Adolfo Alessandrini

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Adolfo Alessandrini

Adolfo Alessandrini (Suzzara, 30 maggio 1902Roma, 22 settembre 1987) è stato un diplomatico e giornalista italiano, Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri nel 1958.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi e prime destinazioni[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1924, Alessandrini entra nella carriera diplomatica l'anno successivo ed è inviato al Cairo come prima destinazione. Nel 1926 è segretario della conferenza italo-egiziana per la delimitazione del confine libico. Successivamente è console a Klagenfurt (1931) e segretario di legazione a Belgrado (1933)[1].

Allo scoppio della Guerra d'Etiopia (1935), Alessandrini è a Roma, presso il gabinetto del ministro. Si arruola come ufficiale di cavalleria nel corpo d'armata eritreo e guadagna due medaglie di bronzo al valor militare, di cui una sul campo[2].

In Oriente e negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1937, Alessandrini è consigliere d'ambasciata a Pechino, presso il governo nazionalista di Chiang Kai-shek. Resta in Cina due anni, in piena guerra sino-giapponese svolgendo anche il ruolo di incaricato d'affari in missione a Shanghai, Nanchino, Wuhan e a Hong Kong; segue il governo nazionalista nella capitale provvisoria a Chongqing e allestisce la sede della nuova ambasciata italiana[2].

Allo scoppio della guerra in Europa, Alessandrini chiede e ottiene di rientrare a Roma, ma vi resta per poco. Ai primi del 1940 è inviato a Washington (1940) a capo di una missione economica, con il compito di negoziare con gli inglesi un permesso speciale di attraversamento dell'Atlantico per le navi italiane, essendo l'Italia, tecnicamente, ancora un paese neutrale. La missione si conclude con l'entrata in guerra anche dell'Italia (10 giugno 1940). Alessandrini rientra in patria via San Francisco, Tokyo e Mosca[3].

Nuove destinazioni[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato nuovamente al ministero, Alessandrini è nominato vice-direttore degli Affari Transoceanici (1940-1942). Nel gennaio del 1942 è a Berna, a capo della delegazione per la protezione dei prigionieri e internati italiani[3]. Dopo l'8 settembre, si schiera con il Governo Badoglio; per tale motivo, il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri Renato Prunas lo richiama quale collaboratore nella capitale provvisoria di Brindisi e poi ancora a Roma[4].

Dal 1946 al 1950 Alessandrini è ministro plenipotenziario a Beirut; conclude con il Libano un trattato di amicizia, commercio e navigazione[4]. Nel 1949 è incaricato di una missione esplorativa in Libia per verificare la volontà degli italiani ivi residenti circa l'eventuale prosieguo della colonizzazione italiana. Comunica che la maggioranza dei connazionali è favorevole all'indipendenza della Libia[4].

Promosso ambasciatore è destinato ad Atene (1950-54). Favorisce l'adesione di Grecia e Turchia alla NATO. Forse per tale azione, è successivamente nominato rappresentante permanente per l'Italia nel Consiglio Atlantico (1954-58), con destinazione Parigi. Nella capitale francese, purtroppo, è costretto a subire l'amputazione della gamba[5].

Ultimi incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Dal febbraio al novembre del 1958 Alessandrini ricopre l'incarico di Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri, la più alta carica della diplomazia. È per un breve periodo Ambasciatore in Canada e termina la sua carriera nuovamente come rappresentante permanente al Consiglio Atlantico per altri otto anni (1959-1967)[5].

Una volta collocato a riposo, oltre a redigere le sue memorie, collabora con il quotidiano Il Tempo (1967-1979), con la Nuova Antologia ed altre riviste. È membro dell'Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova[6].

Adolfo Alessandrini è sepolto nella cappella di famiglia, nel cimitero di Quistello (Mantova)[6].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1958[7]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Ufficiale di collegamento fra una divisione CC.NN. ed una colonna di battaglioni eritrei operante in zona difficile, si offriva spontaneamente, durante quattro combattimenti, per assicurare il contatto fra i vari reparti del gruppo. Rimasto isolato, durante un attacco nemico, rispondeva coraggiosamente al fuoco dell'avversario, riuscendo, con sprezzo del pericolo, a portare ugualmente ai reparti gli ordini del proprio comandante, fino al pieno conseguimento del successo.»
— Amba Tzelà-Amba Latà, 21-22 gennaio 1936
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Destinato, per la seconda volta, in seguito a sua richiesta, quale ufficiale di collegamento di un gruppo battaglioni eritrei, svolgeva calmo, incurante del pericolo, la propria opera sotto il fuoco avversario, in zona vasta e scoperta ed assicurava continuamente, con intelligenza e con rischio personale, l'esecuzione del movimento e del collegamento disposti dal comando. Avvertito, durante l'azione, un improvviso, nutrito fuoco di fucileria sulla destra, si slanciava di propria iniziativa dove maggiore era il pericolo dando esempio di decisione e di coraggio.»
— Torrente Bararus, 29 febbraio 1936

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enrico Serra, Professione: Ambasciatore d'Italia (volume secondo), Franco Angeli, Milano, 2001, pag. 20
  2. ^ a b Enrico Serra, cit., pag. 21
  3. ^ a b Enrico Serra, cit., pag. 22
  4. ^ a b c Enrico Serra, cit., pag. 23
  5. ^ a b Enrico Serra, cit., pag. 24
  6. ^ a b La penna del diplomatico
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adolfo Alessandrini, Valigia diplomatica, Edizioni Bottazzi, Suzzara, 1984.
  • Enrico Serra, Adolfo Alessandrini, in: Professione: Ambasciatore d'Italia (volume secondo), Franco Angeli, Milano, 2001.
  • Paolo Vita Finzi, Adolfo Alessandrini, in: Nuova Antologia, ottobre 1984, pag. 486 e succ.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ambasciatore italiano in Canada Canadian Red Ensign (1921-1957).svg Successore Emblem of Italy.svg
Sergio Fenoaltea 1959 Carlo De Ferrariis Salzano
Predecessore Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri Successore Emblem of Italy.svg
Alberto Rossi Longhi 17 febbraio 1958 - 8 novembre 1958 Carlo De Ferrariis Salzano
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