata in violenti scontri nel gennaio 2011; 4 manifestanti sono rimasti uccisi. [27] Lo stallo istituzionale impediva al paese di progredire nella direzione dell'integrazione europea.

Nel giugno del 2012 il Parlamento elesse come nuovo presidente della Repubblica B. Nishani, esponente del Partito democratico mentre alle elezioni politiche tenutesi nel giugno 2013 l'alleanza di centro-destra venne sconfitta da una coalizione di centro-sinistra (53% delle preferenze) e il suo leader E. Rama assumeva la carica di primo ministro che tuttora detiene.

Nel giugno 2014 l’Albania ha ottenuto lo status di paese candidato all’adesione dell’UE.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Albania, in U.S. Department of State. URL consultato il 24 aprile 2018.
  2. ^ Fine, JA. The Early medieval Balkans. University of Michigan Press, 1991. p.10. [1]
  3. ^ Voce Albanian language sulla Britannica
  4. ^ Robert Bideleux e Ian Jeffries, Balkans: A Post-Communist History, Routledge, 24 gennaio 2007, p. 25, ISBN 978-1-134-58328-7.
    «From AD 548 onward, the lands now known as Albania began to be overrun from the north by ever-increasing ...».
  5. ^ Zickel, Raymond e Iwaskiw, Walter R. (a cura di), "The Barbarian Invasions and the Middle Ages," Albania: A Country Study, su countrystudies.us, 1994. URL consultato il 9 aprile 2008.
  6. ^ Konstantin Jireček e Thopia, Illyrisch-albanische Forschungen, 1916, p. 239.
    «Griechen Gregorios Kamonas».
  7. ^ David Abulafia e McKitterick, The New Cambridge Medieval History: Volume 5, C.1198-c.1300, 21 ottobre 1999, p. 786, ISBN 978-0-521-36289-4.
    «Greco-Albanian lord Gregorios Kamonas».
  8. ^ The Genealogist, 1980, p. 40.
  9. ^ Clements, John (1992), Clements encyclopedia of world governments, Vol. 10. Political Research, Inc. p. 31: "By 1190, Byzantium's power had so receded that the archon Progon succeeded in establishing the first Albanian state of the Middle Ages, a principality"
  10. ^ Rob Pickard e Florent Çeliku, Analysis and Reform of Cultural Heritage Policies in South-East Europe, Strasbourg, Council of Europe Publishing, 2008, p. 16, ISBN 978-92-871-6265-6.
  11. ^ H. T. Norris, Islam in the Balkans: religion and society between Europe and the Arab world, University of South Carolina Press, 1993, p. 35, ISBN 978-0-87249-977-5.
  12. ^ Pipa, Arshi e Repishti, Sami, Studies on Kosova, East European Monographs #155, 1984, pp. 7–8, ISBN 0-88033-047-3.
  13. ^ Lala Etleva, Regnum Albaniae, the Papal Curia, and the Western Visions of a Borderline Nobility (PDF), Cambridge University Press, 2008.
  14. ^ Clayer, Nathalie (2012). "Albania" in Encyclopaedia of Islam, Gudrun Krämer, Denis Matringe, Rokovet, John Nawas, Everett Rowson (eds.). Brill Online.
  15. ^ H. T. Norris, Islam in the Balkans: religion and society between Europe and the Arab world, University of South Carolina Press, 1993, p. 196, ISBN 978-0-87249-977-5.
  16. ^ a b "Arnawutluḳ." in Encyclopaedia of Islam, Second Edition. Brill Online, 2012.
  17. ^ Michal Kopecek, Ahmed Ersoy, Maciej Gorni, Vangelis Kechriotis, Boyan Manchev, Balazs Trencsenyi e Marius Turda, Discourses of collective identity in Central and Southeast Europe (1770–1945), vol. 1, Budapest, Hungary, Central European University Press, 2006, p. 348, ISBN 963-7326-52-9. URL consultato il 18 gennaio 2011.
    «The position of the League in the beginning was based on religious solidarity. It was even called Komiteti i Myslimanëve të Vërtetë (The Committee of the Real Muslims) ... decisions are taken and supported mostly by landlords and people closely connected with Ottoman administration and religious authorities..».
  18. ^ Robert Elsie, 1878 The Resolutions of the League of Prizren, albanianhistory.net. URL consultato il 20 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2011).
    «On 10 June 1878, ... The League of Prizren, Alb. Lidhja e Prizrenit, ... On 13 June 1878, the League submitted an eighteen-page memorandum to Benjamin Disraeli, the British representative at the Congress of Berlin».
  19. ^ Michal Kopeček, Ahmed Ersoy, Maciej Gorni, Vangelis Kechriotis, Boyan Manchev, Balazs Trencsenyi e Marius Turda, Program of the Albanian League of Prizren, in Discourses of collective identity in Central and Southeast Europe (1770–1945), vol. 1, Budapest, Hungary, Central European University Press, 2006, p. 347, ISBN 963-7326-52-9. URL consultato il 18 gennaio 2011.
    «there were no delegates from Shkodra villayet and a few Bosnian delegates also participated. Present was also mutasarrif (administrator of sandjak) of Prizren as representative of the central authorities».
  20. ^ Albanian League, Encyclopædia Britannica. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  21. ^ a b Natasha Shehu, "profilo del diritto albanese tra le due guerre mondiali", in Diritto @ Storia. Rivista internazionale si scienze giuridiche e tradizione romana (rivista on-line ISSN 1825-0300), 3, maggio 2004.
  22. ^ Duncan Heaton-Armstrong, The Six Month Kingdom. Albania 1914, I.B.Tauris, 2005, p.12. ISBN 1-85043-761-0.
  23. ^ Elisabeth Springer, Leopold Kammerhofer, Archiv und Forschung, Oldenbourg Wissenschaftsverlag, 1993, p.346 ISBN 3-486-55989-3.
  24. ^ Edwin E. Jacques, The Albanians. An Ethnic History from Prehistoric Times to the Present, McFarland & Company, 1995, p.358. ISBN 0-89950-932-0.
  25. ^ "All’indomani della guerra, non solo gli Alleati franco-inglesi ma anche i Paesi balcanici si rivelarono dei clienti difficili con cui trattare e dunque anche sul territorio albanese le speranze italiane, incarnate dalla rigida presa di posizione al riguardo di Sidney Sonnino, deciso a ottenere tutto quanto era stato promesso dal Trattato segreto di Londra del 1915, dovettero scontrarsi con una realtà ben diversa. In particolare, sull’Albania i piani italiani, inoltre, vennero ostacolati anche dall’arrivo a Parigi di Essad pascià, uno dei protagonisti della politica albanese di quegli anni e grande rivale di Ismail Qemal" (ALBERTO BASCIANI, RAPPORTI TRA ITALIA E ALBANIA TRA LE DUE GUERRE MONDIALI. UN PROFILO, Nuova rivista storica : XCVII, 2, 2013, p. 505).
  26. ^ Albania, su ec.europa.eu.
  27. ^ Crisi in Albania, dopo la tempesta, Osservatorio Balcani e Caucaso, 22 gennaio 2011. URL consultato il 24 aprile 2018.
    Crisi in Albania: i due gruppi, Osservatorio Balcani e Caucaso, 28 gennaio 2011. URL consultato il 24 aprile 2018.
    Crisi in Albania: il golpe per Berisha, Osservatorio Balcani e Caucaso, 2 febbraio 2011. URL consultato il 24 aprile 2018.
    Albania: apparizioni e dimissioni, Osservatorio Balcani e Caucaso, 3 febbraio 2011. URL consultato il 24 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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