Adela reaumurella

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Adelide di Réaumur
Adela reaumurella-08 (xndr).jpg
Adela reaumurella
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Incurvariina
Superfamiglia Adeloidea
Famiglia Adelidae
Sottofamiglia Adelinae
Genere Adela
Specie A. reaumurella
Nomenclatura binomiale
Adela reaumurella
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi

Phalaena reaumurella
Linnaeus, 1758
Phalaena viridella
Scopoli, 1763

L'adelide di Réaumur (Adela reaumurella (Linnaeus, 1758))[2] è un lepidottero appartenente alla famiglia Adelidae, diffuso in Europa e Asia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un piccolo lepidottero alquanto primitivo, dotato di una nervatura alare eteroneura, ma anche di un apparato riproduttore femminile provvisto di un'unica apertura, destinata sia all'accoppiamento, sia all'ovodeposizione.[3][4][5][6]
Le ali, che rivelano anche la presenza di aculei, hanno forma ovoidale-allungata con apice arrotondato; i microtrichi sono presenti ed uniformemente distribuiti.[3]
L'ala anteriore si mostra dorsalmente di un verde metallico, con riflessi dorati, ma la costa rivela un color porpora abbastanza intenso. La pagina inferiore appare invece color bronzo.[7]
La pagina superiore dell'ala posteriore presenta un colore verdastro metallico, con iridescenze violacee, mentre la pagina inferiore è pure color bronzo, come nell'ala anteriore.[7]
Come nei Ditrysia, si osserva una riduzione del sistema legato al settore radiale (Rs) nell'ala posteriore, con anastomosi di Sc ed R dal quarto basale fino al termen, ed Rs non ramificata; l'accoppiamento alare è di tipo frenato, con frenulum a singola setola composita nel maschio, e diverse setole nella femmina.[3][8]
Le antenne sono biancastre, filiformi e nel maschio raggiungono circa quattro volte la lunghezza del corpo, mentre nella femmina superano comunque la lunghezza della costa; in esse si può osservare la presenza di uno sclerite intercalare, oltre a spinule laterali ricurve (probabilmente derivate dai sensilla[9]) in alcuni segmenti prossimali del flagello dei maschi.[3][10]
Gli ocelli sono assenti, come pure i chaetosemata. Gli occhi del maschio sono molto sviluppati. Il capo ed il torace appaiono rivestiti da una fitta peluria nerastra. La spirotromba è perfettamente funzionante, e risulta ricoperta di scaglie e più lunga della capsula cefalica, estendendosi fin oltre i palpi mascellari. I palpi labiali hanno tre segmenti, corti e con setole laterali sul secondo; l'organo di vom Rath sul segmento apicale del palpo labiale è presente.[3][11][12]
Nelle zampe gli speroni tibiali hanno formula 0-2-4.[3][13]
Nell'apparato genitale maschile, l'uncus è assente, mentre il vinculum presenta un saccus allungato. La juxta è a forma di freccia, l'edeago è assottigliato.[3][12][13][14]
Nel genitale femminile, l'ovopositore è ben sviluppato e perforante, con gli apici appiattiti lateralmente, al fine di permettere l'inserimento delle uova all'interno dei tessuti fogliari della pianta ospite; tale caratteristica viene considerata una specializzazione secondaria delle Adelidae. La cloaca è stretta e tubuliforme. Le apofisi sono fortemente sclerotizzate; il corpus bursae è sviluppato e membranaceo, senza signa.[3][9][12][13][14][15]
L'apertura alare può variare da 14 a 18 mm.[3]

Sciame di maschi in volo ondulato, che mette in risalto le antenne bianche
Il medico e naturalista svedese Carl von Linné (1707-1778) che per primo descrisse la specie nel 1758[2]
Foglia di Betula pendula

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

Le uova sono lievemente punteggiate e vengono inserite singolarmente nei tessuti della pianta ospite, pertanto assumono la forma della "tasca" in cui le immette la femmina. Sono rinvenibili da aprile a giugno.[3][7][12]

Larva[modifica | modifica wikitesto]

Il bruco, quasi cilindrico, possiede un capo arrotondato, non appiattito e prognato, con solco epicraniale marcato e sei stemmata per lato.[3][12][16]
Sono presenti due setae genali, G1 e G2, mentre l'assenza della seta AF2 è considerata un'evoluzione secondaria.[9][12][14]
Sul protorace è visibile uno scudo ben sclerotizzato, e si osservano anche dischi sclerotizzati sul meso- e metatorace.[12]
Le zampe toraciche sono ben sviluppate, mentre le pseudozampe, poste sui segmenti addominali III-VI e X, sono fortemente ridotte; gli uncini pseudopodiali, assenti sul segmento X, sono disposti su file multiple.[3][12][16]
Rinvenibile da giugno a marzo.[7]

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

La pupa è dectica, con cuticola lievemente sclerotizzata e appendici solo debolmente aderenti al corpo. I palpi mascellari appaiono prominenti, mentre quelli labiali risultano esposti come le coxe del primo paio di zampe. Le antenne, particolarmente lunghe nei maschi, sono accomodate all'interno del bozzolo, avvolte attorno all'addome. I segmenti addominali da III a VII sono mobili, e si notano una o due file di spinule sulla superficie della maggior parte dei segmenti.[3][12][16]
Si rinviene sulla lettiera del sottobosco tra marzo e maggio.[7]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

In questa specie il volo può avvenire anche alla luce diretta del sole, e si assiste spesso alla formazione di sciami di maschi, attorno a gruppi di infiorescenze, alberi o cespugli; questo tipo di volo ondulato permette di mettere in risalto le antenne bianche, che riflettono la luce del sole.[7] Gli sciami sono associati a due adattamenti strutturali, riscontrabili esclusivamente nei maschi: spinule laterali sulle antenne e occhi sviluppati dorsalmente.[9] Non è ancora ben chiaro il ruolo delle spinule laterali delle antenne, ma è probabile che, permettendo la formazione di sciami di maschi attorno ad una femmina immobile, siano implicate nelle funzioni di accoppiamento.[3][17]
Subito dopo la schiusa, le larve si allontanano dal luogo dove è avvenuta la deposizione delle uova, per costruirsi un fodero portatile con frammenti di foglie e detriti della lettiera del sottobosco; questa sorta di "casa portatile" viene ingrandita via via che la larva si accresce, ed al suo interno avviene l'impupamento.[3][7][10][16][18]

Periodo di volo[modifica | modifica wikitesto]

L'adulto vola tra aprile e giugno.[7]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Le larve di questo taxon si nutrono di frammenti di foglie morte cadute nella lettiera del sottobosco, soprattutto appartenenti ai generi Betula L. (Betulaceae) e Quercus L. (Fagaceae).[3][7][12][16]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La specie è paleartica, avendo un areale che si estende (in maniera non sempre continua) dalla fascia temperata dell'Europa occidentale fino alle foreste dell'Asia occidentale.[2][7][18][19][20][21]
Più in dettaglio, in Europa A. reaumurella è stata rinvenuta in Spagna (escluse le Isole Canarie), Irlanda, Regno Unito, Isole del Canale, Francia (esclusa la Corsica), Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Svizzera, Austria, Italia, Ungheria, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Albania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Turchia, Moldavia, Oblast' di Kaliningrad, Lituania, Lettonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina e Russia europea.[19]
In Italia si registra la sua presenza in tutta la penisola ed in Sicilia, ma non in Sardegna.[19][20]

L'habitat è rappresentato da boschi radi a latifoglie e prati aperti.[7]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Non sono state individuate sottospecie.[21]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati riportati due sinonimi.[19]

  • Phalaena reaumurella Linnaeus, 1758 - Syst. Nat (X Ed.) 1: 540 - Locus typicus: Europa (sinonimo omotipico, basionimo)[2]
  • Phalaena viridella Scopoli, 1763 - Ent. Carn. 250 - Locus typicus: "in Sylvis Idriensibus" (= nei boschi attorno a Idria) (sinonimo eterotipico)[22]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo stato di conservazione della specie non è stato ancora valutato dalla Lista rossa IUCN.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b The IUCN Red List of Threatened Species, su iucnredlist.org. URL consultato il 29 dicembre 2012.
  2. ^ a b c d (LA) Carl von Linné, Systema Naturae per Regna Tria Naturae, Secundum Clases, Ordines, Genera, Species, cum Characteribus, Differentiis, Symonymis, Locis. Tomis I (PDF), vol. 1, 10ª ed., Stoccolma, 1758, 540. URL consultato il 19 agosto 2012.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p (EN) Scoble, M. J., Early Heteroneura, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 213-219, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  4. ^ (EN) Kristensen, N. P., Morphology and phylogeny of the lowest Lepidoptera-Glossata: Recent progress and unforeseen problems (PDF), in Bulletin of the Sugadaira Montane Research Centre, vol. 11, University of Tsukuba, 1991, pp. 105-106, ISSN 09136800 (WC · ACNP), OCLC 747190906. URL consultato il 1º dicembre 2014.
  5. ^ (EN) Dugdale, J. S., Female Genital Configuration in the Classification of Lepidoptera (PDF), in New Zealand Journal of Zoology, vol. 1, nº 2, Wellington, 1974, pp. 127-146, DOI:10.1080/03014223.1974.9517821, ISSN 1175-8821 (WC · ACNP), OCLC 60524666. URL consultato il 15 dicembre 2014.
  6. ^ (EN) Davis, D. R., The Monotrysian Heteroneura, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 65 - 90, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  7. ^ a b c d e f g h i j k Michael Chinery, Farfalle d'Italia e d'Europa (Butterflies and Day Flying Moths of Britain and Europe), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1990 [1989], p. 323, ISBN 88-402-0802-X.
  8. ^ (EN) Davis, D. R., A New Family of Monotrysian Moths from Austral South America (Lepidoptera: Palaephatidae), with a Phylogenetic Review of the Monotrysia (PDF), in Smithsonian Contributions to Zoology, vol. 434, Washington D.C., Smithsonian Institution Press, 1986, pp. iv, 202, DOI:10.5479/si.00810282.434, ISSN 0081-0282 (WC · ACNP), LCCN 85600307, OCLC 12974725. URL consultato il 2 aprile 2015.
  9. ^ a b c d (EN) Ebbe Schmidt Nielsen, A cladistic analysis of the Holarctic genera of adelid moths (Lepidoptera: Incurvaroidea) (abstract), in Insect Systematics & Evolution, vol. 11, nº 2, Leida, Brill, gennaio 1980, pp. 161-178, DOI:10.1163/187631280X00491, ISSN 1399-560X. URL consultato il 19 agosto 2012.
  10. ^ a b Michael Chinery, Guida degli Insetti d'Europa - Atlante illustrato a colori - 800 illustrazioni a colori - 350 disegni (illustrato, brossura), a cura di Massimo Pandolfi, Claudio Manicastri e Carla Marangoni, 1ª, Padova, Franco Muzzio & c., aprile 1987 [1985], pp. 383 + 64 tav., ISBN 88-7021-378-1.
  11. ^ (EN) Nielsen, E. S. & Common, I. F. B., Lepidoptera (moths and butterflies) Chapter 41, in Naumann, I. D. (Ed.). The Insects of Australia: a textbook for students and research workers, Vol. 2, 2ª edizione, Carlton, Victoria e Londra, Melbourne University Press & University College of London Press, 1991, pp. 817-915, ISBN 9780522844542, LCCN 94143880, OCLC 25292688.
  12. ^ a b c d e f g h i j (EN) Common, I. F. B., Heteroneurous Monotrysian Moths / Incurvarioidea, in Moths of Australia, Slater, E. (fotografie), Carlton, Victoria, Melbourne University Press, 1990, pp. 160-168, ISBN 978-0-522-84326-2, LCCN 89048654, OCLC 220444217.
  13. ^ a b c (EN) Davis, D. R. and Gentili, P., Andesianidae, a new family of monotrysian moths (Lepidoptera:Andesianoidea) from austral South America (PDF), in Invertebrate Systematics, vol. 17, nº 1, Collingwood, Victoria, CSIRO Publishing, 24 marzo 2003, pp. 15-26, DOI:10.1071/IS02006, ISSN 1445-5226 (WC · ACNP), OCLC 441542380. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  14. ^ a b c (ENDE) Ebbe Schmidt Nielsen, A taxonomic review of the adelid genus Nematopogon Zeller (Lepidoptera: Incurvarioidea), in Entomologica Scandinavica (Supplementum), vol. 25, Sandby, Scandanavian Society of Entomology, 1985, pp. 66 pp..
  15. ^ (EN) Nielsen, E. S. & Davis, D. R., The first southern hemisphere prodoxid and the phylogeny of the Incurvarioidea (Lepidoptera) (PDF), in Systematic Entomology, vol. 10, nº 3, Oxford, Blackwell Science, luglio 1985, pp. 307-322, ISSN 0307-6970 (WC · ACNP), OCLC 4646400693. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  16. ^ a b c d e (EN) Davis, R. D. & Frack, D. C., Micropterigidae, Eriocraniidae, Acanthopteroctetidae, Nepticulidae, Opostegidae, Tischeriidae, Heliozelidae, Adelidae, Incurvariidae, Prodoxidae, Tineidae, Psychidae, Ochsenheimeriidae, Lyonetiidae, Gracillariidae, Epipyropidae, in Stehr, F. W. (Ed.). Immature Insects, vol. 1, seconda edizione, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co., 1991 [1987], pp. 341- 378, 456, 459, 460, ISBN 978-0-8403-3702-3, LCCN 85081922, OCLC 13784377.
  17. ^ (DE) W. Oord, Baltsvlucht van Nemophora degeerella (Linnaeus) (Lep., Incurvariidae), in Entomologische Berichten, vol. 41, nº 5, 1981, p. 80.
  18. ^ a b Patrice Leraut, Le farfalle nei loro ambienti (Les papillons dans leur milieu) (Ecoguida), Mojetta, Angelo (traduttore), Prima edizione, A. Vallardi, maggio 1992 [1992], pp. 256 pp, ISBN 88-11-93907-0.
  19. ^ a b c d Fauna Europaea, su faunaeur.org. URL consultato il 19 agosto 2012.
  20. ^ a b Fauna Italia, su faunaitalia.it. URL consultato il 19 agosto 2012.
  21. ^ a b Funet, su nic.funet.fi. URL consultato il 19 agosto 2012.
  22. ^ (LA) Giovanni Antonio Scopoli, Entomologia Carniolica Exhibens Insecta Carnioliae Indigena et Distributa in Ordines, Genera, Species, varietates. Methodo Linnaeana, Vienna (Vindobona), Ioannis Thomae Trattner, 1763, 250. URL consultato il 19 agosto 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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