Abbazia di Jumièges

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Abbazia di San Pietro
Abbaye de Saint-Pierre
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Stato Francia Francia
Regione Alta Normandia Alta Normandia
Località Jumièges
Religione Cattolica
Consacrazione 1067
Stile architettonico Romanico
Inizio costruzione 654
Completamento 1050

Coordinate: 49°25′55″N 0°49′09″E / 49.431944°N 0.819167°E49.431944; 0.819167

L'abbazia di San Pietro, o semplicemente Abbazia di Jumièges (Senna-marittima) fu fondata da San Filiberto, figlio del conte franco di Vasconia verso il 654[1] aJumièges.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 maggio 841, il monastero carolingio venne incendiato dai Vichinghi una prima volta, poi ritornarono in un secondo momento per saccheggiare. Davanti alla minaccia scandinava, i monaci si esiliarono, presero le reliquie e i manoscritti più preziosi riprendendo l'esclamazione già usata a Lindisfarne A furore Normannorum libera nos Domine! (Dal furore dei Normanni, liberaci Signore!) e abbandonarono l'abbazia cinquanta anni prima dell'inizio del X secolo. La maggior parte si rifugiarono al Priorato di Haspres, vicino Cambrai.

Sotto richiesta di Guglielmo I di Normandia detto "Lunga-spada", l'abbazia venne ristabilita dai monaci dell'abbazia di San Cipriano di Poitiers: verso il 934, le costruzioni vennero nuovamente restaurate per accogliere 12 religiosi.

L'abate Robert de Jumièges detto "Champart" fece ricostruire il monastero (1040–1052). Il 1º luglio 1067, l'arcivescovo di Rouen, il beato Maurilio, consacrò solennemente la grande chiesa abbaziale di Notre Dame de Jumièges, in presenza del duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore e di numerosi prelati, tra cui tutti i vescovi della Normandia.

Qualche tempo dopo l'integrazione della Normandia nei territori reali, il coro romano della grande chiesa abbaziale fu ricostruito in stile gotico (verso il 1267-1278). Non si trattava, come per molto tempo si è creduto, di creare un deambulatorio, poiché dagli scavi effettuati da Georges Lanfry fu mostrato che il coro romanico ne era già dotato. Bisognava sicuramente aggiungere delle cappelle radiali e portare la luce nell'edificio scuro, considerato obsoleto, e non esiste niente di simile fino ad oggi. La comunità si poté permettere tali spese, perché in quel momento, viveva un periodo di grande prosperità. Fu inoltre nel XIII secolo che la comunità conobbe un dinamismo senza precedenti, soprattutto nell'attività di Scriptorium. In effetti, quasi la metà dei 400 manoscritti di cui dispone la biblioteca sono datati in questo periodo.

Jumièges.jpg
Veduta dell'interno della chiesa.

Nel 1431, l'abbate di Jumièges, Nicolas Le Roux, uomo che aveva molte qualità, di cui venivano lodate la pietà, la regolarità, la devozione agli interessi del suo monastero, prese una parte attiva nel processo di Giovanna d'Arco. La sua opinione sulla colpevolezza della pulzella tradì le ansie della sua coscienza. Il effetti, disse che la causa era troppo ardua: in tam arduo negotio, e non si schierò in favore per paura del potere inglese e, bisogna dire, anche dei dottori di Parigi, dei quali doveva seguire i consigli.

Durante le guerre di Religione, l'abbazia venne di nuovo saccheggiata. Gli Ugonotti, che devastarono Rouen, Dieppe, Le Havre, Caudebec arrivarono alle porte di Jumièges. I religiosi, avendo appreso del saccheggio di Caudebac, lasciarono tutti l'abbazia. L'8 maggio 1562, I Protestanti partirono da Caudebac per Jumièges, dove trovarono il monastero deserto. Gli altari furono rovesciati, i vasi sacri rubati, le immagini rovinate, le sante reliquie gettate nel fuoco. Reliquiari, ornamenti, biancheria, argenteria, mobili, tutto fu distrutto o sequestrato.

Il 28 luglio 1563, il re Carlo IX visitò Jumièges e constatò con i suoi occhi la portata del disastro. Lui permise ai religiosi di vendere un po' di "terra genetica"[2] per provvedere ai bisogni primari. Fu così che alienarono la signoria di Norville e la cedettero a Carlo II di Cossé, conte di Brissac, signore d'Ételan, per 10 220 livre. Diciassette religiosi ritornarono a Jumièges e rimisero un po' d'ordine nell'abbazia devastata.

Durante la Rivoluzione, in quanto bene religioso, l'abbazia venne venduta come bene nazionale. Nel 1795, il suo primo acquirente, Pierre Lescuyer, destinatario dei beni nazionali, intraprese immediatamente la demolizione del chiostro del XVI secolo e del dormitorio del XVIII secolo[3] Nel 1802, il nuovo proprietario, Jean-Baptiste Lefort, un mercante di legno di Canteleu, fece esplodere il coro. La chiesa conobbe un lento smembramento.

Nicolas Casimir Caumont, nato a Rouen il 19 gennaio 1781, che sposò il 28 ottobre 1816 Mlle Sophie Adèle Lefort, figlia di Jean-Baptiste, abitò l'abbazia di Jumièges, di cui fu il proprietario alla morte di sua moglie e la salvò da una distruzione certa. Sindaco di Jumièges il 14 ottobre 1830, antico presidente della camera del commercio di Rouen dal 1834 al 1837 e del tribunale del commercio, presidente del consiglio d'amministrazione della banca di Rouen, viceconsole del Brasile e del Portogallo, antico consigliere municipale di Rouen, mise tutta la sua energia per salvare il monumento e aggiungergli valore. Nicolas Casimir morì a Jumièges il 18 aprile 1852, e fu inumato l'indomani. La famiglia Caumont mise allora in vendita l'edificio.

La famiglia Lepel-Cointet ricomprò l'abbazia nel 1852 e cominciò a salvarla. Con la tendenza romantica, la chiesa conobbe una rinomanza importante grazie a Victor Hugo che disse «ancora più bello di Tournus» e lo storico Robert de Lasterye la qualificò «una delle più belle rovine che ci siano in Francia ».

L'abbazia di Jumièges divenne proprietà dello Stato nel 1947, poi proprietà privata del dipartimento di Senna Marittima nel 2007.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'XI secolo in Normandia si trovava un complesso di monumenti religiosi fra i più qualificati e rappresentativi del romanico. Oltre l'abbaziale di Bernay, ritroviamo anche quella di Notre-Dame de Jumièges, rifondata nel 1037 e consacrata nel 1067.

In essa risulta definito il sistema architettonico normanno della navata regolante la partitura generale dell'interno, sviluppato su tre piani. Nella parte inferiore reca la doppia cadenza dovuta all'accoppiamento di due archi intervallati da una colonna ed inquadrati da due pilastri con semicolonne addossate che salgono fino al tetto; al di sopra trova posto la galleria (o matroneo) segnata da trifore aperte sulla navata e sormontate da finestre corrispondenti. Questa imponente costruzione lunga 88 m ed alta 25 m, di cui restano solo dei ruderi, venne alterata in età gotica con la costruzione di un grande coro deambulato, che ne rivela la perdurante influenza della cultura germanica e dell'arte ottoniana, in questo stile si riconoscono: la copertura a tetto; la presenza di un massiccio occidentale con una facciata a due torri (facciata armonica normanna o westwerk) e una grande loggia rivolta verso l'interno con la gigantesca torre-lanterna. Dopo la costruzione di Jumièges, la compiuta definizione del sistema architettonico della navata, fissato in un'immagine stabile ed esemplare, è poi servita da spunto per la costruzione dell'abbaziale di Mont-Saint-Michel, mediante una serrata concatenazione di tutti gli elementi architettonici costitutivi.

Lista degli abati[modifica | modifica wikitesto]

Note e Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Célébrations nationales 2004, su www.culture.gouv.fr. URL consultato il 30 novembre 2015.
  2. ^ Usando la frase dell'abbate Cochet in Jean-Benoît-Désiré Cochet, Cultura della vigna in Normandia (1844)
  3. ^ Louis Réau, Storia del Vandalismo.

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