Éric Zemmour

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Éric Zemmour
Portrait d'Éric Zemmour, avril 2022.jpg
Éric Zemmour nel 2022

Presidente di Reconquête
In carica
Inizio mandato 5 dicembre 2021
Predecessore carica creata

Dati generali
Partito politico Reconquête
Università Istituto di studi politici di Parigi - Sciences Po
Professione Saggista, giornalista
Firma Firma di Éric Zemmour

Éric Justin Léon Zemmour (Montreuil, 31 agosto 1958) è un giornalista, scrittore, saggista, opinionista, polemista e politico francese.

Di origine ebraico-berbero algerina,[1] dal 1996 lavora per il quotidiano Le Figaro. Editorialista e commentatore politico conservatore, spostatosi su posizioni di estrema destra, tiene anche rubriche ricorrenti in radio e in televisione. I suoi saggi incontrano grandi successi in libreria e generano polemiche.

Frequentemente perseguito per dichiarazioni controverse, è stato più volte assolto, ma condannato per incitamento alla discriminazione razziale nel 2011 e per incitamento all'odio contro i mussulmani nel 2018.

Alla fine del 2021, Zemmour si candida per le elezioni presidenziali del 2022 e fonda il partito politico Reconquête, nell'ottica di un'unione delle destre attorno a temi identitari e nazionalisti. Fallisce al primo turno, arrivando al quarto posto, con il 7,07% dei voti espressi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Montreuil nel 1958 da una famiglia di origine ebraica algerina di cittadinanza francese. Si è definito ebreo berbero[2]. Si è diplomato all'Institut d'études politiques di Parigi nel 1979.

Attività giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Ha esordito nella professione giornalistica firmando il suo primo articolo nel 1986 per Le Quotidien de Paris, diventando poi notista politico ed editorialista a InfoMatin, quotidiano progressista diretto da André Rousselet, presso cui ha lavorato dal 1995 al 1996. Ha scritto inoltre come freelance per i settimanali Marianne (1997) e Valeurs Actuelles (1999). Fino alla chiusura della testata nel 2014, Zemmour è stato anche editorialista politico per il mensile Le Spectacle du Monde.

Giornalista politico del quotidiano conservatore Le Figaro dal 1996, dal 2010 è passato al settimanale allegato Le Figaro Magazine. È tornato a Le Figaro come editorialista fisso nel 2013, mantenendo comunque una rubrica sull’allegato.

Svolge di frequente anche l'attività di polemista e opinionista televisivo/radiofonico. Dal 2006 al 2011 è stato uno dei principali volti del talk show di France 2 On n'est pas couché. Dal 2010 al 2019 è stato inoltre uno dei commentatori politici quotidiani di RTL Matin, trasmissione mattutina dell'emittente radiofonica RTL, dove ha tenuto prima una breve e "tagliente" rubrica dal titolo Z comme Zemmour e, successivamente, è stato una delle voci principali del dibattito On n'est pas forcement d'accord. Il 13 ottobre 2019 l'emittente ha annunciato la cessazione delle collaborazioni con Zemmour a causa di alcune sue affermazioni controverse.

Dal 2019 al 2021 è stato uno dei commentatori del canale all-news CNews, dove interveniva dal lunedì al giovedì come editorialista della trasmissione Face à l'info e dibatteva regolarmente con un interlocutore nello spin-off del venerdì Face à Face.

Saggista[modifica | modifica wikitesto]

Ha pubblicato le biografie politiche di Édouard Balladur (1995) e di Jacques Chirac (2002). È anche un autore critico della presunta femminilizzazione della società, tesi esposta nel 2006 nel libro Le premier sexe (Il primo sesso), pubblicato in Italia col titolo L'uomo maschio per le Edizioni Piemme. È una ripresa provocatoria del titolo del libro "Il secondo sesso" scritto dalla filosofa femminista Simone de Beauvoir. Nel marzo 2010, con Mélancolie française, che ha vinto il "Prix du livre incorrect", rivisita la storia della Francia.

Nel 2014, il suo Le Suicide français ha venduto 500 mila copie, rivelandosi suo maggior successo editoriale.

Le presidenziali del 2022[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle numerose voci circolate su una sua possibile candidatura della destra anti-establishment alle elezioni presidenziali in Francia del 2022, nel settembre 2021 ha dichiarato di aver concordato un periodo di aspettativa con la direzione del giornale Le Figaro, per dedicare più tempo alla promozione del suo nuovo libro La France n'a pas dit son dernier mot, senza tuttavia sciogliere riserve su una sua possibile discesa in politica. Trova il sostegno di Marion Maréchal[3].

Il 6 ottobre 2021 Zemmour ha raggiunto il 17% delle intenzioni di voto e il secondo posto fra tutti i candidati, qualificandosi per la prima volta in tutti i sondaggi per il secondo turno delle elezioni presidenziali[4]. Il 30 novembre 2021 ha ufficializzato la sua intenzione di correre alle elezioni presidenziali del 2022, e il 5 dicembre fonda, a sostegno della candidatura, il partito politico Reconquête.[5]

Al primo turno delle presidenziali del 10 aprile 2022 si classifica quarto, con il 7,05% dei voti, e non raggiunge il ballottaggio.

Orientamento politico[modifica | modifica wikitesto]

Zemmour, definito da alcuni media politico di estrema destra, si considera gollista-bonapartista[6].

Nel 2014, nel suo libro Le suicide français, si schiera apertamente contro l'immigrazione, il multiculturalismo e la globalizzazione della società francese. Avversa l'egemonia culturale della sinistra, cominciata nel Sessantotto, sostenendo che "l'ideologia antirazzista e multiculturale della globalizzazione sarà per il ventunesimo secolo quello che il nazionalismo è stato per il diciannovesimo e il totalitarismo per il ventesimo: una fede messianica e guerrafondaia nel progresso, che trasforma il conflitto tra nazioni in un conflitto all'interno delle nazioni".

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

L'uomo maschio[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro L'uomo maschio, pubblicato nel 2006, Zemmour parla della "castrazione" degli uomini voluta dalla società degli ultimi dieci-venti anni. Accusa femministe, donne e anche gli uomini di cavalcare il politicamente corretto, sopprimendo le cosiddette vere pulsioni maschili di predatore sessuale violento, dimenticando la storia della Francia e i lavori di Freud.

Crede che "l'ideologia gay" abbia preso piede anche come intermediario per scardinare la situazione e convincere "l'uomo a diventare una femmina come le altre". Sempre come prova della "femminilizzazione" cita il sempre maggior apprezzamento per il pesce. Ad esempio cita il concetto di "coppia" come concetto esclusivamente femminile, estraneo alla vera natura dell'uomo a cui è stato imposto e al quale ormai anche l'uomo crede.

«L'essere umano è molto primitivo. Abbiamo un cervello arcaico, rettile. Dobbiamo tenerne conto. A volerlo negare, creiamo generazioni di impotenti, di omosessuali e di divorziati.»

(Zemmour a Radio Courtoisie, 26/3/2010)

Secondo alcune fonti è accusato di abilismo.[7][8][9][10]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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