Campania

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Campania
regione
Campania – Stemma Campania – Bandiera
La Torre del Consiglio Regionale della Campania nel centro direzionale di Napoli progettato da Kenzō Tange
La Torre del Consiglio Regionale della Campania nel centro direzionale di Napoli progettato da Kenzō Tange
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo CoA Città di Napoli.svg Napoli
Presidente Stefano Caldoro (FI) dal 29/03/2010
Territorio
Coordinate
del capoluogo
40°50′00″N 14°15′00″E / 40.833333°N 14.25°E40.833333; 14.25 (Campania)Coordinate: 40°50′00″N 14°15′00″E / 40.833333°N 14.25°E40.833333; 14.25 (Campania)
Altitudine 322[1] m s.l.m.
Superficie 13 595 km²
Abitanti 5 869 965[2] (31-12-2013)
Densità 431,77 ab./km²
Province Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno
Comuni 550
Regioni confinanti Basilicata, Lazio, Molise, Puglia
Altre informazioni
Lingue italiano e napoletano
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-72
Codice ISTAT 15
Nome abitanti campani
PIL (PPA) 74.415,8 mln
PIL procapite (PPA) 16.400 €
Cartografia

Campania – Localizzazione

Mappa della regione con le sue province
Mappa della regione con le sue province
Sito istituzionale
« Quando si ama la Campania, si amano tutti i popoli che l'hanno abitata. »
(Roger Peyrefitte)

La Campania ([kam'panja])[3] è una regione dell'Italia meridionale di 5.768.896 abitanti[4] Incuneata tra il mar Tirreno, a ovest, e l'Appennino meridionale, a est, la regione confina a nord-ovest con il Lazio, a nord con il Molise e a est con Puglia e Basilicata. Oltre al capoluogo di regione Napoli, le città capoluogo di provincia sono Avellino, Benevento, Caserta e Salerno.

L'entroterra era abitato già nel III millennio a.C. da popolazioni sannite, osche e volsche. A partire dall'VIII secolo a.C. si svilupparono lungo la costa diversi insediamenti di popolazioni di civiltà greca dai quali ebbero origine le colonie magnogreche di Pithecusa, Cuma, Parthenope, Neapolis e Poseidonia. Nella seconda metà del IV secolo a.C., con le guerre sannitiche la regione fu posta sotto l'influenza di Roma, che la ribattezzò Campania felix in riferimento alla sua prosperità. Con il tramonto della civiltà romana, si disgregò anche l'unità politica della regione, che dal V secolo d.C. finì in gran parte sotto l'influenza longobarda e in misura minore sotto quella bizantina. Solo nel X secolo con l'ascesa della dinastia normanna la regione insieme a buona parte dell'Italia meridionale trovò unità politica sotto la corona del Regno di Sicilia. Dal XIII secolo al XIX, nonostante il susseguirsi delle dinastie angioine, aragonesi e borboniche, il regno di Napoli ed in particolare la corte napoletana diventò uno dei principali poli culturali, artistici ed economici d'Europa. La marginalizzazione dell'area seguita all'unità d'Italia è alla base del declino economico e sociale che si registra dalla seconda metà del XIX secolo, usualmente indicato con la locuzione di questione meridionale.

La Campania annovera sei siti[5] insigniti del titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, tra i quali il centro storico di Napoli, il più vasto del Vecchio Continente[6][7]. In Campania si trovano 5 dei primi 20 siti italiani più visitati nel 2013 secondo il Ministero dei Beni e delle Attività culturali[8].

Contents

Etimologia[edit | edit source]

Il toponimo Campania non è di certa etimologia. Esso deriverebbe, secondo alcuni, dal termine latino campus, che vuol dire campagna, e, per commistione linguistica, dal termine osco Kampanom, con il quale si indicava l'area nei pressi della città di Capua. Non essendo gli studi al riguardo giunti a conclusioni univoche altri studiosi sostengono che la derivazione trovi invece coincidenza con il significato di "campagna", come farebbe presupporre la nota espressione "Campania felix". In questo secondo senso si sottolinea che il sostantivo latino "campus" ha appunto il significato di "pianura, campagna aperta", che indicherebbe, unitamente al clima favorevole altrettanto noto, la particolare fertilità ed amenità dell'area.

Stemma[edit | edit source]

Flag of the Republic of Amalfi.svg Repubblica Marinara di Amalfi
Quella di Amalfi è una delle prime e più importanti repubbliche marinare del paese e forse la prima che raggiunse una rilevanza di spicco nel panorama nazionale. Il suo commercio non era vasto come quello di Venezia, ma raggiunse comunque importanti traguardi grazie all'espansione verso il mar Mediterraneo e quindi l'Egitto e Bisanzio, conquistando così tutto il mercato arabo. Amalfi ebbe il pregio anche di costituire il codice marittimo vigente per tutta l'epoca medievale fino al XVI secolo, nonché il più antico codice marittimo italiano: le tavole amalfitane. La decadenza della Repubblica amalfitana si ebbe con l'avvento dei normanni in Sicilia che spostò il ruolo di polo mercantile al porto di Napoli e Salerno.

Secondo la motivazione ufficiale, lo stemma della Campania è ispirato alle insegne della Repubblica marinara di Amalfi.

La prima bandiera di Amalfi fu quella della Repubblica marinara omonima, caratterizzata dalla croce di Malta[9] su campo azzurro (XII secolo). La croce è di origine bizantina, per questo motivo è una croce di tipo greco ovvero a braccia eguali. A differenza di una croce greca classica però, quella della repubblica amalfitana riportava due punte su ogni braccio per un totale di otto, in rappresentanza ognuna di esse di una delle otto beatitudini secondo san Matteo, oppure alcune importanti virtù cristiane, o possono anche rappresentare le 8 nazionalità di provenienza dei Cavalieri di san Giovanni, o ancora gli 8 princìpi che dovevano rispettare gli antichi cavalieri.

Successivamente, nel XIII secolo, fu adottata la bandiera del comune, la quale vedeva un fondo azzurro con una banda obliqua di colore rosso da sinistra verso destra, accanto a quella antica a croce maltese.

Nel 1971, la regione Campania riadattò il primo simbolo utilizzandolo così nella propria bandiera che divenne ufficialmente uno scudo sannitico argento con banda rossa obliqua da sinistra a destra su campo azzurro (di tonalità diversa rispetto a quello della bandiera amalfitana).

Onorificenze[edit | edit source]

Conferita il 11/10/2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi del ai sensi dell'art.5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008.

Geografia[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Campania e Zone altimetriche d'Italia.
Altimetria della Campania.

La Campania è prevalentemente collinare (50,8%), il 34,6% di essa è montuosa e il 14,6% pianeggiante.

I confini amministrativi della regione non sono da sempre gli stessi, ma si sono modificati (anche drasticamente) più volte nel corso della sua storia. Parte del Cilento per esempio, anticamente faceva parte della Lucania, mentre fino al 1927, i territori della provincia di Caserta comprendevano anche i circondari di Sora e Gaeta, oltre che le isole Pontine, prima che per volontà di Mussolini venissero inglobati nei territori dell'odierno Lazio, sciogliendo così la storica Campania felix.

La Terra di Lavoro nel XVIII secolo

Subregioni[edit | edit source]

Oggi la regione, al di là della suddivisione amministrativa, include quattro aree storicamente, culturalmente e morfologicamente diverse tra loro. Partendo da nord, le subregioni sono: la Terra di Lavoro, il Sannio Meridionale, l'Irpinia, ed il Cilento.

Terra di Lavoro[edit | edit source]

La Terra di Lavoro è una regione storico-geografica legata alla Campania, ma suddivisa oggi tra Lazio (corrispondente al circondario di Sora e Gaeta), Molise (corrispondente all'area venafrana) e Campania (corrispondente alla piana campana).[10][11][11]

Un primo ridisegno della Terra di Lavoro avvenne nel 1806 con l'istituzione della provincia di Napoli durante il dominio francese, la seconda invece nel 1927 durante il regime fascista, che ne sancì la definitiva soppressione.

Le motivazioni tuttora non sono ben chiare, tuttavia l'ipotesi (che non ha mai trovato riscontri oggettivi) vuole che la soppressione di Terra di Lavoro avrebbe dato a Napoli un respiro territoriale e ne avrebbe esaltato il ruolo di "perla del Mediterraneo", che il regime voleva propagandisticamente esaltare.[10][12]

Con l'avvento del primo governo post-bellico presieduto da Ivanoe Bonomi, gran parte del territorio di Terra di Lavoro costituirà quella che oggi è la Provincia di Caserta, ufficialmente istituita l'11 giugno 1945.[12]

Il Sannio secondo l'Historical Atlas di William R. Shepherd (1911)

Sannio[edit | edit source]

Il Sannio è una regione storico-geografica dell'Italia centro-meridionale, abitata dal popolo dei Sanniti (in osco Safineis) tra il VII-VI secolo a.C. e i primi secoli del I millennio d.C.. Il territorio era in massima parte nella zona appenninica, fra l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Lucania e la Puglia. Oggi la subregione, in Campania comprende il versante meridionale dei monti del Matese (Sannio Alifano in provincia di Caserta) e gran parte della provincia di Benevento.

Irpinia[edit | edit source]

Tipico paesaggio irpino

L'Irpinia è una regione storico-geografica che oggi comprende gran parte della provincia di Avellino. L'Irpinia confina a nord con il Sannio, ad ovest con l'Agro Nolano e l'Agro Nocerino Sarnese, a sud con la provincia di Salerno e ad est con il Vulture e la Daunia. La regione si estende sulla parte centro-orientale della Campania, non ha sbocco al mare e presenta un territorio prevalentemente montuoso. Il territorio, articolato in valli ed alture, presenta un clima rigido d'inverno, con precipitazioni a carattere nevoso, e relativamente mite d'estate.

Cilento[edit | edit source]

Il Cilento è una subregione montuosa della Campania che si protende come una penisola tra i golfi di Salerno e di Policastro, nella zona meridionale della regione, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Anticamente il Cilento era parte della Lucania (insieme con il Vallo di Diano e il golfo di Policastro). La subregione è un polmone verde e una miniera di ricchezza storica e paesaggistica per il territorio campano. Proprio nel Cilento infatti vi sono 11 tra le 12 bandiere blu che la regione detiene[13], importanti resti archeologici come i templi di Paestum ed importanti luoghi culturali ed artistici come la Certosa di San Lorenzo (Padula). Infine, quasi tutta l'area cilentana (180.000 ettari), nel 1991 è divenuta parco nazionale.

Pianure[edit | edit source]

Di tutta la regione, circa solo un quinto è formato dalle pianure. Le principali sono localizzate essenzialmente nel casertano e lungo la costiera cilentana. Le pianure più importanti sono: a nord quella del fiume Garigliano e quella del fiume Volturno; quest'ultima confina a sud con il solco del fiume Sarno e costituisce la Pianura Campana propriamente detta, fertile ed intensamente popolata. Ricordiamo, inoltre, la pianura del fiume Sele a sud, formante la piana di Paestum e la pianura di Salerno.

Ad est, nel Cilento, sono diverse le colline ed i rilievi che caratterizzano quella fetta di regione. Tra le principali vi sono il Vallo di Diano, che si distende tra i massicci dell'Alburno e del Cervati attraversato dal fiume Tanagro che in origine era un grande lago pleistocenico, ed il Vallo della Lucania.

Rilievi e colline[edit | edit source]

Panorama dei Monti Picentini dal Monte Sassosano (Montella)

Tra i rilievi si possono distinguere la dorsale appenninica centrale, decorrente da nord-ovest a sud-est e comprendente diversi massicci (Matese, monti Trebulani, Taburno, Avella, Terminio, Cervialto, Alburno, Cervati), Tuoro, seguita verso est da una zona di altopiani e conche (Benevento, Apice, Montecalvo Irpino, Ariano Irpino ecc.). Nella zona litorale troviamo massicci di origine vulcanica (Somma-Vesuvio, Campi Flegrei, Roccamonfina) e di origine sedimentaria (Monti Lattari e Monte Massico).

Persino il capoluogo di regione, pur affacciandosi sul mare, si struttura su diverse colline. Le principali sono quella di Posillipo, quella del Vomero, quella dei Camaldoli e quelli Aminei.

Coste e isole[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcipelago Campano.

Le coste campane, incluse quelle delle isole del golfo di Napoli, sono tutte bagnate dal mar Tirreno. Tra i tre capoluoghi di provincia che si affacciano sul mare, quella di Caserta è l'unico che lo fa interamente in pianura. La città di Napoli invece, di 225 km di costa solo il 31% è basso. Diverso il discorso per Salerno che si divide a metà con il 47% delle coste basse.

Tra le coste più importanti e famose, per natura, bellezza e cultura, ci sono quelle della penisola sorrentina e la cilentana. La penisola sorrentina, è un territorio attraversato all'interno dai monti Lattari e proteso verso il mar Tirreno. Amministrativamente è appartenente per metà alla provincia di Napoli e per l'altra metà a quella di Salerno. Il versante che si affaccia sul golfo di Napoli costituisce la costiera sorrentina, quello che si affaccia sul golfo di Salerno, invece, forma la costiera amalfitana.

L'arcipelago campano è composto da tre isole principali: Ischia, Capri e Procida, famose in tutto il mondo per le loro bellezze naturali e da altre due isole minori, Vivara (collegata a Procida da un ponte) e Nisida (collegata al continente).

Coste[edit | edit source]

Scorcio da Amalfi

Le più importanti coste sono queste:

Costiera amalfitana[edit | edit source]

La costiera amalfitana è uno dei tratti di costa più famosi al mondo, simbolo dell'Italia all'estero ed uno dei punti d'eccellenza del turismo nazionale. Delimitato ad ovest da Positano e ad est da Vietri sul Mare e divenuta, nel 1997, patrimonio dell'umanità UNESCO, la costa prende il nome dalla città che costituisce il cuore della stessa, non solo geograficamente ma anche storicamente: Amalfi. I comuni che fanno parte della costa sono quindici: Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Corbara, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Sant'Egidio del Monte Albino, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare.

Costiera cilentana[edit | edit source]

Vista su Sapri

La costiera cilentana comprende il tratto di costa che va dal golfo di Salerno a quello di Plicastro ed è un tratto di costa molto noto per la sua bellezza naturalistica. Delle dodici bandiere blu regionali, ben dieci appartengono a questa costa. I comuni (o frazioni) che ve ne fanno parte sono: Agropoli, Ascea (con Velia e Marina di Ascea), Camerota (con Marina di Camerota), Capaccio-Paestum (con Paestum, Laura, Licinella e Torre Kernot), Casal Velino (con Marina di Casalvelino), Castellabate (con Santa Maria, San Marco, Licosa ed Ogliastro Marina), Centola (con Palinuro), Ispani (con Capitello), Montecorice (con Agnone Cilento e Case del Conte), Pisciotta (con Caprioli e Marina di Pisciotta), Pollica (con Acciaroli e Pioppi), San Giovanni a Piro (con Scario), San Mauro Cilento (con Mezzatorre), Santa Marina (con Policastro Bussentino), Sapri e Vibonati (con Villammare).

Panorama da Massa Lubrense

Costiera sorrentina[edit | edit source]

La costiera sorrentina è una costiera appartenente alla penisola sorrentina che si affaccia sul versante che dà al golfo di Napoli. Data la bellezza paesaggistica, storica, culturale della costa e data la sua rilevanza gastronomica, la stessa è intensamente sfruttata per fini turistici. I comuni che costituiscono la costa sono sette: (da sud verso nord) Massa Lubrense, Sorrento, Sant'Agnello, Piano di Sorrento, Meta, Vico Equense e Castellammare di Stabia.

Isole[edit | edit source]

Capri[edit | edit source]

L'isola di Capri è un'isola nel golfo di Napoli. Situata di fronte alla Penisola Sorrentina, è celebre per la sua bellezza sin dai tempi dell'Impero romano. L'isola è, a differenza delle vicine Ischia e Procida, di origine carsica. Inizialmente era unita alla Penisola Sorrentina, ma successivamente è stata sommersa in parte dal mare e separata quindi dalla terraferma, dove oggi si trova lo stretto di Bocca Piccola. Capri presenta una struttura morfologica complessa, con cime di media altezza (Monte Solaro 589 m e Monte Tiberio 334 m) e vasti altopiani interni, tra cui il principale è quello detto "di Anacapri".

Ischia[edit | edit source]
Porticciolo di Lacco Ameno, comune dell'isola d'Ischia

L'isola d'Ischia con i suoi 46 km² di superficie e i circa 61 000 abitanti è la terza isola più popolosa d'Italia. Dal punto di vista amministrativo si divide in sei comuni: Barano d'Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Serrara Fontana, anche se è stata presentata una proposta di legge regionale di iniziativa popolare per poter giungere ad un Comune Unico dell'Isola d'Ischia, da realizzarsi attraverso un referendum popolare. Attualmente si è in attesa della sua indizione da parte della Regione Campania, anche se non vi è alcun obbligo in merito. Dal punto di vista strettamente naturale l'isola presenta diverse peculiarità, dovute anche alla sua origine vulcanica, che tra l'altro ha reso possibile lo sviluppo di una fiorente attività economica, legata al turismo sia esso turismo termale, che turismo balneare. Il Monte Epomeo, è la cima più alta dell'isola d'Ischia con i suoi 789 metri. Per raggiungerlo si può arrivare sino alla località detta Fontana e poi si deve proseguire a piedi sino alla vetta o, come usavano i contadini di un tempo, a dorso di un asino. In prossimità della vetta in tufo verde vi sono i resti di un eremo e la chiesetta dedicata a S. Nicola di Bari. Dalla cima si può ammirare uno scenario di incomparabile bellezza che va da Capri, a Ponza, Gaeta, Napoli, il Vesuvio, i Monti Lattari e la penisola Sorrentina.

Li Galli[edit | edit source]

Il Li Galli è un arcipelago appartenente al comune di Positano ubicato pochi chilometri a sud della Penisola Sorrentina e costituito da tre isole tutte disabitate: Gallo Lungo, La Rotonda e Dei Briganti a nord della Rotonda (nota come Castelluccio o La Castelluccia).

Megaride[edit | edit source]
Isolotto di Megaride

L'isolotto di Megaride è una piccola isola di Napoli che fu di fatto il primo nucleo greco insediatosi in città. Lo sbarco avvenne intorno al IX secolo a.C. costituendo prima la città di Parthenope e solo dopo il V secolo a.C., spostatosi nella zona interna della città, si costituì la Nea Polis. Domina sull'isolotto il Castel dell'Ovo (costruito in epoca romana come villa) e nell'area circostante ad esso sorge il borgo Marinari, caratterizzato da casette e ristoranti. L'isolotto di Megaride, infine, secondo una leggenda greca, vedrebbe sepolta al suo interno il corpo della sirena Parthenope, lasciatasi morire subito dopo il rifiuto di Ulisse.

Nisida[edit | edit source]

Nisida (dal greco Nisida, piccola isola) è una piccola isola appartenente all'arcipelago delle isole Flegree, posta a pochissima distanza dalle coste di Capo Posillipo, all'interno del territorio della città di Napoli. Il suo "status" di isola, anticamente pacifico, viene oggi contestato dai cittadini perché è collegata alla terraferma da un ponte di pietra, che a sua volta ha "preso con sé" un altro isolotto.

Procida[edit | edit source]
La Corricella (Procida)

L'isola di Procida con i suoi 3,7 km² è la terza in termini di superficie dell'arcipelago campano. Il suo territorio rientra nel comune omonimo insieme alla piccola Vivara. Procida dista dalla costa solo 3,4 km ed è collegata con Vivara mediante un ponte. La sua formazione è dovuta probabilmente all'eruzione di una moltitudine di vulcani appartenenti alla regione dei Campi Flegrei separati dalle sue coste dal canale di Procida, il suo rilievo principale è in realtà una modesta collina chiamata Terra Murata (91 m.s.m.). La gran parte del suo litorale è compreso nell'area marina protetta Regno di Nettuno.

Vivara[edit | edit source]
Vivara vista da Procida

L'isola di Vivara è una piccola isola del golfo di Napoli situata a poca distanza dalle isole di Procida e Ischia e appartenente al gruppo delle isole flegree. L'isola misura circa 0.4 km² e ha un perimetro di circa 3 km con una forma a mezzaluna; il rilievo più elevato misura 110 metri sul livello del mare ed è situato nel centro dell'isola. Vivara è sottoposta alla giurisdizione amministrativa del Comune di Procida, cui è collegata da un sottile ponte. È attualmente disabitata ed è una riserva naturale statale, parte del parco regionale dei Campi Flegrei. Tutto il suo litorale è inoltre compreso nell'area naturale marina protetta da Regno di Nettuno. I punti estremi sono la punta di Mezzogiorno a Sud e la punta Capitello a Nord, rivolta verso l'isola di Procida. La punta d'Alaca, ad Ovest, definisce il punto più stretto del canale d'Ischia, mentre tutta la costa orientale, ripida e scoscesa, viene chiamata La Carcara.

Idrografia[edit | edit source]

Lago del Matese

Laghi[edit | edit source]

I laghi della Campania sono diversi ma quasi tutti, ad eccezioni di qualcuno, di piccole dimensioni. I più importanti sono sicuramente il lago di Conza e il Lago Laceno per quanto riguarda l'area dell'avellinese; i laghi di lago Falciano e Matese per quanto riguarda il casertano; il lago d'Averno (di origine vulcanica), il lago Lucrino, il lago Fusaro e il lago Patria per quanto riguarda la napoletano; il lago di Telese per quanto riguarda il beneventano; non sono presenti bacini lacustri signivicativi nel salernitano.

Fiumi[edit | edit source]

Il fiume Sele

La Campania è solcata da pochi corsi d'acqua, dei quali molti hanno un corso tortuoso, con ripide gole tra i vari massicci della regione. Il fiume Volturno è quello più importante e più lungo (circa 170 km) dell'Italia meridionale. Le sue acque sono impiegate per la pesca, l'irrigazione, la nautica sportiva e la produzione di energia idroelettrica. La principale località attraversata è la città di Capua, anticamente attrezzata con un porto fluviale che la metteva in comunicazione con il Mar Tirreno e le altre città della costa. Il secondo fiume della Campania e del mezzogiorno è il Sele (lungo 65 km). Esso taglia in lungo l'intera area del salernitano. I principali affluenti di questo corso d'acqua sono il Tanagro ed il Calore lucano. Il primo è lungo circa 100 km mentre il secondo è lungo 70 km. Se si esclude l'Ofanto, che termina nell'Adriatico, tutti gli altri principali corsi d'acqua della Campania sfociano nel Tirreno.

Altri fiumi minori della Campania sono il Sarno, l'Alento, il Bussento, il Mingardo, il Picentino, il Lambro, il Tammaro, il Calore Irpino, e il canale dei Regi Lagni.

Aree naturali protette[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette della Campania.

Le aree naturali protette della Campania occupano un territorio pari al 25% dell'intera superficie regionale e coprono per lo più il piano montano o collinare, salvo in rare eccezioni come nella valle del Sele e del Volturno[14]

Di queste aree fanno parte due parchi nazionali: il Parco nazionale del Vesuvio ed il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, quest'ultimo importante per la sua vastità (infatti è parco di tutta la regione) e per la presenza della celebre Primula palinuri.

Altri importanti parchi sono: il parco regionale Monti Picentini, il parco regionale del Partenio, il parco regionale del Matese, il parco regionale del Taburno - Camposauro, il parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano, il parco regionale dei Campi Flegrei, il parco regionale dei Monti Lattari.

Tra le riserve naturali si distinguono: la riserva naturale Cratere degli Astroni, riserva naturale Castelvolturno.

Le oasi principali sono invece: l'oasi naturale del Monte Polveracchio, l'oasi naturale Bosco Camerine, l'oasi naturale Valle della Caccia.

Tra le aree marine protette abbiamo: l'area naturale marina protetta Punta Campanella, il parco sommerso di Gaiola, il parco sommerso di Baia, tutte in provincia di Napoli.

Clima[edit | edit source]

L'alba vista da Napoli. Nota è la caratteristica che il sole sorge dietro il Vesuvio.

La Campania può essere suddivisa in due zone climatiche: la zona a clima mite, influenzata dalla presenza del mare, che comprende la costa del casertano, il napoletano e la costa del salernitano (insieme naturalmente all'arcipelago) dove si possono sentire maggiormente i benefici del mare; e la zona a clima più rigido, che comprende le zone interne dove si nota l'aumento della presenza della montagna: infatti in inverno nelle zone montuose si registrano temperature rigide, ed anche nelle valli non mancano gelate e banchi di nebbia, talvolta accompagnate da nevicate che si fanno sempre più copiose man mano che ci si addentra nell'entroterra e si sale di altezza. In estate si possono raggiungere temperature alte e vi sono giornate di pieno Sole, tuttavia le caratteristiche orografiche e l'influenza benefica del mare, rendono il caldo maggiormente sopportabile.

Dal punto di vista precipitativo, gran parte della regione risulta esposta ai venti umidi atlantici per la relativa vicinanza della dorsale appenninica alla fascia costiera. Ne conseguono valori piuttosto abbondanti anche lungo le coste (media attorno ai 1.000 mm annui, salvo alcuni valori leggermente inferiori lungo il litorale casertano), mentre i valori minimi di pioggia si registrano paradossalmente nel più lontano entroterra al di là dello spartiacque appenninico: quest'ultimo tende a far salire ad ovest fino a 2.000 mm i valori pluviometrici di alcune località dell'Irpinia, mentre oltre lo spartiacque ad est (nelle zone confinanti con la Puglia) si scende bruscamente fino a 600–700 mm.

Geologia[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vesuvio, Solfatara di Pozzuoli e Bradisismo flegreo.
Lago d'Averno (lago di origine vulcanica dei Campi Flegrei)

La Campania è una regione molto variegata nella sua conformazione morfologica. Caratterizzata dalla catena montuosa degli Appennini e da distese collinari nel suo interno. Le zone pianeggianti sono distribuite principalmente nell'area del casertano e nella provincia di Salerno.

In Campania sono presenti sei importanti centri vulcanici: il famosissimo Vesuvio con il Monte Somma, il Roccamonfina, al confine tra Lazio e Campania, i Campi Flegrei, il complesso vulcanico dell'isola di Ischia e Monte Epomeo con i vulcani di Procida e Vivara ed infine i vulcani marini situati sul fondale del golfo di Napoli. Nel corso della storia, le attività di questi vulcani hanno determinato l'attuale struttura morfologica della regione e dell'intero paese; in particolar modo c'è da sottolineare l'importanza che hanno avuto in tal senso le eruzioni del Vesuvio.

Secondo i dati offerti dalla protezione civile italiana, la Campania è una regione a medio-alto rischio sismico[15]. Tra i più distruttivi e gravi eventi che si sono registrati, va ricordato su tutti il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980, che con un magnitudo momento di circa 6,9[16], causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti[17].

La regione, in particolare l'area flegrea, infine è caratterizzata anche da diversi eventi di bradisismo.

Vesuvio[edit | edit source]

Eruzione del Vesuvio del 1872 (foto di Giorgio Sommer)

Il Vesuvio è un vulcano esplosivo attivo (attualmente in stato di quiescenza) situato in Campania nel territorio dell'omonimo parco nazionale. È attualmente alto 1281 m.e sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. La caldera rappresenta ciò che resta dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., eruzione che ha creato la caldera dove poi si è formato il Vesuvio. Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma-Vesuviano. È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del centro di Napoli. Il Vesuvio costituisce un colpo d'occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. A ridosso del Vesuvio si sono via via nel tempo sempre più creati centri fittamente urbanizzati. Ciò ha creato un problema in caso di eruzione del vulcano. I suddetti comuni, ufficialmente esposti a maggior rischio da eruzione, costituiscono zona rossa e si estendono per circa 200 km².

La solfatara di Pozzuoli (Campi Flegrei)

Campi Flegrei[edit | edit source]

I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli, includendo anche una parte di essa (Fuorigrotta, Soccavo, Posillipo, Pianura ed Agnano) ed includendo le isole di Ischia, Procida e Vivara. La parola "flegrei" deriva dal greco flègo che significa "brucio", "ardo". Da qui si capisce che l'area è caratterizzata dalla forte presenza di vulcani che ne determinano un'enorme rilevanza storica, paesaggistica e territoriale. Di particolare interesse è la solfatara di Pozzuoli, cratere ancora attivo dove si manifestano potenti fumarole che erompono i loro vapori sulfurei ad oltre 160 °C. Da rilevare anche il Lago d'Averno, anch'essa una caldera vulcanica considerata dagli antichi l'entrata all'oltretomba e le numerose sorgenti di acque termali che vi sgorgano. Famosissime le terme di Ischia, di Agnano e di Pozzuoli.

Terremoto dell'Irpinia[edit | edit source]

Conza della Campania rasa al suolo dal terremoto

Il terremoto colpì alle ore 19:34 di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa di magnitudo 7,8 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi con un ipocentro di circa 30 km di profondità colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Calabritto, Senerchia e altri paesi limitrofi.[18] Non mancarono però effetti del sisma anche a tutta l'area centro meridionale della penisola, compreso Napoli.

Storia[edit | edit source]

Dalle origini all'impero romano[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sannio, Guerre romano-puniche, Magna Grecia, Campania antica e Campania (provincia romana).
Tempio di Poseidone (Paestum)
Resti dell'acropoli di Cumae

A partire dal II millennio a.C. circa, la Campania fu abitata da popolazioni molto antiche come gli Osci o Opici, gli Aurunci, gli Ausoni, i Sidicini ed i Sanniti; i quali parlavano la lingua osca, una lingua indioeuropea del gruppo italico. Successivamente, anche la Campania, come altre zone dell'Italia meridionale, fu soggetta a colonizzazione greca. Quando avvennero i primi insediamenti lungo le coste della regione, portarono alla nascita di luoghi come Pithecusa (Ischia), Kyme (Cuma), Parthenope prima e Neapolis poi (Napoli), Dikaiarcheia (Pozzuoli), Poseidonia (Paestum), Elea-Velia (Ascea), Pixunte (Policastro Bussentino), la Campania divenne uno dei centri culturali più importanti della Magna Grecia la quale quest'ultima influenzerà nel corso dei secoli la società romana e la civiltà occidentale stessa[19]. Si pensi a Cuma che diffuse in Italia la cultura greca e l'alfabeto calcidese, che assimilato e fatto proprio dagli Etruschi e dai Latini, divenne l'alfabeto della lingua e della letteratura di Roma e poi di tutto l'occidente.

La prima delle colonie greche in Campania e, più in generale, dell'Italia meridionale, fu l'isola di Ischia (già sede di insediamenti punico-cartaginesi a partire dal X secolo a.C.), dove agli inizi del VIII secolo a.C. un élite tecnico culturale proveniente da Calcide di Eubea si insediò priva di armi e con il consenso dei Cartaginesi nella baia di Lacco Ameno, loco ben noto ai Cartaginesi, in funzione osservativa delle abilità tecnologiche delle comunità etrusche nel lavorare il ferro dell'Elba. Il primo stanziamento detto dai greci Pithecusa ebbe carattere misti tra la cultura greca e quella cartaginese e precedette temporalmente anche quelli di Naxos e Megara Hiblea nella Sicilia meridionale (in realtà, il geografo Strabone, nonché l'attento studio del mito della Sirena Partenope e degli altri fatti storici riconducibili a quel periodo, hanno fornito buone tesi a proposito di un antecedente insediamento Rodio posto nell'isolotto di Megaride, attuale Castel dell'Ovo. Esso, riconducibile al IX secolo a.C., costituirebbe il primo nucleo delle futura Napoli). In seguito ai buoni rapporti intessuti da questa avanguardia, tra cui va ricordato il passaggio dell'alfabeto greco agli etruschi, avvenne lo stanziamento di coloni che dapprima interessò l'isola di Ischia e poi si allargò in terraferma ad un'area limitata e di marginale interesse per la preesistente civiltà etrusco-sannita ed in particolare nell'attuale zona della provincia di Napoli.

Dapprima essi si insediarono a Cuma (il punto della terraferma più vicino a Lacco Ameno) e poi si insediarono a Dicearchia (Pozzuoli), Parthenope e poi presso la definitiva Nea Polis (ovvero la Napoli attuale), nella quale fu organizzato il tipico impianto urbanistico ippodameo costituito da plateiai e stenopoi, divenuti poi nell'epoca romana l'area dei decumani di Napoli. È interessante inoltre notare come tuttora la popolosa provincia di Napoli occupi uno spazio marginale della complessiva superficie regionale. L'insediamento greco avvenne infatti solo lungo le coste, mentre la parte interna era abitata dagli etruschi che diedero vita ad una lega di dodici città con a capo Capua, Nuceria, Nola, Acerra, Suessula.

Anfiteatro campano (Santa Maria Capua Vetere). Probabilmente il primo anfiteatro costruito dai romani[20]

Successivamente la regione venne prima invasa dai Sanniti (intorno al V secolo a.C.) e poi divenne un obiettivo espansionistico di Roma. A seguito delle tre guerre sannitiche (343-290 a.C.), con esito infausto per le popolazioni locali, fu occupata dai Romani, che vi fondarono parecchie colonie (come quella di Puteoli, l'attuale Pozzuoli). Durante la seconda guerra punica, solo poche città si allearono ai Cartaginesi, mentre la maggior parte della regione restò fedele a Roma. Amministrativamente fece parte della Regio I; ai tempi di Diocleziano acquisì poi autonomia. Durante l'occupazione romana, molti Potenti, costruirono lungo la costa le proprie ville estive. Anche dal punto di vista economico ci fu uno straordinario sviluppo dell'agricoltura e del commercio, la regione era infatti da sempre una delle zone più ricche del mondo classico e romano e ciò gli valse l'appellativo di Campania Felix.

A Napoli, infine, nel castel dell'Ovo, con la morte dell'imperatore Romolo Augusto avvenuta dopo il 511, si decretò definitivamente la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

Dai longobardi al viceregno spagnolo[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Benevento, Principato di Capua, Principato di Salerno, Ducato di Napoli e Regno di Napoli.
Castello normanno (Ariano Irpino)

Sul finire del V secolo d.C. i longobardi scesero in Italia arrivando fino in Campania. Con la fondazione del Ducato di Benevento e poi con la caduta di Pavia divenne principato e verso il XI secolo divenne possedimento del pontefice (denominato dagli storici il balcone del Papa sul Sud Italia), la Campania perse la sua unità, poiché piccole parti del territorio andarono a Bisanzio e tutto il resto ai principi Longobardi. Il Ducato di Napoli cadde in mano bizantina nel 536, ma ben presto tale territorio si ribellò alle autorità centrali, divenendo un vero e proprio stato autonomo.

Nell'anno 1030 i normanni acquisirono il feudo di Aversa, ceduto da uno degli ultimi duchi di Napoli: un episodio storico che provocò l'ascesa della potente dinastia normanna. Nel giro di un secolo, da quell'avamposto, furono in grado di unificare e sottomettere politicamente buona parte dei territori dell'Italia meridionale. La Campania venne compresa nel Regno di Sicilia, e affidata ai rispettivi sovrani (Altavilla, Hohenstaufen, Angioini e Aragonesi).

Con i Vespri siciliani, ci fu l'inizio della guerra dei novant'anni. La Sicilia si divise dal Regno e alla dinastia Angioina rimase il Sud Italia continentale che divenne quindi Regno di Napoli. Seguì poi la dinastia Aragonese, sotto il cui regno Napoli divenne uno dei più importanti centri del Rinascimento e dell'Umanesimo. Alfonso V d'Aragona, riuscì a ricostituire momentaneamente l'unificazione dei due Regni. Napoli sotto questo sovrano divenne una vera e propria capitale del Mediterraneo.

Con Carlo V il Regno di Napoli divenne un viceregno della Spagna, con capitale Napoli. La politica dei sovrani spagnoli, non di rado fu incentrata su una gravosa pressione fiscale dovuta alle molte guerre del tempo in cui era coinvolta la Spagna; il viceregno napoletano era infatti uno dei principali fornitori di denaro e uomini per la causa spagnola: ciò a volte scatenò rivolte da parte delle classi più povere. Una delle figure rivoluzionarie di quest'epoca fu Masaniello, che condusse un'accesa campagna contro il viceré.

La famiglia dei Borbone ed il Regno delle Due Sicilie[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno delle Due Sicilie.
Bandiera del Regno delle Due Sicilie

Dopo la guerra di successione polacca e la parentesi austriaca, la Campania passò al regno dei Borbone di Napoli. Il primo re fu Carlo di Borbone, rimasto famoso per avere intrapreso e attuato molte riforme in campo economico e legislativo. La capitale, Napoli, sottolineò i suoi status politici, architettonici, artistici, culturali, ecc. fattori che la ponevano tra le principali capitali europee, alla pari di Londra, Vienna e Parigi. Inoltre, durante il suo regno, con lo scopo di dare una degna sede di rappresentanza al governo della capitale Napoli ed al suo reame, fu costruita la reggia di Caserta. Opera di Luigi Vanvitelli e terminato nel 1845, tutto il complesso fu definito l'ultima grande realizzazione del barocco italiano[21].

Dopo la brevissima ma intensa esperienza della Repubblica Partenopea di Napoli, nel 1799, Napoleone Bonaparte nominò Re di Napoli suo cognato Gioacchino Murat che abolì definitivamente il feudo. Dopo l'età napoleonica il Congresso di Vienna riaffidò il Regno di Napoli ai Borbone che lo riuniranno al Regno di Sicilia dando vita al Regno delle Due Sicilie, con Napoli capitale.

Durante il Regno delle due Sicilie, la Campania ed in particolare Napoli, ottennero primati storici in ogni settore, dando vita alle celebri innovazioni borboniche.

In Campania nacque il maggior complesso industriale metalmeccanico d'Italia (Pietrarsa), la maggior industria navalmeccanica d'Italia (a Napoli e Castellammare di Stabia quest'ultimo, con 1.800 operai, era il primo d'Italia per grandezza), la prima nave a vapore dell'Europa continentale (la Ferdinando I, realizzato nel cantiere di Stanislao Filosa al Ponte di Vigliena, presso Napoli, varato il 27 settembre 1818), il primo codice marittimo Italiano (varato da un giurista di Procida), il primo albergo per i poveri, la prima ferrovia e prima stazione in Italia (1839, la Napoli-Portici), la prima galleria ferroviaria del mondo (nel nolano), il primo teatro lirico d'Europa (il San Carlo), il primo osservatorio astronomico (a Capodimonte), il primo osservatorio sismologico al mondo (nel vesuviano), i primi conservatori musicali, le prime università d'Europa laiche (la Federico II) ed il primo statuto socialista del mondo (seterie di San Leucio)[22].

Dall'Unità d'Italia ai giorni d'oggi[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unità d'Italia, Brigantaggio, Seconda guerra mondiale, Quattro giornate di Napoli e Questione meridionale.
1863, un bersagliere del neonato regno d'Italia esibisce il corpo di Nicola Napolitano, brigante appena fucilato

Anche la Campania fu poi coinvolta nelle rivolte liberali e nei moti per l'Unità d'Italia. Nel 1861 la regione venne conquistata ed annessa al Regno d'Italia. A causa delle nuove politiche nazionali post-unitarie in campo economico e della conseguente pessima gestione dei beni pubblici da parte del neonato stato unitario, la regione fu centro di emigrazione e si impoverì notevolmente così come tutto il meridione d'Italia.[23][24][25]. Espressione del mal contento generale post-unitario fu il fenomeno del brigantaggio che, nato in Basilicata, coinvolse subito tutta la popolazione del meridione d'Italia.

Uno «scugnizzo» armato durante le quattro giornate di Napoli

Durante la seconda guerra mondiale la Campania fu teatro di alcune famose operazioni militari, come lo sbarco a Salerno e le Quattro giornate di Napoli. Nel periodo che seguì lo sbarco la città di Salerno ospitò i primi governi dell'Italia post-fascista e la famiglia reale divenendo di fatto capitale d'Italia fino alla liberazione di Roma (metà agosto 1944).

Nel dopoguerra la Campania fece parte di quel gruppo di regioni del Sud Italia fonte di emigrazione soprattutto verso il Nord Italia, pur conservando una struttura economica più solida rispetto al resto del Mezzogiorno.

Negli anni settanta e ottanta si è visto un aumento della criminalità organizzata (in questo caso la Camorra) che ha portato molti disagi di tipo sociale alla regione. Ancora oggi la Campania resta una regione italiana con diverse problematiche, prime su tutte la criminalità organizzata.

Nel 1994, infine, l'intera regione versa in uno stato di emergenza relativo allo smaltimento ordinario dei rifiuti solidi urbani (RSU). Lo stato di emergenza è poi cessato ufficialmente dopo oltre 15 anni, sulla base di un decreto legge approvato dal Governo il 17 dicembre 2009 che ha decretato il termine dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario.[26]

Suddivisione amministrativa[edit | edit source]

Dal punto di vista amministrativo, la Campania è suddivisa in 5 province:

Pos. Provincia Comuni Abitanti
(1/9/2009)
Maschi Femmine Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
 % Popolazione
Regionale
Napoli Napoli 92 3.078.604 1.488.845 1.589.759 1.171 2.629 52.846
Salerno Salerno 158 1.106.681 537.639 569.042 4.918 225 18.997
Caserta Caserta 104 907.943 442.190 465.753 2.639 344 15.585
Avellino Avellino 118 439.194 214.713 224.481 2.792 157 7.039
Benevento Benevento 78 308.373 150.910 157.463 2.071 149 5.533

Area metropolitana di Napoli[edit | edit source]

L'area metropolitana è una delle più popolose d'Europa e la densità abitativa, pari a circa 2.631 ab/km², è la più elevata tra le aree metropolitane italiane e tra le prime del vecchio continente. L'intero territorio metropolitano, è chiamato dagli urbanisti Grande Napoli. L'attuale provincia sarà soppressa entro il 1º gennaio 2014 e sarà sostituita dalla Città metropolitana di Napoli.[27]

Società[edit | edit source]

Demografia[edit | edit source]

Immagine satellitare di Napoli e della Campania

Con i suoi circa 6 milioni di abitanti, la Campania è la seconda regione più abitata d'Italia, ed è quella con la densità abitativa più alta (446 ab/km²). Dei 149 comuni italiani più abitati, 20 risultano essere campani. Nonostante ciò gli squilibri nella distribuzione degli abitanti sul territorio sono altissimi: le province di Avellino e Benevento hanno approssimativamente 156 e 139 ab/km²; quella di Salerno 222 ab/km², mentre Caserta 333 ab/km². L'alta densità abitativa si registra però in quella di Napoli con oltre ha 2.600 ab/km² è la provincia più densamente popolata d'Italia. Dopo Napoli sono Salerno e Giugliano i comuni più popolosi (quest'ultimo è il comune non capoluogo più popoloso d'Italia).

La Campania ha il più alto indice di natalità d'Italia e oggi vanta la più alta percentuale di giovani ponendo la regione al primo posto tra quelle più giovani d'Italia. Nel 2006 (fonte: annuario statistico italiano 2007) i nati sono stati 64.096 (11,1‰), i morti 46.482 (8,0‰) con un incremento naturale di 17.614 unità rispetto al 2005 (3,0%). Le famiglie contano in media 3,8 componenti.

La speranza di vita degli abitanti campani risulta essere poco sotto la media nazionale. Nonostante ciò, l'ascesa che si è avuta negli ultimi anni è andata di pari passo con quella delle altre regioni d'Italia. Dati ISTAT stimano che per gli uomini la speranza di vita è di 77.9 anni contro i 78.6 del resto del paese, mentre per le donne la speranza di vita è di 83.6 anni contro gli 84.1 anni della media nazionale.[28]

La Campania è la regione italiana con il più basso tasso di suicidi (2,6 per 100.000 abitanti nel 2007 rispetto ad una media nazionale di 5,6)[29].

Comuni più popolosi[edit | edit source]

Di seguito vengono riportati i comuni con più di 40 000 abitanti della regione.

Pos. Stemma Città Provincia Popolazione
1/1/2013
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
CoA Città di Napoli.svg Napoli Napoli Napoli 962.003 117,27 8.203,32 17
Salerno-Stemma.png Salerno Salerno Salerno 132.608 58,96 2.249,12 4
Giugliano in Campania-Stemma.png Giugliano in Campania Napoli Napoli 120.963 94,19 1.284,25 97
Torre del Greco-Stemma.png Torre del Greco Napoli Napoli 90.197 30,66 2.941,85 43
Pozzuoli-Stemma.png Pozzuoli Napoli Napoli 85.459 43,21 1.977,76 28
Casoria-Stemma.png Casoria Napoli Napoli 80.562 12,03 6.696,76 60
Caserta-Stemma.png Caserta Caserta Caserta 79.693 53,07 1.501,66 68
Castellammare di Stabia-Stemma.png Castellammare di Stabia Napoli Napoli 65.506 17,71 3.698,81 6
Afragola-Stemma.png Afragola Napoli Napoli 63.981 17,99 3.556,48 43
10º Benevento-Stemma.png Benevento Benevento Benevento 62.935 129,96 590,32 135
11º Acerra-Stemma.png Acerra Napoli Napoli 57.250 54,08 1.056,55 26
12º Marano di Napoli-Stemma.png Marano di Napoli Napoli Napoli 57.152 15,45 3.849,32 151
13º Avellino-Stemma.png Avellino Avellino Avellino 56.127 30,41 1.812,80 348
14º Ercolano-Stemma.png Ercolano Napoli Napoli 54.779 19,64 2.789,15 44
15º Portici-Stemma.png Portici Napoli Napoli 53.981 4,52 11.942,70 29
16º Cava de' Tirreni-Stemma.png Cava de' Tirreni Salerno Salerno 53.520 36,46 1.467,91 180
17º Aversa-Stemma.png Aversa Caserta Caserta 51.631 8,73 5.914,20 39
18º Battipaglia-Stemma.png Battipaglia Salerno Salerno 51.133 56,46 905,65 72
19º Scafati-Stemma.png Scafati Salerno Salerno 50.794 19,69 2.579,69 12
20º Casalnuovo di Napoli-Stemma.png Casalnuovo di Napoli Napoli Napoli 50.724 7,75 6.545,03 26
21º San Giorgio a Cremano-Stemma.png San Giorgio a Cremano Napoli Napoli 47.244 4,11 11.494,90 56
22º Nocera Inferiore-Stemma.png Nocera Inferiore Salerno Salerno 45.707 20,78 2.199,57 43
23º Torre Annunziata-Stemma.png Torre Annunziata Napoli Napoli 43.699 7,33 5.961,66 9
24º Marcianise-Stemma.png Marcianise Caserta Caserta 40.439 30,78 1.313,81 33
25º Quarto (Italia)-Stemma.png Quarto Napoli Napoli 40.154 14,17 2.833,73 55

Comuni meno popolosi[edit | edit source]

Di seguito vengono riportati i comuni con meno di 500 abitanti della regione.

Pos. Stemma Comune Provincia Popolazione
(1/1/2011)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
551º Valle dell'Angelo-Stemma.png Valle dell'Angelo Salerno Salerno 374 36 8,49 620
550º Serramezzana-Stemma.png Serramezzana Salerno Salerno 385 7 49 520
549º Petruro Irpino-Stemma.png Petruro Irpino Avellino Avellino 399 3,11 115 500
548º Cairano-Stemma.png Cairano Avellino Avellino 401 13,83 27 770
547º Romagnano al Monte-Stemma.png Romagnano al Monte Salerno Salerno 429 9 41 650
546º Ciorlano-Stemma.png Ciorlano Caserta Caserta 463 27,86 16 330
545º Montaguto-Stemma.png Montaguto Avellino Avellino 478 18,21 26 730
544º Campora-Stemma.png Campora Salerno Salerno 479 28,97 17 520
543º Santomenna-Stemma.png Santomenna Salerno Salerno 488 8,80 55 540
542º Rocchetta e Croce-Stemma.png Rocchetta e Croce Caserta Caserta 496 12,91 38 459

Lingue e dialetti[edit | edit source]

Neapolitan language.jpg
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua napoletana e Dialetti campani.

In Campania esistono quattro idiomi principali:

Minoranze etno-linguistiche[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arbëreshë.

In Campania è presente anche una comunità della numerosa minoranza etnica e linguistica albanese d'Italia (detta Arbëreshë). La comunità è in provincia di Avellino, ed è il comune di Greci (Katundi). Il paese albanese ha nei secoli preservato i connotati etnici, linguistici, religiosi e culturali specifici degli arbëreshë, e ancora oggi mantiene le proprie tipicità etniche che la diversificano dalla cultura circostante. Un tratto molto importante, il principale, è la lingua albanese (arbërisht) parlata dall'intera comunità.

Cittadini stranieri[edit | edit source]

Al 31 dicembre 2010 risultano residenti in Campania 184.268 cittadini stranieri. Le comunità più numerose sono quelle di:

Qualità della vita[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camorra e Emergenza rifiuti in Campania.
Raffaele Cutolo, uno dei più influenti boss nella storia della Camorra

La qualità della vita in Campania, secondo studi fatti da Il Sole 24 ore nel 2013 che hanno tenuto conto dei seguenti indicatori: 1) Tenore di vita, 2) Servizi ambiente salute, 3) Affari e lavoro, 4) Ordine pubblico, 5) Popolazione (numero di abitanti per chilometro quadrato), 6) Tempo libero, pongono le province campane tutte tra gli ultimi posti della classifica, con Benevento al 81º, Salerno al 93º, Avellino al 94º, Caserta al 103º e Napoli ultima al 107º.[30]

Nella classifica del benessere, sempre de Il Sole 24 ore, che tiene conto del Bil, le cinque province campane risultano tutte al di sotto della media italiana (che si assesta ad un valore pari a 100), con Benevento che è la più alta in classifica nella regione, al 66º posto (punteggio 94,5), seguita da Avellino al 69º (punteggio 92,9), Salerno al 74º (punteggio 88,6) e, molto distaccate, Caserta al 99º posto (punteggio 51,9) e Napoli al 101º (punteggio 46,9).[31]

Un problema gravissimo che ha interessato l'area napoletana e alcune zone del casertano è stata l'emergenza rifiuti. Nata nel 1994, cessata nel 2009 con decreto legge, gli effetti negativi della stessa che ha provocato sull'ambiente e sull'economia si sono ripercossi anche negli anni successivi.

La raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto nel 2010 almeno il 50% per 160 comuni campani. I comuni più virtuosi in questo senso sono quello di Roccagloriosa (SA) con il 93,6%, Atena Lucana (SA) con il 93,20% e Chiusano di San Domenico (AV) con l'85,11%. Tra i capoluoghi di provincia, invece, la raccolta differenziata raggiunge il 62,9% ad Avellino, il 61,57% a Salerno, il 47,25% a Caserta, il 18,53% a Napoli e il 16,96% a Benevento.[32]

Il professor Paul Connett, ideatore della strategia Rifiuti Zero, in visita a Salerno ed ai suoi impianti nel dicembre 2011, ha riconosciuto la città di Salerno come un modello nella gestione dei rifiuti.[33]

La Campania è la regione italiana con il più basso tasso di suicidi, con 2,6 suicidi per 100.000 abitanti rispetto ad una media nazionale di 5,6[29].

Cultura[edit | edit source]

Un vicolo napoletano

La Campania ed i suoi comuni, nel corso della loro storia, hanno avuto più volte ruoli di primaria importanza in ambito locale e sovraregionale. Le posizioni di primo piano che si sono trovate a ricoprire in diverse epoche hanno fatto sì che nella regione si sviluppasse un importante e radicato connubio tra quella che è la cultura popolare (danze popolari, artigianato, gastronomia, etc) e quella artistica (pittura, architettura, poesia, filosofia etc).

Grazie ai suoi contenuti storici, artistici, archeologici, architettonici, religiosi e grazie all'immenso straordinario patrimonio artistico presente a Napoli, città con il centro storico più vasto d'Europa, la Campania risulta essere una delle regioni a maggior densità di risorse culturali d'Italia.

Nel 2013, a Napoli si svolgerà il IV Forum Universale delle Culture, oltre ad aver già ospitato nel 2012 il World Urban Forum.[34] Per la sua complessa storia la città è stata più volte candidata dal governo come probabile sede di istituzioni europee e/o organismi internazionali (è il caso dell'assemblea europarlamentare ACP/UE[35], Banca Euromed[36], ecc.).

Cultura popolare e tradizioni[edit | edit source]

Il cardinale Crescenzio Sepe durante il rito dello scioglimento del sangue di san Gennaro

La cultura popolare campana ha origini ben radicate ponendo la regione stessa ai vertici nazionali tra eventi di cultura popolare e tradizioni locali. Tra le manifestazioni popolari più note presenti in regione, si ricordano quella dello scioglimento del sangue di san Gennaro, che avviene tre volte l'anno a Napoli presso il duomo della città, e la festa della tamorra che si svolge una volta l'anno, durante la prima settimana di giugno, in una località della regione non fissa.

Tra le tradizioni più radicate in regione, merita citazione la plurisecolare arte presepiale costituita dalle botteghe artigianali di via San Gregorio Armeno, a Napoli, che ogni anno, dal primo di novembre a metà gennaio, attira migliaia di turisti da tutto il mondo.

La forte impronta culturale della Campania fa sì che questa si sia diffusa in tutto il mondo, contribuendo alla creazione del "tipico" stereotipo italiano. Non a caso nota è la percezione che il mondo ha dell'Italia popolare secondo cui quest'ultima è una terra di tarantelle e danze popolari, di pizza e spaghetti, di mandolino e musica, di bassi e vicoli stretti e bui con i panni stesi e di culti religiosi. Tutti questi aspetti, come si può notare, sono tipici della regione campana. Inoltre, importante è ricordare che la lingua napoletana risulta essere l'idioma italico più esportato e conosciuto nel mondo, divenendo in molti casi vero e proprio accento italiano (si veda il cosiddetto "broccolino", ovvero l'accento italo-americano).[37]

Arte[edit | edit source]

Archeologia

Data la sua storia trimillenaria, la Campania è una regione ricchissima di siti e risorse archeologiche che vanno dall'età preistorica fino a quella romana. Gli stessi siti sono distribuiti pressoché equamente in tutta la regione, trovando punti di maggior concentrazione nell'area flegrea, vesuviana e cilentana. Tuttavia, nel casertano sono conservati importanti resti archeologici come l'anfiteatro campano a Capua che fu il primo anfiteatro romano e secondo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma. Per quanto concerne l'arte paleocristiana, questa sarà molto radicata nel territorio ed oggi è soprattutto visibile nelle Catacombe(Napoli, Prata di Principato Ultra, Teano,Capua,Calvi) e basiliche di Napoli.

Nell'area flegrea si registrano importanti resti come l'acquedotto romano del Serino, l'anfiteatro Flavio di Pozzuoli, gli scavi archeologici di Cuma e l'importantissima Piscina Mirabilis di Bacoli. Quest'ultima era originariamente una cisterna di acqua potabile romana costruita in età augustea. Si tratta della più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi romani, ed aveva la funzione di approvvigionare di acqua le numerose navi che trovavano ormeggio e ricovero nel porto di Miseno.

A Napoli sono presenti un numero elevatissimo di siti archeologici, per lo più risalenti all'epoca greca. Si ricordano i principali: la Napoli sotterranea, complesso di cunicoli e cavità di origine greca scavate nel tufo e poste nel sottosuolo della città, riutilizzati poi dai romani come acquedotto e durante la seconda guerra mondiale come rifugio; gli scavi di San Lorenzo; il Cimitero delle Fontanelle; le catacombe di San Gaudioso; le Catacombe di San Gennaro; i decumani di Napoli, impianto stradale greco costituente plateiai e stenopoi, ribattezzato poi dai romani come decumani (superiore, maggiore e inferiore) e tanti altri siti ancora.

Nell'area vesuviana, grazie alle storiche eruzioni del vulcano che caratterizza quella zona e grazie ai lavori di recupero dei siti avviati durante il periodo borbonico sotto il dominio di Carlo III, sono presenti siti di inestimabile valore ed importanza, che costituiscono oggi il traino di tutta l'attività turistica regionale e nazionale. Pompei, su tutti, presenta scavi archeologici che ricoprono un'area di circa 60 ettari e costituisce il sito più visitato in Italia dopo i musei vaticani. Il valore del sito è stato stimato intorno ai 40 miliardi di euro[38] ed è il sito archeologico più visitato in Italia e tra i più nel mondo (nel 2010 è stato visitato da 2.319.668 persone[38]). Sempre nell'area vesuviana, altri siti di primaria importanza sono gli scavi di Ercolano, Oplonti, Boscoreale e Castellammare di Stabia. Questi numerosi ritrovamenti archeologici (soprattutto quelli di Pompei ed Ercolano) hanno fornito importanti informazioni sull'uso antico della pittura, caso emblematico è il rosso pompeiano, ed hanno determinato inoltre spunti per correnti architettoniche future, questo è il caso del neoclassicismo.

Sempre risalente al periodo romano, databile tra il 114 e il 117 d.C., risulta essere l'arco di Traiano. L'opera scultorea fu dedicata all'imperatore Traiano in occasione dell'apertura della via Traiana e, giuntoci integro, compresi i numerosi rilievi scultorei che ne decorano le superfici, risulta essere l'arco trionfale romano meglio conservato.[39] L'arco, alto 15,45 m ed a un fornice di 8,60 m, presenta dei rilievi scultorei rappresentanti le gesta di Traiano nelle province conquistate, scene di pace dell'imperatore in Italia e delle benemerenze dell'imperatore nei confronti di Benevento.[39]

Nell'area cilentana, infine, sono presenti i resti greci di Paestum, antica città della Magna Grecia sacra a Poseidone. Il sito risulta essere il più importante d'Italia, assieme a quelli ospitati nella Valle dei Templi di Agrigento.

Altri resti di epoca romana sono presenti nella provincia di Benevento e di Avellino(Atripalda,Avella,Carife,Mirabella Eclano), mentre a Nola, è conservato uno dei siti archeologici risalenti all'età del bronzo più importanti d'Italia. Ad Eboli, in provincia di Salerno, invece, sono presenti tre fornaci di epoca romana (III-IV secolo a.C.) e sono tra le meglio conservate d'Europa, se non del mondo.

Architettura
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinascimento napoletano, Barocco napoletano e Neoclassicismo.

Avendo la regione subito influssi longobardi, cassinesi, bizantini, islamici e romanici, il patrimonio architettonico della stessa offre un'elevata varietà di stili, che vanno dal romanico al gotico, dal Rinascimento napoletano al barocco napoletano fino al neoclassicismo. Nonostante il fatto che, per diversi motivi storici, il fulcro principale risulti essere il capoluogo di regione, comunque non mancano altre opere presenti di rilievo su tutto il territorio che rappresentano una delle eccellenze dello stile e dell'arte in Italia. Si ricorda per esempio il Duomo di Casertavecchia, il Duomo di Amalfi, il Duomo di Benevento e quello di Salerno, importanti esempi di architettura romanica[40], la Cattedrale di Avellino, nonché due pregevoli testimonianze dell'architettura longobarda in regione, entrambi a Benevento: la Rocca dei Rettori ed il Complesso monumentale di Santa Sofia, patrimonio dell'umanità UNESCO.[41]

Tra gli architetti più importanti campani, si annoverano su tutti Luigi Vanvitelli, Gian Lorenzo Bernini (quest'ultimo però mai direttamente operante in Campania in quanto, per motivi accidentali, ha dovuto sempre rifiutare le commissioni offertegli), Francesco Solimena e Domenico Antonio Vaccaro.

L'architettura gotica, vede l'avvento in Campania grazie a l'imperatore Federico II di Svevia e nei secoli successivi alle dinastie Angioina e Aragonese del Regno di Napoli. Tra le opere di questo periodo si ricordano ancora la Chiesa di San Pietro a Majella, la Basilica di San Lorenzo Maggiore, la Chiesa di Sant'Eligio Maggiore, la Chiesa di San Domenico Maggiore.

Castel Nuovo di Napoli

Nel periodo rinascimentale, trova essenzialmente maggior spicco l'arco trionfale del Maschio Angioino, con il quale Napoli dona il proprio contributo artistico a tutto il Rinascimento italiano. Esso fu eseguito da diversi autori, dalle cui collaborazioni nacquero una sintesi di influssi e modi. I principali furono Francesco Laurana, Domenico Gagini, Guillem Sagrera, e poi altri autori di scuola donatelliana. L'arco rappresenta la conquista del regno da parte del re Alfonso e del successo della dinastia. Altre opere rinascimentali, e più precisamente riconducibili al Rinascimento toscano e veneziano sono il chiostro della Certosa di San Martino, il già citato esterno della Chiesa del Gesù Nuovo e la Chiesa dei Girolamini.

Dal XVI secolo si diffuse in quel il barocco napoletano, corrente che si discostava leggermente da quella classica romana. A Napoli, le opere di quest'ultimo periodo rappresentano la stragrande maggioranza.

Nel resto della regione, assume un importante ruolo la Certosa di Padula, che con una superficie di 50.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze e con il più grande chiostro del mondo (circa 12.000 m²), contornato da 84 colonne è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità UNESCO. A Napoli, invece, la figura di maggior rilievo l'assunse Cosimo Fanzago che lavorò nella Certosa di San Martino (definita opere barocca per eccellenza), innalzò la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, il Palazzo Donn'Anna e la Guglia di San Gennaro, quest'ultima definita gioiello del barocco napoletano. Altri autori cardine nel proseguimento di questa corrente furono Ferdinando Sanfelice e Domenico Antonio Vaccaro. Il primo ha tra le principali opere il palazzo dello Spagnolo, il secondo il palazzo dell'Immacolatella ed il chiostro maiolicato di Santa Chiara. Proprio riguardo al palazzo dello Spagnolo, si deve ricordare che nel barocco napoletano assumevano fondamentale importanza le scale dei palazzi, le quali si innestavano nei cortili divenendo lo scenografico punto di fuga della visuale d'insieme del palazzo.

Anche sotto Carlo III di Spagna, sovrano attento all'arte, la Campania vede il suo fulcro artistico principalmente nel suo capoluogo. Importante fu anche l'affermazione di eccellenti scultori che hanno lasciato direttamente o indirettamente il segno nella città, diventando punto di riferimento anche per quelli che sarebbero stati gli anni a venire. A partire dal XVIII secolo, tra le ultime correnti artistiche ed architettoniche presenti in regione, si diffuse il neoclassicismo, divisibile in due distinte categorie: la prima, legata ancora al tardo barocco, è caratterizzata da interni voluminosi e policromi, mentre la seconda è costituita da una maggiore severità degli spazi, preludendo al neoclassico puro. Vanvitelli su tutti pone le basi per la nascita del movimento, le cui radici sono posate a Napoli.

La città diventa così all'avanguardia per quanto riguarda lo sviluppo della corrente che a sua volta si basa sulla ripresa del gusto antico. Grande influenza nello stile neoclassico ebbero gli scavi di Pompei che, avviati alla metà del Settecento da Carlo di Borbone, ispirarono lo stile di Luigi Vanvitelli, primo vero autore neoclassico. Tra le opere neoclassiche più importanti in Campania si ricordano la Basilica di San Francesco di Paola (definita l'opera neoclassica meglio eseguita), alcuni ambienti della Reggia di Caserta (proprio del Vanvitelli), la facciata del Teatro San Carlo, la Villa Floridiana di Napoli e la casina Vanvitelliana di Bacoli.

Di stile rococò e neoclassico, furono eseguite le ville dell'area vesuviana che costituiscono il Miglio d'oro, definite d'oro proprio per la ricchezza storica e paesaggistica delle stesse. Gli architetti che lavorarono al progetto di Carlo di Borbone, furono: Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, Mario Gioffredo. Un altro architetto che ha arricchito il patrimonio partenopeo e campano in generale è Domenico Fontana, il quale eresse numerosi edifici imponenti come il Palazzo Reale di Napoli o il Real Albergo dei poveri.

Tra le opere di architettura contemporanea si possono annoverare il centro direzionale di Napoli, realizzato su progetto dell'architetto giapponese Kenzo Tange, il centro commerciale "Vulcano Buono" di Nola, opera di Renzo Piano, la Cittadella Giudiziaria di Salerno di David Chipperfield, la stazione marittima della stessa città disegnata da Zaha Hadid e l'Auditorium di Ravello, tra le ultime opere realizzate da Oscar Niemeyer.

Pittura
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pittura napoletana.

Per quanto riguarda la pittura Napoli giocò un ruolo importante potendo contare sulla scia artistica che il Caravaggio lasciò in città. Dopo il passaggio del Merisi, in città nacquero, nel corso del XVII e XVIII secolo importanti autori campani che costituirono il filone del caravaggismo. Si ricorda su tutti Carlo Sellitto, che fu il primo caravaggista napoletano. La prematura scomparsa di Sellitto, ricercato dai membri dell'aristocrazia partenopea in quanto definito il miglior ritrattista della città, non fermò lo sviluppo della corrente. In seguito, ci furono infatti: Battistello Caracciolo, l'autore che più fu influenzato dal Merisi, Jusepe de Ribera, pittore spagnolo ma operante soprattutto a Napoli, e Massimo Stanzione.

In parallelo, altri importantissimi artisti del barocco che si formarono in città furono Bernardo Cavallino, Micco Spadaro e Salvator Rosa.

A cavallo tra il XVII e XVIII secolo, vi furono poi altri due importantissimi pittori in Campania, uno nativo ed un altro "importato". Il primo fu Luca Giordano, uno dei più prolifici pittori che ci siano mai esistiti avendo all'attivo circa 3000 dipinti effettuati, e l'altro fu Mattia Preti, importantissimo artista che eseguì numerosi dipinti per le più importanti chiese della città. Luca Giordano superò definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori, assimilati osservando la pittura veneta e grazie allo studio di autori del cinquecento (Raffaello e Michelangelo). Le opere del Giordano sono diffuse in tutto il mondo, dal Louvre di Parigi, al Museo del Prado di Madrid, fino agli Uffizi di Firenze. Proprio a Firenze, l'autore eseguì una delle sue opere più rilevanti: esse sono il ciclo di affreschi nel Palazzo Medici Riccardi.

All'inizio del settecento, è l'opera di Francesco Solimena ad avere maggior risonanza, anche in ambito europeo. I suoi lavori furono eseguiti nelle più importanti chiese del capoluogo campano e soprattutto nella Reggia di Caserta. Continuatore del Solimena, fu poi il suo allievo Francesco De Mura, del quale si ricordano soprattutto le donazioni postume fatte al Pio Monte della Misericordia, istituto che custodisce alcuni dei dipinti napoletani più importanti del XVI e XVII secolo.

Marina di Posillipo (Giacinto Gigante)
Le tentazioni di sant'Antonio (Domenico Morelli)

L'ottocento fu un periodo d'avanguardia per la pittura napoletana, abbandonando ogni residuo tardo-barocco o caravveggesco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo (1820-1850). Seguaci di tale corrente furono un tardo Salvator Rosa e Micco Spadaro. Il movimento riprende gli splendidi paesaggi napoletani del golfo, del Vesuvio, di Pompei ed è sostenuto anche da altri esponenti stranieri della scuola che si ritrovano a Napoli in occasioni di viaggi e durante il percorso del gran tour. Uno di questi fu Antonio Pitloo, che dopo un soggiorno a Parigi, giunge a Napoli per dipingere in splendidi olii ricchi di luce ed effetti cromatici i paesaggi più classici della città partenopea. Altro esponente, simile nel soggetto ma diverso nella tecnica, fu il napoletano Giacinto Gigante, che in tarda età abbraccerà anch'egli la scuola di Posillipo. I suoi quadri, con un taglio quasi fotografico, riprendono principalmente suggestivi paesaggi come quelli di Amalfi, Capri, Caserta, il Vesuvio.

Successivamente alla scuola di Posillipo, nella seconda metà del XIX secolo, si annovera tra i più importanti pittori nazionali e regionali, Domenico Morelli, la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo. L'autore operò essenzialmente nell'accademia delle Belle Arti di Napoli, nella quale fu prima studente, poi insegnante, poi direttore e poi presidente.

Alla fine del XX secolo, infine, si annoverano tra i principali pittori quelli del movimento transavanguardista, dei quali, ben tre dei “magnifici cinque” della Transavanguardia sono campani: Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.

Scultura

Tra gli scultori più importanti nativi in Campania vi sono Domenico Antonio Vaccaro, Giuseppe Sanmartino e Vincenzo Gemito.

Il San Martino, in particolare, fu nel XVIII secolo l'esecutore di una delle più importanti opere scultoree di quel periodo: il Cristo Velato. L'opera suscitò persino l'invidia di Antonio Canova che avrebbe voluto addirittura acquistarla. Il complesso che ospita la statua marmorea è la famosa Cappella Sansevero, la quale ospita altre importanti opere all'interno, come la pudicizia ed il disinganno.

Tra gli scultori più importanti in Campania, entrambi del barocco, vi furono Cosimo Fanzago e Domenico Antonio Vaccaro. Entrambi contribuirono allo sviluppo del barocco napoletano, corrente fatta di ricchissimi intarsi di marmi colorati che ornano strutture ancora permeate di rigore manierista. Il primo vede tra le sue principali opere scultoree i lavori eseguiti all'interno della Chiesa del Gesù Nuovo, la fontana del Sebeto, l'obelisco di San Gennaro e tante altre ancora. Il secondo invece, lavorò principalmente nelle chiese, progettandole per intero, come avvenne per la certosa di San Martino, o eseguendo decorazioni o sculture interne. Tra le opere principali si ricordano: l'Angelo custode, il chiostro maiolicato di santa Chiara e diverse altre ancora.

La fontana di Eolo (reggia di Caserta)

A cavallo tra il XIX e XX secolo si annovera tra le principali opere scultoree d'Italia il gruppo di fontane che caratterizzano il parco della Reggia di Caserta. Queste furono il frutto di diversi scultori dell'epoca che lavorarono al progetto del Vanvitelli, morto prima di concludere l'opera nel 1773. Tra i principali artisti si ricorda Gaetano Salomone, il quale compì molte delle statue che adornano i giardini.

Tra i principali scultori del XIX secolo, si ricorda Vincenzo Gemito, le cui opere principali sono, Il pescatorello (Museo Bargello di Firenze), L'acquaiolo (Museo michelangiolesco di Arezzo), ed Il Giocatore di carte (Museo di Capodimonte a Napoli).

Altri importanti scultori che hanno eseguito opere per la città di Napoli furono: Donatello (per il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci), Pietro Bernini (per diverse opere), Michelangelo Naccherino (per le fontane cittadine) e Antonio Canova (che eseguì le statue equestri in Piazza del Plebiscito ed altre opere in città).

Siti UNESCO e patrimoni dell'umanità[edit | edit source]

I siti UNESCO patrimonio dell'umanità presenti in Campania sono:[42]

Sono comunque molti i luoghi di particolare rilevanza ma non appartenenti all'Heritage list. Tra questi vi fanno parte i ritrovamenti avvenuti in Eboli di tre fornaci (una piccola, per i manufatti, una media e una grande, per le tegole) del VI secolo a.C.; importanti borghi medievali dell'avellinese come Gesualdo, Nusco e del beneventano, come Sant'Agata de' Goti; Morcone; luoghi memorabili della costiera sorrentina; l'antiquarium di Boscoreale; gli scavi di Stabiae a Castellammare di Stabia; le isole di Ischia, Capri e Procida del golfo di Napoli; la Piscina Mirabilis e la Casina Vanvitelliana a Bacoli; l'anfiteatro Flavio e la solfatara a Pozzuoli; gli scavi archeologici di Cuma; il villaggio preistorico dell'età del Bronzo di Nola; l'anfiteatro campano a Capua; e tanti altri ancora.

Nel 2010, il Vesuvio è stato candidato come "bellezza naturale italiana" per partecipare alla votazione che decreterà le sette meraviglie del mondo naturale.[43]

Poesia e letteratura[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola siciliana e Lingua napoletana.

La storia della letteratura in regione ha origini antichissime, dando i natali illustri personaggi come Torquato Tasso, Giordano Bruno e Giambattista Vico. Nel corso della storia, Napoli divenne uno dei centri culturali maggiori d'Europa, al pari di Vienna, Parigi e Londra e ciò permise di attrarre in città (ed in tutto il regno in generale) illustri personaggi della letteratura, come: Francesco Petrarca, Tommaso d'Aquino, Giovanni Boccaccio, Giacomo Leopardi, Benedetto Croce e Gabriele D'Annunzio.

Già dall'impero romano infatti, ci furono i primi importanti letterari che proprio in Campania hanno composto le loro opere. In regione furono ospitati illustri personaggi quali Mecenate, Orazio, Virgilio, il quale, quest'ultimo, proprio a Napoli, città in cui amava risiedere, scrisse le Bucoliche, primo frutto della poesia del poeta latino e considerate la trasformazione in linguaggio poetico dei precetti di vita appresi dalla scuola epicurea del capoluogo campano. Altre opere composte sempre a Napoli furono le Georgiche e l'Eneide.

Nel periodo medioevale, dopo la caduta dell'impero romano d'occidente, vi fu l'avvento della scuola siciliana, che porta alla nascita di diversi autori campani (all'epoca la regione faceva parte del regno di Sicilia), ed importanti scritti teologici come quelli di San Tommaso d'Aquino, il quale, trasferìtosi a Napoli a 14 anni, si dedicò allo studio delle arti all'Università presso il convento di San Domenico Maggiore. Tra i principali esponenti della scuola siciliana, si ricordano Pier delle Vigne e Rinaldo d'Aquino. Il trecento è il periodo dell'umanesimo, questa corrente partì dall'Italia (i centri maggiori furono Firenze e Napoli) e si diffuse in tutta l'Europa contemporanea. Proprio a Napoli, vi soggiornarono due illustri autori della letteratura toscana: Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca. Il primo, in città imparò il greco da Leonzio Pilato per tradurre l'Iliade di Omero, e durante il periodo napoletano compose le sue prime opere giovanili: Filocolo (1336-38), Filostrato (1335), Teseida (1339-41), Caccia di Diana (1334/38) e le Rime (data incerta). Il secondo invece, si recò presso la regina Giovanna d'Angiò con l'incarico di ambasciatore del papa Clemente VI dove continuò a scrivere i libri del Rerum memorandarum (rimasti poi incompiuti).

Nel cinquecento, in Italia ricominciarono a prender piede i dialetti locali, mentre l'italiano venne relegato a funzione di linguaggio di corte. In questo quadro nasce l'opera letteraria più importante del secolo, la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. L'autore campano iniziò a scrivere l'opera all'età di 15 anni con il titolo di Gierusalemme tra il 1559 ed il 1560 durante il soggiorno a Venezia, ma si fermò a 110 ottave, ben meno dei venti canti della Gerusalemme liberata. Successivamente l'opera fu composta in seguito e completata dieci anni dopo a Ferrara, nel 1575. In questo stesso periodo un altro illustre campano, Giordano Bruno, filosofo, scrittore e frate domenicano, compose importanti opere in tutta l'Europa.

Durante l'epoca barocca, a cavallo tra il XVI e XVII secolo, va ricordato ancora un altro letterato e scrittore di origini campane, primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, definito il Boccaccio napoletano: Giambattista Basile.

Nel settecento, vi fu Giambattista Vico. Altro importante filosofo e giurista campano noto nell'ambiente culturale napoletano e molto interessato alle nuove dottrine filosofiche. Egli ebbe modo di leggere e studiare le opere di Platone, Aristotele, sant'Agostino, Tacito, Dante, Petrarca e Suárez, tenendosi anche aggiornato sul dibattito filosofico di quel tempo che si svolgeva attorno alla "discussione sul cartesianesimo" tra i sostenitori di Cartesio e i suoi critici.

L'ottocento fu caratterizzato dalla presenza a Napoli di Giacomo Leopardi, che qui compose poco prima di morire: La ginestra e le Paralipomeni della Batracomiomachia.

A cavallo tra l'ottocento ed il novecento, si registra la presenza sempre a Napoli di Benedetto Croce, che visse ed operò in città fino alla morte. Inoltre vi è Nicola Abbagnano fino alla fine del XX secolo.

Nell'epoca moderna, importanti autori campani sono: Luciano De Crescenzo, Erri De Luca e Roberto Saviano.

Opere dialettali

Il napoletano possiede una ricchissima tradizione letteraria risalente al Regno di Sicilia. Con la scuola siciliana infatti, i testi ed i versi furono trattati sempre come versi in lingua napoletana (volgare pugliese). Tra i principali si ricordano le poesie di Giacomo da Lentini, Rinaldo d'Aquino, Pier delle Vigne, Giacomino Pugliese e Guido delle Colonne.

Nella metà del XVI secolo, durante il dominio aragonese, i sovrani incentivarono l'adozione definitiva del toscano come lingua letteraria anche a Napoli. Iniziarono così anni di crisi della lingua napoletana nella letteratura. Il più celebre poeta napoletano dell'epoca fu Giulio Cesare Cortese. Egli è molto importante per quella che è la letteratura dialettale e barocca, in quanto, assieme a Giambattista Basile, pone le basi per la dignità letteraria ed artistica della lingua napoletana moderna.

Il culmine della letteratura dialettale napoletana si è raggiunto negli ultimi tre secoli, in settori anche diversi tra loro, arrivando in alcuni casi anche a punte di grandissimo livello, come ad esempio nelle opere di Salvatore di Giacomo, Raffaele Viviani, Ferdinando Russo, Eduardo Scarpetta, Eduardo de Filippo, Antonio De Curtis, Annibale Ruccello. Proprio a cavallo tra l'Ottocento ed il novecento, inoltre, vi fu l'avvento di poeti dialettali compositori di versi che verranno poi musicate diventando le canzoni classiche napoletane. Su tutti si ricordano: E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio, Cesare Andrea Bixio ed il già citato Salvatore Di Giacomo.

Musica[edit | edit source]

Mandolino

La storia della musica campana è una delle più importanti e diffuse nel mondo, diventando punto cardine della cultura barocca nel settore lirico e della composizione, e vero e proprio "marchio Italia" con le danze popolari della tarantella e con la musica classica napoletana.

Ancora oggi, il mandolino, emblema della musica napoletana è uno dei simboli più famosi dell'Italia nel mondo.

Tra i più importanti uomini di musica campani troviamo: Enrico Caruso (lirica); Renato Carosone, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Edoardo Bennato (musica leggera); Riccardo Muti (direttore d'orchestra).

Composizione
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola musicale napoletana e Opera buffa.
Aiuto
Vesti la giubba (info file)
Enrico Caruso in un brano tratto da Pagliacci, opera di Leoncavallo

La storia della composizione campana è riassunta da quella della scuola musicale napoletana nata nel XV secolo. Essa si sviluppo' a Napoli ed ha il primato di aver fatto nascere la cosiddetta opera comica, prodromo della futura opera buffa. In questo periodo, si riunirono a Napoli i più insigni musicisti, i cantanti più celebrati, gli strumentisti più virtuosi. I più importanti furono Domenico Cimarosa, Giovan Battista Pergolesi, Leonardo Vinci, Alessandro e Domenico Scarlatti, Francesco Provenzale, Francesco Durante, Pasquale Anfossi, Antonio Sacchini, Tommaso Traetta, Nicola Vaccaj, Leonardo Leo e Carlo Gesualdo.

La storia di questa scuola ruota attorno a quattro conservatori presenti nel capoluogo campano, oggi accorpati tutti nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Tale istituto ricoprirà un'immensa importanza su tutto il panorama musicale europeo.

Tra i compositori più importanti campani e del mondo, si ricorda anche Ruggero Leoncavallo, "rivale artistico" di Giacomo Puccini e anch'egli diplomato al conservatorio di Majella. Tra le sue numerose opere spicca su tutte i Pagliacci, che ebbe come spinta verso il successo planetario anche il fatto che vi fu la prima registrazione discografica con Enrico Caruso quale protagonista. Il disco è ricordato come una pietra miliare dell'allora nascente industria discografica, essendo stato il primo ad aver superato il milione di copie vendute.

Infine, proprio in Campania (a Napoli), nacque il primo teatro lirico d'Europa: il Teatro San Carlo.[44]

Musica popolare
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tarantella e Tammuriata.

Quella della tarantella, diffusa in tutta l'Italia meridionale già dal XVII secolo è danza popolare presente in tutta la regione, dalla provincia di Caserta passando per l'area della provincia di Napoli fino ad arrivare al Cilento. Essa prende il nome di tammurriata.

La "tammorra" è un grande tamburo a cornice dipinta con sonagli di latta, con possibile accessorio addobbo di nastri o pitture policrome e campanelli. Proprio il ritmo binario che viene marcato con questo strumento, è quello che dà il nome alla danza popolare.

Altri strumenti utilizzati in questo ballo sono: il "Putipù" (tamburo a frizione), il "Triccheballacche" (martelli ritmici lignei intelaiati con sonagli), lo "Scetavajasse"(bastone dentato con sonagli metallici strofinato da un bastoncino), la "Tromba degli zingari", il Flauto dolce ed altri ancora.

Musica classica napoletana
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canzone classica napoletana.

La canzone classica napoletana, le cui origini risalgono alla metà del XIX secolo, include il repertorio classico partenopeo che va dalla metà dell'Ottocento fino alla metà del novecento. Le canzoni classiche infatti, scritte da autorevoli poeti napoletani come E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio, Cesare Andrea Bixio e Salvatore Di Giacomo, non deve essere confusa con le moderne canzoni in dialetto napoletano le quali costituiscono più semplicemente il genere neomelodico. Quella storica partenopea, ha portato la musica italiana ad essere tra le più apprezzate e conosciute al mondo, diventando un vero e proprio "marchio Italia" all'estero. Ancora oggi queste vengono cantate nelle originali versioni o remixate adattandole ai tempi di moderni. Tra le più conosciute ci sono: Reginella (1917), Tu vuo' fa' l'americano (1956), Era de maggio (1885), Core 'ngrato (1911), Marechiaro (1885), Tammurriata nera (1944), Anema e core (1950), Dicitencello vuje (1930), 'O sarracino (1956), 'O surdato 'nnammurato (1915), Torna a Surriento (1902) ed infine una delle canzoni più famose di tutti i tempi, 'O sole mio (1898).[45]

Diversi sono gli esponenti della musica mondiale che hanno eseguito almeno una volta il repertorio classico napoletano. Si ricordano alcuni di essi: Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, Elvis Presley, Elton John, Domenico Modugno, Claudio Villa, Andrea Bocelli, José Carreras, Placido Domingo, Frank Sinatra e tanti altri.

Cinema[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Film ambientati a Napoli.

La Campania è da sempre stata utilizzata come scenografia di diversi film. Basti considerare che il capoluogo di regione, grazie a diverse riprese fatte dai fratelli Lumière in Via Toledo e nella Riviera di Chiaia nel 1898, risulta essere una delle più antiche città usate come set cinematografico. Inoltre, sempre a Napoli, famosissima fu la casa produttrice Dora Film della salernitana Elvira Notari (prima regista donna italiana) che produsse numerosi film dell'epoca.

Solo con l'avvento del fascismo e con l'accentramento di tutte le risorse a Roma (per volontà di Mussolini), la città vide allontanarsi molti registi e produttori i quali si dovettero spostare a Cinecittà.

Alla Campania, attraverso registi e attori, sono andati otto Premi Oscar: quattro a Vittorio De Sica, due a Sophia Loren, uno a Gabriele Salvatores e uno a Paolo Sorrentino.

Tra gli altri film ambientati in Campania si ricordano La bella mugnaia, girato nelle province di Benevento; Gomorra, girato tra Napoli e Caserta; Miseria e nobiltà, San Giovanni decollato, L'oro di Napoli, Napoli milionaria, La baia di Napoli, Matrimonio all'italiana, Maccheroni, Operazione San Gennaro, Pane amore e..., Pacco doppio pacco e contropaccotto, Il Postino, Io speriamo che me la cavo, l'ultimo Passione di John Turturro e numerosi altri film girati tutti nel napoletano; ed infine, Benvenuti al sud, girato a Castellabate nel Cilento.

Eventi cinematografici in regione sono Il Napoli Film Festival, in genere a giugno[46]; il Capri film festival, dal 4 al 7 maggio; il Festival del cinema di Salerno, dal 15 al 20 novembre.

Tra gli esponenti cinematografici più importanti della regione troviamo: per la produzione, Dino De Laurentiis; per la regia Ettore Scola, Gabriele Salvatores, Vittorio De Sica, Francesco Rosi, Paolo Sorrentino ed Eduardo De Filippo; come attori meritano citazione, sempre Eduardo, Totò, Peppino De Filippo, Titina De Filippo, Sophia Loren, Massimo Troisi, Bud Spencer, Toni Servillo e Silvio Orlando.

Lo sfondo di Napoli, infine, è stato utilizzato anche in un episodio del cartone animato Tom & Jerry, nel quale i due protagonisti vivono le loro avventure proprio lungo il golfo della città. I luoghi visibili in tale episodio sono il panorama del golfo da Posillipo, il Maschio Angioino, l'isola di Nisida, la Galleria Umberto I, la fontana del Gigante, e diversi vicoli e scale caratteristiche della città.[47]

Teatro[edit | edit source]

Teatro romano a Benevento

Da sempre la Campania ha ospitato numerosi teatri, risalenti questi sin dall'epoca greca e romana. L'anfiteatro campano, a Capua, fu il primo del mondo romano costruito ed è il secondo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma.[48][49]

I fratelli De Filippo. Da sinistra: Eduardo, Peppino e Titina

Successivamente, nel XVII secolo nacque la Commedia dell'Arte ed i personaggi della stessa furono diffusi in tutta Europa. In Campania, fu inventata ufficialmente a Napoli dall'attore Silvio Fiorillo quella che è oggi una delle maschere più famose: Pulcinella. La maschera impersona il servo spesso malinconico che mescola le caratteristiche dello sciocco con una buona dose di saggezza popolare. Al di là della commedia dell'arte il personaggio di Pulcinella si è sviluppato autonomamente nel teatro dei burattini, di cui è ormai l'emblema. Oggi, la sua maschera rappresenta un vero e proprio modo di comportarsi e di affrontare le cose.

La passione per il teatro in Campania, si manifestò anche con la costruzione del primo teatro d'opera lirica d'Europa, ovvero il Teatro San Carlo. Segno della fiorente cultura del teatro, il San Carlo fu costruito adiacente al Palazzo Reale di Napoli proprio per dare la possibilità ai sovrani di accedervi senza dover uscire fuori dalla propria dimora. Esso è tutt'oggi uno dei più importanti al mondo.

Nel corso del XX secolo, si annoverano tra i principali esponenti teatrali d'Italia: Eduardo Scarpetta (il più importante attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell'Ottocento e i primi del novecento); Raffaele Viviani ed Eduardo De Filippo (fra i massimi esponenti della cultura italiana del novecento).

Da ricordare inoltre anche gli altri due fratelli De Filippo, Titina e Peppino, eccellenti attori teatrali provenienti anche loro dalla rigida scuola del padre (Eduardo Scarpetta) e che hanno lavorato spesso nel teatro di Eduardo come l'altrettanto brava Pupella Maggio.

Teatri in Campania[edit | edit source]

Teatro San Carlo di Napoli

Università[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola medica salernitana e Università degli Studi di Napoli Federico II.

La Campania possiede importanti università che la pongono tra i vertici della classifica per quello che riguarda gli iscritti e gli studenti fuori sede. Solo l'area napoletana presenta una forte concentrazione di attività universitarie e di ricerca che si può così descrivere[50]:

La sola Federico II, prima università laica d'Europa[52][53], conta quasi 100.000 iscritti.[54] ed è una delle più importanti d'Italia.[55]

Altro polo universitario importante è presente a Fisciano che dal 1988 ha visto nascere un campus universitario che ospita l'Università degli Studi di Salerno. Esso concentra al suo interno strutture e servizi per l'orientamento, la didattica, lo studio e il tempo libero. È un complesso molto ampio e tuttora in espansione. Attualmente conta circa 34.000 iscritti.[56] Per quel che riguarda le province di Caserta e Benevento, la prima ospita numerose facoltà della SUN mentre la seconda ospita l'Università del Sannio.

Conservatori[edit | edit source]

  • Conservatorio S. Pietro a Majella(Napoli)
  • Conservatorio Domenico Cimarosa(Avellino)
  • Conservatorio Nicola Sala (Benevento)

Politica[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti della Campania.

Il presidente della Regione Campania in carica è Stefano Caldoro, eletto il 27 aprile 2010. Fa parte della lista PdL

Comunità montane[edit | edit source]

Le comunità montane presenti in Campania sono 20:

Economia[edit | edit source]

È al settimo posto tra le regioni italiane con PIL totale più elevato (95.087,0 €), al primo se si considera solo il Mezzogiorno. Il reddito in regione è uguale al 66,2% della media continentale, il dato più basso nel sud Italia[57].

Nel rapporto di Unioncamere del 2007, la Provincia di Avellino risultava essere la più ricca della Campania, 80º in Italia, con un Pil per abitante, al di sopra della media regionale, che ammonta a quasi 19 mila euro, mentre la più povera era Caserta, al 97º posto nella graduatoria nazionale, con un PIL di 11.036 euro pro capite[58].

In complesso la Campania appare una regione dalle enormi potenzialità economiche, così come altre regioni del sud Italia, potenzialità purtroppo frenate dalla pessima amministrazione del territorio e dalla presenza, in alcune aree, asfissiante della criminalità organizzata. L'economia campana infatti, un tempo molto florida, è stata soggetta ad un costante degrado negli ultimi decenni, periodo in cui si è affermata sui territori potenzialmente più ricchi la presenza devastatrice della Camorra, presenza questa che determina la frenata di qualsivoglia crescita economica e la progressiva scomparsa delle attività economiche già presenti sul territorio.[59]

Oggi la Campania fa parte dell'obiettivo convergenza dell'Unione Europea il quale intende promuovere uno sviluppo economico locale, per portare la regione dentro i "criteri economici" comunitari. Assieme alla Campania fanno parte dell'obiettivo anche tutte le restanti regioni del sud Italia (inclusa la Sardegna) con eccezione per il Molise, l'Abruzzo e la Basilicata, quest'ultima facente parte dell'obiettivo phasing out[60].

Dati economici[edit | edit source]

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL pro-capite[61], prodotto nella Campania dal 2000 al 2009:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
75.355,0 80.100,0 84.349,4 86.288,4 89.691,0 91.211,0 94.353,0 98.086,3 98.114,4 95.087,0
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
13.190,8 14.040,8 14.764,0 15.025,8 15.531,7 15.753,2 16.294,2 16.909,1 16.886,0 16.322,3

Di seguito la tabella che riporta il PIL[61], prodotto nella Campania ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 2.283,1 2,42% 1,84%
Industria in senso stretto € 9.606,0 10,18% 18,30%
Costruzioni € 5.874,6 6,23% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 20.486,2 21,71% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 20.290,7 21,51% 24,17%
Altre attività di servizi € 24.158,3 25,6% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 11.654,2 12,35%% 10,76%
PIL Campania ai prezzi di mercato € 94.353,0

Settore primario[edit | edit source]

La "Castagna di Montella", una delle cinque IGP campane

Sono cinque i prodotti agricoli cui è riconosciuto il marchio IGP: il Carciofo di Paestum, le mele annurche, la Castagna di Montella, la Nocciola di Giffoni e il Limone Costa d'Amalfi.

La Campania è tra le regioni che più partecipa alla formazione del reddito agricolo nazionale ed è tra le regioni italiane con più prodotti agroalimentari riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali[62]. L'alta fertilità del territorio sussiste per la cospicua presenza di terreni vulcanici e la stessa è pressoché distribuita equamente in tutta la regione.

La pasta di Gragnano
Un fascio di friarielli
I limoni di Amalfi

Le principali produzioni riguardano le patate, melanzane, fagioli ed i pomodori (di primaria importanza quelli San Marzano DOP dell'Agro Nocerino Sarnese e quelli piennolo DOP dell'area vesuviana). Di particolare rilevanza è inoltre la produzione di grano per la pasta, la cui produzione di quest'ultima è molto più diffusa nell'entroterra campano, soprattutto nel beneventano. Nel napoletano, la produzione della pasta risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano[63] si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla. Oggi infatti la pasta di Gragnano è una delle più apprezzate e diffuse paste d'Italia anche in ambito internazionale, attribuendo alla città l'appellativo di città della pasta.

Nella frutticoltura vanno annoverati inoltre gli agrumi, le albicocche (in particolare quella vesuviana PAT), le pesche, le mele annurche, i fichi, ed infine la produzione di olivo (con i quali si producono quattro oli extravergine DOP; il Cilento, il Colline Salernitane, l'Irpinia - Colline dell'Ufita ed il Penisola Sorrentina) e della vite. In buona parte della regione infatti sono presenti coltivazioni vitivinicole che danno origine a vini di eccellente qualità (es. Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino ed il Lacryma Christi). Di particolare rilevanza è anche la produzione di nocciole nel salernitano, attraverso la quale è possibile la produzione di torroni, infatti, in Campania vi è la produzione più vasta di nocciole[64].

Tra i prodotti vegetali si ricordano inoltre i Friarielli e la Ciliegia del monte, entrambi PAT ed entrambi del vesuviano.

Una bufala di Paestum

Per quel che riguarda la produzione dei derivati dall'allevamento (latticini e formaggi), spicca tra i prodotti italiani più famosi al mondo la mozzarella di bufala campana, riconosciuta dal marchio DOP il 12 giugno 1996 per effetto del reg. Ce 1107/96, la cui produzione spetta alle province di Caserta e Salerno su tutte, non mancando anche alcune aree del napoletano. Seguono poi altri importanti prodotti regionali, come il Provolone del Monaco DOP, la burrata di bufala PAT, la ricotta di bufala campana DOP, il Fior di latte PAT e tanti altri ancora.

Nella produzione di salumi, tra i più conosciuti (tutti PAT) vi è il salame Napoli, il salame di Mugnano, e la soppressata cilentana e del Vallo di Diano.

La pesca in Campania è un altrettanto importante settore dell'economia regionale e nazionale che s'occupa più di 2500 addetti. Nonostante lo sviluppo delle infrastrutture legate alla pesca con creazioni di porti e pescherecci, il settore non è intensamente sfruttato. Ciò accade un po' per le acque sempre meno adatte alla pesca ed un po' per la mancata dotazione di moderne attrezzature. Proprio al riguardo, negli ultimi anni si è intensificato il processo di modernizzazione di tutto il comparto, adeguandolo agli standard produttivi europei.[65] Tra i principali prodotti marini pescati vi sono le cozze e vongole del golfo di Napoli, cernie e pesci azzurri come alici. I bacini più pescosi della regione sono quelli di Pozzuoli e delle isole del golfo di Napoli.

Settore secondario[edit | edit source]

L'area dell'ex Italsider di Bagnoli, ora dismessa ed in fase di bonifica del territorio

Tradizionalmente la Campania è la regione più industrializzata dell'Italia meridionale ed in particolare il territorio del napoletano è stato fino agli inizi del Novecento una delle aree più industrializzate d'Italia, preceduto solamente dalle province del cosiddetto "triangolo industriale" (Milano, Torino, Genova)[66]. Negli ultimi decenni il divario rispetto alle altre regioni non è più notevole come un tempo, dato che regioni meridionali come la Puglia e l'Abruzzo sono notevolmente cresciute economicamente, mentre la Campania ha subito paradossalmente un costante processo di deindustrializzazione. Simbolo di questo fenomeno è il processo di bonifica dell'area in cui operavano l'ex Italsider ed Eternit promosso dalla regione con il progetto Bagnoli Futura[67].

I cantieri navali di Castellammare di Stabia

La Campania già in epoca pre-romana era considerata regione ricca ed illustre per la felice posizione geografica, la fertilità dei terreni e la bontà delle sue manifatture (la cosiddetta Campania felix), e già dai primi decenni dell'Ottocento l'economia campana cominciò a trasformarsi in senso moderno. All'epoca erano infatti presenti in regione veri e propri poli industriali, come il polo tessile delle Valli dell'Irno e del Sarno nel salernitano, gli stabilimenti meccanici di Pietrarsa e di Napoli, gli arsenali di Torre Annunziata e di Pagani, i cantieri navali di Castellammare di Stabia, le cartiere della Valle dei Mulini (Amalfi), ecc. (sorvolando sul gran numero di attività economiche importanti presenti nella sola città di Napoli).

Colpita duramente dal processo di unificazione italiana del 1860, l'economia campana era ancora tra le più importanti d'Italia nella prima metà del Novecento. La Campania perse gradualmente questo ruolo di regione economicamente egemone del sud nella seconda metà del Novecento, quando anche il divario con le principali regioni settentrionali cominciò ad allargarsi sensibilmente.[68]

Oggigiorno le provincie di Napoli, Salerno e Caserta sono da questo punto di vista le zone più ricche. Le zone industriali della pianura campana, grazie al grande numero di fabbriche, formano oggi una delle zone più industrializzate dell'intera regione Campania e del Mezzogiorno.

Molta importanza detiene il settore alimentare (conservazione di prodotti agricoli, pastifici), legati a una fiorente agricoltura.

Importante è anche il settore meccanico, in cui spiccano l'Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco, Firema a Caserta, la FMA di Pratole Serra (AV) e i cantieri navali di Castellamare di Stabia e di Napoli. Senza dimenticare l'industria aerospaziale che ha uno dei suoi poli più importanti in Campania con l'Alenia Aeronautica. Altre aziende importanti hanno sede ad Arzano come la SEDA, la Kiton e la Starlet.

Statuetta di Pulcinella a via San Gregorio Armeno

A Solofra, comune della provincia di Avellino è concentrato uno dei più importanti poli europei per quanto riguarda le industrie del cuoio e della concia delle pelli; presenti nella zona anche numerose industrie chimiche come la BASF. La logistica trova uno dei suoi poli di eccellenza a livello europeo nell'Interporto-CIS di Nola.

L'attività legata all'artigianato, ancora, riguarda i merletti, la lavorazione della creta e delle ceramiche (celebri quelle di Capodimonte, di Vietri sul Mare, di Cerreto Sannita e di San Lorenzello, Ariano Irpino), della pregiata seta di San Leucio a Caserta, dei Presepe napoletano di via San Gregorio Armeno. A Marcianise, zona Caserta Sud, è presente uno dei più importanti poli industriali dell'oreficeria italiana.

Infine, va ricordato il forte sviluppo negli ultimi anni di grossi poli commerciali che hanno costituito un punto cruciale dello sviluppo di determinate aree. Su tutti si ricordano il centro commerciale di Afragola ed il centro commerciale Campania (a Marcianise), quest'ultimo, esteso 200 000 m², è il più grande centro commerciale d'Italia.

Settore terziario[edit | edit source]

Trasporti e mobilità[edit | edit source]

L'efficienza dei servizi di trasporto nella regione è altalenante. Ad aree fortemente interconnesse e comunicate si alternano aree difficilmente accessibili.

Trasporto su strada[edit | edit source]

La Campania presenta una fitta rete di collegamenti interni, anche se però non efficientemente omogenei.

Autostrade[edit | edit source]
Rete autostradale campana
Numero Autostrada
Autostrada A1 Italia.svg Milano-Napoli
Autostrada A3 Italia.svg Salerno-Reggio Calabria
Autostrada A16 Italia.svg Napoli-Bari
Autostrada A30 Italia.svg Caserta-Salerno
Autostrada A56 Italia.svg Casoria-Pozzuoli
Italian traffic signs - raccordo autostradale 2.svg A3-Avellino
Italian traffic signs - raccordo autostradale 9.svg A16-Benevento

A Napoli parte l'autostrada del Sole (la A1) verso nord, la A3 verso sud e la A16 verso l'Adriatico (definita l'autostrada dei Due Mari). La tangenziale di Napoli, chiamata anche A56 Casoria-Pozzuoli, percorre lungo la parte esterna della città e attraversa quasi tutti i quartieri con esclusione del centro storico. Tra le province di Napoli e Caserta, inoltre, è presente l'Asse mediano e l'Asse di supporto che tagliano orizzontalmente l'interno collegando zone di più difficile accesso. Le città di Benevento e Avellino, invece, sono collegate all'autostrada dei Due Mari con due raccordi. Benevento, inoltre, è collegata all'A1 tramite la Telesina. Caserta e Salerno sono collegate tra loro tramite l'A30.

Strade Statali[edit | edit source]
Trasporto su ferro[edit | edit source]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Metropolitana di Napoli, Circumvesuviana, SEPSA, MetroCampania NordEst, Sistemi ettometrici di Napoli, Rete ferroviaria della Campania e Servizio ferroviario metropolitano di Salerno.

Il trasporto su ferro risulta ben diffuso in tutto il territorio regionale, riuscendo a collegare i principali centri urbani in ogni provincia campana. Oggi nella città di Napoli sono presenti 7 linee su ferro e 4 funicolari. La metropolitana di Napoli è stata più volte citata come modello positivo per l'approccio innovativo delle stazioni del metrò dell'arte.[69]

Lo sviluppo del sistema ferroviario nel corso degli anni si è ulteriormente allargato portando la città di Napoli a stretti contatti con la sua provincia attraverso le reti ferroviarie di Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, inoltre nel 2005 è entrata in funzione una moderna linea metropolitana regionale che collega Napoli con la provincia di Caserta, la Linea Napoli-Giugliano-Aversa. Il sistema metropolitano regionale, nato nel 2000, ha incrementato e rafforzato il servizio di trasporto integrato esteso all'intera regione, gestito dal Consorzio Unico Campania.

A Mercogliano è presente la Funicolare di Montevergine; una delle più ripide d'Europa

Trasporto navale[edit | edit source]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto di Napoli e Porto di Salerno.

Il porto di Napoli e il porto di Salerno sono tra i più attivi in Italia per movimento merci e passeggeri. Il porto del capoluogo campano detiene il primato in Italia di scalo passeggeri, secondo al mondo solo dopo quello di Hong Kong. Il porto di Salerno risulta particolarmente efficiente nella movimentazione delle merci e si sta specializzando anche nel settore crocieristico.

Vi sono poi altri porti turistici in regione, come il Marina d'Arechi a Salerno, o i piccoli porti turistici di Sorrento, Amalfi, Positano e quelli delle isole del golfo.

Trasporto aereo[edit | edit source]
Aeroporto di Napoli-Capodichino[edit | edit source]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeroporto di Napoli-Capodichino.

L'aeroporto di Napoli Capodichino, registrando nel 2008 5,643 milioni di passeggeri in transito, risulta essere il sesto d'Italia per numero di passeggeri dopo Fiumicino, i due scali milanesi, Venezia e dopo quello di Catania.[70] Possiede due terminali, uno per i voli nazionali ed internazionali, l'altro per i voli charter.

Capodichino, distante circa 7 km da Napoli, è uno degli aeroporti più vicini ad un centro abitato nel mondo. L'aeroporto è oggi gestito da una società privata. Esso, infatti, è il primo in Italia ad essere stato privatizzato.

Di seguito una tabella che illustra l'andamento del traffico passeggeri dal 2000 al 2012:[71]

Anno Passeggeri +/-
2012 6.196.304 Green Arrow Up.svg 3,7%
2011 6.080.824 Green Arrow Up.svg 6,2%
2010 5.784.114 Green Arrow Up.svg 5,0%
2009 5.522.161 Red Arrow Down.svg 5,0%
2008 5.803.000 Red Arrow Down.svg 2,3%
2007 5.975.838 Green Arrow Up.svg 13,3%
2006 5.295.969 Green Arrow Up.svg 11,1%
2005 4.788.695 Red Arrow Down.svg 0,9%
2004 4.832.388 Green Arrow Up.svg 1,0%
2003 4.787.163 Green Arrow Up.svg 11,0%
2002 4.332.874 Green Arrow Up.svg 3,2%
2001 4.203.001 Red Arrow Down.svg 3,2%
2000 4.336.508 Green Arrow Up.svg 13,0%
Aeroporto di Salerno-Pontecagnano[edit | edit source]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeroporto di Salerno-Pontecagnano.

L'aeroporto di Salerno-Pontecagnano, denominato "Costa d'Amalfi", è situato tra i comuni di Bellizzi e Pontecagnano Faiano, a 21 km da Salerno. L'aeroporto è Civile e Militare, attualmente lo scalo è utilizzato solo dall'aviazione generale.

Aeroporto di Caserta-Grazzanise[edit | edit source]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aeroporto di Caserta-Grazzanise.

L'aeroporto "Carlo Romagnoli" di Caserta-Grazzanise è un aeroporto militare aperto al traffico civile autorizzato dal 25 novembre 2004. Consta di una sola pista in conglomerato bituminoso e di una pista di rullaggio parallela a questa.

Altri aeroporti[edit | edit source]

I principali scali aeroportuali della Campania sono:

Turismo[edit | edit source]

Via Stabiana (scavi di Pompei)
Spiaggia di Nerano (Massa Lubrense): una delle dodici bandiere blu regionali

Il turismo è sostenuto dall'abbondante presenza di bellezze artistiche e naturalistiche che attirano ogni anno milioni di persone. Proprio in questo settore la regione trova il suo punto di forza, infatti, secondo studi del 2011 fatti dall'Eurostat, la Campania è tra le top 20 delle regioni più visitate d'Europa e quinta in Italia dopo Toscana, Lazio, Lombardia e Veneto.[72]

Il flusso turistico vede in Napoli e nella sua provincia raccogliere più della metà dei turisti stranieri dell'intera regione.[73] Su tutte le località, spicca senza dubbio Pompei, sito archeologico più visitato in Italia e tra i più nel mondo in cui si registra una media di tre milioni di turisti l'anno[74]. Vi sono poi le isole del golfo (Capri, Ischia e Procida), il Vesuvio e la costiera sorrentina. Negli ultimi anni, inoltre, si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico[75].

Dati turistici su altri siti presenti in Campania evidenziano importati primati che la regione detiene in ambito nazionale e mondiale. Tra questi su tutti spiccano i dati relativi a Capri, che è l'isola minore più visitata in Italia e tra le più ambite del mondo[76]; la costiera amalfitana, che è tra i siti più visitati in Italia[77]; ed infine il Vesuvio, vulcano più visitato e conosciuto al mondo.[78][79]

È da registrare, inoltre, il crescente afflusso turistico verso il Cilento (Paestum e Certosa di Padula su tutte)[80]. Stabile invece, risulta essere il turismo della città di Caserta e Salerno, mentre ancora poco conosciuto è quello dell'Irpinia e del Sannio.

Per quel che riguarda il turismo balneare, la Campania è al 2012 la regione con più bandiere blu tra le meridionali[81] ed i siti premiati sono dei tredici complessivi, dieci appartenenti alla provincia di Salerno e tre a quella di Napoli. Tra i luoghi di mare che registrano elevato apprezzamento da parte dei turisti vi sono le tre isole del golfo di Napoli (Procida, Ischia e Capri), la costiera sorrentina, amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale, e quella cilentana. Negativo invece il turismo balneare lungo la costa casertana in quanto, con i suoi 66% di costiera inquinata, risulta essere la meno agibile d'Italia.[82] Nell'estate 2012, la regione è stata l'unica in Italia a registrare un aumento delle presenze, avuto del +2,4%.[83]

Il turismo che attira la regione è diversificato potendo rispondere ad ogni tipo di scelta da parte del visitatore, dal turismo storico-artistico al turismo religioso a quello balneare fino ad arrivare al turismo naturalistico ed enogastronomico con la rivalutazione delle aree interne del Sannio e dell'Irpinia.

Negli ultimi anni la regione ha avuto un'importante crescita turistica, dopo alcuni anni di calo dovuti all'emergenza rifiuti regionale.[84] All'estate 2012, la regione è stata di fatto l'unica in Italia ad avere dati positivi ed in crescita riguardanti il flusso turistico.[85]

Nel 2007 il Vesuvio, l'unico vulcano attivo dell'europa continentale, è stato finalista[86] nella selezione per la nomina delle nuove sette meraviglie del mondo naturali, per poi essere squalificato[87].

Gastronomia[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prodotti agroalimentari tradizionali campani, Cucina campana e cucina napoletana.

La cucina campana è una delle più apprezzate al mondo potendo esportare numerosi prodotti riconosciuti in ambito nazionale ed europeo. Essa presenta tuttavia delle differenze tra le preparazioni culinarie delle singole province.

La sua cucina, facente parte della dieta mediterranea è stata protetta dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità.[88]

La pizza napoletana (Margherita)
Pizza

Simbolo regionale (e nazionale) della cucina è senza dubbio la pizza napoletana, riconosciuta dall'Unione Europea con il marchio STG.[89] La sua preparazione, il suo impasto, la sua cottura, i suoi prodotti e la sua presentazione in piatto sono stati dettagliatamente descritti in articoli ponendo paletti a tentativi di imitazione del prodotto.[90] Le sue varianti storiche sono essenzialmente due: la pizza marinara, con pomodoro, aglio, origano e olio extravergine di oliva; e la pizza Margherita, con pomodoro, mozzarella STG a listelli, mozzarella di bufala campana DOP a cubetti o Fior di latte, basilico e olio extravergine di oliva.

Nel 2011, la pizza napoletana è stata presentata dall'Italia come candidata al riconoscimento UNESCO come Patrimonio immateriale dell'umanità.[91]

IRPINIA COLLINE DELL'UFITA (Olio extravergine di Oliva) DOP

L'olio extravergine di oliva “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” presenta senza dubbio caratteristiche organolettiche di grande pregio. È di colore verde, se giovane, fino a giallo paglierino, di diversa intensità. All'olfatto si rivela fruttato, con piacevoli note erbacee e netti sentori di pomodoro acerbo, percepibili distintamente anche al gusto; all'assaggio è armonico, con intense, ma sempre piacevoli ed equilibrate sensazioni di amaro e piccante, in armonia con l'elevato contenuto in polifenoli. L'acidità, inoltre, non supera il valore di 0,50%, con punteggio al panel test non inferiore a 7. L'olio “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” deve derivare per non meno del 60% dalla varietà Ravece (valore elevato all'85% per i nuovi impianti); per la restante parte possono concorrere altre varietà locali, quali l'Ogliarola, la Marinese, l'Olivella, la Ruveia, la Vigna della Corte. Estremamente ridotto (non più del 10 %) l'apporto ammesso di altre varietà non autoctone, quali il Leccino o il Frantoio. Le tecniche di coltivazione degli oliveti sono quelle tradizionali delle Colline dell'Ufita, che assicurano all'olio che ne deriva l'elevato e noto pregio qualitativo. La raccolta viene effettuata entro il 31 dicembre di ogni anno e le olive vengono molite entro due giorni dalla raccolta. La resa al frantoio non può eccedere il 20%. L'olio “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” è il risultato della perfetta armonia tra ambiente, varietà, capacità imprenditoriale e tradizione, che in Irpinia risultano essere antichissime. L'area di produzione della DOP coincide con quella di coltivazione delle varietà più pregiata dell'olivicoltura irpina e che è assurta a simbolo dell'olivicoltura di qualità: la Ravece. La Ravece è una cultivar di origine sconosciuta, ma almeno dal Cinquecento diffusa quasi esclusivamente nel territorio ufita-arianese, componente privilegiata della dieta mediterranea che in quest'area si caratterizza sul trinomio vino pane e olio. La notevole presenza di note aromatiche e il suo gusto fruttato intenso fa prediligere l'uso di quest'olio su piatti di una certa consistenza, come minestre a base di legumi, gustose pastasciutte della tradizione irpina, zuppe, bruschette e grigliate di carne. Essendo un prodotto di gran pregio per la sua categoria, attraverso il riconoscimento della DOP potrà essere conosciuto ed apprezzato non solo a livello locale ma sui mercati nazionali ed internazionali.

Altri piatti

Altro simbolo della cucina italiana sono gli spaghetti, con i quali Napoli rivaleggia con la Cina per la loro invenzione. La pasta in origine veniva cotta lungo la strada in grossi pentoloni sempre pieni d'acqua bollente e cosparsi con abbondante parmigiano, consumati con le mani.

Alcuni piatti tipici della cucina campana sono: il cardone (piatto tipico della provincia di Benevento), la pasta con fagioli tipico della provincia di Benevento, dell'alta provincia di Caserta e del napoletano, la parmigiana di melanzane (piatto campano), l'impepata di cozze (Napoli), la caprese (Napoli), la minestra maritata (Benevento), polpi 'alla luciana' (Napoli), spaghetti allo scoglio (Napoli), pasta e faglioli con le cozze (Napoli), i paccheri al ragù (Napoli), le melanzane al cioccolato (Salerno), gli spaghetti alle vongole (Napoli), la maccaronara (Castelvetere sul Calore - Avellino), i crusìcchi (Salerno), il mugnatiello (Benevento).

Dolci[edit | edit source]

Vini[edit | edit source]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vini della Campania.

Sport[edit | edit source]

Lo sport in Campania è rappresentato da varie discipline, sia individuali che di squadra. La cultura regionale è concentrata essenzialmente nel calcio, però, sono anche altri gli sport che vedono la regione esprimersi ad alti livelli. Sono il caso del basket, della boxe e degli sport acquatici come pallanuoto, vela e canoa.

Calcio[edit | edit source]

L'ultimo pallone d'oro italiano Fabio Cannavaro insieme al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Diego Armando Maradona, al Napoli tra il 1984 e il 1991.

Per quel che riguarda il calcio, la regione da sempre ha vantato diversi club nelle serie professionistiche. Storicamente la principale compagine campana (oltre che dell'intero sud Italia) è il Napoli, seguono l'Avellino e la Salernitana, le uniche insieme al Napoli ad aver militato in massima serie (Serie A). A queste due va aggiunto anche il Savoia, che nei primi anni dalla fondazione fu in grado di competere con le grandi del Nord, e in particolare nella stagione 1923-1924 divenne vice-campione d'Italia.

La Campania, per la stagione 2013-2014, conta una squadra in Serie A e due in Serie B (Juve Stabia, Avellino). Tra le squadre campane militanti in Lega Pro Prima Divisione ci sono la Salernitana, il Benevento, la Paganese e la Nocerina, mentre tra quelle militanti in Lega Pro Seconda Divisione ci sono l'Arzanese, il Sorrento, l'Aversa Normanna, la Casertana e l'Ischia Isolaverde.

La cultura calcistica in regione è molto forte, ponendo la Campania tra le principali regioni italiane dalle quali fioriscono giocatori di fama internazionale. Su tutti si ricorda il pallone d'oro italiano (2006), il capitano e giocatore con più presenze in nazionale: Fabio Cannavaro. Altri importanti giocatori sono Antonio Di Natale, Fabio Quagliarella, Marco Borriello, Domenico Criscito, Raffaele Palladino, Simone Barone, Cristian Molinaro, Ignazio Abate, Antonio Nocerino, Ciro Immobile, Lorenzo Insigne e Paolo Cannavaro, fratello del più celebre Fabio; mentre tra quelli ritirati si ricordano Vincenzo Montella e Ciro Ferrara, poi diventati allenatori in Serie A.

Altri sport[edit | edit source]

Pala Maggiò, stadio della Juve Caserta Basket.
Palasport Del Mauro, stadio dello Scandone Avellino Basket.

Altro sport di un certo spessore in regione è il basket, il quale vede la sua massima espressione nelle squadre di Caserta (vincitore di uno scudetto e di una coppa Italia) e di Avellino (vincitore di una coppa Italia), entrambi militanti nella massima serie nazionale.

Va inoltre ricordato anche il Napoli (vincitore di una coppa Italia) che però ha avuto un brutto calo nel 2008 quando fu declassato in serie C a causa di scandali finanziari.[92][93]

Su scala regionale riscuote importante successo anche il pugilato, che vede i suoi massimi espressori in Clemente Russo e Domenico Valentino, entrambi di Marcianise; la pallanuoto, che ha nella squadra di Napoli (il Posillipo) la più titolata della regione e, vantando nel proprio palmarès sei titoli europei e dodici nazionali (di cui undici scudetti), la seconda squadra più blasonata della nazione.

Infine, si ricordano altri esponenti dello sport nativi in Campania come Mascalzone Latino (per la vela), i Fratelli Abbagnale con Giuseppe di Capua per la canoa e Massimiliano Rosolino per il nuoto.

Principali impianti sportivi[edit | edit source]

 
Città Stadi di calcio
Napoli Stadio San Paolo
Salerno Stadio Arechi
Avellino Stadio Partenio
Benevento Stadio Ciro Vigorito
Eboli Stadio José Guimarães Dirceu
Torre Annunziata Stadio Alfredo Giraud
Napoli Stadio Arturo Collana
Castellammare di Stabia Stadio Romeo Menti
Caserta Stadio Alberto Pinto
Nocera Inferiore Stadio San Francesco
Salerno Stadio Donato Vestuti
 
Città Altri impianti
Napoli Ippodromo di Agnano
Caserta PalaMaggiò
Eboli PalaSele
Napoli PalaBarbuto
Avellino Palasport Giacomo Del Mauro
Napoli Piscina Felice Scandone
Benevento Stadio Pacevecchia
Pozzuoli PalaTrincone
Scafati PalaMangano

Grattacieli della Campania[edit | edit source]

Il centro direzionale di Napoli
Grattacielo Altezza Città
Torre Telecom Italia 129 metri Napoli
Torre ENEL I 122 metri Napoli
Torre ENEL II 122 metri Napoli
Torre Francesco 118 metri Napoli
Torre Saverio 118 metri Napoli
Torre del Consiglio Regionale Campania 115 metri Napoli
Torri del Tribunale di Napoli A e B 109 metri Napoli
Edificio Eni-Italgas 88 metri Napoli
Giunta Regione Campania 88 metri Napoli
Holiday Inn Hotel 83 metri Napoli
Edificio E3 75 metri Napoli
Banco di Napoli I 70 metri Napoli
Banco di Napoli II 70 metri Napoli

Note[edit | edit source]

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  2. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  3. ^ Riepilogo etimologico dei termini italiani.
  4. ^ Bilancio demografico mensile aggiornato al 30-10-2013 (DATI ISTAT)
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  91. ^ Pizza napoletana patrimonio immateriale UNESCO. URL consultato il 10 novembre 2011.
  92. ^ Il Consiglio Federale revoca l'ammissione di Napoli e Capo d'Orlando alla Serie A
  93. ^ Napoli e Capo d'Orlando escluse dall'A1

Bibliografia[edit | edit source]

  • De Sangro M., I Borboni nel regno delle sue Sicilie, Edizioni Caponi 2003
  • Vitiello G. e Helbert F., Napoli e Pompei Guida Direct, Ed. Dumont 2008,
  • G. Capobianco, Dal fascismo alla repubblica in Terra di Lavoro in Felice Corvese, Edizioni Athena, 1993
  • Sardella, Arte e storia di Napoli, Bonechi Editore 2006
  • De Majo, Storia del Regno di Napoli, Newton Compton Editori 1999
  • Bartolommeo Capasso, Napoli greco-romana, Napoli, 1905
  • G. De Petra, Le origini di Napoli, Napoli, 1905
  • (EN) Roy M. Peterson, The cults of Campania, Roma, 1919

Voci correlate[edit | edit source]

Altri progetti[edit | edit source]

Collegamenti esterni[edit | edit source]

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