Accusativo alla greca

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L'accusativo alla greca, detto anche accusativo di relazione, è una costruzione tipica della lingua greca, ma presente anche in altre lingue, come il latino e l'italiano, per esprimere mediante il caso accusativo un complemento di limitazione. È detto anche accusativo di relazione in quanto indica in relazione a che cosa vale l'enunciato. Un classico esempio è la clausola omerica πόδας ὠκὺς Ἀχιλλεύς (pódas ōkýs Akhilleús) "il piè veloce Achille", letteralmente: piediACCUS veloce Achille ossia "Achille, veloce quanto ai piedi".

La struttura tipica del costrutto richiede almeno questi elementi: un primo sostantivo che indica il soggetto o l'elemento di cui si limita qualcosa (Achille), un aggettivo (veloce) che esprime la qualità che viene limitata, e un secondo sostantivo (i piedi) che definisce il limite entro cui vale quella qualità. Si tratta quindi di un costrutto nominale, confrontabile con espressioni italiane del tipo sporco in faccia o povero di spirito, con analogo valore limitativo.

La costruzione è spesso è impiegata con riferimento alle parti del corpo. Per esempio, in latino, Venus nuda pedes "Venere con i piedi nudi", letteralmente "nuda riguardo ai piedi". Si notino le differenze grammaticali: in italiano l'aggettivo nudi è concordato con piedi al plurale maschile, in latino invece nuda concorda con il soggetto Venus al nominativo singolare femminile, mentre pedes, al plurale, è l'accusativo di relazione.

Già in latino l'uso dell'accusativo di relazione è piuttosto raro, per lo più derivato da analoghe formule della lingua greca e circoscritto all'uso poetico, specie dall'età di Augusto in poi: nuda genu (Virgilio), flava comas e cetera laetus (Orazio), canos hirsuta capillos (Ovidio); altri esempi con saucius "ferito" e similis "simile".

Meno comunemente in latino, al posto dell'aggettivo può trovarsi un participio passato che regge l'accusativo (indutus "vestito", ictus "colpito", cinctus "cinto", ecc.): lacrimis oculos suffusa nitentis alloquitur Venus ("Venere parla con gli occhi lucenti bagnati di lacrime", letteralmente "bagnata di lacrime negli occhi lucenti"); Notus evolat terribilem picea tectus caligine vultum ("Noto vola con il terribile volto coperto di caligine nera", letteralmente "coperto quanto al volto...").

In italiano l'esempio più famoso è il manzoniano Sparsa le trecce morbide / sull'affannoso petto, in cui l'aggettivo sparsa è concordato al femminile singolare della persona che viene descritta (la pia, cioè Ermengarda), mentre le trecce morbide in funzione di accusativo (senza preposizioni: l'unico modo per segnalare l'accusativo in una lingua priva di declinazione nel caso, come l'italiano) esprimono il complemento di limitazione. La medesima costruzione è presente, nello stesso coro, nei versi successivi lenta le palme "con le mani rilassate", e rorida di morte il bianco aspetto "col pallido volto rorido di morte"; un esempio anche nel coro dell'Atto III: Ansanti li vede, quai trepide fere, / irsuti per tema le fulve criniere, ossia "con le fulve capigliature irte di terrore".

In italiano l'uso dell'accusativo alla greca è estremamente ridotto e solo letterario, data l'impossibilità di marcare nomi all'accusativo. Ancora nel Novecento ricorrono tuttavia esempi anche nella narrativa, come nel seguente di Riccardo Bacchelli: "un uomo giovane tarchiato [...] giaceva supino nel fondo della stiva, nudo i piedi" (Il mulino del Po, 1938-1940).

Di fatto, molti casi in cui si potrebbe parlare di accusativo alla greca si confondono con costruzioni subordinate implicite (continuazione dell'ablativo assoluto latino), che in italiano sono piuttosto frequenti: ad esempio, per restare al Manzoni, volti i guardi al varcato Ticino potrebbe essere un caso di accusativo alla greca ("rivolti con lo sguardo...") ma potrebbe anche essere inteso come "con gli sguardi rivolti...", con una costruzione quindi analoga a vista la mala parata, se ne sono andati, e simili. Analoghi i seguenti esempi tratti da Umberto Eco, Il nome della rosa (1980): corpi e membra abitati dallo Spirito, illuminati dalla rivelazione, sconvolti i volti dallo stupore, esaltati gli sguardi dall'entusiasmo, [...] eccoli tutti cantare con l'espressione dei visi ("con i volti sconvolti..., con gli sguardi esaltati, ecc.). In tutti questi esempi, peraltro, si osservi che in luogo dell'aggettivo viene sempre utilizzato un participio (vòlti, vista, sconvolti, esaltati), ciò che induce a intenderli piuttosto come costrutti verbali.

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