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al-Fātiḥa

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La Fatiha in arabo: الفاتحة ‎, 'al-fātiḥa' costituisce la prima Sura del Corano (al-Fātiḥa vuol dire infatti "la Aprente").

Secondo i musulmani essa racchiude l'essenza dell'intero Libro Sacro dell'Islam ed è spesso usata come preghiera (è l'unica Sura assolutamente necessaria per la Ṣalāt) e come formula rituale per sottolineare la pietas islamica di chi la recita.

In particolari cerimonie, in particolare la stipula di contratti che comportano l'assunzione di diritti e doveri (ad esempio, il matrimonio, che nell'islam non è altro che un contratto), la recitazione della Fatiha costituisce il momento essenziale.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

La sura al Fatiha, recitata successivamente alla formula d'apertura con cui si cerca rifugio dal male: aʿūdhu bi-llāh min al-shayṭān al-rajīm, cioè "Mi rifugio in Allāh dal diavolo il lapidato".

Il suo testo è il seguente:

1. Nel nome di Dio,il Compassionevole,il misericordioso

2. Sia lodato Dio, il Signore dei mondi

3. il Compassionevole e misericordioso

4. Re del giorno del giudizio

5. Te adoriamo, Te invochiamo in aiuto

6. Guidaci alla diritta via,

7. la via di quelli che hai colmato di grazia, non di quelli di cui Ti Sei adirato, ne' quelli che sono erranti.

Si usa dire 'āmīn (Amen) quando si finisce la sua recitazione nella preghiera collettiva del venerdi', e nelle tre preghiere: prima dell'alba, dopo il tramonto e quella di sera.

La parola 'āmīn non e' scritta nel Corano.


La traslitterazione in caratteri latini del testo arabo della Fātiḥa è la seguente:

1. bismi llāhi ṛ-ṛaḥmāni ṛ-ṛaḥĩm ͥ

2. ͣ l-ḥamdu li-llāhi ṛabbi l-ɛālamĩn ͣ

3. ͣ ṛ-ṛaḥmāni ṛ-ṛaḥĩm ͥ

4. māliki yawmi d-dĩn ͥ

5. 'iyyāka naɛbudu wa 'iyyāka nastaɛĩn ͧ

6. 'ihdinaͣ ṣ-ṣiṛāṭa l-mustaqĩm ͣ

7. ṣiṛāṭa l-laḏīna 'anɛamta ɛalayhim ġayri l-maġḍūbi ɛalayhim wa-la ḍ-ḍãllĩn ͣ .[1]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Questa sura è per molti versi "anomala" rispetto a tutte le altre che compongono il Corano, e questa sua condizione particolare è evidenziata già dal solo fatto di essere posta al principio del Libro, nonostante la sua brevità (le altre sure, infatti, sono collocate in ordine di grandezza decrescente, con le più lunghe al principio e le più brevi alla fine).

La maggiore diversità rispetto alle altre sure sta nel fatto che, mentre le altre sono espressione della parola di Dio, e quindi Dio è in prima persona e si rivolge a Muhammad, usando di solito la terza persona per gli altri uomini (spesso con una formula introduttiva: "di' (loro): ..."), la Fātiḥa si presenta con l'aspetto di una preghiera rivolta a Dio dagli uomini (in questo senso, è stata da molti avvicinata al Padre Nostro dei cristiani, in quanto preghiera fornita ai fedeli dalla stessa divinità)[2].

Da osservare che la formula iniziale "Nel nome di Iddio, il Clemente il Misericordioso", la cosiddetta basmala, presente all'inizio di tutte le sure (ad eccezione della IX), viene qui considerata un versetto a pieno titolo, e computata quindi nel numero totale dei versetti, contrariamente a quanto avviene in tutte le altre sure, in cui la basmala è un incipit che sta "al di fuori" dei versetti veri e propri.

Riguardo al contenuto, molti punti hanno suscitato perplessità nell'interpretazione, in particolar modo l'identificazione di coloro cui si fa riferimento quando si parla di "quelli che ti fanno adirare" e "quelli che errano". Le interpretazioni tradizionali vogliono che nei primi siano indicati gli israeliti e nei secondi i cristiani[3].

Un'ultima osservazione interessante riguarda la Ṣirāṭ al-mustaqīm cui si fa cenno in questa sura. L'interpretazione più immediata è quella di "la via diritta", con evidente significato spirituale, ma questo elemento è ben presto stato interpretato, in chiave escatologica, come qualcosa di reale, una sorta di immenso ponte, arcuato e sottile come il filo di una spada, che i defunti dovranno attraversare per giungere al paradiso. I beati non troveranno difficoltà nell'impresa (per essi sarà una vera e propria "strada"), mentre i malvagi non riusciranno ad attraversarlo e precipiteranno nell'inferno[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione e trascrizione fonetica: Dott. Diab Haitali, Dottore di Ricerca in Culture, Civilta' e Societa' dell'Asia e dell'Africa, Specializzato in Lingua e Dialettologia Araba- Universita' di Roma "La Sapienza".
  2. ^ Si veda, tra gli altri, Winkler 1928
  3. ^ Si veda al-Banna 1976: 46 "al-maghdūb ʿalay-him hum al-yahūd (...) al-dāllūn hum al-naṣāra"
  4. ^ Sull'evoluzione di questa concezione, v. Stricker 1993.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H. Winkler, "Fātiḥa und Vaterunser", Zeitschrift für Semitistik und verwandte Gebiete vol. 6 (1928), pp. 238-246
  • Hasan al-Banna, Tafsīr Fātiḥat al-Kitāb, Tunisi, Maṭbaʿa al-shahsī, 1396 H./1976
  • B.H. Stricker, "Ṣirāṭ al-Mustaqīm", in A la croisée des études libyco-berbères. Mélanges offerts à Paulette et Lionel Galand, Parigi, Paul Geuthner, 1993, pp. 419-428
  • Alberto Ventura, "al-Fātiḥa - l'Aprente", Genova, Marietti, 1991

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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