Agnese Pasta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Agnese Pasta (Melzo, XV secolo – ...) secondo la tradizione storica, fu una giovane popolana che, nel 1448, avrebbe guidato la rivolta cittadina contro le truppe veneziane che avevano occupato la cittadina[1].

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Aurea Repubblica Ambrosiana

La morte nell'agosto 1447 del duca Filippo Maria Visconti aveva lasciato il ducato di Milano in una situazione precaria: il duca non aveva eredi e nessuno era stato da lui indicato come suo successore durante la malattia che precedette la sua morte. Per rimediare al vuoto di potere creatosi, un gruppo di nobili, con l'appoggio di giuristi dell'università di Pavia, proclamò l' Aurea Repubblica Ambrosiana, che si trovò subito in stato di guerra con i vicini.

Nel maggio del 1448, Milano era in stato di guerra con la vicina repubblica di Venezia che ambiva ad annetterla nel suoi territori. La repubblica ambrosiana, che aveva tendenze ghibelline, non ricevette aiuti dalle altre città che erano parte del preesistente ducato e anzi si trovò circondata da alleanze ostili: Pavia e Parma rivendicarono la loro indipendenza, mentre Lodi e Piacenza si unirono a Venezia.

Le truppe veneziane avevano varcato il confine storico del fiume Adda avanzando verso Milano e la repubblica Ambrosiana aveva proposto il comando delle sue forze al condottiero Francesco Sforza. Sforza tuttavia pretendeva il titolo di duca di Milano per accettare il comando, richiesta ritenuta inaccettabile dalle autorità della repubblica ambrosiana.

Le truppe veneziane, dopo esser state bloccate da quelle milanesi, ma non respinte, si erano accampate nella Martesana ad Albignano, in attesa di sferrare un nuovo attacco diretto alla città. Nel frattempo avevano saccheggiato la campagna milanese, mentre l'esercito milanese si era ritirato entro le mure cittadine.

Agnese Pasta e la rivolta di Melzo[modifica | modifica wikitesto]

Stendardo della Repubblica Ambrosiana

Tra gli eventi legati alle scorrerie dell'esercito veneziano nella campagna lombarda vi fu la conquista di Melzo da parte di Carlo Gonzaga, dopo un bombardamento a cui era seguita un'epidemia e un tentativo di rivolta anti-veneziano, conclusosi con un bagno di sangue. A questa conquista seguì un periodo di violenze nella cittadina da parte dei soldati veneti contro la popolazione locale, in gran parte formata da donne rimaste nel paese: gli uomini erano morti o arruolati.

Queste violenze provocarono lo scoppio di una nuova rivolta, che secondo una tradizione storica sarebbe stata innescata da Agnese Pasta, una popolana che salita sulle mura cittadine sventolando lo stendardo della repubblica Ambrosiana incitò le donne a ribellarsi e a scacciare gli occupanti lanciando sassi e impugnando i forconi.

Alla notizia di questa rivolta e a quella che lo Sforza aveva infine preso il comando delle truppe milanesi, riconquistando Cassano e si muoveva verso Melzo, i veneziani abbandonarono il terreno ritirandosi.

Verosimiglianza storica e ricordo[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Agnese Pasta è scarsamente citata nei testi storici, per quanto i cronisti dell'epoca concordino nello scrivere che la liberazione di Melzo avvenne per merito delle donne della città.

Il cronista Donato Bossi, nella sua "Chronica bossiana" (1492) conferma l'avvenuta rivolta delle donne di Melzo, senza citare Agnese Pasta:

(LA)

««nihil profecerunt: verumetiam multos ex suis cum magna ignominia amiserunt. (Melzium recuperatum) Hac ignominiam alia maior est subsecuta: nam mulieres Melcii cum viri eorum ablegati essent sumptis armis pr<a>esidiu<m> Venetorum exegerunt: sic oppidum satis pro rebus munitum virtute feminarum receptum est.»

(IT)

««Quell'ignominia fu superata da un'altra ancora maggiore: infatti le donne di Melzo, poiché i loro uomini erano stati dislocati altrove, prese le armi, espulsero la guarnigione dei Veneti. Così la città, che era per la circostanza adeguatamente difesa, venne riconquistata grazie alla virtù delle donne.»»

(Donato Bossi, Chronica bossiana (1492))
Il paragrafo della rivolta di Melzo a pagina 261 della "Chronica bossiana"

mentre il suo contemporaneo Giovanni Simonetta si limita ad annotare la ritirata veneta.

La persona di Agnese Pasta e le sue gesta vennero principalmente riprese in epoca risorgimentale.

Così è descritta da Damiano Muoni:

«Grande, straordinario fu il coraggio che tutti animava, e perfino il sesso gentile volle ed ebbe il suo giorno di gloria militare. Furono le donne di Melzo, le quali, guidate dall'ardente giovane Agnese Pasta, assalirono, col vessillo di Milano, le schiere venete trincerate in quella forte posizione, e ciò con tale impeto da costringerle a sgombrare ed a ritirarsi a Lodi. – Lo sappiano gli stranieri, che per difendere la libertà anche le donne italiane si sentiranno l'animo d'imbrandire le armi.»

(Damiano Muoni (1866)[2])

L'episodio venne ricordato anche da Cesare Cantù:

«Quando nel 1447 Francesco Sforza s’impossessò di Cassano, che stava pei Veneti, le Melzesi, fatte ardite di tale vittoria, e intanto che i loro mariti combattevano sotto lo Sforza, diedero in un subito all’ armi, investirono il presidio veneto, il quale a gran pena poté ritirarsi a Lodi, mentre Agnese Pasta, preso il vessillo di Milano, lo inalberò sulle mura, cantando di gioja colle compagne. Ma quale non fu lo sconforto di quelle eroine, quando seppero la violata fede delle Sforzesco ! Lo perché i Melzesi tennero per la repubblica Ambrosiana fino agli ultimi momenti.»

(p 490 in Cesare Cantù (1857).)

A ricordo di Agnese Pasta è intitolata una delle principali vie del centro storico di Melzo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Agnese Pasta: la popolana che si ribellò ai veneti
  2. ^ p. 239 in Damiano Muoni, (1866)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Cantù, L. Gualtieri di Brenna, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto: Storia di Milano del Cesare Cantu, A. Tranquillo Ronchi, 1857
  • Damiano Muoni, Melzo e Gorgonzola e loro dintorni: studi storici con documenti e note,Tipografia di F. Garessi, 1866
  • Donato Bossi, "Chronica bossiana" (1492)