Abato

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L’abato di Epidauro

L'abato[1][2] (àbato; dal greco ἄβατον, ábaton, "inaccessibile"), nel tempio greco, era il luogo sacro vietato al popolo e accessibile solo ai sacerdoti.

Significati[modifica | modifica wikitesto]

Nella mitologia greca (e prima ancora egizia) stava ad indicare un luogo sacro (spesso sotterraneo) il cui accesso era riservato a pochi o addirittura a nessun essere umano. Il concetto è spesso collegato all'idea dell'oltretomba, in cui gli uomini non potevano accedere, se non in rarissime occasioni (catabasi di Ercole nell'Ade, di Orfeo che va per redimere Euridice, di Enea che scende a trarre auspici dagli antenati, di Dante nella Divina Commedia...), ma anche a luoghi preposti ad essere sede di rituali magici e iniziatici, a cui appunto solo alcuni erano ammessi.
Un esempio è il Labirinto di Cnosso, riportato nel mito del Minotauro.

Può inoltre essere definito un abato lo spazio angusto e sotterraneo in cui vennero segregate Semele e Danae, figure infere della Core micenea.

Un terzo significato del termine è riconducibile invece all'epoca classica della religione greca che indicava uno spazio sacro interno al tempio in cui non si poteva entrare, pena la lapidazione (vedi concetto di tabù).

Veniva infine definito abato anche lo spazio in cui i malati attendevano un miracolo guaritore, nel santuario di Asclepio a Epidauro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lemma abato in Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli 2012.
  2. ^ Lemma abato in Aldo Gabrielli, Grande dizionario italiano, Hoepli.

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