Accademia degli Incogniti

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L'Accademia degli Incogniti, fondata a Venezia da Giovanni Francesco Loredano nel 1623 circa, e dapprima chiamata Loredana dal di lui nome, fu una delle Accademie più attive e vivaci del Seicento veneziano e una delle più libere della penisola.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Una prima Accademia degli Incogniti era attiva a Napoli nel corso della prima metà del Cinquecento e ad essa partecipava la poetessa Laura Terracina, con il nome di Febbea.

Di interessi prettamente umanistici - ma con aperture anche al mondo della medicina - fu un centro di produzione e diffusione libraria, di lettura e di dibattito e riunì al suo interno praticamente tutti i principali esponenti delle varie correnti barocche. A tale proposito è interessante la compresenza del Marino e dei suoi seguaci con quella di intellettuali chiaramente antimarinisti come lo Stigliani e il Murtola, e quella di letterati anticonformisti come Ferrante Pallavicino e Girolamo Brusoni al fianco di scrittori perfettamente integrati nel sistema. ]]-31, l'Accademia degli Incogniti, che aveva visto i suoi soci decimati, fu rifondata ed ebbe il suo momento di maggior splendore a cavallo tra gli anni trenta e quaranta, quando disimpegnò una cospicua attività editoriale, distinguendosi nella produzione di ogni genere letterario, in particolare romanzi e novelle, ma non tralasciando la storia, la disquisizione accademica, la poesia lirica, il poema, il trattato in latino e in italiano, generi che si caratterizzano quasi tutti per il prevalere della retorica, anche a scapito dell'efficacia narrativa e della dinamicità dell'azione.

La sua attività non si esaurì nell'ambito letterario, ma fu particolarmente attiva nella promozione del teatro musicale a Venezia a partire dal 1630, fondando un proprio teatro, il Novissimo, e nella produzione pittorica, evidenziandosi anche in questi campi per la sua tendenza all'eclettismo, mentre dal punto di vista filosofico si ricollegava alla filosofia aristotelica attraverso Cesare Cremonini, professore di filosofia presso l'Università di Padova. Nei loro libretti per drammi musicali, gli intellettuali iconoclasti dell'Accademia si esprimevano in maniera incredibilmente franca e spesso amorale". Tra questi librettisti erano Giacomo Badoaro, autore del libretto il Ritorno d'Ulisse in patria di Claudio Monteverdi, Giovanni Francesco Busenello, che scrisse per Monteverdi l'incoronazione di Poppea e Giacomo Andrea Cicognini).

In seguito alla decapitazione di uno dei suoi esponenti più attivi, Ferrante Pallavicino, autore di varie opere invise alla Chiesa (1644), alla prigionia del Brusoni e del Santacroce e al processo a carico di uno degli stampatori di cui preferibilmente si serviva, Francesco Valvasense (1648-49), conclusosi con la liberazione dello stampatore, l'Accademia degli Incogniti andò incontro a un rapido declino. Nel 1651 dava luce all'ultima delle sue opere collettive: le Cento Novelle. Nella presentazione dell'opera si annunciava la prossima pubblicazione di altre due opere: le Poesie e la seconda parte dei Discorsi. Ma queste opere non vennero mai alla luce.

Nel 1652 l'Accademia è estinta. Dalle sue ceneri nacque l'Accademia dei Difesi, anch'essa fondata dal Loredan. D'altronde la politica di riavvicinamento al papato (che doveva culminare nel 1657 con il rientro della compagnia del Gesù, cacciata da Venezia ben 51 anni prima) rendeva ben più pesante il controllo della censura sulla stampa, ponendo fine a quella situazione particolare che aveva fatto della Repubblica di Venezia lo stato più libero della penisola e la crescente influenza francese si imponeva anche nelle mode letterarie.

Il motto dell'Accademia era «Ex ignoto notus» l'inventore del motto fu Guido Casoni e, tra i suoi iscritti, troviamo Ferrante Pallavicino, Gian Francesco Biondi, Girolamo Brusoni, Antonio Rocco, , personalità certamente al margine del conformismo religioso. Il segno grafico fu disegnato da Francesco Ruschi e Jacopo Piccini, che incise il Nilo (le cui sorgenti erano all'epoca, per l'appunto, "incognite") che scende tortuosamente da un monte per rendere fertile la pianura prima di gettarsi nel Mediterraneo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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