Civitella del Tronto

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Civitella del Tronto
comune
Civitella del Tronto – Stemma
Civitella del Tronto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Teramo-Stemma.png Teramo
Amministrazione
Sindaco Cristina Di Pietro (Lista civica Cittadini in comune) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 42°46′18.67″N 13°39′59.71″E / 42.771853°N 13.666586°E42.771853; 13.666586 (Civitella del Tronto)Coordinate: 42°46′18.67″N 13°39′59.71″E / 42.771853°N 13.666586°E42.771853; 13.666586 (Civitella del Tronto)
Altitudine 589 m s.l.m.
Superficie 77,74 km²
Abitanti 5 235[1] (31-05-2014)
Densità 67,34 ab./km²
Frazioni vedi elenco
Comuni confinanti Ascoli Piceno (AP), Campli, Folignano (AP), Sant'Egidio alla Vibrata, Sant'Omero, Valle Castellana
Altre informazioni
Cod. postale 64010
Prefisso 0861
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 067017
Cod. catastale C781
Targa TE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti civitellesi
Patrono Sant'Ubaldo
Giorno festivo 16 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Civitella del Tronto
Posizione del comune di Civitella del Tronto all'interno della provincia di Teramo
Posizione del comune di Civitella del Tronto all'interno della provincia di Teramo
Sito istituzionale

Civitella del Tronto è un comune italiano di 5.235 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo.

Il comune è incluso nella Comunità montana della Laga e nel Club dei borghi più belli d'Italia[2].

Geografia fisica[edit | edit source]

Civitella del Tronto è situata a 589 m s.l.m. su di una rupe rocciosa di travertino ed è sovrastata dalla Fortezza, ultimo disperato baluardo dei Borbone di Napoli e del Regno delle Due Sicilie che resistette strenuamente fino all'ultimo e si arrese ai piemontesi addirittura dopo che fu proclamata l'Unità d'Italia.

Il territorio di Civitella del Tronto è situato nella Val Vibrata, a nord confina con Sant'Egidio alla Vibrata e con i comuni marchigiani di Folignano e Ascoli Piceno, confina ad est col comune di Sant'Omero, a sud con Campli e ad ovest con Valle Castellana; nella classificazione sismica della protezione civile è identificato come Zona 2, cioè zona a sismicità medio-alta[3], mentre nella classificazione climatica è contrassegnato come Zona E.

Storia[edit | edit source]

Le origini di Civitella del Tronto non sono chiare, anche se in località Ripe di Civitella e nelle grotte Sant'Angelo e Salomone, sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico e al Paleolitico superiore.

Civitella del Tronto si crede sorga sull'antica area della picena Beregra. Le prime testimonianze storiche certe la collocano nei secoli IX-X (l'origine dell'abitato attuale è altomedioevale) come città incastellata per sfuggire alle scorribande ungare e saracene.

Il paese fu invaso dagli Ascolani quattro anni dopo che nel 1251 avevano dichiarato guerra ai Teramani per fini espansionistici. A salvare i civitellesi intervenne papa Alessandro IV che pose fine ai cruenti e sconsiderati saccheggi ascolani evidenziati dal Vescovo aprutino Matteo I. Memore dell’invasione ascolana e consapevole dell’importanza strategica di avere in zona di confine una fortificazione efficiente Carlo d’Angiò ordinò la fortificazione di Civitella che cominciò il 25 marzo 1269. Già nel secolo XIII il paese appartenente al Regno di Napoli era cinto da mura e, per la sua particolare posizione geografica di confine con lo Stato della Chiesa, ebbe sempre una grande rilevanza strategica. Civitella passò dagli Angioini agli Aragonesi nel 1442. Alfonso d’Aragona, dopo aver sconfitto Francesco Sforza e riconquistato anche Civitella nel 1443, trasformò il Castello civitellese in una Piazza Forte nel 1450 in vista dei venti di guerra con la Francia. Il luogotenente Alfonso, figlio di Ferdinando I, notando una donna posseduta dal maligno chiede aiuto a San Giacomo della Marca che compie il miracolo nel 1472. Nel 1495 i civitellesi continuano però a soffrire degli abusi del Castellano e, per protesta, danneggiano ben quattro delle cinque torri del castello che viene brutalmente saccheggiato. Le tasse del tribunale della Grascia, il fenomeno del banditismo e l’ospitalità militare che i civitellesi devono affrontare continuano anche dopo il trattato di pace di Blois portano la popolazione allo stremo.

Nel 1557 fu posta d'assedio da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico II alleati con il Papa Paolo IV, che, benché feroce e violento, non riuscì a espugnare la città, tanto che nel maggio dello stesso anno tolse l'assedio e si ritirò presso Ancona. Proprio in questa guerra, tra Francesi e Spagnoli, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto, in quanto protagonista della Guerra del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a riportare venne apprezzata nell'intero Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali per quarant'anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la fortezza. Per lo stesso episodio nel 1589 fu elevata al grado di Città e le fu conferito il titolo di Fidelissima da Filippo II di Spagna.

Nel 1627 a Civitella furono avvertiti terremoti. Un altro sisma si verificò il 21 gennaio 1703. La fedeltà di Civitella agli Asburgo continua anche negli anni bui di Filippo IV e Carlo II. Nel 1707 i civitellesi, caduti in mano austriaca, anche per via legittima del Trattato di Utrecht, perdono ogni beneficio fiscale. Il 16 agosto 1734 gli austriaci lasciano Civitella alle truppe di Filippo V. La dominazione borbonica ha inizio.

Venne assediata nuovamente dalle truppe Francesi nel 1798 cadendo con disonore, e nel 1806. In questo caso il forte, difeso dal maggiore irlandese Matteo Wade, sostenne un assedio di quattro mesi contro le ben più numerose truppe Napoleoniche, capitolando onorevolmente il 22 maggio 1806.

Una famosa pagina di storia legata a Civitella e alla sua fortezza è quella relativa al Risorgimento. Nel 1860, dopo aver attraversato L'Emilia-Romagna e le Marche, l'esercito di Vittorio Emanuele II di Savoia il 26 ottobre strinse d'assedio Civitella, durante il quale i soldati borbonici resistettero per ben duecento giorni. Nonostante il Regno delle Due Sicilie fosse finito il 13 febbraio 1861 con la caduta di Gaeta, e la resa fosse stata suggellata il 17 marzo con la proclamazione in Parlamento, a Torino, del Regno d'Italia, Civitella continuò a combattere, cadendo solamente il 20 marzo 1861, quindi tre giorni dopo che fu sancita l'Unità d'Italia. Questo episodio ne fa l'ultima roccaforte borbonica che si arrese, accettando, di fatto, la fine del Regno delle Due Sicilie.

Come sempre, durante un assedio coevo, una volta isolata la fortezza da possibili aiuti esterni, gli assedianti, guidati dal generale Luigi Mezzacapo (un napoletano di scuola borbonica), bombardarono la struttura per demoralizzare gli ultimi reparti borbonici. Sapendosi isolati e privi d'ogni speranza di soccorso, diversi reparti situati in alcune ali della fortezza si arresero. Eppure un'ultima parte dei militari, nonostante l'uscita dei camerati, decisero, pur allo stremo delle forze, di resistere ancora, per poi arrendersi solo alla fine[4]. I superstiti furono presi prigionieri e trasferiti in strutture detentive non identificate, a causa dell'assenza di approfondite ricerche storiche in merito.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Civitella.

Negli anni immediatamente successivi all'Unità, nel territorio di Civitella operarono svariati briganti, dei quali alcuni erano semplici banditi, altri invece partigiani del cessato regno borbonico. Purtroppo proprio in quegli anni il Forte, non più strategicamente importante, venne abbandonato e saccheggiato dagli stessi civitellesi, creando così la rovina di una delle maggiori opere architettoniche militari degli Abruzzi. Si segnala che già qualche decennio prima fu distrutta la fortezza di Pescara.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, vennero qui approntati ben tre campi di concentramento. Gli interni dei campi di prigionia furono alloggiati in gran parte nell'antico Convento Francescano della Madonna dei Lumi, alle porte del borgo e in parte nell'Ospizio dei vecchi, nel centro storico. Nell'archivio comunale di Civitella del Tronto sono presenti due elenchi, uno per gli internati politici, l'altro per quelli civili. Nel primo furono inclusi centoventi persone, la maggior parte dei quali di religione ebraica e alcuni classificati come 'ariani' tra cattolici e non. Fu inoltre scortato nel campo di concentramento il medico e partigiano italiano Simone Teich Alasia oltre a numerosi ebrei tedeschi, polacchi o apolidi privati di cittadinanza[5].

Il 20 febbraio 1959, alle ore 09:00:00, si verificò una scossa di terremoto del 4º grado della Scala Mercalli con epicentro il territorio di Civitella del Tronto. Il 1º dicembre 1972, si registrano scosse di terremoto avvertite anche a Sant'Omero, Torano Nuovo e Colonnella.

Onorificenze[edit | edit source]

Medaglia di bronzo al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Merito Civile
«Durante il secondo conflitto mondiale la popolazione si prodigò con coraggio e generosa solidarietà nell'assistenza e nell'aiuto ai cittadini ebrei internati nel locale campo di concentramento. Chiaro esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.[6]»
— Civitella del Tronto (TE), 14 maggio 2010

Monumenti e luoghi di interesse[edit | edit source]

Architetture religiose[edit | edit source]

Santuario di Santa Maria dei Lumi[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Santa Maria dei Lumi.

Il santuario mariano è una delle realtà monumentali più note del territorio teramano e conserva tuttora memoria d'arte romanica, di misticismo e spiritualità. Dedicato alla Madonna dei Lumi, sorge al di fuori della cinta muraria del paese di Civitella. L'intero complesso religioso è costituito dalla chiesa, dalla casa monastica e dal chiostro. Il 31 maggio di ogni anno vi si organizza una fiaccolata con i lumi, per rendere omaggio alla Madonna.

Santuario di Santa Maria dei Lumi

Chiesa di San Lorenzo[edit | edit source]

Chiesa di San Lorenzo

La chiesa Parrocchiale di Civitella del Tronto, dedicata all'antico protettore San Lorenzo Martire, in origine sorgeva al di fuori delle mura cittadine, ma venne trasformata in bastione per la difesa del borgo nell'assedio del 1557 per poi essere ricostruita all'interno delle mura, addossata a Porta Napoli.

Nel 1777 ha inizio una notevole trasformazione di ordine strutturale ed estetico in stile barocco della chiesa. Di rinascimentale resta solo la facciata, di elegante semplicità, il suo portale e i grandi finestroni dalla profonda strombatura sui fianchi dell'edificio.

L'interno, a croce latina, è composto da una sola navata alla quale furono aggiunte due cappelle laterali a formare un braccio di transetto coronato da una cupola entro un tiburio ottagonale. La torre campanaria si innesta tra il braccio di transetto e l'abside del presbiterio. La chiesa è ornata da grandi nicchie con altari, stucchi settecenteschi, ed impreziosito da arredi lignei di raffinata fattura e l'organo del 1707, oltre ai vari arredi sacri, tra cui un busto e una croce in bronzo, conservati in Sacrestia insieme ad una statua barocca in legno di Sant'Ubaldo con in mano la città di Civitella di cui è il Protettore.

Per quanto riguarda le tele, meritano particolare attenzione una Visitazione e una Madonna del Rosario risalenti al XVI secolo, mentre sono di quello successivo un'Annunciazione e una Deposizione.

Nella chiesa è inoltre presente anche una statua dedicata alla Madonna Addolorata.

Chiesa di San Francesco[edit | edit source]

La chiesa di San Francesco, inizialmente dedicata a San Ludovico, fu fondata nel 1326, sotto Roberto d'Angiò, dal conventuale civitellese Fra' Guglielmo, eminente personaggio della famiglia De Savola, vescovo di Alba e poi arcivescovo di Brindisi e di Benevento. Per oltre trecento anni il convento è, per Civitella, un centro di incisiva promozione religiosa e culturale di cui beneficiarono diverse generazioni di cittadini. Infatti proprio grazie al monastero molti uomini sia chierici che laici impararono a leggere e a scrivere. Nel corso dei secoli il complesso subì varie soppressioni, finché, nel 1866 per effetto di un decreto di Vittorio Emanuele II, i conventuali dovettero abbandonarlo.

La facciata, che conserva ancora oggi le caratteristiche originarie, di stile gotico-romanico, è caratterizzata dal rosone trecentesco in pietra con cornice intagliata proveniente, secondo la tradizione, dalla chiesa di San Francesco di Campli.

Nell'interno, rielaborato in stile barocco, a navata unica, si conserva un bellissimo coro in noce, con colonnine tortili, del Quattrocento, e al di là del presbiterio si trova l'originaria abside a pianta quadrata dalla volta a crociera e costoni gotici impostati su capitelli decorati con il motivo a foglie ripiegate, mentre per il resto la chiesa presenta decorazioni e stucchi settecenteschi. Parte degli arredi furono trasferiti nel 1924 in Santa Maria dei Lumi e un crocifisso d'argento in San Lorenzo.

La chiesa di S. Francesco ha subito nuove ristrutturazioni a partire dai primi anni del XXI secolo. Questi lavori non hanno in alcun modo alterato o modificato l'antico splendore della chiesa ma, al contrario, le hanno ridato una nuova vitalità e hanno permesso di riprendere a celebrare la messa dopo diversi anni.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli[edit | edit source]

La fondazione della chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta anche della Scopa, o delle Laudi secondo la tradizione, è assegnata ai primi del Trecento, durante il pontificato di Giovanni XXII, per quel che si legge sulle sue murature, invece secondo una più attenta analisi appare un edificio databile tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo.

La chiesa è costituita da un'unica navata con tetto a capriate. Il portale ha cornici lisce in travertino e architrave sostenuto dalle tipiche mensole con sfera, che in questo caso hanno superficie esterna contornata da una fila di perline e decorata con una rosetta centrale. Sotto il cornicione appaiono mattoni dipinti a losanghe bianche e rosse.

All'interno, sulla parete sinistra, sotto la moderna intonacatura, resta un residuo della elegante decorazione policroma rinascimentale. Nella chiesa si conserva, sotto l'altare maggiore, un Cristo deposto ligneo, di moderna fattura, le cui forme rigide potrebbero far pensare ad opera di mano o di influenza tedesca; nell'altare laterale destro un Cristo deposto ligneo, di difficile datazione, ed una Vergine Addolorata con struttura a conocchia, ossia uno scheletro ligneo su cui adagiare le vesti - che mutano in base alle feste liturgiche - e con un viso ligneo dipinto finemente.

Abbazia Santa Maria in Montesanto[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia Santa Maria in Montesanto.

L'Abbazia di Montesanto è un complesso monastico appartenuto all'Ordine benedettino, dedicato all'Assunta. Nel passato è stata tra le abbazie più importanti della regione Abruzzo e ancora oggi rappresenta una delle realtà monumentali di maggiore suggestione del territorio teramano, custodendo memoria d'arte romanica, misticismo e spiritualità.

Architetture civili[edit | edit source]

Fortezza[edit | edit source]

Suggestivo scorcio della rampa di accesso alla Fortezza

La fortezza di Civitella del Tronto è una delle più imponenti opere di ingegneria militare mai realizzate sul suolo italiano, paragonabile al Forte della Brunetta, costruito dai Piemontesi nei pressi della città di Susa. È inoltre paragonabile con la Fortezza di Hohensalzburg a Salisburgo: si estende sulla sommità di una cresta rocciosa per una lunghezza di 500 metri circa; una larghezza media di 45 e con una superficie complessiva di 25.000 m2.

Già intorno all'anno mille, alcuni documenti parlano di un castello presente nella parte più alta del colle, anche se assume vera consistenza durante il periodo Svevo e poi sotto il regno di casa D'Angiò, in quanto la vicinanza dal confine tra il Regno di Napoli e il nascente Stato Pontificio gli conferiva un'importantissima posizione strategica. Le prime notizie certe della fortificazione risalgono al 1255, quando gli Ascolani espugnarono il castello, facente parte sicuramente dei sistemi difensivi del confine appenninico della Val Vibrata. Successivamente ha subito modifiche e ampliamenti sino ad ottenere l'attuale sistemazione spagnola compiuta a partire del XVI secolo.

Gli assedi del 1798 e 1806 guastarono non poco le strutture, al punto che nel 1820 la Fortezza fu completamente restaurata mantenendo però il suo carattere rinascimentale.

L'assedio del 1860/61 inflisse al Forte un colpo mortale, che unito ai guasti e ai furti di materiali da costruzione che vennero perpetrati dopo la fine degli eventi bellici, portarono ad una scellerata opera di demolizione.

Subì una massiccia opera di restauro a partire dal 1973 sino al 1985, grazie al patrocinio della Sovrintendenza e delle Belle Arti de L'Aquila, della Cassa del Mezzogiorno e dell'amministrazione comunale. Oltre che restituire per gran parte l'uso del Forte e dei suoi ambienti, ha fatto sì che si conservasse il suo carattere di cittadella fortificata del primo Rinascimento, particolarmente rilevante per l'importanza storico-militare della Fortezza, rappresentante un caso unico non solo in Abruzzo, ma in tutta Italia.

Scorcio della piazza del Cavaliere
Struttura del Forte[edit | edit source]

La fortezza ha forma ellittica e avvolge l'abitato più in basso. Dal punto di vista architettonico il forte può essere diviso in due parti: quella abitativa e quella difensiva, concentrata sul versante est della Fortezza più esposto agli attacchi, in quanto il colle è meno aspro naturalmente. Infatti su quel versante, per contrastare gli attacchi nemici sono presenti vari terrazzamenti e due bastioni difensivi (San Pietro e Sant'Andrea); altre barriere difensive erano costituite dai tre camminamenti coperti che rappresentavano degli imbuti dove gli assalitori dovevano necessariamente passare se avessero voluto conquistare il Forte. La difesa avveniva grazie alla presenza di un fossato sovrastato da un ponte parzialmente levatoio e di consistenti gruppi di guardia che dalle feritoie con armi leggere controllavano le rampe di accesso alla piazzaforte.

La prima piazza del Forte, detta del Cavaliere, in periodo di pace era utilizzata per l'addestramento delle truppe, e fino al 1861 vi era situato il monumento marmoreo dedicato al maggiore irlandese Matteo Wade. Superato il terzo camminamento si entra nella seconda piazza della Fortezza, denominata Piazza d'Armi, che veniva utilizzata ogni giorno per la cerimonia dell'alzabandiera. Questa piazza è stata modificata in periodo Spagnolo per esigenze idriche con la costruzione sotto di essa di enormi cisterne che raccoglievano e filtravano, grazie a strati di ghiaia e carbone, l'acqua piovana che veniva convogliata nel pozzo centrale. L'approvvigionamento idrico è uno dei temi ricorrenti del Forte: infatti, esistono ben quattro cisterne, oltre a vari sistemi per incanalare l'acqua dai tetti. Lungo il muro settentrionale si giunge al bastione ottagonale di San Giacomo che si trova nella terza ed ultima piazza, la Grande Piazza, che è posta sul punto più alto della Fortezza. In questa piazza sono presenti i due edifici più importanti del Forte: Il palazzo del Governatore, che rappresentava il comando della Fortezza e ospitava il Governatore e la sua famiglia; e la Chiesa di San Giacomo.

Nell'ultima parte del viale, interamente pavimentato, si trovano la stalla e, di fronte, la mensa con le cucine. La passerella del versante Ovest è senza dubbio il punto più suggestivo della Fortezza e nel passato fu teatro di un episodio memorabile durante l'assedio del 1557: i Francesi cercarono di sorprendere i difensori costruendo delle particolari macchine per scalare lo strapiombo, ma furono scoperti dai civitellesi che li sterminarono gettando su di loro due enormi macine da mulino. Questa porzione della piazzaforte ospitava la parte abitativa comprendente la caserma vera e propria dove si può ammirare la cappella dedicata a Santa Barbara, protettrice degli artiglieri. Da questa posizione si può avere una visione d'assieme del paese di Civitella del Tronto e della sua particolare urbanistica, con i gruppi di case disposte parallelamente, percorse da vie longitudinali ascendenti collegate attraverso strette curve, e con percorsi trasversali costituiti da rampe e scalinate. Tale sistema viario genera isolati stretti e allungati disposti longitudinalmente, in modo da costituire una serie di antemurali alla Fortezza.

Ruetta[edit | edit source]

La Ruetta

Le vie del centro storico di Civitella del Tronto che permettono di salire verso la fortezza sono spesso molto strette e ripide, poiché originariamente progettate per incanalare gli assalitori in stretti o per sorprenderli alle spalle.

La via più stretta di Civitella del Tronto è la Ruetta che consente il passaggio a una persona per volta. Una targa all'imbocco della stretta viuzza dichiara: “La Ruetta, d'Italia la via più stretta”, ma in realtà il primato è conteso con un vicolo di Ripatransone, che in questo momento detiene il record italiano, anche se il rilevamento è oggetto di molte diatribe.

Porta Napoli[edit | edit source]

Unica porta urbana conservatasi, consente l'accesso al borgo da est.

Arco a tutto sesto risalente al Duecento, realizzato in conci di travertino e addossata ad alcuni resti delle mura di cinta e all'abside della chiesa di San Lorenzo. Al di sopra della chiave campeggia lo stemma urbico della cittadina che raffigura le cinque torri merlate.

Una particolare curiosità è che Porta Napoli e il portale della chiesa di San Francesco sono identici sul profilo delle modanature e nelle misure dei blocchi di pietra con cui sono fabbricate.

La fontana degli amanti

Monumento a Matteo Wade[edit | edit source]

Monumento marmoreo neoclassico voluto nel 1829, da Francesco I di Borbone, re delle Due Sicilie, alla memoria dell'ufficiale irlandese Matteo Wade, che difese la piazzaforte di Civitella del Tronto durante l'assedio del 1806.

Il monumento, situato in largo Pietro Rosati, è, in gran parte, opera dello scultore Bernardo Tacca, e completato da Tito Angelici. Il monumento, in un primo momento erroneamente attribuito al Canova, è composto da un grande sarcofago con le figure in rilievo della Fedeltà e del Dolore ai lati del ritratto del Wade entro un medaglione; due sfingi, ai lati del sottostante gradino, e lo stemma borbonico completano la composizione.

Inizialmente il monumento era stato collocato all'interno del Forte, nella piazza del Cavaliere, dove si scorgono ancora i resti della sua base. Vi rimase fino al 1861 quando l'esercito piemontese, ritenendolo del Canova, decise di trasferirlo a Torino, come bottino di guerra, ma ad Ancona fu accertato che esso non era opera del grande scultore veneto, e venne lasciato per oltre quindici anni in un magazzino finché nel 1876 fu restituito a Civitella, sia pure incompleto per la perdita di alcuni elementi.

Fontana degli amanti[edit | edit source]

La fontana eretta nel 1863 le cui acque scaturiscono dalle viscere della Fortezza è posta sulla circonvallazione panoramica, ai piedi della pineta ed è particolarmente famosa per essere luogo di sguardi rubati, incontri furtivi, promesse eterne non sempre mantenute. L'acqua di questa fontana è estremamente buona perché sgorga in modo completamente pulita e potabile. I paesani preferiscono sempre fermarsi per bere un po' di quest'acqua che, si dice, porti pure fortuna a chi la beva. Visto che in essa non è presente nessuna forma di rubinetto l'acqua sgorga in modo continuo giorno e notte e sia d'estate che d'inverno. È stato calcolato che escono ben due litri d'acqua ogni sessantacinque secondi: in un giorno escono dunque ben 2658 litri che in un anno costituiscono di conseguenza quasi un milione di litri d'acqua.

Musei[edit | edit source]

Nel 2014 è stato inaugurato il Nina, museo delle arti creative tessili che conserva una raccolta di abiti antichi.

Aree naturali[edit | edit source]

Grotte di Sant'Angelo e Salomone[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gole del Salinello.
Panorama delle gole del Salinello in località Ripe

I frequenti fenomeni carsici hanno dato origine sul versante meridionale della Montagna dei Fiori (metri 1814), in una zona dal vistoso disturbo tettonico, a numerose grotte ricche di stalattiti e stalagmiti delle quali la più nota è la Grotta di Sant'Angelo insieme a quella di Salomone. Affascinanti ricerche e pazienti scavi, iniziati negli anni sessanta dal grande archeologo Antonio Mario Radmilli, hanno portato alla luce tracce della presenza dell'uomo in queste grotte dal neolitico ai tempi più recenti. Sono state scoperte varie testimonianze a partire da quelle più antiche lasciate da un gruppo di cacciatori primitivi, testimonianze della "Cultura di Ripoli", a qualche frammento di epoca romana e medioevale fino al Duecento quando le caverne cominciarono a essere frequentate dagli eremiti. Infatti nella grotta di Sant'Angelo esistono ancora oggi resti delle celle degli anacoreti che abitarono questa grotta sino alla fine del secolo scorso trasformando la caverna in una chiesa, già intorno al 1200. Da allora la grotta è rimasta sempre luogo di culto e di pellegrinaggio anche quando sono scomparsi gli eremiti.

La grotta di Salomone si trova proprio al di sotto di quella di Sant'Angelo e con essa comunicava prima della frana avvenuta dopo il 1400 il cui crollo travolse e seppellì una casetta eretta dagli eremiti della quale rimasero qualche lembo di muro, il pavimento e il focolare. Oltre a queste due, che sono le più ampie, ve ne sono innumerevoli altre, oltre una trentina, molti delle quali, nei primi tempi cristiani, furono dedicate a Santi e adibite a uso sacro come per esempio la Grotta di Santa Maria Maddalena, di San Francesco, di San Marco e di Santa Maria Scalena.

Tutte queste caverne, insieme ad altre aree archeologiche situate sul territorio di Civitella del Tronto, si sono rivelate importantissime perché hanno permesso la ricostruzione della storia dei Monti Gemelli attraverso il ritrovamento di numerosi resti preistorici come frammenti di terracotta, schegge, raschiatoi, alcune lame, ossi di orso, di stambecco, di cavallo e soprattutto ceramiche.

Nelle vicinanze delle suddette grotte vi sono le suggestive Gole del Salinello, molto interessanti paesaggisticamente in modo particolare per gli amanti della natura senza dimenticare i gloriosi avanzi del castello di re Manfrino che si ergono ai piedi della parete sud della Montagna dei Fiori.

Società[edit | edit source]

Evoluzione demografica[edit | edit source]

Abitanti censiti[7]

Tradizioni e folclore[edit | edit source]

Dal 25 al 27 aprile ricorrono i festeggiamenti di Santa Maria dei Lumi nei pressi del vicino al santuario omonimo. Chiamata più comunemente dagli abitanti del posto, "Festa di S. Maria", questa festa porta un gran richiamo turistico al paese, soprattutto nel giorno conclusivo, quello del 27, alla sera viene organizzata una serata di un artista differente ogni anno che si conclude con degli splendidi fuochi artificiali organizzati sempre intorno alla mezzanotte.

Il 16 maggio si festeggia il protettore Sant'Ubaldo, sulla cui figura storica e religiosa si registra un recente rifiorire di studi, attraverso pubblicazioni e convegni. Nella mattinata ci sono giochi in piazza per i più piccoli, mentre nel pomeriggio si organizzano le cosiddette "alzate dei palloni", ovvero il "galleggiamento" degli aerostati disegnati dalle scuole locali.

Verso gli ultimi giorni del mese di luglio in paese si organizza la consuetudinaria "Sagra delle ceppe". Il piatto locale più importante richiama a sé sempre numerosi turisti che, durante le cinque serate previste, hanno modo di degustare questo piatto tipico.

Dal 13 al 16 agosto si tiene all'interno della fortezza il banchetto in costume d'epoca denominato A la Corte de lo Governatore. All'interno della fortezza si svolgono, peraltro anche manifestazioni più occasionali che costellano soprattutto le serate estive.

Il 31 ottobre c'è la classica festa di Halloween in cui i giovani del paese, come consuetudine, si travestono da mostri, streghe, vampiri e fantasmi cercando di ottenere il classico dolcetto per evitare di ricorrere al ben peggiore scherzetto.

L'11 novembre hanno luogo nella cittadina i festeggiamenti per San Martino: raccolti intorno a un grosso falò accesso nella fortezza, si gustano caldarroste e vino locale, cantando e danzando fino all'alba.

Cultura[edit | edit source]

Cucina[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ceppe.

Particolari e tipici della cucina di Civitella del Tronto sono i caratteristici maccheroni con le ceppe, così denominati perché si tratta di grossi fusilli fatti a mano arrotolando la pasta intorno a un bastoncino. Questo storico piatto di Civitella del Tronto è stato inventato in tempi di guerra dai cuochi civitellesi che, pur non avendo molto tempo per cucinare bene la pasta ai soldati, hanno creato e dato vita a questo piatto unico. Tuttora viene servito a tavola nei ristoranti della zona e ci sono addirittura delle signore che sanno cucinare questo piatto come si faceva all'epoca.

Un altro piatto storico è il filetto alla borbonica, una sorta di panino preparato con una fetta di pane sulla quale viene messa una fetta di carne che, a sua volta, viene ricoperta con una mozzarella e filetti di acciuga sotto sale e insaporita con marsala.

Sempre connesso con la Fortezza lo spezzatino alla Franceschiello, così denominato dall'ultimo Re Francesco II di Borbone, realizzato con pollo o agnello e insaporito con vino e sottaceti.

Rinomati sono i formaggi pecorini della Montagna dei Fiori e delle Tre Caciare.

Persone legate a Civitella del Tronto[edit | edit source]

Filmografia[edit | edit source]

Civitella del Tronto, nell'estate del 2007, è stata il set di alcune riprese del film Colpo d'occhio[8] diretto da Sergio Rubini e interpretato da Vittoria Puccini, Riccardo Scamarcio e Paola Barale al suo debutto cinematografico.

Geografia antropica[edit | edit source]

Frazioni[edit | edit source]

Civitella del Tronto ha trentuno frazioni: Borrano, Carosi, Cerqueto del Tronto, Collebigliano, Collevirtù, Cornacchiano, Favale, Fucignano, Gabbiano, Le Casette, Lucignano, Mucciano, Pagliericcio, Palazzese, Piano Risteccio, Piano San Pietro, Ponzano, Ripe, Rocche, Sant'Andrea, Sant'Eurosia, Santa Croce, Santa Maria, Santa Reparata, Tavolaccio, Valle Sant'Angelo, Villa Chierico, Villa Lempa, Villa Notari, Villa Passo, Villa Selva.

Ci sono anche: Acquara, Idra, Oltre Salinello, Raieto, San Cataldo, Villa Olivieri.

Economia[edit | edit source]

Discretamente sviluppate sono le attività alberghiere, legate all'afflusso turistico connesso alla Fortezza. Diverse sono, poi, le piccole aziende di confezioni tessili tipiche di tutta l'area della Val Vibrata.

Attività sportive[edit | edit source]

Arrampicata sportiva[edit | edit source]

La palestra di roccia Gianmario Camillini
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palestra di roccia Gianmario Camillini.

Nella parete rocciosa sita sul lato ovest della rupe di Civitella del Tronto esiste una palestra di roccia intitolata a Gianmario Camillini, scomparso in un incidente durante un'esercitazione con l'elicottero il 13 novembre 1989. La falesia è costituita da un travertino compatto, la lunghezza delle vie non vanno oltre i 25 m e recentemente è stata rivista tutta la spittature dall'associazione "Mondi Verticali" sul cui sito è possibile scaricare la guida della falesia[9].

Ciclismo su strada[edit | edit source]

Civitella del Tronto è stata sede di partenza della 7ª tappa della 42ª Tirreno-Adriatico[10], il via fu dato dall'allora sindaco Mario Tulini. Proprio a Civitella è partita il 10 giugno 2011 la 38ª edizione del Girobio.

Amministrazione[edit | edit source]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2003 2008 Mario Tulini centro-sinistra Sindaco
2008 2013 Gaetano Luca Ronchi lista civica "Insieme per la rinascita" Sindaco
2013 in carica Cristina Di Pietro lista civica "Cittadini in comune" Sindaco

Galleria fotografica[edit | edit source]

Note[edit | edit source]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2014.
  2. ^ Civitella del Tronto eletto Borgo più bello d’Italia. Grandi eventi in programma. www.ilquotidiano.it
  3. ^ http://www.protezionecivile.it/ Elenco, in ordine alfabetico, dei comuni e relativa classificazione sismica indicati nell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n°3274/03, aggiornato con le comunicazioni delle regioni
  4. ^ Giorgio Cucentremoli di Monteloro, Morire a Civitella: i duecento drammatici giorni della fedelissima Civitella del Tronto (8 settembre 1860 - 20 marzo 1861), a cura del Centro Toscano Studi Conservatori "Eugenio Alberi", Editrice "La Perseveranza", Bologna
  5. ^ Italia Iacoponi Il campo di concentramento nazista dislocato a Civitella del Tronto
  6. ^ Sito del Quirinale – Documento assegnazione onorificenza. URL consultato l'08-09-2011.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Film girato nel 2008 Elenco delle pellicole cinematografiche girate in Abruzzo
  9. ^ Falesia di Civitella del Tronto Guida della falesia
  10. ^ Il Grande Ciclismo | Tirreno - Adriatico Le tappe della Tirreno-Adriatico 2007

Bibliografia[edit | edit source]

  • Giorgio Cucentrentoli, Morire a Civitella - I 200 drammatici giorni della Fedelissima Civitella del Tronto (8 settembre 1860-20 marzo 1861), Centro Toscano Studi Conservatori E. Alberi, Editrice La Perseveranza 1997
  • Carino Gambacorta, Compendio della storia di Civitella del Tronto, Progetto Fortezza e Territorio – Società Cooperativa, Edigrafital 2002
  • Carino Gambacorta, Storia di Civitella del Tronto, vol. I-II, Edigrafital 1992
  • Marialuce Latini - Paola Franci - Paride Cialini, Civitella del Tronto - Guida storico–artistica alla fortezza e al borgo, Carsa Edizioni 2002
  • Andrea Staffa - Simona Pannuzi, Una fonte per la ricostruzione del quadro insediativo e del paesaggio nell'alto medioevo: presenze monastiche nell'Abruzzo Teramano, in Archeologia Medievale, vol. XXVI, Cooperativa Libraria Università Studi Fiorentini, Firenze 1999, ISBN 88-7814-162-3, pp. 299–338 (disponibile on line)
  • Giovanni Todaro, Guida alla fortezza di Civitella del Tronto, Media Free Time e Aurelio Coppola Editore 2006
  • Vasco Vichi, Civitella del TrontoLa città dei 5 assedi - L'ultima fortezza Borbonica, Roberto Chiaramonte Editore 2006

Voci correlate[edit | edit source]

Altri progetti[edit | edit source]

Collegamenti esterni[edit | edit source]