Acropoli di Alatri

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Acropoli di Alatri
Civita
La Porta Maggiore - panoramio.jpg
Acropoli di Alatri. La Porta Maggiore
Localizzazione
StatoItalia Italia
Altitudine502 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie19 000 
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°43′35.04″N 13°20′31.92″E / 41.7264°N 13.3422°E41.7264; 13.3422

«Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica, conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli ma soltanto anni, provai un'ammirazione per la forza umana assai maggiore di quella che mi aveva ispirata la vista del Colosseo… una razza che poté costruire tali mura, doveva già possedere un'importante cultura e leggi ordinate»

(Ferdinand Gregorovius)

L'Acropoli di Alatri, nota localmente come Civita, è posta nel cuore del centro storico di Alatri, sulla cima del colle su cui sorge la città, a circa 500 m s.l.m. La rocca è cinta da mura in opera poligonale, dette mura ciclopiche; vi si accede da due porte (Porta Maggiore e Porta Minore) e da una rampa alla base della quale si ergeva in antichità un portico di cui rimangono alcune rovine. Su di essa sorgono la concattedrale di San Paolo e il vescovado.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il lato nord delle mura dell'Acropoli

Le mura sono costituite da diversi strati di megaliti polimorfi, provenienti dalla stessa collina e fatti combaciare perfettamente ad incastro senza l'ausilio di calce o cementi (opera poligonale); con il loro perimetro descrivono un'area trapezoidale di 19.000 mq. Raggiungono la massima elevazione nel Pizzale, cioè l'angolo sud-orientale: rastremato verso l'alto, è costituito da quindici grandi blocchi sovrapposti; la pietra angolare di base presenta un bassorilievo raffigurante una figura alata[1][2] che tuttavia è stato anche interpretato come un globo solare, probabile omaggio al Sole che sorge da questo lato[3].

Angolo sud-est dell'acropoli (Pizzale)

La storicizzazione della costruzione delle mura è controversa, l'archeologo francese Louis Charles François Petit-Radel (1756-1836) pose la datazione della fondazione di Alatri prima della Seconda Colonia Pelasgica, risalente al 1539 a.C.,[4] mentre la scienza archeologica ha sostenuto l'origine ernica e la complessiva ristrutturazione in età romana, mentre alcuni studiosi le collocano al VI secolo a.C., altri ben quattro secoli prima; l'archeologo Filippo Coarelli ha proposto una datazione al IV-III secolo a.C.[5].

Per la fortificazione sono state supposte connessioni di tipo archeoastronomico, secondo l'ipotesi che il suo perimetro ripercorrerebbe quello disegnato nel cielo dalla costellazione dei Gemelli al solstizio d'estate[6], ma il particolare perimetro della cinta muraria dell'acropoli è più verosimilmente un adattamento alla naturale conformazione del colle.

La spianata dell'acropoli nel 1900

La portata e l'ottima conservazione del recinto murario suscitarono grande ammirazione nello scrittore tedesco Ferdinand Gregorovius. L'area dell'Acropoli era stata restaurata nel 1843, soltanto pochi anni prima della visita dello scrittore: i cittadini di Alatri, in occasione della visita di papa Gregorio XVI lavorarono per dieci giorni consecutivi per ripulire le mura e costruire un accesso alla parte superiore della città antica, realizzando la strada che ne percorre il perimetro, che in onore del papa fu chiamata via Gregoriana.

L'Acropoli presenta due porte d'ingresso. Le due porte hanno un'importante proprietà matematica: il rapporto altezza/base è coincidente, con buona approssimazione, alla sezione aurea.

Nel medioevo l'Acropoli, perdendo in parte le sue funzioni di area sacra, venne fortificata e divenne parte del centro abitato, sorgendovi numerose abitazioni: al suo interno sono state rinvenute alcune rovine di tale insediamento, distrutto nel 1326 per ordine del rettore di Campagna e Marittima[1] a seguito della cacciata di Francesco de Ceccano, che vi si era insediato occupandola. Su di essa rimasero da allora solo la Cattedrale di San Paolo e il vescovado (riedificato tra il 1337 e il 1342) che nei sotterranei ospitava una prigione mentre nel raccolto giardino adiacente, delimitato da mura, si trovava un cimitero che funzionò fino al 1846[1]. Sull'ampia spianata circostante, nel XX secolo sono stati piantati lunghi filari di alberi che hanno fatto dell'acropoli un parco nel cuore della città. Sempre nel Novecento, a ridosso della cattedrale venne eretto l'edificio in pietra che occulta un serbatoio dell'acqua.

La cattedrale poggia sui resti di un'antica ara della quale resta visibile, sotto il lato nord della basilica, parte del basamento in opera poligonale.

Porta Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Porta Maggiore. Sulla destra è visibile la protezione della cisterna romana

La Porta Maggiore, sita sul lato meridionale delle mura, è alta 4,5 metri e larga 2,68 e presenta un architrave monolitico di sorprendenti dimensioni (4,0x5,13x1,3 m, peso stimato in 27 tonnellate), secondo in Europa soltanto alla Porta dei Leoni di Micene. Fu costruita contestualmente alle mura come accesso alla città. Era chiusa da un cancello o da travi, come testimoniano i fori ancora presenti nell'architrave, e immette in una galleria a dolmen lunga quasi 11 metri. La scalinata che conduce alla porta è parte dei rifacimenti ottocenteschi.

A lato della porta si trova una cisterna, scoperta durante recenti lavori che hanno interessato via Gregoriana, che si ritiene sia il lacus ad portam nominato nell'epigrafe del censore Lucio Betilieno Varo tra le opere da lui fatte realizzare nel II secolo a.C.[7]

Porta Minore[modifica | modifica wikitesto]

La Porta Minore

La Porta Minore o Porta dei Falli o anche Grotta del Seminario[7], collocata sul lato settentrionale è molto più piccola (m 2,12 x 1,16) ed immette in un angusto corridoio ascendente, perfettamente conservato, coperto con monoliti in progressivo aggetto: un sistema di copertura che trova riscontro solo nell'interno della piramide di Menfi.

Il nome di Porta dei Falli è legato alle incisioni che sovrastano la porta stessa: tre falli, ormai deteriorati dal tempo, che stanno a simboleggiare la fertilità. Nell'antichità, infatti, si ritiene che tale passaggio sia servito per i riti pagani, e il simbolo, comune anche ai tempi degli antichi romani, era di buon augurio per chiunque percorresse la scalinata della porta senza mai fermarsi. In alto a sinistra è possibile notare alcune iscrizioni in lingua osca.

Le nicchie[modifica | modifica wikitesto]

Le tre nicchie
Visione complessiva

Nei pressi della Porta Maggiore si aprono nelle mura tre grandi nicchie rettangolari, della profondità di 90 cm circa, dette anche "i Santuari" la cui funzione rimane oscura[7].

Portico di Betilieno[modifica | modifica wikitesto]

Lungo il pendio che si sviluppa al di sotto del lato settentrionale dell'Acropoli si trovano i resti di un portico che venne fatto realizzare dal censore Lucio Betilieno Varo nella seconda metà del II secolo a.C. per collegare l'acropoli al foro cittadino (dove attualmente è Piazza Santa Maria Maggiore).

Dell'opera, originariamente costituita da una lunga struttura colonnata templiforme, restano, limitatamente all'ultimo tratto, che correva addossato al muro settentrionale dell'area sacra, parte dello stilobate con il sistema di canalizzazione delle acque piovane, e le basi di alcune colonne. Il percorso terminava all'inizio della rampa che tuttora costituisce il più agevole accesso all'acropoli: alla sommità di questa fa mostra di sé un leone di pietra calcarea, che fu rinvenuto nel 1816 tra le rovine della scomparsa chiesa di Sant'Angelo in formis[1], ma che in origine doveva provenire da un sepolcro monumentale tardo-repubblicano[7].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Armando Frusone e Giovanni Zomparelli, Alatri, tipografia Strambi, 1986
  2. ^ https://www.prolocoalatri.it/acropoli.html
  3. ^ ALATRI, the Mysteries - YouTube
  4. ^ Recherches sur les Monuments Cyclopéens ou Pelasgiques, 1841.
  5. ^ Filippo Coarelli, Guida archeologica del Lazio, Laterza.
  6. ^ Giuseppe Capone, La progenie hetea. Annotazioni mitico – storiche su Alatri antica, Alatri, 1982; Giuseppe CaponeAlatri. Il nome antico di una città più antica, Alatri 2001; Giulio Magli, I segreti delle antiche città megalitiche, Roma, 2006. L'assetto riscontrabile in molte città dell'antica Grecia e dell'Asia Minore, dimostrerebbe la tesi di un'origine mediorientale della città: a pianta radiale, cioè con il perimetro della cinta esterna poligonale riconducibile a una circonferenza facente capo a un unico centro (per Alatri, il punto denominato "Ierone", indicato, sul lato nord, da un possente tratto di roccia nuda emergente sotto il complesso poligonale alla base della Cattedrale San Paolo)
  7. ^ a b c d Sandra Gatti, Alatri. Guida archeologica. Gangemi editore, 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ornello Tofani, Alatri, l'Acropoli ed i suoi Misteri, Antica Stamperia Tofani, Alatri 2010
  • Ornello Tofani, Papa Wojtyla ad Alatri, Antica Stamperia Tofani, Alatri 2007
  • Gigino Minnucci, Venerdì Santo, il giorno più atteso dell'anno, Antica Stamperia Tofani, Alatri 2010
  • Gianni Boezi, Jus Proprium del Comune di Alatri, Antica Stamperia Tofani, Alatri 2007
  • Mario Ritarossi. Aletrium. Una visita al centro storico di Alatri. Tofani Editore, 1999
  • Mario Ritarossi. Alatri, Città dei Ciclopi. Antica Stamperia Tofani Editore, Alatri 2003
  • Filippo Coarelli. Guida archeologica del Lazio. Laterza
  • Giuseppe Capone, La progenie Hetea. Annotazioni mitico – storiche su Alatri antica', Arti Grafiche Tofani, Alatri, 1982
  • Giuseppe Capone, From Mesopotamia origin of italic City? Possible Astronomical Reference in the Urbanistic Design of Ancient ALATRI, Lazio, Italy - Foreward and Translation by Anthony F. Aveni, Physic & Astronomy – Colgate University, in “Archeoastronomy, the journal of the Center for Archeoastronomy”, Vol. VIII, nº 1-4, gennaio – Dicembre 1985, Washington DC, pp. 12 – 15
  • Giuseppe Capone, Le mura di Alatri sono prima di Roma?, in “Ciociaria”, pp. 55 – 59, Sora, 1987
  • Giuseppe Capone, L'Orientazione dell'Acropoli e delle mura di Alatri, argomento di una civiltà? Relazione al Convegno nazionale di studi di mura poligonali, Alatri, 2 ottobre 1988 – in Atti del convegno, Alatri, pp. 199 – 208
  • Giuseppe Capone, L'Orientazione solstiziale dell'antica città di Alatri. Relazione tenuta al Colloquio internazionale di Archeologia e Astronomia, Venezia, 3 – 6 maggio 1989, a cura del Dipartimento di scienze storico – archeologiche e orientalistiche dell'Università di Venezia. In Atti del Colloquio internazionale, Venezia, 1990
  • Giuseppe Capone, Monumenti megalitici in Terra Ernica, Castelliri, 1993
  • Giuseppe Capone, Hernica Mater. Alatri, la sua storia, i suoi personaggi, per il Circolo filatelico – numismatico di Alatri, Arti Grafiche Tofani, Alatri, 1995
  • Giuseppe Capone, Alatri. Il nome antico di una città più antica. Un'allettante ipotesi cullata dalla storia', Arti Grafiche Tofani, Alatri, 2002
  • Giuseppe Capone, Un antico popolo italico. Gli Ernici, Antica Stamperia Tofani, Alatri 2006
  • Giulio Magli, Misteri e scoperte dell'archeoastronomia. Il potere dalle stelle, dalla preistoria all'isola di Pasqua, Roma, 2005
  • Giulio Magli, I segreti delle antiche città megalitiche, Roma 2007
  • Mario Ritarossi. Aletrium. Una visita al centro storico di Alatri. Tofani Editore, 1999.
  • Armando Frusone. Conoscere Alatri. Alatri, Arti Grafiche Tofani, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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