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al-Mukhtara

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Al-Mukhtara
Nome originale ﺍﻟﻤﺨﺘﺎﺭة,
Cronologia
Fine 883
Causa conquistata dal Califfato e incendiata
Amministrazione
Dipendente da Zanj
Territorio e popolazione
Abitanti massimi alcune centinaia di migliaia
Lingua arabo
Localizzazione
Stato attuale Iraq Iraq
Località Bassora

Al-Mukhtāra (in arabo: ﺍﻟﻤﺨﺘﺎﺭة‎, "La prescelta"), è il nome dato a una cittadina a NO di Baṣra che funse da capitale dell'effimera entità statuale istituita nel Sawad iracheno dagli Zanj, che misero in atto la Rivolta degli Zanj contro il Califfato abbaside, nel corso della seconda metà del IX secolo.

Struttura urbana[modifica | modifica wikitesto]

Al-Mukhtāra - come l'altra cittadina alquanto minore di al-Manīʿa, "L'inattaccabile", lungo il canale Barāṭiq, e al-Manṣūra, "La vittoriosa" - fu costruita letteralmente sul fitto reticolo di canali che irregimentavano da secoli il poderoso corso congiunto del Tigri e dell'Eufrate[1] prima del suo sfociare nel Golfo Persico.
La scelta del luogo era obbligatoria. Innanzi tutto perché nelle marcite irachene erano stati mandati per espletarvi la loro durissima opera di bonifica gli Zanj, ma anche perché l'acqua - che poteva diventare tumultuosa e quasi invalicabile, una volta che fossero state aperte o rotte le chiuse dei canali che la contenevano - forniva una validissima difesa nei confronti di un nemico poco abituato a quel clima caldo umido e poco avvezzo a orientarsi nel dedalo inestricabile di quell'infinità di vie d'acqua di diversa larghezza e lunghezza.

al-Mukhtāra sorgeva nelle prossimità dei canali chiamati "Abū Qurra" e "Ḥājir", lungo entrambe le sponde del canale "Abū l-Khaṣīb", sulla destra del Tigri, messa in sicurezza da catene che sbarravano a monte e a valle il canale.
Salvo il palazzo di ʿAlī b. Muḥammad (costruito in cotto), le case di al-Mukhtāra furono edificate con mattoni crudi e con legname derivante da palme

La cittadina fu organizzata coscienziosamente perché la sua popolazione - non ben quantificabile, ma certo non esigua se si considera che i simpatizzanti del movimento zanjide furono alcune centinaia di migliaia almeno, tanto da far parlare (probabilmente con accentuata esagerazione, per esaltare il ruolo abbaside che poi riuscì ad abbattere questo suo poderoso sfidante, di 300.000 abitanti della sola al-Mukhtāra al momento della sua caduta) - poteva far conto su poderose mura e fossati difensivi, su ponti, moschee e su un sistema giudiziario articolato su due qāḍī e su carceri, oltre che su caserme in cui si provvedeva all'addestramento dei guerrieri chiamati a difenderla e delle guardie incaricate di mantenere l'ordine urbano. Fu persino coniata nell'877-78 una moneta, spesa nei negozi presenti in città, indizio questo di un commercio non certo occasionale.

Tutto ciò finì nelle fiamme e nel sangue quando, nell'agosto dell'883, la città fu conquistata e distrutta radicalmente dalle forze califfali.Né risorse mai più, neppure nei due anni in cui, fino all'885, il vessillo della rivolta fu in qualche misura tenuto sollevato dal figlio di ʿAlī b. Muḥammad, Muḥammad Ankalāy, e dai suoi collaboratori scampati alla caduta di al-Mukhtāra: l'ex-schiavo nero Sulaymān b. Jāmīʿ, ʿAlī b. Abān al-Muhallabī Ibrāhīm b. Jaʿfar al-Hamadānī e Sulaymān ibn Mūsā al-Shaʿrānī.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il cosiddetto Shaṭṭ al-ʿArab.
  2. ^ C. Lo Jacono, Storia del mondo islamico..., p. 235.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alexandre Popović, La révolte des esclaves en Iraq au IIIe/IVe siècle, Volume 6 della Bibliothèque d'études islamiques, Parigi, Librairie Orientaliste Paul Geuthner, 1976. ISSN 0151-1750
  • Lemma «al-Mukhtāra» (A. Popović), su: The Encyclopaedia of Islam
  • Fayṣal al-Sāmir, Thawrat al-Zanj (La rivolta degli Zanj), Baghdad, 1971
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). Volume I. Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, pp. 229-235