Agostino Codazzi

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Giovanni Battista Agostino Codazzi Bartolotti

Giovanni Battista Agostino Codazzi Bartolotti, conosciuto anche come Juan Bautista Agustín Codazzi Bertoloti (Lugo, 12 luglio 1793Espíritu Santo, 7 febbraio 1859), è stato un geografo, cartografo e generale italiano naturalizzato venezuelano nonché eroe nazionale in Venezuela, dove è celebrato come el hombre de las tres patrias[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Frequentò la Scuola di Artiglieria di Modena, uscendo con il grado di sottotenente nel 1813[2]. Successivamente si arruolò nelle armate napoleoniche e combatté nelle ultime battaglie del generale corso. Rimasto inattivo, decise di investire nella propria formazione: entrò nella prestigiosa Scuola Teorico Pratica di Artiglieria di Pavia, emanazione dell'École nationale des ponts et chaussées, dove studiò per circa tre anni (1823-26).

Certo che la sua competenza militare sarebbe stata apprezzata, s'imbarcò per il Sud America dove le colonie spagnole combattevano per l'indipendenza. Si arruolò nell'esercito di Simon Bolivar[1]. Assieme a Costante Ferrari, romagnolo come lui, partecipò alla nascita della Grande Colombia. Dopo la fine della guerra (1819) Codazzi decise di ritornare in Italia. Per sette anni fece la vita del proprietario terriero, gestendo una tenuta agricola che aveva acquistato[2].

Nel 1826 partì da Lugo per tornare in Colombia. Simón Bolívar, che conobbe personalmente, governava da anni un Paese finalmente pacificato. Codazzi decise allora di dedicarsi a una passione che coltivava da tempo: lo studio della geografia di quei luoghi, all'epoca ancora semisconosciuti. Oltre alla geografia, si interessò anche alla geologia di quelle aree. Ottenne l'incarico di procedere alle misure topografiche della zona di Maracaibo. Nel 1830 la Grande Colombia si divise in più stati. Il territorio dove viveva Codazzi entrò a far parte del Venezuela. Un giorno le sue mappe furono presentate al presidente della Repubblica venezuelana José Antonio Páez. Il suo lavoro venne talmente apprezzato che il presidente lo incaricò di redigere l'intera cartografia dello Stato[2], compreso il delicatissimo compito di tracciare le linee di confine tra Venezuela (del quale aveva da poco preso la nazionalità), Colombia ed Ecuador.

Nel 1834 Codazzi si sposò con Araceli Fernandez de la Hoz, che gli diede ben otto figli. Nello stesso anno compì l'esplorazione del fiume Orinoco, che attraversa da ovest a est tutto il Venezuela e poi si sfocia nell'Oceano Atlantico attraverso il delta dell'Amacuro[1]. Nominato colonnello dell'esercito, Codazzi concluse l'imponente lavoro affidatogli nel 1838 consegnando al governo due opere fondamentali: Resumen de la Geografia de Venezuela e Mapa fisico y politico de la Republica de Venezuela. Per i meriti acquisiti fu poi nominato capo di Stato Maggiore e gli venne dato l'incarico di redigere un atlante delle undici province del giovane stato venezuelano. L'opera, denominata Atlas Físico y Político de Venezuela, fu completati nonostante il fatto che Codazzi dovette più volte sospendere la compilazione dell'opera per imbracciare le armi contro le numerose rivolte dei caudillos. Recatosi in Europa per la stampa dei volumi, le sue opere furono esaminate da una commissione di esperti che le giudicò eccellenti. Codazzi fu così insignito di una medaglia d'onore della Società geografica francese e della Legion d'Onore. Inoltre, le sue opere furono inserite tra le «Memorie dei sapienti stranieri»[2].

Tornato in Sudamerica, ricevette altri incarichi dal governo venezuelano: fu governatore dello stato di Barinas, carica che dovette abbandonare per uno dei tanti colpi di stato. Grazie alla sua profondissima conoscenza del territorio, il governo affidò a Codazzi il compito di scegliere luoghi disabitati adatti ad ospitare colonie europee. Come funzionario per l'immigrazione del governo venezuelano, nel 1843 fondò la colonia Tovar con coloni tedeschi provenienti dal Land Baden-Württemberg.

Dopo altri impegni militari, nel 1852 ricevette una richiesta da Londra di ispezione geografica per la realizzazione di un canale transoceanico. Nel 1854, nonostante nessuna menzione ufficiale, il tracciato del Canale di Panama seguì tutte le indicazioni prospettate dal romagnolo. A seguito di ulteriori disordini, dalla cartografia civile ritornò in ambito militare, con il grado di generale, salvo tornare alla sua attività di geografo appena i disordini ebbero termine. Dal 1857 in poi si occupò solo di geografia, in particolare della continua esplorazione dei territori amazzonici e andini della Colombia e dell'Ecuador, su cui pubblicò un'opera di 600 pagine.

Nelle insalubri foreste della cordigliera andina, Codazzi contrasse la malaria e morì a Espíritu Santo nelle montagne della Colombia il 7 febbraio 1859. Oggi questo luogo si chiama Agustín Codazzi. La sua salma fu successivamente traslata nel Pantheon Nazionale di Caracas.

Nel 2001 la città di Colonia Tovar (Stato di Aragua, in Venezuela) ha eretto un monumento a "El Hombre de las Tres Patrias".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Francesi

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Di Agostino Codazzi rimangono nella natia Lugo:

  • la casa natale, riconoscibile per alcune lapidi sulla facciata di corso Mazzini 107,
  • una via che collega le centralissime via Baracca e corso Garibaldi,
  • una scuola elementare a lui intitolata nel settembre 1961.

Inoltre è tutt'oggi visibile l'originale complesso architettonico di Villa Serraglio, frazione di Massa Lombarda vicino al torrente Sillaro, da lui progettato all'inizio degli anni venti dell'Ottocento.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giovanni Baldini, Il 150º anniversario della morte di Agostino Codazzi, in «La Voce di Romagna», 24 febbraio 2009.
  2. ^ a b c d Ettore Contarini, I grandi naturalisti di Romagna, Carta bianca, Faenza 2017, pp. 47-49.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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