Akhmednabi Akhmednabiyev

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Akhmednabi Akhmednabiyev

Akhmednabi Akhmednabiyev (in russo: Ахмеднаби Ахмеднабиев?; Karata, 29 dicembre 1958Semender, 9 luglio 2013) è stato un giornalista russo, vicedirettore del settimanale indipendente Novoye Delo..

Il 9 luglio 2013, alle 7 di mattina, venne ucciso a colpi d'arma da fuoco fuori dalla sua casa di Semender, un sobborgo di Machačkala, in Daghestan, Russia.[1][2][3] Il suo nome era stato inserito nella lista dei critici delle forze dell'ordine locali, per aver denunciato gli abusi dei diritti umani e aver difeso i musulmani.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Prima di diventare giornalista, Akhmednabi Akhmednabiyev aveva speso la sua vita nel campo medico, venendo formato come dottore e specializzandosi in cardiologia. Aveva praticato la medicina a Karata, suo villaggio natale, prima di trasferirsi in Daghestan.[4]

Lungo il corso della sua carriera da giornalista, Akhmednabiyev aveva ricevuto numerose minacce. Nel maggio 2012 era stato minacciato via sms dopo aver riferito di un assembramento di protesta a Machačkala a seguito dell'uccisione di cinque persone a Kizlyar, avvenuta due mesi prima. Akhmednabiyev aveva reso pubblico il messaggio di minaccia e richiesto al capo dell'FSB russo di investigare e scoprire i mandanti.[4]

Carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Akhmednabiyev aveva servito per dieci anni come vicedirettore di Novoye Delo, uno dei principali quotidiani locali russi. La pubblicazione è un settimanale, critico verso le autorità, che riportava sui casi di presunta corruzione all'interno del governo.[5] Fondato negli anni '90, Novoye Delo era altamente rispettato dai daghestani per la sua posizione politica e la sua critica delle autorità.[6]

Akhmednabiyev si era occupato principalmente di politica locale e di violazioni dei diritti umani, in particolare i casi di presunti rapimenti e torture da parte della polizia.[4]

Secondo i colleghi di Akhmednabiyev's colleagues, le sue ultime storie avevano a che fare con il ledaer del suo distretto nativo di Akhvakhsky, al quale aveva riservato particolari critiche[6]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Akhmednabi Akhmednabiyev venne ucciso da colpi multipli di arma da fuoco, al di fuori della sua casa di Semender, alle 7:30 del mattino del 9 luglio 2013, quando un veicolo passò in velocità sparando all'interno della sua auto. Akhmednabiyev morì sul colpo.[4]

Akhmednabiyev era sopravvissuto ad un precedente tentativo di omicidio, quando degli assalitori gli avevano sparato passando in auto davanti a casa sua l'11 gennaio 2013.[4]

Anziché classificare l'incidente come tentato omicidio, il pubblico ministero locale aveva deciso di indagare solo per danni alla proprietà. Dopo la morte di Akhmednabiyev, il caso venne riperto ed aggiunto al fascicolo sull'omicidio, dopo che venne riconosciuto che entrambi i fatti erano collegati al suo lavoro giornalistico.[4]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 il nome di Akhmednabiyev era stato aggiunto ad una "lista nera" che circolava a Makhachkala e che conteneva i nomi di altri otto giornalisti, uno dei quali venne ucciso a colpi d'arma da fuoco nel 2011.[7] Chi aveva redatto la lista chiedeva vendetta per la morte di alcuni poliziotti russi. Malgrado le autorità non abbiamo mai stabilito gli autori della lista, è risaputo che essi fossero i parenti dei poliziotti daghestani uccisi da membri di gruppi religiosi estremisti.[6]

Secondo uno dei colleghi di Akhmednabiyev, il suo nome era sulla lista per le sue critiche alle forze dell'ordine nei suoi articoli. Chi aveva redatto la lista aveva presunto egli fosse parte degli stessi gruppi religiosi, per aver spesso difeso la popolazione di religione musulmana del Daghestan.[6]

Akhmednabiyev fu il 17° giornalista ucciso in Daghestan dal 1993.[8]

Impatto[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Akhmednabiyev è uno degli ultimi esempi dei pericoli che i giornalisti russi affrontano nel difendere i diritti umani. Come risultato, i giornalisti ricorrono sempre più frequentemente all'autocensura.[8] Numerosi omicidi di giornalisti russi rimangono irrisolti, e secondo l'OSCE ciò ha avuto un effetto negativo sui mezzi d'informazione.[7] Pubblicazioni come Novoye Delo di Akhmednabiyev sono minacciate per diffamazione dalle forze dell'ordine, e ci sono stati numerosi tentativi di chiuderle.[6] Il Daghestan è divenuto conosciuto come il posto più pericoloso per i giornalisti in Russia, mentre la stessa Russia è al 9º posto come paese più pericoloso per i giornalisti al mondo, con 340 giornalisti uccisi dal 1990 e solo il 20% dei casi indagati.[6]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno della morte di Akhmednabiyev, più di 170 giornalisti russi portarono il suo corpo lungo le strade di Makhachkala. Ognungo portava un cartello con la scritta "Chi sarà il prossimo?"[4] per segnalare la necessità di proteggere i giornalisti minacciati in Russia, e classificare correttamente i crimini contro di loro.

Dunja Mijatović, rappresentante dell'OSCE per la libertà dei media, condannò l'omicidio di Akhmednabiyev, dichiarando che la sua morte ci ricorda che la Russia deve fare di più per garantire la sicurezza dei giornalisti.[9]

L'ambasciatore USA all'OSCE Ian Kelly, rivolgendosi al Consiglio Permanente dell'organizzazione alla sua riunione settimanale a Vienna ricordò come gli Stati Uniti condannano l'assassinio di Akhmednabiyev e restano profondamente preoccupati per gli attacchi contro i giornalisti nella Federazione Russa.[7][9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrew Roth, Journalist Assassinated in Violent Russian Republic, in New York Times, 9 luglio 2013. URL consultato il 18 gennaio 2014.
  2. ^ BBC News - Journalist shot dead in Russia's Dagestan, Bbc.co.uk, 9 luglio 2013. URL consultato il 18 gennaio 2014.
  3. ^ Critical reporter murdered in Russia's Dagestan, su CPJ, 9 luglio 2013. URL consultato il 17 agosto 2013.
  4. ^ a b c d e f g The Russian Federation: Journalists under attack (PDF), Article 19. URL consultato il 2 marzo 2014.
  5. ^ Journalist Killed in Russia's Restive Dagestan, Associated Press, 9 luglio 2013. URL consultato il 4 marzo 2014.
  6. ^ a b c d e f Dagestani Journalist Gunned Down, The Moscow Times, 10 luglio 2013. URL consultato il 5 aprile 2014.
  7. ^ a b c Statement on the Murder of Russian Journalist Akhmednabi Akhmednabiyev, U.S. Department of State, 11 luglio 2013. URL consultato il 4 aprile 2014.
  8. ^ a b Russia:Journalist Akhmednabiyev killed after authorities fail to protect, Article 19, 9 luglio 2013. URL consultato il 6 marzo 2014.
  9. ^ a b OSCE media freedom representative condemns yet another journalist murder in Russia, Organization for Security and Cooperation in Europe, 9 luglio 2013. URL consultato il 6 aprile 2014.