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Ahmad al-Tayyib

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Ahmad al-Tayyib
Ahmed el-Tayeb May 2015 (17963337671).jpg

Grande Imam di al-Azhar
In carica
Inizio mandato 10 marzo 2010
Presidente Hosni Mubarak
Mohamed Morsi
ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī
Predecessore Muhammad Sayyid Tantawi

Gran Mufti d'Egitto
Durata mandato 10 marzo 2002 –
27 settembre 2003
Presidente Hosni Mubarak
Predecessore Nasr Farid Wasil
Successore Ali Gomaa

Dati generali
Prefisso onorifico Muftī
Partito politico PND (1978–2010)
Università Università di Parigi (IV)
Professione Chierico

Aḥmad Muḥammad Aḥmad al-Ṭayyib (in arabo: أحمد محمد أحمد الطيب‎; Luxor, 6 gennaio 1946) è un imam, filosofo e teologo egiziano, 44° Grande Imam di al-Azhar dal 2010.

Formazione intellettuale e contributi teologici[modifica | modifica wikitesto]

Al-Tayyib ha studiato "Pensiero islamico" nell'Università di Paris IV: Paris-Sorbonne, conseguendovi un dottorato di ricerca e poi insegnandovi come professeur invité. Ha svolto nel 1989 opera di docenza anche nell'Università di Friburgo (Svizzera). Ha tradotto diverse opere di teologia dal francese in arabo, tra cui Le Sceau des Saints dans la doctrine d'Ibn Arabi di Michel Chodkiewicz nel 1998 e l'Histoire et classification de l'œuvre d'Ibn Arabi di Osman Yahia (1992)

Ha pubblicato diverse opere di pensiero ed esegesi ica, specialmente sul pensatore musulmano del XIV secolo al-Taftazani (1997).

Nelle università islamiche[modifica | modifica wikitesto]

Professore di filosofia e teologia nell'Università-moschea di al-Azhar dal 6 gennaio 1988, ricopre diverse funzioni in altre università teologiche: preside nella Facoltà di Studi Islamici di Qena (Egitto) nel 1990-1991, preside della Facoltà di Studi islamici di Aswan (Egitto) dal 1995 al 1999, preside della Facoltà di Teologia dell'Università islamica internazionale d'Islamabad (Pakistan) dal 1999 al 2000.

Al-Tayyib diventa dal marzo al settembre del 2003 Gran Mufti d'Egitto,[1] poi dal 2003 al 2010 diventa Shaykh di al-Azhar.

È membro di numerosi osservatòri sull'Islam, particolarmente è presidente del Comitato religioso della radio e della televisione egiziana.

Imam della Moschea-Università di al-Azhar[modifica | modifica wikitesto]

Succede a Muḥammad Sayyid Ṭanṭāwī nel 2010 nell'incarico altamente onorifico e prestigioso di Imam della moschea-università di al-Azhar (Il Cairo). Nominato dal Presidente Hosni Mubarak, applicando un regolamento avviato da Gamal Abd al-Nasser, la decisione desta più di una critica per via dell'affiliazione di Al-Tayyib al partito di Mubarak, il Partito Nazionale Democratico (PND).[2] Alla vigilia della sua nomina nel marzo 2010, ha rifiutato inizialmente di dimettersi dalla sua posizione nel partito, sostenendo che ciò non fosse in conflitto con il suo ruolo religioso,[3] rinunciandovi però nell'aprile 2010.[4] Sin dall'inizio del suo mandato, ha avviato diverse riforme nell'Università, con uno spazio maggiore lasciato alle differenti tradizioni teologiche islamiche. Si fa anche un aperto critico ed oppositore dei Fratelli Musulmani, un'organizzazione transnazionale islamista con sede in Egitto,[5] asserendo che l'Università al-Azhar non sarebbe diventato «un campo aperto per i Fratelli (Musulmani)».[2] Nonostante questa dichiarazione, il leader del Fratelli Musulmani Mohammed Badi' espresse le sue congratulazioni a al-Tayyib per la nomina.

Durante l'insurrezione egiziana del 2011, al-Tayyib ha dovuto fronteggiare le accuse riguardanti la legittimità del suo mandato, giudicato troppo prono al regime dittatoriale egiziano,[6] specialmente da parte dei Fratelli Musulmani che erano stati scartati dall'accesso alla sua carica e che rappresentavano tuttavia la principale forza politica nel Paese. Nel gennaio dello stesso anno aveva rotto i rapporti con la Santa Sede, a causa della condanna di papa Benedetto XVI verso la persecuzione dei copti egiziani, a cui al-Tayyib aveva risposto chiedendo di non interferire negli affari interni egiziani.[7]

Durante questo periodo turbolento, al-Tayyb ha preso una linea decisa per restituire l'indipendenza di cui fruiva l'Università fino al 1961 più che a contrastare il potere politico futuro, indubbiamente dominato dai Fratelli Musulmani. Una delle prime misure fu quella di abolire la nomina dell'Imam di al-Azhar da parte del Presidente della Repubblica, sostituita dal potere militare del Consiglio Supremo delle forze armate qualche giorno prima dell'entrata in funzione della nuova Assemblea del Popolo costituente. Nel 2012, l'Università emise sotto la sua personale responsabilità due dichiarazioni durante tale periodo di transizione: la prima prometteva uno Stato-nazione "moderno" e "democratico", sottolineando la necessità di una Costituzione (basata comunque sulla Shari'a), di una separazione dei poteri e dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Nel gennaio del 2011, una seconda dichiarazione insisteva sulla libertà d'espressione, di fede religiosa e della libertà della ricerca scientifica. Tali dichiarazioni miravano a costituire un contrappeso alle dichiarazioni di carattere teocratico che venivano diffuse in quei tempi, dopo decenni di proibizione di costituzione dei partiti politici religiosi.[8]

Nel giugno 2013, al-Tayyib ha criticato duramente salafiti per il loro settarismo ed il loro anti-Sciismo,[9] e nel luglio dello stesso anno divenne un critico del golpe militare che ha portato alla caduta del Presidente Mohamed Morsi, un leader dei Fratelli Musulmani,[10] minacciando di abbandonare la carica qualora le gravi violenze tra egiziani non fossero cessate.[11]

Nell'aprile 2017, ha accolto papa Francesco durante la sua visita in Egitto, abbracciandolo e riprendendo il dialogo tra Santa Sede e Islam Sunnita.[12][13] Nel dicembre dello stesso anno sospende, assieme al Presidente palestinese Mahmūd Abbās ed il leader copto Teodoro II,[14] un incontro con l Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence, a causa del riconoscimento americano a Gerusalemme come capitale d'Israele, invitando i palestinesi alla resistenza.[15]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, ad una conferenza della Comunità di Sant'Egidio, al-Tayyip espresse supporto alla seconda intifada palestinese, approvando anche gli atti terroristici compiuti contro i cittadini israeliani.[16]

Nel novembre 2011 indisse una manifestazione, appoggiata dai Fratelli Musulmani, nella Moschea di al-Azhar, il cui scopo era protestare contro la "giudaizzazione" di Al-Quds (il nome arabo di Gerusalemme) ed il sionismo. Durante la manifestazione venne detto che la moschea di al-Azhar era sotto attacco dagli ebrei, che stavano complottando per impedire l'unità islamica ed egiziana, e che pertanto andavano sterminati.[17][18] La manifestazione è stata ritenuta profondamente antisemitica, ottenendo risonanza anche all'estero.[19] Il ruolo di al-Tayyip nella manifestazione ha destato critiche, in virtù della sua fama di musulmano "liberale".[20]

Nell'ottobre 2013, durante un'intervista al Canale 1 egiziano, al-Tayyip ha dichiarato che «dagli albori dell'Islam 1400 anni fa, abbiamo sofferto di interferenze ebraiche e sionistiche negli affari musulmani. Ciò è la causa di una grande sofferenza tra i musulmani».[21] Durante questa intervista ha anche accusato gli ebrei di arroganza nel ritenersi il popolo eletto, di praticare l'usura e di permettere l'uccisione e la schiavitù, asserendone la presunta legittimità secondo Torah.[22][23]

Nel 2015 ha ribadito il suo supporto agli attentati suicidi contro i «nemici di Allah», esprimendo anche che le "coltellate" inferte agli ebrei israeliani non sono una forma di terrorismo, ma di resistenza.[24][25]

Fondamentalismo islamico[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 2014, al-Tayyib ha fortemente criticato lo Stato Islamico di Siria e Iraq (ISIS), affermando che il fine dell'ISIS era esportare un falso Islam.[26] Ciononostante, il suo rifiuto di dichiarare l'ISIS come eretico è stato oggetto di critiche, a cui al-Tayyib ha risposto dichiarando che la scuola teologica Asharita, di cui fa parte, vieta di dichiarare apostata una persona che segue la Shahādah. Proprio questa sua visione teologica è il motivo di critica principale all'ISIS, che accusa di takfirismo, ovvero l'accusa di miscredenza verso altri musulmani e non.

Nel febbraio del 2015 ha dichiarato che i terroristi dell'ISIS andavano «uccisi, crocifissi ed amputati delle mani de dei piedi».[16][27]

Nell'aprile 2017, dopo la visita di papa Francesco, il Gran Imam negò ogni legame tra ISIS, terrorismo islamico e Islam, asserendo che le guerre religiose nella regione erano causate dal traffico d'armi, ed invocando una comune unione tra cattolici e musulmani contro l'ateismo, il machiavellismo e la modernità irreligiosa.[28] Nello stesso mese ha invocato un ritorno ai volori del primo Stato Islamico, ovvero il Califfato dei Rashidun.[29]

Violenza sulle donne[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 2015 ha suscitato più di una critica la decisione della Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini di ospitare al-Tayyib per una lectio magistralis ad un convegno a Palazzo Montecitorio chiamato "Islam, religione di pace". Al-Tayyib infatti, oltre alle succitate dichiarazioni antisemitiche, aveva fatto dichiarazioni maschiliste e misogine, dicendo che «Secondo il Corano, prima si ammonisce, poi si dorme il letti separati, infine si colpisce»,[30][31][32] invitando a dare percosse leggere o spintoni.[33] Nonostante le critiche di una parte della stampa e della politica, nonché la perplessità della comunità ebraica, la Presidente della Camera si è limitata a fissare una nuova data per il convegno, in vista delle elezioni egiziane dello stesso anno.[34]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Traduzione in arabo di Le Sceau des Saints dans La Doctrine d'Ibn Arabi di Michel Chodkiewicz sotto il titolo al-wilāya wa al-nubuwwa ʿind al-Shaykh Muḥyi al-Dīn ibn ʿArabī, Dār al-Qubba al-Zarkāʾ, Marrakesh, Marocco, 1998.
  • Traduzione in arabo della Histoire et classification de l'œuvre d'Ibn Arabi d'Osman Yahia sotto il titolo Muʾallafāt Ibn ʿArabī: taʾrīkhuhā wa taṣnīfuhā, 1992, Il Cairo, ed. della Hayʾat al-miṣriyya al-ʿāmma li-l-kitāb, 2001.
  • Introduction à la traduction de Concordance et indices de la tradition musulmane di Arent Jan Wensinck sotto il titolo al-Muʿjam al-mufahras li-alfāẓ al-ḥadīth al-nabawī, Università del Qatar, Doha, 1998.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Incarico inferiore al solo Shaykh (o Grande Imam) di al-Azhar.
  2. ^ a b (EN) Nadia Abou el Magd, Mubarak appoints a new chief of Al Azhar, in The National, 21 marzo 2010.
  3. ^ (EN) Ahmed El-Beheri, New sheikh of Al-Azhar: ‘I won’t resign from NDP’, in Egypt Independent, 21 marzo 2010.
  4. ^ (EN) Diana Maher Ghali Katharina Natter, Mubarak accepts Azhar Sheikh's resignation from NDP, su Masress, 12 aprile 2010.
  5. ^ (EN) What is the Muslim Brotherhood?, in Al Jazeera, 18 giugno 2017.
  6. ^ (EN) Gamal Essam El-Din, Constituent Assembly okays draft Egypt charter in night-time session, in Ahram Online, 30 novembre 2012.
  7. ^ Matteo Matzuzzi, Terrore contro gli infedeli: la ricetta del “moderato” imam di al Azhar, in Il Foglio, 7 febbraio 2015.
  8. ^ (EN) Noha El-Hennawy, Al-Azhar battles on several fronts, in Egypt Independent, 30 gennaio 2012.
  9. ^ (EN) Sunnis v Shias, here and there, in The Economist, 29 giugno 2013.
  10. ^ (AR) Marwa al-Bashir, الأزهر‏:‏ فتوي القرضاوي حول ثورة‏30‏ يونيو متعسفة وتعكس رأي من يؤيد القتل باسم الدين, in Ahram Online, 2013.
  11. ^ (EN) Q&A: Egypt in turmoil, in BBC, 21 agosto 2013.
  12. ^ Papa Francesco in Egitto, abbraccio con il Grande Imam Al-Azhar: "Leader islamici smascherino i violenti", in Huffington Post, 28 aprile 2017.
  13. ^ Paolo Rodari, Papa in Egitto, Francesco dal Grande Imam di Al-Azhar: "Siamo fratelli e sorelle sotto il sole di un unico Dio", in la Repubblica, 28 aprile 2017.
  14. ^ Marco Orioles, Perché Mike Pence non è andato in Medio Oriente, su Formiche.net, 20 dicembre 2017.
  15. ^ (EN) Ben Wedeman, Top Sunni Islam cleric says meeting Pence would 'tear up my identity', 18 gennaio 2018.
  16. ^ a b Sandro Magister, Critiche islamiche contro Al-Azhar. L'altra faccia del viaggio di Francesco in Egitto, in l'Espresso, 8 maggio 2017.
  17. ^ (EN) Eldad Beck, Cairo rally: One day we'll kill all Jews, in Ynet News, 25 novembre 2011.
  18. ^ (EN) Oren Kessler, Muslim Brotherhood rally vows to 'kill al Jews', in Jerusalem Post, 27 novembre 2011.
  19. ^ (EN) Amanda Mikelberg, Egypt’s Muslim Brotherhood holds anti-Semetic rally, draws thousands at Cairo’s top mosque vowing to ‘one day kill all the Jews’, in New York Daily News, 26 novembre 2011.
  20. ^ (EN) William A. Jacobson, Egyptian Imam The NY Times called “moderate” holds “kill all the Jews” mass rally, in Legal Insurrection, 26 novembre 2011.
  21. ^ (EN) Sheikh of al-Azhar on Jewish-Muslim animosity: the Jews started it, 26 novembre 2013. URL consultato il 4 maggio 2017.
  22. ^ (EN) Ahmad Al-Tayeb, Sheikh Of Al-Azhar In Egypt – The Leading Religious Institution In Sunni Islam - Justifies Antisemitism On The Basis Of The Koran, 26 novembre 2013.
  23. ^ (EN) Ariel Ben Solomon, Leading center of Sunni learning criticizes but does not accuse Islamic State of apostasy, in Jerusalem Post, 14 dicembre 2014.
  24. ^ Giulio Meotti, Boldrini porta a Montecitorio l’imam che vuole distruggere Israele, in Il Foglio, 14 ottobre 2015.
  25. ^ (EN) Robert Spencer, Pope to welcome Muslim leader who has justified anti-Semitism and crucifixion of “enemies of Allah” to Vatican, 20 maggio 2016.
  26. ^ (EN) Al Arabiya: "Head of Egypt’s al-Azhar condemns ISIS ‘barbarity’", Wayback Machine, 3 dicembre 2014. (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2015).
  27. ^ Grande imam di Al Azhar attacca l'Isis "I terroristi andrebbero crocifissi", 4 febrraio 2015.
  28. ^ (EN) Sandro Magister, Speech of the Grand Imam Ahmad Al-Tayyib, in l'Espresso, 28 aprile 2017.
  29. ^ Maria Antonietta Calabrò, Al Azhar alla prova della laicità: contro l'Isis ritorna al primo Stato islamico, quello di Medina, in Huffington Post, 28 aprile 2017.
  30. ^ Sergio Rame, Boldrini consegna la Camera all'imam antisemita del Cairo, in il Giornale, 15 ottobre 2015.
  31. ^ Magdi Cristiano Allam, Gli islamici sono violenti con le mogli perché lo ordina Allah e l'ha fatto Maometto, su magdicristianoallam.it, 27 maggio 2015.
  32. ^ Silvano Moffa, Ecco chi è l’Imam che secondo Laura Boldrini deve “darci una lezione”, in Secolo d'Italia, 16 ottobre 2015.
  33. ^ Sergio Rame, L'imam antisemita del Cairo invitato dal Papa in Vaticano, in il Giornale, 21 maggio 2016.
  34. ^ “Imam anti Israele”, polemiche su visita di Al Tayyeb alla Camera. Rinviata, ma Boldrini: “Fisseremo nuova data”, in il Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2015.

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