Abu Ishaq al-Isfarayini

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Abū Isḥāq ʿAlī ibn Faḍl ibn Aḥmad al-Isfarāyīnī (persiano: ﺍﺑﻮ ﺍﺳﺤﺎﻕ ﻋﻠﻲ ﺍلاﺳﻔﺮﺍﻳﻨﻲ‎‎; Isfarāyīn, 949[1]febbraio 1027) è stato un teologo persiano.

Giurista sunnita di scuola giuridica sciafiita [2] e di orientamento teologico ashʿarita,[2][3][4] fu influenzato da Ibn Fūrak[2] e da Bāqillānī[2] e, a sua volta, influenzò al-Māwardī[1] ʿAbd al-Qāhir al-Baghdādī[5] Fu anche un logico, un esegeta coranico e un esperto di ḥadīth.
Con Ibn Fūrak fu il principale referente della teologia sunnita ash'arita a Nīshāpūr.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Al-Isfarāyīnī nacque a Isfarāyīn nel NO del Khorasan. Si sa molto poco della sua gioventù salvo che ricevette un'istruzione islamica accurata, centrata sul diritto islamico, sulla teologia e sul credo islamico (ʿaqīda). In gioventù, al-Isfarāyīnī si recò a Baghdad per approfondire i propri studi e seguì le lezioni di alcuni dei più importanti studiosi sunniti del suo tempo, tra cui Bāhilī, Bāqillānī e Ibn Fūrak.[2]

Al-Isfarāyīnī lasciò poi Baghdad e tornò nel suo villaggio natale in Khorasan, malgrado la stima guadagnatasi nella capitale califfale.[6] In seguito accettò l'invito di recarsi a Nīshāpūr, dove una Madrasa era stata costruita per lui.[2] Dal 411 AH svolse insegnamento di ḥadīth nella moschea cattedrale di Nīshāpūr.[7]

Orientamento teologico[modifica | modifica wikitesto]

Al-Isfarāyīnī aderì alla visione teologica dell'Ashʿarismo sunnita e fu fortemente impegnato nella confutazione delle opinioni della setta della Karramiyya, che aveva idee antropomorfiche riguardo Allah.[7]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Al-Isfarāyīnī morì nel Muharram del 418 E. e fu inumato a Isfarāyīn. La sua tomba divenne mèta di pii pellegrinaggi.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Daphna Ephrat, A Learned Society in a Period of Transition: The Sunni 'Ulama' of Eleventh-Century Baghdad (SUNY series in Medieval Middle East History), State University of New York Press, 2000, p. 52, ISBN 079144645X.
  2. ^ a b c d e f g B. Lewis, V.L. Menage, Ch. Pellat e J. Schacht, The Encyclopaedia of Islam (New Edition), Volume IV (Iran-Kha), Leiden, Netherlands, Brill, 1997 [prima pubblicazione 1978], p. 107, ISBN 9004078193.
  3. ^ Mohammad Hassan Khalil, Between Heaven and Hell: Islam, Salvation, and the Fate of Others, Oxford, Oxford University Press, 2013, p. 17, ISBN 0199945411.
  4. ^ Sabine Schmidtke, Ibn Ḥazm of Cordoba: The Life and Works of a Controversial Thinker, Brill Publishers, 2012, p. 383, ISBN 9004243100.
  5. ^ Camilla Adang, Maribel Fierro e Sabine Schmidtke, Ibn Hazm of Cordoba: The Life and Works of a Controversial Thinker (Handbook of Oriental Studies) (Handbook of Oriental Studies: Section 1; The Near and Middle East), Leiden, Netherlands, Brill Academic Publishers, 2012, p. 387, ISBN 978-90-04-23424-6.
  6. ^ Daphna Ephrat, A Learned Society in a Period of Transition: The Sunni 'Ulama' of Eleventh-Century Baghdad (SUNY series in Medieval Middle East History), State University of New York Press, 2000, p. 66, ISBN 079144645X.
  7. ^ a b B. Lewis, V.L. Menage, Ch. Pellat e J. Schacht, Encyclopaedia of Islam (New Edition), Volume IV (Iran-Kha), Leiden, Netherlands, Brill, 1997 [prima pubblicazione 1978], p. 108, ISBN 9004078193.
  8. ^ The Encyclopaedia of Islam (New Edition), s.v. «al-Isfarāyīnī» (W. Madelung), Volume IV (Iran-Kha), p. 108, Leida, Brill, 1997 (1978), isbn=9004078193
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