Abbazia di San Donato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

1leftarrow blue.svgVoce principale: Sesto Calende.

Abbazia di San Donato
SestoCalende SanDonato.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàSesto Calende
ReligioneCattolica
TitolareSan Donato di Arezzo
OrdineBenedettini
Arcidiocesi Milano
FondatoreLiutardo
Stile architettonicoRomanico
Inizio costruzione830
Completamento864

Coordinate: 45°43′47.6″N 8°37′58.55″E / 45.72989°N 8.63293°E45.72989; 8.63293

L'abbazia di San Donato è un'abbazia del IX secolo, sita in località un tempo denominata Scozola[1], a Sesto Calende.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia fu voluta dal vescovo di Pavia, Liutardo, insieme al monastero andato distrutto, edificata sui resti di un tempio pagano.[1] Fu costruita tra l'830 e l'864[2] dai monaci benedettini in una zona che controllava il pagamento dei pedaggi delle barche che risalivano in Ticino.[3] A causa di questa posizione di interesse, nel XI secolo l'abbazia fu contesa tra i Benedettini e il vescovo di Milano e fu saccheggiata più volte, fino a che nel XII secolo Sesto Calende fu conquistata dai Visconti, lasciando il potere ai frati.

Nel 1508 l'abbazia divenne commenda della curia romana e nel 1534 fu concessa all'Ospedale maggiore di Milano.[4] Dopodiché essa subì pesanti danni e trasformazioni. Nel Museo civico Archeologico di Sesto Calende sono raccolte alcuni resti delle sculture un tempo presenti nell'abbazia.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale edificio consta di tre navate absidate. La parte superiore dell'absidina a sud, andata distrutta, è stata sostituita nel XVIII secolo dall'attuale sacrestia che poggia sui resti affrescati del precedente manufatto. L'altare maggiore è sopraelevato sulla chiesa originale alla quale si accede da due scale affiancate alla gradinata centrale settecentesca. La Chiesa è stata costruita con ciottoli trovati nella zona circostante.[5]

Chiesa di San Donato: l´Ultima Cena, di Giovanni Battista Tarilli, dal 1581.

Nella cripta, si leggono a malapena sinopie illustranti la Natività e l'Ave Maria. Le pareti che racchiudono l'altare maggiore, affrescate dal Bellotti, presentano curiose cariatidi con parti sporgenti degli abiti. Ai piedi del catino centrale, a due centri di curvatura a causa dell'intervento di sostituzione dell'originaria copertura lignea andata distrutta con le attuali volte in cotto, si snoda un coro ligneo di pregevole fattura con quindici stalli. All'esterno sono di particolare pregio architettonico l'absidina a nord, l'abside centrale e la torre campanaria, decorati con archetti in cotto e in pietra. In tutte le murature esterne e interne sono inseriti, come materiali di reimpiego, elementi di precedenti edifici cristiani e pagani sui quali è stato edificato l'attuale tempio.[5]

All'interno sono interessanti nel pronao o nartece gli splendidi capitelli preromanici e le volte grafite. Questo avancorpo era probabilmente un portico aperto su tre lati, utilizzato poi come ampliamento della Chiesa. Numerosi e di varie epoche gli affreschi, alcuni dei quali trasferiti su tela in occasione di scoperte o di restauro. Tra questi la Madonna dei Limoni, del XVI sec. Notevoli tra i rimanenti in sito, da segnalare, la Disputa di santa Caterina d'Alessandria, opera di Bernardino Zenale da Treviglio del 1503, nella nicchia un tempo fonte battesimale, la Madonna del latte sul pilastro centrale del lato destro della navata, l'Ultima cena, opera di Giovanni Battista Tarilli da Cureglia, datata 1581. Interessanti sono pure Dio in trono e la Teoria di santi nell'abside di sinistra. All'interno della chiesa, in occasione della creazione della pavimentazione in cotto che ha eliminato l'originale in beola e sarizzo, sono stati rinvenuti plutei facenti parte dell'ambone della chiesa del IX secolo e usati come riempimento. Di particolare pregio, sono oggi conservati nel Museo presso il palazzo Comunale. L'organo di gradevole voce, opera di Carlo Aletti di Monza (1869), è stato recentemente restaurato grazie ad una sottoscrizione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Mario, Lago Maggiore e dintorni: Abbazia di san Donato a Sesto Calende, su Lago Maggiore e dintorni, mercoledì 22 luglio 2015. URL consultato il 14 luglio 2020.
  2. ^ Le CHIESE delle Diocesi ITALIANE Chiesa di San Donato - - Sesto Calende - Milano - elenco censimento chiese, su www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 14 luglio 2020.
  3. ^ Zanini, Giuseppe., Lombardia sconosciuta : itinerari insoliti e curiosi, Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86493-5, OCLC 636183130. URL consultato il 14 luglio 2020.
  4. ^ Chiesa di S. Donato, Via Abbazia - Sesto Calende (VA) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 14 luglio 2020.
  5. ^ a b c l'Abbazia di San Donato, su Comune di Sesto Calende. URL consultato il 14 luglio 2020.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN244342518 · WorldCat Identities (ENviaf-244342518