148 Stefano mostri dell'inerzia

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148 Stefano mostri dell'inerzia
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno2011
Generedocumentario, biografico
RegiaMaurizio Cartolano
SceneggiaturaMaurizio Cartolano, Giancarlo Castelli
ProduttoreSimona Banchi, Valerio Terenzio
Casa di produzioneAmbra Group
Interpreti e personaggi
  • Stefano Cucchi: se stesso
  • Giovanni Cucchi: Padre di Stefano
  • Ilaria Cucchi: Sorella di Stefano
  • Avvocato della famiglia
  • Presidente del comitato
  • Legale dei poliziotti

148 Stefano mostri dell'inerzia è un documentario a sfondo biografico e sociale uscito nel 2011, scritto e diretto da Maurizio Cartolano, da una idea di Giancarlo Castelli. Racconta la tragica vicenda di Stefano Cucchi, trentunenne, deceduto il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare.

Il titolo del documentario fa riferimento al cartellino sul cadavere di Stefano, 148º morto all'interno delle carceri italiane nel 2009.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il documentario ripercorre, sulla base dei fatti, delle interviste ai testimoni della vicenda e delle indagini e prende forma nel racconto, attraverso la richiesta di verità e giustizia sulla fine di Stefano, il giovane geometra del quartiere di Tor Pignattara di Roma, arrestato per spaccio e detenzione di droga il 15 ottobre 2009 e morto dopo sei giorni nel Reparto di Medicina Protetta dell'Ospedale Sandro Pertini.[2]

Scorrono le immagini tratte dai filmini di famiglia, con voci fuori campo, parlano il padre Giovanni e la sorella Ilaria, affrontare la vita del giovane, raccontando una storia piena di anomalie.[3]

Dichiara il regista: Qualcuno che rappresenta ed agisce per conto dello Stato ha 'imbavagliato' Stefano. Ancora oggi questo bavaglio è stretto e noi con il nostro lavoro, vogliamo provare a sciogliere quel nodo e ci auguriamo che ciò accada. Non è un caso di malasanità e non possiamo accettare che cali il silenzio e l'omertà anche su questa vicenda come su tante altre.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La produzione è stata possibile mediante il lavoro del regista, che ha raccolto documenti originali, spezzoni di inchiesta, filmati d'archivio e inserti narrativi dalle fonti disponibili.

Il film in due tempi, sponsorizzato da Amnesty International e Articolo 21, è stato presentato il 2 novembre 2011 al Festival Internazionale del Film di Roma. Nella stessa serata, dopo la proiezione del documentario, Fabrizio Moro ha eseguito una versione solo chitarra della canzone Fermi con le mani, dedicata alla vicenda (è anche la sigla finale del documentario).

In seguito il film è stato proiettato al Teatro Valle in chiusura della rassegna sull'"indignazione".

Il film è simile a È stato morto un ragazzo dedicato al Caso Aldrovandi.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il documentario è stato distribuito da Il Fatto Quotidiano ed è stato trasmesso in prima tv su La 7 in prima serata con l'intervento di Ilaria Cucchi ed Enrico Mentana.

Un video sulle carceri a cura di Helene Pacitto, sul web, comprende alcune immagini tratte dal documentario, con una parte dell'intervista che Ilaria ha concesso in occasione del docuweb, e quella al padre, contenuta all'interno del film stesso.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (Fonte: sito www.cinemaitaliano.info).
  2. ^ (Fonte: Adnkronos, lancio 13 ottobre 2011).
  3. ^ (Fonte: Monica Straniero – sito www.cinemaitaliano. info 7 febbraio 2012).
  4. ^ (Fonte: agenzia Agenparl, 3 novembre 2011).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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