Agostino Mascardi

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Grechetto: Agostino Mascardi

Agostino Mascardi (Sarzana, 2 settembre 1590Sarzana, 1640) è stato un letterato e storico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Faustina de' Nobili e del giurista Alderano Mascardi (1557-1608), come già avevano fatto il padre e gli zii Niccolò e Giuseppe (1540-1585) studiò al Collegio Romano e nel 1606 entrò nella Compagnia di Gesù, mantenendo un forte interesse per gli studi e le composizioni letterarie, per le quali si affidava spesso al giudizio e ai consigli dell'abate benedettino Angelo Grillo (1557-1629).

Intorno al 1612 era insegnante di retorica nel collegio dei Nobili di Parma. Fu assiduo della corte degli Este a Modena, dove pubblicò nel 1615 un'orazione funebre per la duchessa Virginia de' Medici d'Este,[1] nel 1616 quella per la principessa Bibiana Pernstein e nel 1617 quella per il principe Francesco Gonzaga. Proprio i suoi tentativi di entrare al servizio degli Este lo misero in contrasto con i suoi superiori della Compagnia di Gesù, così da dover deporre nel 1617 «quell'abito che per undici anni ho portato con tanto mio gusto [...] la più principale cagione di tanta calamità è stata la servitù con la Serenissima Casa d'Este».[2]

Andò a Roma per laurearsi in legge e, grazie alle raccomandazioni del conte Camillo Molza, che Mascardi ringraziò dedicandogli il Discorso sopra un componimento poetico intorno alla cometa,[3] nel 1618 fu assunto in qualità di segretario dal cardinale Alessandro d'Este (1568-1624). A Roma cominciò a comporre un poemetto fantastico, il Tiburno, per celebrare la fondazione della città di Tivoli, la casata e la sfarzosa villa che gli Este possedevano nella cittadina laziale. Il lavoro venne interrotto per la morte di papa Paolo V, nel 1621.[4] Per celebrare l'apertura del conclave, il Mascardi compose l'Oratio habita ad illustrissimos ac reverendissimos S. R. E. cardinales de subrogando pontifice.[5]

Ad esso seguì, dopo l'elezione del cardinale Alessandro Ludovisi - papa con il nome di Gregorio XV - l'anonima Scrittura intorno alla elezione a sommo pontefice del cardinal Ludovisio,[6] forse scritta da Alessandro d'Este o composta dal Mascardi su sua diretta commissione e ispirazione,[7] nella quale erano esposte critiche nei confronti di diversi cardinali, suscitando così la reazione della famiglia Ludovisi, in particolare del cardinale Ludovico, contro il cardinale d'Este.

A fare le spese del conflitto tra le due potenti famiglie fu così il Mascardi, che nel giugno del 1621 si ritrovò licenziato e allontanato da Roma. Si rifugiò allora a Genova dove fu favorito dalla conoscenza di personaggi importanti delle famiglie gentilizie quali Marcantonio Doria e Giacomo Lomellini, e da poeti di successo come Ansaldo Cebà e Gabriello Chiabrera. Poté così recitare pubblicamente, il 26 settembre 1621, l'orazione Per la coronazione del serenissimo Giorgio Centurione,[8] e in dicembre divenne membro dell'«Accademia degli Addormentati». Qui pronunciò altri discorsi, tra i quali uno per la monacazione di Margherita Doria, figlia di Marcantonio e di Isabella della Tolfa, e l'orazione Intorno al furor poetico, dedicata al patrizio Tommaso Grimani, tutti raccolti nelle Orazioni, pubblicate nel 1622 dall'editore genovese Giuseppe Pavoni. Una sua commedia, Le metamorfosi d'amore, composta per il carnevale del 1623, è invece rimasta manoscritta.[9]

Frontespizio dei Silvarium libri IV di Agostino Mascardi, Anversa, ex officina Plantiniana, 1622

Nella speranza di poter rientrare a Roma e di essere ripreso al servizio degli Este, il Mascardi aveva dedicato al cardinale Alessandro i Silvarum libri IV, pubblicati nel 1622 ad Anversa da Balthasar Moretus, ma senza ottenere risposta. Tuttavia, la morte di papa Ludovisi, avvenuta l'8 luglio 1623, favorì la possibilità di una sua sistemazione, così che il Mascardi, imbarcatosi per Roma, vi giunse in agosto in tempo per vedere elevare al soglio il cardinale Maffeo Barberini, con il quale egli aveva già avuto una cordiale corrispondenza e il cui maestro di camera era l'amico poeta Virginio Cesarini. La morte prematura del suo amico, avvenuta l'11 aprile del 1624, fu onorata dal Mascardi con l'orazione Per le esequie del signor D. Virginio Cesarini,[10] tenuta il 5 maggio all'«Accademia degli Umoristi».

Utile alla nuova carriera che gli si apriva fu la composizione de Le pompe del Campidoglio,[11] dedicate a Carlo Emanuele I di Savoia, padre del cardinale Maurizio di Savoia al cui servizio il Mascardi si preparava a entrare, un panegirico di Urbano VIII quale intellettuale aperto alle novità del mondo - al Barberini era stato appena dedicato Il Saggiatore di Galileo Galilei - e un'esortazione, nel nome di Seneca e di Plutarco, all'uso illuminato del potere.

Urbano VIII lo fece suo cameriere d'onore e il cardinale Maurizio gli affidò la direzione della neonata «Accademia dei Desiosi», inaugurata nel 1624 dal Mascardi con il discorso Che gli esercizi di lettere sono in corte non pur dicevoli, ma necessari,[12], e dei cui lavori il Mascardi diede testimonianza curando una raccolta di interventi pubblicati nel 1630.[13]

Nel 1627 pubblicò, dedicandoli al suo protettore Maurizio di Savoia, i Discorsi morali su la Tavola di Cebete tebano. Si tratta di un commento, diviso in quattro parti e articolato in 35 discorsi, alla Tavola di Cebete, un dialogo filosofico di un anonimo greco del I secolo nel quale si illustra il faticoso cammino che è necessario percorrere per raggiungere la sapienza. I Discorsi morali di Mascardi, con citazioni degli antichi - Omero, Platone, Aristotele, Virgilio, Seneca, Plutarco, Plotino, Apuleio, Giamblico - e dei moderni Dante, Petrarca, Ficino, Ariosto, Tasso, conducono un'ampia riflessione morale e filosofica sull'esistenza umana, esaltando le lettere, le arti, le scienze, le religione quali valori fondamentali nel percorso di elevamento dell'uomo alla virtù e alla sapienza.

Quell'anno, la fuga da Roma del cardinale Maurizio, oberato dai debiti, lo lasciò senza mezzi di sussistenza. Il cardinale Francesco Barberini gli procurò nel 1628 la cattedra di eloquenza allo Studio della Sapienza di Roma, che egli mantenne fino al 1638. Nel 1629 pubblicò ad Anversa[14] La congiura del conte Gio. Luigi de' Fieschi,[15] ricostruzione della congiura ordita nel 1547 dal Fieschi contro Andrea e Giannettino Doria. Le polemiche suscitate dal ruolo di ispiratore della congiura assegnato al cardinale Agostino Trivulzio lo costrinsero a difendersi con lo scritto Opposizioni e difesa alla Congiura del conte Gio. Luigi de' Fieschi, del 1630, e con una Lettera privata, pubblicata solo nel 1879.

Eletto principe dell'Accademia degli Umoristi nel 1629, nel 1631 furono pubblicate le Due lettere, l'una del Mascardi all'Achillini, l'altra dell'Achillini al Mascardi sopra le presenti calamità, uno scambio epistolare con il poeta Claudio Achillini sull'epidemia di peste che l'anno prima era imperversata in tutta l'Europa. In esse si rileva come il Mascardi credesse alla possibilità di diffondere la peste con l'«unzione» e come l'Achillini pensasse ad influssi astrali quale causa dell'epidemia, opinioni riprese dal Manzoni nella Colonna infame e ne I promessi sposi.[16]

Dopo aver rinunciato al progetto di dare un seguito alla Storia d'Italia del Guicciardini a causa della mancata collaborazione delle corti italiane, che rifiutarono di mettergli a disposizione i propri materiali d'archivio, nel 1636 Mascardi diede alle stampe il Dell'arte historica.[17] Fra i contemporanei il trattato Dell'arte istorica ebbe un notevole successo; fu molto conosciuto anche in Francia.[18][19] Il Naudé, in una lettera a Jacques Dupuy, lodò il metodo storico di Mascardi «tant à cause de l'élégance nonpareille de la langue que pour la matière qu'il traite avec beaucoup de jugement».[20] Edito più volte nel corso del Seicento, fu infine ristampato nel 1859 da Le Monnier, con una breve introduzione dell'editore.

Le Romanae dissertationes de affectibus sive perturbationibus animi, earumque characteribus e le Ethicae prolusiones, edite a Parigi nel 1639 «Apud Sebastianum Cramoisy» con frontespizi incisi da Jean Picart, sono considerate da Marc Fumaroli (L'âge de l'éloquence, p. 226) «sans doute le chef-d'oeuvre de la littérature 'barberinienne'». Le due opere furono ristampate in un unico volume a Milano nel 1667 e nel 1709, «Ex typographia Francisci Vigoni».[21]

Esiste un suo ritratto, opera di Gian Lorenzo Bernini, conservato a Parigi, alla École des Beaux-Arts.[22]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio delle Orationi di Agostino Mascardi nell'edizione di Genova, Giuseppe Pavoni, 1622. Incisione di Luciano Borzone

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orazione funerale fatta nell'esequie della Signora D. Virginia Medici d'Este duchessa di Modona, Modena, Giuliano Cassani 1615, stampata poi nelle Orazioni, 1622, pp. 1-35.
  2. ^ Lettera di Agostino Mascardi a Camillo Molza, 2 novembre 1617, in F. L. Mannucci, La vita e le opere di Agostino Mascardi, 1908, pp. 425-427.
  3. ^ Scritto nel 1618 e pubblicato in Orazioni, 1622, pp. 317-337.
  4. ^ I brani del poemetto, Zenobia reina de' Palmireni e Le figliuole di Zenobia reina de' Palmireni alla madre furono pubblicati nelle Orazioni del 1622, pp. 276-291.
  5. ^ Pubblicato nel 1621 in Roma da Alessandro Zannetti e poi in Orazioni, 1622, pp. 266-273.
  6. ^ Pubblicata da F. L. Mannucci, op. cit., 1908, pp. 523-542.
  7. ^ Mascardi negò sempre di esserne l'autore: cfr. I. Della Giovanna, Agostino Mascardi e il cardinal Maurizio di Savoia, 1901, p. 123.
  8. ^ Pubblicata in Orazioni, 1622, pp. 139-161
  9. ^ È conservata nella Harvard University di Cambridge, Stati Uniti.
  10. ^ In Prose vulgari, 1625, pp. 72-87.
  11. ^ Le pompe del Campidoglio per la Santità di N. S. Urbano VIII quando pigliò possesso, Roma, Erede di Bartolomeo Zannetti 1624.
  12. ^ Pubblicato nelle Prose vulgari, 1625, pp. 1-16.
  13. ^ Saggi accademici dati in Roma nell'Accademia del serenissimo principe cardinal di Savoia da diversi nobilissimi ingegni, Venezia, Bartolomeo Fontana, 1630. La raccolta non comprende lavori del Mascardi.
  14. ^ Ma dovrebbe trattarsi di una falsa indicazione, né viene attestato il nome dell'editore.
  15. ^ Che ispirò La congiura del conte Gian Luigi Fieschi del cardinale de Retz e la tragedia La congiura di Fiesco a Genova di Friedrich Schiller.
  16. ^ E. Bellini, Agostino Mascardi tra 'ars poetica' e 'ars historica', 2002, pp. 31-32.
  17. ^ Sandro Piantanida, Lamberto Diotallevi, Giancarlo Livraghi, Autori italiani del '600: Costumi e storia del secolo, Libreria Vinciana, 1948, p. 100.
    «Opera importantissima per i buoni consigli e per le avvedute considerazioni di critica storica. Molte sono le eruditissime citazioni greche e latine, tanto che ai contemporanei parve « troppo denso » il numero degli autori citati.».
  18. ^ Sull'accoglienza riservata al trattato dagli studiosi francesi e in particolare da Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, si veda Cecilia Rizza, Peiresc e l'Italia, Torino 1965.
  19. ^ DBI.
    «Ampiamente ripresa da François La Mothe Le Vayer e lodata da Gabriel Naudé (Bellini, 2002, pp. 200, 205), l’Arte istorica suscitò reazioni anche tra i letterati italiani, come attestano le osservazioni inserite da Paganino Gaudenzio in Della disunita accademia accrescimento... nella quale l’autore insieme difende alcuni istorici contra l’accuse d’Agostino Mascardi (Pisa 1644) e i Dodici capi pertinenti all’«Arte istorica» del Mascardi editi da Paolo Pirani nel 1646 a Venezia.»
    .
  20. ^ G. Naudé, Lettres de Gabriel Naudé à Jacques Dupuy (1632-1652), a c. di P. Wolfe, Edmonton, Lealta/Alta press, 1982, pp. 32-34.
  21. ^ Eraldo Bellini, Agostino Mascardi tra 'ars poetica' e 'ars historica', Milano, Vita e Pensiero, 2002, p. 100.
  22. ^ Eraldo Bellini, Agostino Mascardi tra 'ars poetica' e 'ars historica', Milano, Vita e Pensiero, 2002, 2ª di copertina.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Luigi Mannucci, La vita e le opere di Agostino Mascardi con appendici di lettere e altri scritti inediti e un saggio bibliografico, in Atti della Soc. ligure di storia patria, XLII (1908), n. monografico (per la fortuna editoriale delle opere, pp. 563-619);
  • Carmine Jannaco, Martino Capucci, Il Seicento, Padova-Milano 1986, pp. 828-830;
  • Barbara Zandrino, Agostino Mascardi, in La letteratura ligure. La Repubblica aristocratica (1528-1797), Genova 1992, I, pp. 333-350; II, pp. 387 s.;
  • Giorgio Spini, I trattatisti dell'arte storica nella Controriforma italiana, in Contributi alla storia del concilio di Trento e della Controriforma, in Quaderni di Belfagor, I, Firenze 1948, pp. 134 s.;
  • Francesco Luigi Mannucci, Cristoforo Colombo nell'intermezzo di una commedia inedita di Agostino Mascardi, in Studi colombiani, III, Genova 1952, pp. 143-146;
  • Masca Bettarini, Agostino Mascardi scrittore e teorico della storiografia nel Seicento, Verona 1953;
  • Ezio Raimondi, Polemica intorno alla prosa barocca, in Id., Letteratura barocca, Firenze 1961, pp. 185-196;
  • Ezio Raimondi, Alla ricerca del classicismo, in Id., Anatomie secentesche, Pisa 1966, pp. 29-37;
  • Ettore Bonora, Su una fonte dell’Introduzione dei «Promessi sposi», in Giornale storico della letteratura italiana, LXXXIV (1967), pp. 55-70;
  • Aldo D. Scaglione, The classical theory of composition from its origins to the present, Chapel Hill, NC, 1972, pp. 284-287;
  • Sergio Bertelli, Ribelli libertini e ortodossi nella storiografia barocca, Firenze 1973, pp. 173-178;
  • Ezio Raimondi, Il romanzo senza idillio, Torino 1974, pp. 147-157;
  • Hélène Lotthé, Éloquence et peinture dans la Rome pontificale: Agostino Mascardi, réformateur chrétien de la physiognomonie, in XVIIe siècle, XL (1988), pp. 141-147;
  • Andrea Battistini, Ezio Raimondi, Le figure della retorica. Una storia letteraria italiana, Torino 1990, pp. 172-185;
  • Lucia Rodler, Agostino Mascardi e la congettura fisiognomica, in Mappe e letture. Studi in onore di Ezio Raimondi, a cura di Andrea Battistini, Bologna 1994, pp. 133-152;
  • Marc Fumaroli, La scuola del silenzio, Milano 1995, ad ind.;
  • Eraldo Bellini, Umanisti e Lincei. Letteratura e scienza a Roma nell'età di Galileo, Padova 1997, pp. 85-243;
  • Linda Bisello, Medicina della memoria. Aforistica ed esemplarità nella scrittura barocca, Firenze 1998, pp. 33-45, 84-101;
  • Clizia Carminati, Una lettera di Matteo Peregrini a Virgilio Malvezzi, in Studi secenteschi, XLI (2000), pp. 457-461;
  • Carlo Ginzburg, Le voci dell’altro. Una rivolta indigena nelle isole Marianne, in Id., Rapporti di forza. Storia, retorica, prova, Milano 2000, pp. 92-95;
  • Quinto Marini, Anton Giulio Brignole Sale gesuita e l'oratoria sacra, in Id., Frati barocchi. Studi su A.G. Brignole Sale, G.A. De Marini, A. Aprosio, F.F. Frugoni, P. Segneri, Modena 2000, pp. 96-106;
  • Andrea Battistini, Il barocco. Cultura, miti, immagini, Roma, Salerno Editrice, 2000, ad ind., ISBN 9788884023162.
  • Stefano Benedetti, Varietas e «cangiamento». Appunti sui «Discorsi morali» di Agostino Mascardi, in I luoghi dell'immaginario barocco. Atti del Convegno, Siena... 1999, a cura di Lucia Strappini, Napoli 2001, pp. 429-447;
  • Stefano Benedetti, Itinerari di Cebete. Tradizione e ricezione della «Tabula» in Italia dal XV al XVIII sec., Roma 2001, pp. 323-384;
  • Marc Fumaroli, L'età dell'eloquenza, Milano 2002, pp. 247-252;
  • Manuela Doni Garfagnini, «Dell'arte istorica» di Agostino Mascardi. Saggio teorico di storiografia del primo Seicento, in Id., Il teatro della storia fra rappresentazione e realtà. Storiografia e trattatistica fra Quattrocento e Seicento, Roma 2002, pp. 325-370;
  • Clizia Carminati, Alcune considerazioni sulla scrittura laconica nel Seicento, in Aprosiana, X (2002), pp. 96-109;
  • Eraldo Bellini, Le biografie di Bernini e la cultura romana del Seicento, in Intersezioni, XXIII (2003), pp. 404-415;
  • Eraldo Bellini, Petrarca e i letterati barberiniani, in Petrarca in barocco. Cantieri petrarchistici, Due seminari romani, a cura di Amedeo Quondam, Roma 2004, pp. 167-197;
  • Clizia Carminati, Ancora sulla «polemica intorno alla prosa barocca», in Studi secenteschi, XLV (2004), pp. 436-446;
  • Carlo Ginzburg, Descrizione e citazione, in Id., Il filo e le tracce. Vero falso finto, Milano 2006, pp. 36-38;
  • Elisabetta Graziosi, Lancio ed eclissi di una capitale barocca. Genova 1630-1660, Modena 2006, ad ind.;
  • Denise Aricò, «Vestire la persona de gl'altri». Le orazioni immaginarie di Virgilio Malvezzi, fra Tito Livio, Guicciardini e Mascardi, in Studi secenteschi, XLVIII (2007), pp. 4-9;
  • Eraldo Bellini, Le conquiste di Clio. Mascardi, Muratori, Manzoni, in La letteratura e la storia. Atti del IX Congresso nazionale, Bologna-Rimini... 2005, a cura di Elisabetta Menetti, Carlo Varotti, Bologna 2007, pp. 80-87;
  • Eraldo Bellini, Agostino Mascardi: teoria e prassi della scrittura storica (note sulla «Congiura del conte Gio. Luigi de’ Fieschi»), in Narrazione e storia tra Italia e Spagna nel Seicento, a cura di Clizia Carminati, Valentina Nider, Trento 2007, pp. 109-140;
  • Clizia Carminati, Narrazione e storia nella riflessione dei romanzieri secenteschi, ibid., pp. 37-108 passim.
  • Ildebrando Della Giovanna, Agostino Mascardi e il cardinal Maurizio di Savoia, in «Raccolta di studi critici dedicata ad Alessandro D'Ancona», Firenze, Barbèra 1901;
  • Francesco Luigi Mannucci, La vita e le opere di Agostino Mascardi con appendici di lettere e altri scritti inediti e un saggio bibliografico, in «Atti della Società ligure di storia patria», XLII, 1908;
  • Maria Luisa Doglio, Mascardi, Agostino, in Vittore Branca (a cura di), Dizionario critico della letteratura italiana, Torino, UTET, 1973, vol. II, 547-549.
  • Amedeo Benedetti, Lunigianesi illustri: Agostino Mascardi, in Il Corriere Apuano, Pontremoli, 5 febbraio 2005
  • Eraldo Bellini, Agostino Mascardi tra "ars poetica" e "ars historica", Venezia, Vita e Pensiero, 2002. URL consultato il 7 marzo 2019.
  • Agostino Mascardi, La congiura del conte Gio. Luigi de' Fieschi, a cura di Cesare De Marchi, Venezia, Gammarò Edizioni, 2007, ISBN 978-8895010267.
  • Eraldo Bellini, Due lettere sulla peste del 1630 Mascardi Achillini Manzoni, in Aevum, Anno 87, Fasc. 3, 2013, pp. 875-917, JSTOR 43824619.
  • Federico Chabod, Lezioni di metodo storico, a cura di Luigi Firpo, Laterza Editore, 2018, pp. 18, 22n, 24n, 38 e n, 41, 42n, ISBN 9788842000310.

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