Al-Hasan ibn Gannun

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

al-Ḥasan II ibn al-Qāsim Gannūn (Kannūn) (Arabo الحسن الثاني بن القاسم كنون; ... – Cordova, 985) fu il tredicesimo e ultimo sultano della dinastia sciita degli Idrisidi del Maghreb al-Aqsa (attuale Marocco). Regnò dal 954 al 974.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Guerra con il Califfato di Cordova[modifica | modifica wikitesto]

Salì al trono dopo l'abdicazione del fratello Abū l-ʿAysh Aḥmad, che abbandonò il trono dopo essere stato sconfitto a Tangeri dagli Omayyadi del Califfato di Cordova. Approfittando della debolezza dei sostenitori degli Omayyadi in Maghreb, al-Ḥasan attaccò territori maghrebini degli Omayyadi.[1] Nell'agosto del 972, il Califfo al-Ḥakam II inviò contro gli Idrisidi il generale Qāsim ibn Muḥammad ibn Tumlus e l'ammiraglio Ibn al-Rumahis.[1] Le forze andaluse riconquistarono Tangeri, e, dopo numerose battaglie vittoriose, riuscirono ad espugnare la capitale idriside Assila.
Il sultano al-Ḥasan inflisse una pesante sconfitta alle forze andaluse a Mahran, dove caddero 1500 tra i migliori soldati andalusi, tra cui lo stesso generale Ibn Tumlus.[2] Questo massacro aumentò il desiderio del califfo al-Ḥakam II di distruggere gli Idrisidi.[2] Al-Ḥasan adottò una strategia di molestie, agguati e incursioni contro le forze omayyadi.[3] Valoroso, audace e crudele, al-Ḥasan partecipava di persona ai combattimenti.[4]
Il califfo di Cordova mandò in Maghreb al-Aqsa uno dei suoi migliori generali, Ghālib ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Saqlabī.[3] Nell'agosto 973 ricevette i rinforzi guidati dal governatore tugibide di Saragozza.[3]

Nel settembre 973 al-Ḥasan fuggì con i suoi uomini più fedeli nella fortezza di Hajar al-Nasar.[3] Abbandonato dalla maggior parte dei suoi sostenitori e duramente assediato, al-Ḥasan capitolò nel marzo del 974.[3] Con i suoi ultimi seguaci e le loro famiglie, fu inviato a Cordova, come aveva concordato con Ghālib prima di consegnare la fortezza.[5]

Esilio a Cordova, Egitto e ripresa del potere[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere rimasto un po' a Cordova, dove fu trattato bene, venne espulso nel 975 o nel 976, rifugiandosi nell'Egitto fatimide.[6][7] La sua espulsione è stata una delle misure prese dal ciambellano Jaʿfar al-Musḥafī durante la malattia finale dial-Ḥakam II, per assicurare la salita al trono di Hishām II.[4]
I Fatimidi lo accolsero e gli promisero il loro supporto per recuperare il suo regno,[7] in cambio della sottomissione all'autorità religiosa fatimide.[8] Il califfo fatimide al-ʿAzīz accettò di aiutare al-Ḥasan anche perché non voleva che gli Idrisidi e i loro sostenitori rimanessero in Egitto, perché gli considerava pericolosi.

Nel 985 tornò nel Maghreb al-Aqsa, sostenuto dai Fatimidi e dai loro vassalli Ziridi, dove riuscì a prendere per un breve periodo il potere, proclamandosi anche califfo e imam. Venne più volte sconfitto dagli eserciti mandati dal califfo di Cordova nel mese di agosto.[9][10] La morte improvvisa dello ziride Buluggīn ibn Zīrī, che avrebbe dovuto sostenere il ritorno al potere di al-Ḥasan, causò il fallimento dei piani di quest'ultimo, che si rifugiò con pochi sostenitori nella fortezza di al-Aqlam, dove alla fine si arrese.[10]

Anche se il cugino di Almanzor, che aveva partecipato alle operazioni militari, gli aveva promesso che gli sarebbe stata salvata la vita, al-Ḥasan fu decapitato per ordine di Almanzor nel settembre o nell'ottobre del 985.[7][10][11]
Ciò concluse la lunga e sanguinosa guerra tra gli Idrisidi gli Omayyadi del Califfato di Cordova.[12] La maggior parte del Maghreb al-Aqsa rimase sotto il controllo del Califfato di Cordova fino al 1012.

Discendenti degli Idrisidi[modifica | modifica wikitesto]

Gli Hammudidi, discendenti degli Idrisidi, fonderanno e governeranno più avanti la Ta'ifa di Malaga, giungendo a diventare anche califfi di Cordova durante gli ultimi anni del Califfato di Cordova.

Discendente degli Idrisidi fu anche Muḥammad ibn ʿAlī al-Gūṭī, che fu nominato sultano a Fez nel 1465, anno del massacro che portò la fine della dinastia merinide, venendo però detronizzato poco dopo da Muḥammad al-Shaykh al-Wattāṣī, primo sultano della dinastia wattaside.

Altri discendenti degli Idrisidi furono al-Idrīsī, uno dei più importanti geografi del Medioevo,[13] e Abū l-Ḥasan ʿAlī al-Shādhilī, una delle più importanti figure del sufismo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ballestín Navarro 2004, p. 75.
  2. ^ a b Ballestín Navarro 2004, p. 76.
  3. ^ a b c d e Ballestín Navarro 2004, p. 78.
  4. ^ a b Ballestín Navarro 2004, p. 84.
  5. ^ Ballestín Navarro 2004, p. 85.
  6. ^ Ballestín Navarro 2004, p. 154.
  7. ^ a b c Lévi Provençal, 1957, p. 431.
  8. ^ Ballestín Navarro, 2004, p. 154.
  9. ^ Echevarría Arsuaga, 2011, p. 140.
  10. ^ a b c Ballestín Navarro, 2004, p. 156.
  11. ^ Echevarría Arsuaga, 2011, p. 141.
  12. ^ Ballestín Navarro 2004, p. 83.
  13. ^ Pierre Herman Leonard Eggermont, 1975, p. 7

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie