Ailurus fulgens

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Panda rosso
Red Panda (24986761703).jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ailuridae
Genere Ailurus
F. Cuvier, 1825
Specie A. fulgens
Nomenclatura binomiale
Ailurus fulgens
F. Cuvier, 1825
Sottospecie
  • A. f. fulgens F. Cuvier, 1825
  • A. f. styani Thomas, 1902[2]

RedPanda distribution.png

Areale del panda rosso

Il panda rosso o panda minore (Ailurus fulgens) è un mammifero dell'ordine dei carnivori (nonostante si nutra prevalentemente di vegetali), unico rappresentante vivente della famiglia Ailuridae.

Alcune fonti riportano che in lingua cinese è anche conosciuto con un nome diverso ovvero (火狐), che letteralmente significa volpe di fuoco;[3][4][5][6][7] questo scritto è quello che ha ispirato i creatori del browser Firefox.[8][9][10] Il nome in cinese per panda minore è 小熊貓 (xiǎoxióngmāo),[11] oppure 红熊猫 / 紅熊貓 (hóngxióngmāo, panda rosso).[12]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Ailurus fulgens era il nome scientifico proposto da Frédéric Cuvier nel 1825, che descrisse un esemplare zoologico inviato da Alfred Duvaucel "dalle montagne del nord dell'India". Fu il primo a usare anche il nome volgare panda[13][14].

Di solito vengono riconosciute due sottospecie, sebbene i risultati di un recente studio genomico abbiano suggerito che queste dovrebbero essere considerate specie separate[15]:

  • Il panda rosso himalayano (A. f. fulgens) vive nella parte occidentale dell'areale del panda rosso, in particolare in Nepal, Assam, Sikkim e Bhutan[16].
  • Il panda rosso cinese (A. f. styani) vive nel nord del Myanmar e nel sud della Cina. È presumibilmente più grande e di colore più scuro del panda rosso himalayano, ma c'è una notevole variazione in entrambe le sottospecie. Alcuni individui possono essere marroni o bruno-giallastri, piuttosto che rossi[16].

Il fiume Brahmaputra è spesso considerato la barriera naturale tra le due sottospecie, dove forma una curva attorno all'estremità orientale dell'Himalaya, sebbene alcuni autori suggeriscano che A. f. fulgens si estenda più a est in Cina[17].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La lunghezza del corpo e della testa del panda rosso varia dai 50 ai 64 cm, mentre quella della coda dai 28 ai 59 cm. I maschi pesano dai 3,7 ai 6,2 kg, le femmine dai 3 ai 6 kg. Hanno una pelliccia lunga e soffice, marrone-rossiccia nelle parti superiori, nerastra in quelle inferiori e il muso chiaro con macchie a forma di lacrima e un'articolazione cranio-mandibolare robusta.

Il muso ha segni bianchi simili a quelli dei procioni, ma ogni individuo può avere un segno distintivo. La testa tonda ha orecchie verticali di medie dimensioni, un naso nero e occhi molto scuri, quasi nero pece. La lunga e folta coda, che presenta sei anelli giallo-rossicci e ocra alternati, provvede al suo equilibrio e lo aiuta a mimetizzarsi fra gli alberi coperti di muschio e licheni. Le gambe sono nere e corte e le zampe son ricoperte da fitti peli. La pelliccia funziona da isolante termico nelle superfici coperte da neve o ghiaccio e nasconde le ghiandole odorifere che sono anche presenti nell'ano.

Il panda rosso, essendo un grande mangiatore di bambù, è dotato di artigli robusti, curvi e semi-retrattili che gli permettono di afferrare rami, foglie e frutta. Come il panda gigante, ha nelle zampe anteriori un "falso pollice", ovvero un'estensione dell'osso del polso. Il panda rosso è uno fra i pochi arrampicatori che, quando scende da un albero con la testa in avanti, ruota le sue caviglie per controllare la discesa.

Formula dentaria
Arcata superiore
2 3 1 3 3 1 3 2
2 4 1 3 3 1 4 2
Arcata inferiore
Totale: 38
1.Incisivi; 2.Canini; 3.Premolari; 4.Molari;

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il panda rosso vive esclusivamente nelle foreste temperate dell'Himalaya e nell'area compresa tra le colline del Nepal occidentale e la catena montuosa di Qinling nello Shaanxi in Cina. Il suo habitat include Tibet meridionale, Sikkim e Assam in India, Bhutan, le montagne settentrionali della Birmania, le montagne Hengduan del Sichuan e le montagne Gongshan dello Yunnan nella Cina sudoccidentale. Può vivere anche nel Tibet sudoccidentale e nel nord dell'Arunachal Pradesh, ma non è stato documentato. Il luogo con la più alta densità di panda rossi include un'area nell'Himalaya che si pensa sia stata un rifugio per una varietà di specie endemiche nel Pleistocene. L'area di distribuzione del panda rosso può essere considerata discontinua. Un gruppo isolato vive nell'altopiano di Meghalaya nell'India nordorientale.

Negli anni '70 vennero trovate tracce di panda rosso nella Riserva di Caccia di Dhorpatan in Nepal. La loro presenza fu confermata nella primavera del 2007 quando 4 esemplari di panda rosso vennero avvistati ad altezze tra i 3220 e i 3610 m. Nel 2008 è stata confermata la loro presenza anche nel Rara National Park, a ovest della Riserva di Caccia di Dhorpatan.

Il panda rosso vive tra i 2200 e i 4800 metri di altezza, in aree con temperature moderate tra i 10 e i 35 °C con poche variazioni annuali. Predilige le aree montuose con foreste sia conifere sia caducifoglie e sottoboschi ricchi di bamboo.

Nelle province cinesi Guizhou, Gansu, Shaanxi e Qinghai il panda rosso è ormai estinto.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre prevalentemente di bambù, ma anche di frutta, foglie, radici ed occasionalmente insetti e piccoli vertebrati.

La gestazione ha una durata di circa 130 giorni e le cucciolate sono composte da 1 a 4 cuccioli.

Si nutre di notte mentre di giorno dorme. Quando dorme si allunga su un ramo e lascia a penzoloni le zampe, mentre arrotola la coda attorno al corpo e anche sul capo (non cade e non vede la luce del giorno). Le zampe anteriori hanno un sesto dito: un cuscinetto carnoso che serve per agguantare i bambù. A volte per bere utilizza un sistema curioso: mette la zampa nell'acqua e poi la lecca.

Cranio e ricostruzione dell'ailuride estinto Simocyon

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La Zoological Society of London, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera Ailurus fulgens una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.

Storia evolutiva[modifica | modifica wikitesto]

Il panda minore è imparentato solo alla lontana con il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca); l'antenato comune a queste due specie può essere fatto risalire al Terziario inferiore (Oligocene), probabilmente in Eurasia; il genere Amphictis è comunque già un ailuride; successivamente, con Alopecocyon, la famiglia si diffuse in tutti i continenti settentrionali. Fossili di forme simili al panda minore (sottofamiglia Ailurinae) sono stati ritrovati in Europa, Asia e Nordamerica, e sono stati ascritti al genere Parailurus. Più recentemente alcuni fossili ritrovati in Nordamerica sono stati attribuiti a un'altra specie estinta di panda minore (Pristinailurus bristoli). Un altro possibile parente fossile del panda minore è Simocyon, un grosso carnivoro dalle insolite specializzazioni, vissuto nel Miocene in Europa, Asia e Nordamerica.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • L'animale domestico di Bolin, Pabu del cartoon La leggenda di Korra è un panda rosso.
  • Il panda rosso fa parte del logo del famoso browser internet Mozilla Firefox (Fire Fox è infatti uno dei nomi inglesi con cui è noto).
  • Il personaggio Kiki nella serie animata Il libro della giungla è un panda rosso.[18]
  • Il personaggio Shifu di Kung Fu Panda è un panda minore.
  • Il personaggio Retsuko di Aggretsuko è un panda minore.
  • La protagonista Meilin "Mei" Lee del film Pixar Red se sottoposta a forte stress si trasforma in un panda minore di grandi dimensioni.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Glatston, A., Ailurus fulgens, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ Thomas, O., On the Panda of Sze-chuen, in Annals and Magazine of Natural History, 7, X, n. 57, 1902, pp. 251–252, DOI:10.1080/00222930208678667.
  3. ^ Garrity, S., Markham, G., Goodger, B., Decrem, B. et al. 1998–2011 What's a Firefox? — A "Firefox" is another name for the red panda. (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2012). Mozilla.org
  4. ^ Red Panda Network: Fun facts, su redpandanetwork.org, Red Panda Network, 2008. URL consultato il 18 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2008).
  5. ^ Red Pandas, su wellingtonzoo.com, Wellington Zoo, 2008. URL consultato il 18 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2009).
  6. ^ Animals & Exhibits: Red Panda, su lincolnzoo.vipasuite.com, Lincoln Children's Zoo. URL consultato il 5 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2011).
  7. ^ Species Survival Commission, Racoons and their Relatives, IUCN - The World Conservation Union, 1995, p. 4, ISBN 2-8317-0051-5.
  8. ^ 火狐, su mdbg.net, MDBG Chinese-English Dictionary, 2011.
  9. ^ Chinese-English Talking Dictionary, su yellowbridge.com, YellowBridge. URL consultato il 5 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2013).
  10. ^ English / Chinese / English Online Dictionary, su asinah.net, CIN, 2008. URL consultato il 5 dicembre 2009.
  11. ^ 小熊貓, su mdbg.net, MDBG Chinese-English Dictionary, 2011.
  12. ^ 紅熊貓, su mdbg.net, MDBG Chinese-English Dictionary, 2011.
  13. ^ Etienne Geoffroy Saint-Hilaire e Frédéric Cuvier, Histoire naturelle des mammifères : avec des figures originales, coloriées, dessinées d'aprèsdes animaux vivans /, Chez A. Belin ... ,, 1824. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  14. ^ Georges Cuvier, AVERTISSEMENT, Cambridge University Press, pp. v–xii. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  15. ^ (EN) Yibo Hu, Arjun Thapa e Huizhong Fan, Genomic evidence for two phylogenetic species and long-term population bottlenecks in red pandas, in Science Advances, 2020-02, DOI:10.1126/sciadv.aax5751. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  16. ^ a b Viverrid & Procyonid Specialist Group IUCN/SSC Mustelid, The red panda, olingos, coatis, raccoons, and their relatives : status survey and conservation action plan for procyonids and ailurids, IUCN, 1994, ISBN 2-8317-0046-9, OCLC 30853726. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  17. ^ Wilfred H. Osgood e Glover M. Allen, The Mammals of China and Mongolia, Part 1, in Journal of Mammalogy, vol. 20, n. 1, 1939-02, pp. 113, DOI:10.2307/1374504. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  18. ^ Copia archiviata, su media.animevice.com. URL consultato il 12 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2014).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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