Aitone I d'Armenia

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Regno di Cilicia
Hetumidi

Armoiries Héthoumides.svg

Aitone I (1252-1270)
Leone III (1270-1289)
Aitone II (1289-1293)
Teodoro III (1293-1298)
Sempad (1297–1298)
Costantino III (1298–1299)
Aitone II (1299-1307)
Leone (1303-1307)
Costantino III (1307)
Oscin (1307–1320)
Leone V (1320-1341)
Moneta raffigurante il re Aitone con la regina Zabel

Aitone I d'Armenia anche Hetoum, Hethoum, Hethum, Het'um o Hayton ( Հեթում Ա ; 121528 ottobre 1270) fu re della Piccola Armenia dal 1226 al 1270.

Figlio di Costantino signore di Barbaron e Partzapert (cugino di terzo grado di Leone II) e della Principessa Alix Pahlavouni di Lampron, fu il primo della sua famiglia a salire al trono e diede il nome alla dinastia degli Hetumidi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Il padre di Aitone, Constantino, era stato reggente della giovane regina Isabella d'Armenia che sposò, in prime nozze, Filippo d'Antiochia (1222-1225), figlio di Boemondo. Constantino, però, lo fece eliminare e, il 14 giugno 1226, costrinse Isabella (Zabel) a sposare suo figlio Aitone, che così divenne co-regnante (ma il matrimonio sarà riconosciuto da Roma solo nel 1237).[1] La coppia ebbe otto figli.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Isabella d'Armenia.

Attorno al 1240 Maria, la sorella di Aitone, sposò Giovanni di Ibelin.

Aitone pose fine all'inimicizia con Antiochia facendo sposare, con l’intervento del re Luigi IX di Francia, la propria figlia Sibilla a Boemondo VI d'Antiochia nel 1254. Antiochia rimase così nella sfera d’influenza armena fino a quando fu distrutta dai Mamelucchi nel 1268.

Relazioni tra armeni e mongoli[modifica | modifica sorgente]

Aitone I (seduto) alla corte mongola di Karakorum, «mentre riceve l'omaggio dei mongoli».[2] Miniatura dalla "Histoire des Tartars", Aitone da Corico, 1307.

Durante il regno di Aitone I, i Mongoli stavano rapidamente espandendo il loro impero in tutte le direzioni, portandosi in prossimità della Cilicia armena. Quando i mongoli si avvicinarono ai confine della Cappadocia e della Cilicia, re Aitone prese la decisione strategica di sottomettersi alla sovranità mongola[3][4][5] e inviò suo fratello Sempad alla corte mongola di Karakorum, dove Sempad incontrò il Gran Khan Güyük e, nel 1247, fece un formale atto di alleanza o sottomissione contro il comune nemico, i Musulmani. Nel 1254 Aitone stesso viaggiò attraverso l'Asia centrale fino alla Mongolia per rinnovare l'accordo.[6] Egli portò molti doni sontuosi ed incontrò Möngke Khan (il cugino di Güyük) a Karakorum. Il racconto del suo viaggio fu tramandato da un membro del suo seguito, Kirakos Gandzaketsi, con il titolo "Il viaggio di Aitone, re della Piccola Armenia, in Mongolia e ritorno", che fu in seguito tradotto in russo, francese, inglese[7] e cinese.

Il monaco Aitone da Corico, nipote di Aitone, in Hayton. La flor des estoires de la terre d'Orient più tardi scrisse dell'incontro:

« Il Khan voleva andare a Gerusalemme al fine di salvare la Terra Santa dai Saraceni e riconsegnarla ai Cristiani.

Il re Aitone I fu molto contento di questa richiesta e radunò un gran numero di uomini a piedi e a cavallo, perché a quel tempo il Regno di Armenia era in così buone condizioni da poter facilmente schierare 12.000 cavalieri e 60.000 fanti. »

(Hayton, La flor des estoires de la terre d'Orient, circa 1300, Aitone, Documents Arméniens II, p. 170[8][9])

Sulla strada del ritorno da Karakorum, Aitone visitò il comandante mongolo Bayju e fu presente nel suo campo per testimoniare la vittoria di Bayju in Anatolia, contro i Selgiuchidi.[10]

La Cilicia armena ingaggiò anche una guerra economica con l'Egitto per il controllo della rotta delle spezie.[11] Truppe georgiane ed armene furono con l'esercito mongolo che conquistò Baghdad nel 1258.

Aitone incoraggiò fortemente i regnanti franchi a seguire il suo esempio sottomettendosi alla sovranità mongola, ma solo suo genero Boemondo VI lo ascoltò, attorno al 1259. Le forze di armene ed antiochene di Boemondo VI d'Antiochia combatterono nell'esercito mongolo al comando di Hulegu, nella conquista della Siria musulmana e nella cattura di Aleppo e Damasco nel 1259-1260.[12]

« Il re d'Armenia ed il principe d'Antiochia andarono all'accampamento militare dei Tartari, e tutti si lanciarono alla conquista di Damasco. »
(Il Templare di Tiro[13])

Nel settembre 1260 i Mamelucchi egiziani sconfissero i Mongoli nella storica battaglia di Ayn Jalut, dopo la quale i Mongoli persero la Siria fino al 1299-1300, quando la ripresero per pochi mesi.

Ritiro[modifica | modifica sorgente]

I Mamelucchi uccidono Thoros e catturano Leone nella battaglia di Mari (1266). Miniatura da Il Milione, XV secolo.

Durante gli ultimi anni del regno di Aitone, in conseguenza del suo attivo appoggio ai Mongoli,[14] il regno subì crescenti attacchi dai Mamelucchi.

Nel 1266, mentre Aitone I era presso la corte dei mongoli a chiedere aiuto, i suoi figli Leone e Teodoro combatterono per respingere gli invasori Mamelucchi, guidati da Mansur II e da Qalawun, alla battaglia di Mari. Teodoro fu ucciso in combattimento e Leone, insieme con 40.000 soldati armeni, fu catturato ed imprigionato. Il re Aitone, al suo ritorno, per riscattare suo figlio dovette dovette pagare ai Mamelucchi una forte somma di denaro, consegnare loro molte fortezze ed accettare di intercedere presso il sovrano mongolo Abaqa al fine di ottenere la liberazione di parenti del sultano Baybars.

Aitone I entra nell’ordine francescano dopo aver abdicato.

Nel maggio 1268, l’alleato Principato d'Antiochia fu conquistato dagli egiziani.

Aitone abdicò nel febbraio 1269 in favore di suo figlio Leone III e si ritirò in un monastero francescano prendendo il nome di Makarios. Qui morì il 28 ottobre 1270.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Non si trattò di una vera e propria ingerenza di Roma nella politica interna, ma di una deroga per consanguineità, essendo i coniugi cugini figli di germani.
  2. ^ «Aitone I che riceve l'omaggio dei Tatari: durante il suo viaggio in Mongolia nel 1254, Aitone I fu ricevuto con tutti gli onori dal Khan mongolo che "ordinò a diversi nobili della sua corte di onorarlo ed assisterlo"». Aitone da Corico, citato da Claude Mutafian in Le Royaume Arménien de Cilicie, p. 58.
  3. ^ Claude Mutafian in Le Royaume Arménien de Cilicie descrive "l'alleanza mongola" stretta con il re della Cilicia armena ed i crociati di Antiochia («il re d'Armenia decise di impegnarsi nell'alleanza con i mongoli, un'intelligenza che mancò ai baroni latini, con l'eccezione di Antiochia») e la "collaborazione cristiano-mongola" ( Mutafian, op. cit., p. 55).
  4. ^ Claude Lebedel in Les Croisades descrive l'alleanza dei cristiani di Antiochia e Tripoli con i mongoli: (nel 1260) «i baroni cristiani rifiutarono un'alleanza con i Mongoli, ad eccezione degli armeni e del Principe di Antiochia e Tripoli».( Lebedel, op. cit.).
  5. ^ Amin Maalouf in Le crociate viste dagli arabi è ampio e specifico sull'alleanza: «Gli armeni, nella persona del loro re, si schierarono con i mongoli, così come il principe Boemondo, suo genero. I cristiani di Acri invece adottarono una posizione di neutralità favorevole ai musulmani» (p. 261), «Boemondo d'Antiochia ed Hethum d'Armenia, principali alleati dei Mongoli» (p.265), «Hulagu [...] aveva ancora abbastanza forze per impedire la punizione dei suoi alleati [Boemondo ed Aitone]» (p. 267). ( Maalouf, op. cit., i numeri di pagina qui indicati si riferiscono però all'edizione francese.)
  6. ^ Bournoutian, op. cit., p. 101.
  7. ^ Bretschneider, op. cit.
  8. ^ Riportato da Grousset, op. cit., p. 580.
  9. ^ Amitai-Preiss osserva che Aitone da Corico ha una "ben nota tendenza a riscrivere la storia come egli avrebbe voluto averla vista" ( Amitai-Preiss, op. cit., p. 25).
  10. ^ Cahen, op. cit., pp. 275-276.
  11. ^ Toumanoff, op. cit., p. 634.
  12. ^ Grousset, op. cit., p. 581.
  13. ^ Grousset, op. cit., p. 586.
  14. ^ Amitai-Preiss si riferisce agli armeni come ad "attivi alleati dei Mongoli" e parla di una "conseguente punizione che Baybars impartì loro" ( Amitai-Preiss, op. cit., p. 106).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Emil Bretschneider, "King Haithon's journey to Mongolia, 1254-55", in Mediæval researches from eastern asiatic sources. Fragments towards the knowledge of the geography and history of central and western Asia from the 13th to the 17th century, vol. 1°, Londra, Kegan, Trench, Trübner & Co., 1888, pp. 164-172. Ristampa: Londra, Routledge, 2002, ISBN 978-0-415-24485-5. Ristampa in facsimile della 1ª edizione: Boston, Adamant Media Corporation, 2002, ISBN 978-1-4021-9303-3.
  • (FR) René Grousset, "1188-1291 L'anarchie franque", in Histoire des croisades et du royaume franc de Jérusalem, vol. 3°, Parigi, Plon, 1936. Edizione consultata: Parigi, Perrin, 2006, ISBN 2-262-02569-X.
  • (PL) Jan Dobraczyński, Klucz mądrości ("La chiave della saggezza", romanzo storico), Varsavia, Pax, 1955. 12ª edizione 1996, ISBN 83-211-0431-2.
  • (EN) Cyril Toumanoff, "Armenia and Georgia", in Joan Mervyn Hussey (a cura di), The Cambridge Medieval History, vol. 4°, cap. 14, Cambridge, Cambridge University Press, 1966, pp. 593-637.
  • (EN) Claude Cahen, Pre-ottoman Turkey. A general survey of the material and spiritual culture and history c. 1071-1330, Londra, Sidgwick & Jackson, 1968. ISBN 0-283-35254-X.. Edizione consultata: New York, Taplinger Publishing, 1968, ISBN 978-0-8008-6500-9.
  • (EN) Thomas Sherrer Ross Boase, The Cilician Kingdom of Armenia, Edimburgo, Scottish Academic Press, 1978. ISBN 978-0-7073-0145-7.
  • (EN) Reuven Amitai-Preiss, Mongols and Mamluks: The Mamluk-Īlkhānid War, 1260-1281, Cambridge, Cambridge University Press, 1995. ISBN 978-0-521-46226-6.. Consultabile su Google libri.
  • Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, Società editrice internazionale, Torino 1989. ISBN 8805050504 (ed. orig.: Amin Maalouf, Les croisades vues par les arabes, Paris 1983. ISBN 978-2-290-11916-7).
  • (FR) Claude Mutafian, Le Royaume Arménien de Cilicie, XIIe-XIVe siècle, Parigi, CNRS Editions, 2002 (2ª ed.). ISBN 978-2-271-05105-9..
  • (EN) George A. Bournoutian, A Concise History of the Armenian People: From Ancient Times to the Present, Costa Mesa (California), Mazda Publishers, 2002. ISBN 1-56859-141-1..
  • (FR) Claude Lebedel, Les Croisades, Origines et consequences, Rennes, Ouest-France, 2004. ISBN 2-7373-2610-9..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re della Piccola Armenia
Casata degli Hetumidi
Successore Armoiries Héthoumides.svg
Isabella 12261270 Leone III

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]