Accademia degli Incogniti

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Stemma dell'Accademia degli Incogniti (illustrazione del 1647)

L'Accademia degli Incogniti (1630 circa - 1653 circa) fu una delle Accademie più attive e vivaci del Seicento veneziano e una delle più libere e innovative della penisola italiana.

L'Accademia riuniva nel suo circolo numerosi nobili, letterati e intellettuali dell'epoca, sia veneziani che nativi di altre località d'Italia, e in qualche caso anche originari di città straniere.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia degli Incogniti veneziana[2] fu creata dal patrizio Giovan Francesco Loredan (1607-1661). La data di fondazione viene tradizionalmente posta nel 1630, ma non manca chi ha argomentato un termine anteriore, spostando la data al 1626.[3] Il circolo ebbe dapprima il nome di Accademia Loredana, in ossequio al cognome del fondatore, ma ben presto assunse quello di Accademia Incognita, ovvero degli Incogniti.

Fino al 1639 gli Incogniti si riunirono nella dimora gentilizia del Loredan, nel sestiere veneziano di Castello. In seguito la sede si spostò nella residenza del patrizio veneziano Matteo Dandolo (all'interno del medesimo sestiere). Pochi mesi dopo la fondazione il circolo fu tuttavia costretto a sospendere le attività per il divampare in Laguna della peste, che ne stroncò diversi affiliati[senza fonte]. Ripresi i lavori, ebbe il suo momento di maggiore splendore tra il quarto e il quinto decennio del secolo, quando si lanciò in una cospicua attività editoriale, toccando pressoché ogni genere letterario, dalla prosa narrativa alla storiografia, dalla disquisizione accademica alla librettistica, dalla poesia alla trattatistica italiana e latina.

Il principale centro d'interesse rimasero sempre le discipline umanistiche (con aperture anche al mondo scientifico, per esempio alla medicina) coltivate attraverso la produzione e la diffusione libraria, la lettura e il dibattito, ma anche le rappresentazioni sceniche. L'Accademia riunì al proprio interno molti esponenti di primo piano delle diverse correnti barocche, pur evidenziando nei suoi orientamenti generali un'evidente impronta marinista. A tale riguardo è interessante constatare come tra i numerosi letterati che a vario titolo ne furono membri coesistessero aperti seguaci del Marino e intellettuali al Marino e alla sua scuola non sempre favorevoli, quali lo Stigliani; o come accanto a letterati iconoclasti e anticonformisti, quali Ferrante Pallavicino, Girolamo Brusoni e Antonio Rocco, operassero scrittori organici al sistema dominante e ai suoi indirizzi di pensiero.[4]

Il motto dell'Accademia, coniato da Guido Casoni, cui probabilmente si deve anche il nome definitivo del circolo, era «Ex ignoto notus». Lo stemma, disegnato da Francesco Ruschi e Jacopo Piccini, mostrava il Nilo (le cui sorgenti all'epoca erano appunto "incognite") scendere tortuosamente da un monte fertilizzando la pianura per poi gettarsi nel Mediterraneo.

L'attività del circolo non si esaurì nell'ambito strettamente letterario, ma si rivolse anche ad altri campi. Già a partire dal 1630 l'Accademia si distinse, ad esempio, per la promozione del dramma in musica, arrivando a edificare a tale scopo un proprio teatro, il Novissimo (1641).[5] Favorì inoltre le belle arti, in particolare la produzione pittorica. Anche in tali ambiti l'Accademia si distinse per il suo orientamento libertino e una certa tendenza all'eclettismo.[6] Nei loro libretti per melodrammi, gli intellettuali dell'Accademia si esprimevano in maniera insolitamente disinvolta, oltre a professare esplicitamente l'abbandono delle unità pseudo-aristoteliche.[7] Tra gli accademici drammaturghi vanno senz'altro ricordati Giacomo Badoaro, cui si deve il Ritorno d'Ulisse in patria, messo in musica da Claudio Monteverdi, Giovanni Francesco Busenello, che per lo stesso Monteverdi scrisse L'incoronazione di Poppea, Giulio Strozzi e Giacinto Andrea Cicognini.

In seguito alla decapitazione per "lesa maestà e apostasia" di uno dei suoi esponenti più attivi, Ferrante Pallavicino, autore di varie opere violentemente anticlericali (l'esecuzione ebbe luogo ad Avignone nel 1644), all'incarcerazione di Girolamo Brusoni e di Antonio Santacroce[8], e alla messa in stato di accusa di uno degli stampatori di fiducia del circolo, Francesco Valvasense(1648-1649), peraltro uscito dal processo con una sentenza d'assoluzione, l'Accademia degli Incogniti andò incontro a un rapido declino. Nel 1651 diede alla luce l'ultima delle sue opere collettive: le Cento Novelle dei signori accademici Incogniti (Venezia, Guerigli, 1651); nell'avvertenza al lettore si annunciava la prossima pubblicazione di altri due titoli, un volume miscellaneo di Poesie e la seconda parte dei Discorsi, opere che tuttavia non videro mai la luce.[9]

Nel 1652 l'Accademia degli Incogniti si avviava ormai all'inattività. Dalle sue ceneri nascerà l'Accademia dei Difesi, fondata anch'essa dal Loredano con il motto "Sibi solum tutamen". Il clima generale stava tuttavia mutando: da un lato la politica di progressivo riavvicinamento della Serenissima al papato (che doveva culminare nel 1657 con il rientro dei Gesuiti, cacciati da Venezia cinquantun anni prima) avrebbe finito per inasprire il controllo censorio sulla stampa, dall'altro nella penisola italiana si sarebbe a poco a poco fatta strada una nuova sensibilità letteraria, non esente da influenze d'oltralpe.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'elenco degli accademici contenuto in Le glorie degli Incogniti (Venezia 1647) figurano tre membri nati fuori dall'Italia, precisamente ad Amburgo, in Borgogna e a Copenaghen. Fra i nati in Italia ma fuori dal territorio della Serenissima si incontrano personalità dalle origini più disparate: dal bolognese Claudio Achillini al messinese Scipione Errico, dal napoletano Giambattista Basile all'ascolano Marcello Giovanetti, solo per citare alcuni tra i più famosi. Per la lista completa cfr. tra le prime pagine (non numerate) dell'opera il "Racconto de' signori Accademici Incogniti che si ritrovano nel presente volume". Le glorie degli Incogniti fu compilato dallo stesso Loredan insieme agli accademici Agostino Fusconi e Girolamo Brusoni (segretario dell'istituzione) e stampato da Francesco Valvasense.
  2. ^ Il nome di "incogniti" fu usato da diverse accademie. La più antica fu attiva a Napoli verso la metà del Cinquecento (tra i suoi membri, con il nome di "Febea", la poetessa Laura Terracina). Da ricordare anche quella fondata a Torino da Carlo Emanuele I e presieduta da Emanuele Tesauro.
  3. ^ Cfr. Nina Canizzaro, Guido Casoni padre degli Incogniti, in AA.VV., I luoghi dell'immaginario barocco, Napoli, Liguori, 2001, p. 549; ripreso da Daria Perocco, Guido Casoni, Venezia e l’Accademia degli Incogniti, in AA. VV., Guido Casoni: un letterato veneto tra '500 e '600, Vittorio Veneto, De Bastiani, 2008, p. 56.
  4. ^ Nel troppo ricco elenco degli Incogniti addotto in Monica Miato, L'Accademia degli Incogniti, Firenze, Olschki, 1998, figura nientemeno che il Marino stesso, morto nel 1625, cioè cinque anni prima della nascita dell'Accademia: l'affiliazione, come quella di altri personaggi defunti prima del 1630 (fra gli altri Gaspare Murtola), appare inverosimile; a meno di non accarezzare l'ipotesi di un'onorifica affiliazione post mortem (un po' come accade con i sonetti scritti "in morte di Torquato Tasso" da autori che all'epoca dell'evento non erano ancora nati, o erano appena in fasce: cfr., per es., Tommaso Gaudiosi). Il volume della Miato è stato peraltro fatto oggetto di interessanti, ancorché non sempre eleganti, rettifiche in Gino Benzoni, Istoriar con le favole e favoleggiar con le istorie, in AA.VV., Girolamo Brusoni: avventure di penna e di vita nel Seicento veneto, Rovigo 2001, pp. 9-10, riprese, su toni non troppo dissimili, in Daria Perocco, Guido Casoni..., Vittorio Veneto 2008, pp. 56-57 n. 10.
  5. ^ "Costruito ex novo appositamente per produzioni melodrammatiche" (Nicola Michelassi, "La finta pazza" di Giulio Strozzi: un dramma Incognito in giro per l'Europa (1641-1652), in AA.VV., Gli Incogniti e l'Europa, Città di Castello 2018, p. 146).
  6. ^ Su come debba essere intesa la categoria di "libertinismo" in relazione all'Accademia degli Incogniti cfr. Armando Marchi, Il Seicento "en enfer": la narrativa libertina del Seicento italiano, in "Rivista di letteratura italiana", II, 1984, pp. 351-357. In merito all'estrazione filosofica originaria dell'Accademia, v'è chi ha insinuato il sospetto di una sostanziale vena gnostica (cfr. Lionello Puppi, "Ignoto Deo", in "Arte veneta", XXIII, 1969, pp. 169-180).
  7. ^ Ciò che non impediva all'Accademia di contare fra i suoi membri l'aristotelico Cesare Cremonini, docente di filosofia presso l'Università di Padova.
  8. ^ Nato nel 1624 e morto nel 1652, da non confondersi con l'omonimo cardinale.
  9. ^ La prima parte dei Discorsi era apparsa a Venezia nel 1635, con il titolo Discorsi academici dei signori Incogniti avuti in Venezia, per le cure e i torchi di Giacomo Sarzina, stampatore ufficiale dell'Accademia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Francesco Loredano et alii, Le glorie degli Incogniti, Venezia, Francesco Valvasense, 1647.
  • Giacinto Gimma, Idea della storia dell'Italia letterata, vol. 2, cap. 36 ("Delle accademie dell'Italia") Napoli, Felice Mosca, 1723, pp. 459-476.
  • Giorgio Spini, Ricerca dei libertini. La teoria dell'impostura delle religioni nel Seicento italiano (1950, 1983 2ª edizione) Firenze, La Nuova Italia, 1985, passim.
  • Monica Miato, L'Accademia degli Incogniti, Firenze, Olschki, 1998.
  • Laura Padoan, L'Accademia degli Incogniti, tesi di laurea, 1999.[senza fonte]
  • Tiziana Menegatti, «Ex ignoto notus»: bibliografia delle opere a stampa del Principe degli Incogniti: Giovan Francesco Loredano, Padova, Il Poligrafo, 2000.
  • Gino Benzoni, Istoriar con le favole e favoleggiar con le istorie, in AA.VV., Girolamo Brusoni: avventure di penna e di vita nel Seicento veneto, Rovigo 2001, pp. 9-28.
  • Nina Cannizzaro, Guido Casoni, padre degli Incogniti, Napoli, Liguori, 2001.
  • AA.VV., Guido Casoni: un letterato veneto tra '500 e '600, Grafiche De Bastiani, 2008.
  • (EN) Ellen Rosand, Opera in Seventeenth-Century Venice: the Creation of a Genre, Berkeley, University of California Press, 1991.
  • Stefano Villani, Gli Incogniti e l’Inghilterra, in Davide Conrieri (ed.), Gli incogniti e l’Europa (Bologna: Casa editrice Emil di Odoya, 2011), 233-276.

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