Al-Farazdaq

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Al-Farazdaq, in lingua araba الفرزدق, traducibile con "La pagnotta", soprannome di Hammam ibn Ghalib Abu Firas, in lingua araba همام بن غالب ، ابو فراس (Najd, 641Bastra, 730), è stato un poeta arabo, panegirico e satirico.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Beduino appartenente al clan nobile dei Darim trasferitosi dalla originaria Arabia orientale ai territori iraqeni, si rivelò un importante e prezioso testimone del primo secolo dell'egira.

Già noto come poeta all'età di quindici anni, a causa sia delle sue tendenze libertine e antireligiose sia per le sue frecciate argute che punzecchiarono vari califfi del ramo omayyade dei Marwanidi, gli capitarono molte vicissitudini sia in patria sia a Medina.

Nel 669 fu costretto a scappare da Basra per trovar rifugio presso Medina, dove, accolto favorevolmente dall'emiro Said ibn al-As, rimase dieci anni descrivendo la vita delle tribù beduine. Però a causa di alcuni suoi versi di contenuto amoroso venne cacciato dal califfo Marwan I e quindi rientrò a Basra grazie ai favori del successore di Ziyad.

In tutta la sua vita alternò momenti di disgrazia a quelli di successo e di stima, e queste sue vicende personali si intrecciarono con le lotte politiche intraprese dalla varie correnti attive nel primo secolo dell'egira.

Grazie alla sua satira sociale e politica, le sue opere assursero, attraverso i secoli, al ruolo di importanti testimonianze, fisse nel tempo, di una società in rapida evoluzione.

L'opera che ha reso immortale la poesia di Al-Farazdaq fu il monumentale Diwan ("Canzoniere"), costituito da circa ottocento composizioni. L'opera può essere considerata la più vasta della letteratura araba.

Per quanto riguarda i contenuti e lo stile, l'autore riadattò la tradizionale canzone beduina, il qasida alle esigenze mutanti della realtà a lui contemporanea, aggiungendovi l'elemento epigrammatico, talvolta non privo di sfondi osceni e di sensualità.

Una delle caratteristiche più rilevanti dell'autore fu la sua ricchezza linguistica e lessicale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sharh diwan Al-Far, Recensione del Canzoniere di Al-Far, Cairo, 1936

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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