Agostino Barbarigo (doge)

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Agostino Barbarigo
Basaiti Portrait of Doge Agostino Barbarigo.jpg
Marco Basaiti, Ritratto del doge Agostino Barbarigo.
Doge di Venezia
Doge Agostino Barbarigo.png
In carica 30 agosto 1486 –
20 settembre 1501
Predecessore Marco Barbarigo
Successore Leonardo Loredan
Nome completo Agostino Barbarigo
Nascita Venezia, 3 giugno 1419
Morte Venezia, 20 settembre 1501
Sepoltura Chiesa di Santa Maria della Carità, Venezia
Dinastia Barbarigo
Padre Francesco Barbarigo
Madre Cassandra Morosini
Religione Cattolico

Agostino Barbarigo (Venezia, 3 giugno 1419Venezia, 20 settembre 1501) è stato un politico italiano al servizio della Repubblica di Venezia come il 74º doge.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Francesco Barbarigo e Cassandra Morosini, ebbe cinque figli dal matrimonio con Isabella Soranzo. Venne nominato podestà di Verona nel 1478 e nel 1482 di Padova, e durante questo periodo gli morì l'unico figlio maschio. Venne nominato provveditore delle terre del Polesine acquistando una notevole esperienza sia militare che politica che gli consentirono di gestire gli anni difficili che lo videro doge di Venezia.

Fu portato al potere dalla nuova nobiltà nel 1486, eletto doge il 30 agosto, dopo la morte del fratello Marco, dopo una difficile elezione che lo contrappose a Bernardo Giustinian in seguito ai risultati ottenuti nella guerra contro Ferrara. Nel 1495 organizzò una coalizione anti-francese per scacciare Carlo VIII dall'Italia, obiettivo centrato grazie alla battaglia di Fornovo. Durante il suo dogato Venezia mirò all'acquisto di capisaldi in Romagna ed in Puglia e venne annessa definitivamente l'isola di Cipro (1489).

Guerra contro i Turchi (1499-1503)[modifica | modifica wikitesto]

Doge Agostino Barbarigo.png

Con il sultano ottomano Bayezid II, successore di Maometto II, all'inizio i rapporti erano stati cordiali. Ma dal 1492 iniziarono le difficoltà. Il sultano si offese per i dispacci cifrati che il bailo veneziano di Costantinopoli inviava al suo governo e gli intimò di lasciare il paese in tre giorni. Ben presto la rottura delle relazioni diplomatiche sfociò in guerra aperta. I mercanti veneziani presenti a Costantinopoli furono arrestati (1499); i bosniaci entrarono in Dalmazia ed arrivarono fino alle porte di Zara.

Le due flotte si scontrarono nelle acque di Navarino e, nonostante l'esito della battaglia risultasse incerto, Lepanto cadde nelle mani ottomane. Nel giugno 1499 Modone venne attaccata dal sultano in persona: dapprima oppose una buona resistenza, ma si arrese dopo poche settimane. Appena entrati gli ottomani massacrarono la popolazione senza pietà. Poco dopo anche Corone soccombeva a sua volta. Per la Repubblica di Venezia fu un colpo gravissimo, perché le due cittadine erano una base ed un rifugio per tutte le navi veneziane che vi facevano vela verso il Levante.

La guerra si protrasse ancora per quattro anni; la pace del 1503 sancì per la Serenissima la perdita delle due fortezze e dell'isola di Santa Maura: a quel punto, Venezia in Morea non manteneva altro che Nauplia, Patrasso e Monemvasia.

Dopo la sua morte venne costituita l'istituzione degli Inquisitori sopra il Doge defunto, che volle mettere un freno ai suoi successori perché non avessero il potere del Barbarigo, che aveva lasciato cattiva fama sul suo operato; questo portò gli eredi a dover pagare una forte penale [1].

Aspetti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo dogato, iniziarono lavori che dettero a Piazza San Marco alcuni dei principali monumenti che ancora oggi la caratterizzano: nel 1494 si gettavano le fondamenta per la torre dell'Orologio e nel 1495 per le Procuratie Vecchie.

Il 1º febbraio 1499 il doge inaugurò l'Orologio sulla torre. La statua del doge fu posta a fianco del leone di San Marco, simbolo della città stessa, sulla parte superiore della facciata della torre. La statua fu, però, distrutta dai francesi nel 1797, per rappresentare anche visivamente la fine della Repubblica. Per sua iniziativa fece costruire anche la Scala dei Giganti di Palazzo Ducale, dei fratelli Marco e Pietro Lombardo.

Fu committente di Giovanni Bellini per il ritratto del fratello Marco destinato alla Sala del Consiglio Maggiore (1486-1487) e per la Pala Barbarigo (1488).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Agostino Barbarigo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 12 gennaio 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Marco Barbarigo 30 agosto 1486 - 20 settembre 1501 Leonardo Loredan
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