1I/'Oumuamua

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1I/'Oumuamua
C2017U1still.gif
Percorso dell'asteroide 'Oumuamua così come sarebbe stato visto dall'esterno del sistema solare.
Scoperta18 ottobre 2017
ScopritorePan-STARRS
ClassificazioneAsteroide interstellare
Classe spettrale?
Designazioni
alternative
P10Ee5V,
C/2017 U1 PANSTARRS,
A/2017 U1,
1I, 1I/2017 U1,
1I/'Oumuamua,
1I/2017 U1 ('Oumuamua)
Parametri orbitali
(all'epoca 2458051,52455400,5
25 ottobre 2017[1])
Perielio0,254 UA
Inclinazione
sull'eclittica
122,592°
Eccentricità1,193716
Longitudine del
nodo ascendente
24,603°
Argom. del perielio241,521°
Dati fisici
Diametro medio100/150 m
Dati osservativi
Magnitudine app.19,6 (max)
Magnitudine ass.22,08

1I/'Oumuamua[2], noto anche come 2017 U1, è il primo asteroide interstellare conosciuto. L'esistenza di asteroidi interstellari come pure di comete interstellari è stata teorizzata da decine di anni, ma fino alla scoperta di 2017 U1 l'esistenza di questi tipi di oggetti era solo un'ipotesi.

La sua scoperta ha imposto alla IAU la necessità di stabilire una nuova denominazione nonché di dare un nome all'oggetto. In tempi molto rapidi l'oggetto è stato quindi denominato ufficialmente 1I/'Oumuamua, in cui il numero 1 indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la I proviene dall'indicazione Interstellare, mentre 'Oumuamua (con l'ʻOkina iniziale) significa "messaggero che arriva per primo da lontano" in lingua hawaiana (ʻou significa "raggiungere" e mua "prima, in anticipo"), in onore dell'arcipelago dove è situato l'osservatorio che ne ha effettuato la scoperta. Sono accettabili anche le denominazioni 1I, 1I/2017 U1, e 1I/2017 U1 ('Oumuamua)[3].

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

L'asteroide è stato scoperto il 18 ottobre 2017 da Rob Weryk, un membro del team che lavora al Pan-STARRS[4][5], e alcuni giorni dopo sono state scoperte immagini di prescoperta risalenti al 14 e al 17 ottobre 2017[6].

Traiettoria iperbolica[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario dei corpi celesti appartenenti al sistema solare, 2017 U1 ha un'orbita iperbolica: in effetti una parte delle comete ha orbite definite iperboliche, ma si tratta di una definizione derivante dalla mancanza di sufficienti dati osservativi o di modalità di calcolo. Per esempio sostituendo il centro del Sole con il baricentro del sistema solare quasi tutte le orbite paraboliche spariscono, sostituite da orbite ellittiche a lunghissimo periodo. In alcuni casi invece si hanno effettive orbite iperboliche come nel caso della C/1980 E1 Bowell, ma sono casi dovuti a perturbazioni causate nella quasi totalità da Giove.

L'asteroide ha raggiunto il punto di massima vicinanza al Sole, 38 milioni di km, il 9 settembre 2017 e la minima distanza dalla Terra, circa 24 milioni di km, il 14 ottobre 2017, quattro giorni prima di essere scoperto[7].

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Osservazioni spettroscopiche hanno rilevato uno strato di materiale organico sulla sua superficie di circa 50 cm. Si suppone che questa impedisca[8] la sublimazione del ghiaccio contenuto al suo interno impedendo la formazione di una scia che ci si aspetterebbe con questo tipo di traiettoria rispetto al sole.[9]

Il suo periodo di rotazione sembra essere maggiore di 5 ore, la sua luminosità varia di 1,2a, indice di una forma allungata lontana dalla forma sferica; una spiegazione alternativa potrebbe essere una notevole variabilità dell'albedo: questi dati devono essere verificati[10].

Peculiarità orbitali[modifica | modifica wikitesto]

L'orbita, o meglio traiettoria, di 2017 U1 presenta un certo numero di caratteristiche uniche:

  • Direzione di provenienza: 2017 U1 sembra provenire apparentemente da un punto situato nella costellazione della Lira a 18 H 40 M 34 S (280,14°) di ascensione retta e +34,15° di declinazione[11]. Questo punto è situato a circa 6° dall'apice solare: l'apice solare è il punto verso cui apparentemente sembra dirigersi il sistema solare; si tratta in effetti del punto di tangenza del sistema solare rispetto al baricentro della nostra galassia: è anche il punto da cui più probabilmente dovrebbero pervenire nel sistema solare corpi celesti estranei ad esso ed è altamente significativo che 2017 U1 provenga da una direzione a soli 6° di distanza da esso. Statisticamente c'è una possibilità su 1.800 che questo fatto sia casuale.

Dopo il passaggio ravvicinato col Sole, la sua traiettoria originaria si è modificata, ed ora 2017 U1 sta viaggiando in direzione di un punto situato nella costellazione del Pegaso[7].

  • Velocità: 2017 U1 possiede una velocità relativa rispetto al sistema solare di 26,22 km/s[11].
  • 2017 U1 oltre a passare vicino al Sole e alla Terra è passato vicino alle orbite dei pianeti Mercurio e Marte.

Provenienza[modifica | modifica wikitesto]

Pur non essendo disponibili sufficienti dati tali da determinare da quale sistema stellare provenga l'asteroide, uno studio[12] basato sulla sua composizione farebbe supporre che 1I/'Oumuamua possa provenire da una coppia di stelle orbitante intorno ad un centro comune di massa.[13]

Uno studio pubblicato a giugno 2018, basato sull'analisi dei dati ricavati da osservazioni precedenti, suggerisce che questo corpo celeste sia una cometa, sebbene non abbia mostrato alcuna attività cometaria in modo evidente. Infatti, la sua traiettoria è risultata modificata da azioni non gravitazionali che potrebbero essere state determinate da getti liberatisi nell'attraversamento del sistema solare interno. Lo studio ha inoltre determinato che il corpo è entrato nel sistema solare dalla direzione della costellazione della Lira. Questo lavoro, dovuto ad una collaborazione internazionale, ha visto coinvolti gli astronomi italiani Marco Micheli della ESA-ESRIN di Frascati, che ha scoperto tali effetti non-gravitazionali, e Davide Farnocchia collaboratore al JPL.[14][15]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

In caso di collisione con la Terra, 2017 U1 sprigionerebbe un'energia cinetica dell'ordine dei 1.000 megatoni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Yeomans, D.K., 1 (A/2017 U1), su Small-Body Database, Jet Propulsion Laboratory (JPL). URL consultato il 29 ottobre 2017.
  2. ^ (EN) Gareth V. Williams, MPEC 2017-V17: New Designation Scheme for Interstellar Objects, IAU, MPC, 6 novembre 2017.
  3. ^ (EN) MPEC 2017-V17 : NEW DESIGNATION SCHEME FOR INTERSTELLAR OBJECTS
  4. ^ (EN) Small Asteroid or Comet 'Visits' from Beyond the Solar System
  5. ^ (EN) MPEC 2017-U181: COMET C/2017 U1 (PANSTARRS)
  6. ^ (EN) MPEC 2017-U185: A/2017 U1
  7. ^ a b (EN) Small asteroid or comet ‘visits’ from beyond the solar system
  8. ^ Lo schermo "organico" che protegge ‘Oumuamua, su lescienze.it, 19 dicembre 2017.
  9. ^ (EN) Alan Fitzsimmons et al., Spectroscopy and thermal modelling of the first interstellar object 1I/2017 U1 ‘Oumuamua, in Nature, 18 dicembre 2017, DOI:10.1038/s41550-017-0361-4.
  10. ^ (EN) The rotation period and shape of the hyperbolic asteroid A/2017 U1 from its lightcurve[collegamento interrotto]
  11. ^ a b (EN) Kinematics of the Interstellar Vagabond A/2017 U1
  12. ^ (EN) Alan P Jackson et al., Ejection of rocky and icy material from binary star systems: Implications for the origin and composition of 1I/‘Oumuamua, in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, 19 marzo 2018, DOI:10.1093/mnrasl/sly033.
  13. ^ (EN) Jake Parks, Interstellar asteroid ‘Oumuamua came from binary star system, su astronomy.com, 22 marzo 2018.
  14. ^ (EN) Micheli M et al., Non-gravitational acceleration in the trajectory of 1I/2017 U1 ('Oumuamua), in Nature, vol. 559, 27 giugno 2018, pp. 223–226, DOI:10.1038/s41586-018-0254-4.
  15. ^ Delusione! ‘Oumuamua è “solo” una cometa, su lescienze.it, 27 giugno 2018. URL consultato il 28 giugno 2018.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]