Abbazia di Sant'Albino

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Abbazia di Sant'Albino
Mortara AbbaziaSant'Albino.jpg
Esterno dell'abbazia
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàMortara
Religionecattolica
TitolareAlbino di Angers
Diocesi Vigevano

Coordinate: 45°14′45.6″N 8°45′11.52″E / 45.246°N 8.7532°E45.246; 8.7532

L'abbazia di Sant'Albino è una chiesa-abbazia fondata nel V secolo. Si trova sulla via Francigena, nell'area del comune di Mortara, in provincia di Pavia.

Storia e leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La storia dell'abbazia resta indissolubilmente legata alla battaglia combattuta nelle sue più immediate vicinanze nel 773 tra i Longobardi e l'esercito franco di Carlo Magno e si confonde con gli echi leggendari delle gesta dei due paladini franchi Amico e Amelio, scudieri di Carlo Magno, periti proprio nel corso di quella battaglia. Di loro si narra che, pur essendo stati inumati in due loculi separati, furono ritrovati nello stesso sepolcro. Le cronache narrano che in antichità vi sarebbe stata nell'area abbaziale una pieve dedicata a Sant'Eusebio di Vercelli, fondata da Carlo Magno stesso [1]; è certo che il vescovo Sant'Albino Alcuino fondò qui un monastero, presso cui ordinava diaconi e sacerdoti i suoi discepoli; per omaggiare il maestro, gli allievi dedicarono il monastero a Sant'Albino di Angers, vescovo morto nel 550. Dalla dedica del monastero si passò dal titolo di Pieve di Sant'Eusebio a quello di Abbazia di Sant'Albino.

Il monastero attiguo si ispirava alla regola del monastero di Tours, di cui Albino Alcuino era abate; successivamente praticò la regola di Sant'Agostino, per questo i monaci erano detti Canonici regolari.

Il sedime dell'abbazia sorge su un terreno ricco di tombe, che era detto Badia; il complesso fu ricostruito nell'XI secolo e il campanile fu abbattuto nel 1253 e ricostruito nel XIII secolo. Nel 1263, per volere del papa Urbano IV, il preposto della chiesa fu chiamato a cooperare nella riforma del monastero di Breme. Il monastero andò in decadenza a partire dal 1290 e solo la prepositura sopravvisse per qualche tempo.

Papa Pio II convertì i beni del monastero in Commenda entro il quadriennio 1458-1462 e il Commendatario ebbe il titolo di Prevosto.

Nel 1540 la chiesa fu ricostruita per volere dell'abate Pietro Antonio Birago, che fece aggiungere un portico a colonne, i medaglioni dei santi Amico e Amelio e il suo stemma gentilizio con una lapide (ancora oggi visibile). Nel cortile del cascinale annesso alla chiesa (un tempo "ospitale" per i pellegrini che numerosi transitavano lungo la via Francigena) troviamo una finestra ogivale trecentesca decorata con formelle di cotto.

Nel 1578 fu visitata da San Carlo Borromeo.

Nel 1928, a seguito dei restauri fatti all'altare, si sono trovati due loculi contenenti ossa umane e alcune medaglie, che secondo le antiche scritture, appartengono ai SS. Amico e Amelio[1]. Le ossa furono nuovamente murate e riportate alla luce durante i restauri del 1999; dopo l'esame al carbonio-14, eseguito dall'Università degli Studi di Pavia, le ossa sono state datate intorno all'anno Mille e sono state riposte in un'unica urna.

Esisteva una chiesa gemella a quella di Sant'Albino, distante da essa 100 passi: la chiesa di san Pietro fu originariamente edificata da Carlo Magno per riporvi il corpo di Sant'Amelio[2]. Nel 1575 risultava abbandonata e fu san Carlo Borromeo ad ordinare l'abbattimento dell'altare. Le notizie sulla chiesa gemella scomparvero nel XVIII secolo.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa ha un'unica navata e un solo altare ed è stata completamente restaurata alla fine del secolo scorso, dopo alcuni anni di totale abbandono.

Affreschi dell'abside

Il lato destro del catino absidale ospita affreschi raffiguranti un Sant'Antonio abate, il Battesimo di Gesù e una Vergine coi SS. Albino, Iacopo, Agostino e il Committente, datati 1410 e firmati da Giovanni da Milano. Sotto ad essi si trova un affresco anonimo raffigurante San Lorenzo.

Nel 1458 Paolo da Caylina dipinse un polittico con la Vergine e i SS. Lorenzo, Albino, Amico e Amelio. Questa pala fu conservata nella Basilica di San Lorenzo e migrò nel 1840 nella Galleria sabauda di Torino.

Il Polittico di Paolo da Caylina

Sulle pareti si notano incisioni di pellegrini riguardanti il loro passaggio e la data più antica ancora leggibile risale al 1100. Nei pressi del portale, due medaglioni ricordano i mitici paladini franchi Amico e Amelio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Mortara, la Collegiata di san Lorenzo, Francesco Pianzola
  2. ^ Specchio Istoriale, Vincenzo Belluacense

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