È asciuto pazzo 'o padrone

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È asciuto pazzo 'o padrone
ArtistaEdoardo Bennato, (come Joe Sarnataro e i Blue Stuff)
Tipo albumStudio
Pubblicazione1992
Durata44:47
Dischi1
Tracce12
GenereBlues rock
EtichettaVirgin VDI 135; ristampato nel 2004 dalla Cheyenne Records, CYR 014
ProduttoreEdoardo Bennato
RegistrazioneStudio SPLASH di Napoli
Certificazioni
Dischi di platinoItalia Italia[1]
(vendite: 100 000+)
Edoardo Bennato - cronologia
Album precedente
(1989)
Album successivo
(1992)

È asciuto pazzo 'o padrone è un album di Edoardo Bennato pubblicato nel 1992 dalla Virgin (e ristampato nel 2004 dalla Cheyenne Records): una tantum, Bennato firma con lo pseudonimo di Joe Sarnataro e i Blue Stuff, nome della band partenopea che lo accompagna.

Il Disco[modifica | modifica wikitesto]

Joe è un personaggio di fantasia di origine napoletana, ma che vive stabilmente in America da diversi anni. Egli decide di tornare a Napoli con il ricco bagaglio di esperienze musicali accumulate negli Stati Uniti - quel misto di suoni e ritmi d'oltreoceano che incarnano, in un certo senso, il flusso artistico che, nel ventesimo secolo, arrivò a contaminare la tradizione musicale italiana (ovviamente, però, il personaggio si colloca in epoca contemporanea). Insieme all'album, al quale è allegata una storia a fumetti, Sarnataro realizza un lungometraggio televisivo dal titolo "Joe e suo nonno" in cui partecipano oltre ai Blue Stuff e a Peppe Lanzetta, volti noti del cinema e dello spettacolo, quali Lino Banfi (nel ruolo del goffo dirigente scolastico apulo-campano Nicola Scarola) e Renzo Arbore (nei panni del commendatore Renzo). Nei testi dell'album, Bennato sembra tornare alla graffiante ironia degli esordi, attraverso denunce di corruzione, malcostumi, mentalità retrograde. Il blues, il rock'n'roll e il boogie-woogie la fanno da padrone, attraverso pezzi originali (tranne una sola reinterpretazione, Liev 'e mano alloca! (Nun tucca' Curoglio) che ricalcano, tra omaggio e citazione, gli stilemi di questi generi che hanno segnato la musica popolare del ventesimo secolo.
Nell'album dello stesso anno Il paese dei balocchi, Bennato si rivolgerà ironicamente al suo alter ego attraverso la canzone Attento Joe.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Intro - 0:40
  2. È asciuto pazzo 'o padrone - 3:47
  3. Sotto viale Augusto che ce sta? - 5:30
  4. 'O billoco l'acqua! - 4:13
  5. Accussì va 'o munno - 3:34
  6. Va vedenno mo' chi è stato - 4:33
  7. Vutammo pe te' - 4:10
  8. Lieve 'e mano alloca! (Nun tucca' Coroglio) - 2:33
  9. Che Babbilonia! - 3:52
  10. Comme aggia fa' - 3:17
  11. 'A gente è bona - 3:44
  12. Nisciuno! - 4:54

Note alle tracce[modifica | modifica wikitesto]

(1) viene riproposto il titolo dell'album, "urlato" secondo la tradizione dei "pazzarielli", strilloni napoletani che fungevano da veri e propri testimonial commerciali, camminando nei quartieri con strumenti rumorosi e annunciando l'apertura di attività commerciali per la cui data erano previsti prezzi d'occasione, da cui l'espressione che si traduce "è impazzito il proprietario", nel senso che ha deciso di fare prezzi bassi detti anche "prezzi folli". Un esempio di questa icona della napoletanità è fornito dal film con Totò L'oro di Napoli.
(2) il titolo viene tuttavia usato anche per indicare una situazione che è degenerata. Qui il pezzo è dedicato infatti a Diego Armando Maradona, della cui prematura e controversa partenza da Napoli e dal Napoli Calcio, secondo Bennato, la stessa città ne sarebbe responsabile.
(3) Viale Augusto è una via principale di Napoli, teatro di cantieri che risultano aperti da diversi anni e sotto il quale da molto tempo si continua a scavare, secondo quanto testimonia Bennato.
(4) Letteralmente "Ecco l'acqua che cade" intesa come pioggia, traduce l'espressione "Tanto tuonò che piovve". "'O billoco" sta per "eccolo" (da 'o=lo, vide(pron"bir")=bi', loco=là = lo vedi là = eccolo)
(5) riflessione sul fatalismo tipico della gens napoletana.
(6) è un brano sull'omertà legata agli episodi di criminalità. Tra presunti innocenti e intoccabili, il brano chiosa con amara ironia, dicendo "Stai a vedere che sono stato proprio io e non me ne ricordavo più".
(7) denuncia sul voto di scambio diffuso tra i ceti popolari a favore di personaggi bene in vista.
(8) Cover di Baby, Please Don't Go che aveva conosciuto anche una reinterpretazione italiana da Caterina Caselli intitolata Sono qui con voi, parla di una frazione di Napoli vittima di speculazioni edilizie.
(9) altra denuncia sui crimini della malavita, in particolare sul racket delle estorsioni. Bennato fa riferimento al costruendo Palazzo di Giustizia, che fu dato alle fiamme al pari dello Sferisterio, famoso parco ricreativo.
(10) "lamento" rock sui mali che affliggono Napoli.
(11) in controtendenza col luogo comune secondo il quale la gente comune ha la coscienza pulita, mentre sono altri a essere i cattivi (detti in dialetto 'e malamente), puntando invece il dito con la connivenza tra queste due parti di una stessa società, suddivise in maniera strumentale. La stessa tematica sul labile confine tra il bene e il male aveva interessato il suo precedente lavoro I buoni e i cattivi.
(12) la chiusura è in chiave apocalittico-nichilista: "In questa città non si salva nessuno". A tempo di blues, Bennato elenca, in un classico free speaking à-la John Lee Hooker, una gran quantità di categorie lavorative e sociali, vari modelli di vita in antitesi tra loro, fino a elencare i quartieri della città come a volere includere tutti i propri concittadini senza esclusione, fino a chiosare (sollecitato dalle voci della sua band) che non si salva neanche lui. Alcuni accostamenti di questi elementi lasciano pensare che non siano stati messi casualmente uno dopo l'altro, e forniscono un'ulteriore chiave di lettura dei mali di questa città dove, secondo il pensiero di Bennato/Sarnataro, la corruzione dilaga senza alcuna via di uscita.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Curiosamente, durante il lungometraggio, oltre al canto Bennato si limita a suonare l'armonica e non lo si vede mai imbracciare la chitarra (circostanza che, peraltro, riflette la scelta adottata dal gruppo nel disco e nelle tournée che seguono nei due anni successivi).
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  1. ^ Sarnataro alias Bennato su Raiuno, su archivio.corriere.it, 26 maggio 1992. URL consultato il 28 aprile 2016.