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Abū l-Qāsim al-Hasan

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Abū l-Qāsim al-Ḥasan ibn ʿAlī ibn Abī al-Ḥusayn (in arabo: ﺍﺑﻮ ﺍﻟﻘﺎﺳﻢ ﺍﻟﺤﺴﻦ ﺍﺑﻦ ﻋﻠﻲ ﺍﺑﻦ ﺍﺑﻲ ﺍﻟﺤﺴﻴﻦ‎, talvolta erroneamente riportato come Hassan al-Kalbi; ... – Rometta, 964) è stato Emiro di Sicilia dal 948 al 964, fondatore della dinastia dei Kalbiti che dominarono l'isola dal 948 al 1053.

Nel 948 fu nominato wali dall'Imam fatimide Ismāʿīl al-Manṣūr bi-naṣr Allāh (Ismāʿīl il "Reso vittorioso" da Dio). Egli riuscì soffocare la ribellione arabo-berbera in corso nella Sicilia occidentale ad a riprendere il controllo della Sicilia orientale, abitata in maggioranza da cristiani, che si era resa indipendente.

Morì nel 964, durante l'assedio di Rometta. La dinastia governatoriale da lui fondata (anche se non fu riconosciuta ereditaria dall'Imam fatimide fino al 970)[1] si mantenne al potere fino al 1044.

Fatti antecedenti[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia intorno all'anno 1000

La Sicilia venne conquistata tra l'827 e l'878 dagli Arabi della dinastia degli Aghlabidi. Dopo la caduta degli Aghlabidi, nell'anno 909, gli emiri di Sicilia divennero autonomi. Durante questo periodo ci furono però delle insurrezioni molto simili a una guerra civile, generate dalle profonde differenze tra Arabi e Berberi così come tra gli Arabi di origine nord arabica (Qaysiti) e sud arabica (Kalbiti).
A Palermo (a maggioranza araba) e ad Agrigento (a maggioranza berbera) scoppiarono rivolte armate. I Fatimidi che sostituirono gli Aghlabidi in Nordafrica riuscirono solamente durante la reggenza di al-Qāʾim (934-946), il secondo imam, a riconquistare il predominio in Sicilia.
Dal 944 al 947 però al-Qāʾim e suo figlio Ismāʿīl al-Manṣūr bi-naṣr Allāh (946-953) furono occupati nel contrastare la ribellione dei khargiti berberi seguaci di Abu Yazid (l'"uomo dell'asino"), in Nordafrica.
Solo dopo al-Manṣūr la dinastia poté tornare a rivolgere una qualche attenzione alla Sicilia ma, impegnata com'era nella sua strategia di conquista dei paesi a est della Siria, per poter penetrare in Iraq e abbattere la dinastia califfale abbaside, l'Imam pensò di affidare la sua provincia siciliana al suo fedele collaboratore al-Ḥasan al-Kalbī, nominandolo emiro di Sicilia, con diritto di nomina dei propri successori.

Governo[modifica | modifica wikitesto]

Al-Ḥasan ibn ʿAlī al-Kalbī stabilì la propria residenza a Palermo. Rapidamente riuscì a placare le insurrezioni e a ristabilire la pace interna. Rinforzò l'esercito, respinse attacchi bizantini e rinnovò le scorrerie in Italia. Inoltre costrinse i bizantini a riprendere il pagamento dei tributi ai Fatimidi. Durante la sua reggenze iniziò un periodo d'oro per la Sicilia; immigranti musulmani, tra di questi molti berberi deportati dal Nordafrica, rinforzarono la forza economica dell'isola. Le crescenti entrate permisero ad al-Ḥasan ibn ʿAlī al-Kalbī di finanziare una vivace attività edilizia a Palermo. Così furono realizzati i primi qanat che assicurarono il rifornimento idrico. Vennero inoltre costruiti palazzi, moschee e scuole nonché creati giardini. Palermo divenne una metropoli di 200.000 abitanti. L'artigianato e il commercio conobbero anch'essi un periodo d'oro.[2]

Quando morì Ismāʿīl al-Manṣūr, nell'anno 952, al-Ḥasan ibn ʿAlī al-Kalbī si recò presso la nuova capitale fatimide al-Mansuriyya, per sottolineare la propria fedeltà alla dinastia fatimide. Alla morte nel 964 di al-Ḥasan ibn ʿAlī al-Kalbī, suo figlio Aḥmad ibn al-Ḥasan (m. 969) divenne il nuovo emiro di Sicilia.

L'emirato della Sicilia rimase sotto il dominio dei suoi discendenti fino al 1053, anno della conquista normanna, con una breve interruzione tra il 1037 e il 1040.

In totale ci furono dieci emiri in Sicilia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C.E. Bosworth, The New Islamic Dynasties p. 33
  2. ^ Carlo Trabia, Kanats of Sicily in: Best of Sicily Magazine, marzo 2005

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Emiro di Sicilia Successore Icone-Islam.svg
Ibn Attaf al-Azdi 948 - 954 Ahmad ibn Hasan