Israele

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Israele
Israele – Bandiera Israele - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Israele - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Stato d'Israele
Nome ufficiale מדינת ישראל (Medinat Yisra'el)
دولة اسرائيل (Dawlat Isrā'īl)
Lingue ufficiali ebraico, arabo
Capitale Gerusalemme (contestata)[1]  (681.000/414.600 ab. / 2006/2012)
Politica
Forma di governo repubblica parlamentare
Presidente Reuven Rivlin
Primo ministro Benjamin Netanyahu
Indipendenza 14 maggio 1948
Ingresso nell'ONU 11 maggio 1949
Superficie
Totale 20.770 / 22.072[2] km² (151º)
 % delle acque ~2 %
Popolazione
Totale 8 051 200 ab. (2012) (98º)
Densità 365 ab./km²
Tasso di crescita 1,541% (2012)[3]
Nome degli abitanti Israeliani
Geografia
Continente Asia
Confini Egitto, Stato palestinese, Giordania, Libano, Siria
Fuso orario UTC+2
Economia
Valuta Nuovo siclo (₪)
PIL (nominale) 257 480[4] milioni di $ (2012) (40º)
PIL pro capite (nominale) 33 433 $ (2012) (26º)
PIL (PPA) 260 909 milioni di $ (2012) (49º)
PIL pro capite (PPA) 33 878 $ (2012) (25º)
ISU (2011) 0,900 (molto alto) (16º)
Fecondità 3,0 (2010)[5]
Varie
Codici ISO 3166 IL, ISR, 376
TLD .il
Prefisso tel. +972
Sigla autom. IL
Inno nazionale Hatikvah
Festa nazionale Yom HaAtzmaut (5 Iyar)
Israele - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Palestine-Mandate-Ensign-1927-1948.svg Palestina britannica
 

Coordinate: 32°N 35°E / 32°N 35°E32; 35

Israele, ufficialmente Stato d'Israele (in ebraico: מדינת ישראל[?·info], Medinat Yisra'el; in arabo: دولة اسرائيل, Dawlat Isrā'īl), è uno Stato del Vicino Oriente affacciato sul Mar Mediterraneo. Confina a nord con il Libano, con la Siria a nord-est, Giordania a est, Egitto e Golfo di Aqaba a sud, e con i cosiddetti territori palestinesi, ossia Cisgiordania a est e Striscia di Gaza a sud-ovest[6][7].

Situato nella regione geografica palestinese, occupa approssimativamente un'area che in epoca antica era compresa, secondo i racconti biblici, nel Regno di Giuda e Israele e nella regione di Canaan, soggetta nel tempo al dominio di numerosi popoli, tra cui egizi, assiri, babilonesi, romani, bizantini, ottomani e califfati arabi, nonché a numerose battaglie etnico-religiose. In età contemporanea è stata parte del mandato britannico della Palestina, periodo durante il quale fu soggetta a flussi immigratori di popolazioni ebraiche, incoraggiate dalla nascita del movimento sionista, che mirava alla costituzione di un moderno stato israeliano. Dopo la seconda guerra mondiale e la Shoah, anche per cercare di porre rimedio agli scontri tra arabi ed ebrei, il 29 novembre 1947 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella Risoluzione 181 approvava il piano di partizione della Palestina, che prevedeva la costituzione di due stati indipendenti, uno ebraico e l'altro arabo. Il moderno Stato d'Israele fu quindi proclamato da David Ben Gurion il 14 maggio 1948, alla scadenza del mandato britannico[8][9][10].

Tale ripartizione fu però osteggiata da gruppi sionisti e dalla totalità dei rappresentanti palestinesi, nonché dai paesi arabi. Dopo alcuni scontri già all'indomani del voto della risoluzione, terminato il ritiro delle truppe britanniche, la Lega Araba avviò una guerra contro il neonato stato ebraico, dando origine ad una serie di conflitti arabo-israeliani; accordi di pace sui confini furono in seguito raggiunti solo con Egitto (1979) e Giordania (1994). Rispetto ai territori palestinesi, oggi non esistono confini precisi. Oltre ad estendere il territorio dello Stato dopo la prima guerra arabo-israeliana del 1948, rispetto quanto previsto dalla risoluzione ONU, Israele ha anche occupato i territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza dopo la guerra dei sei giorni del 1967, e nel corso degli anni vi ha costruito colonie. Lo stato palestinese, proclamato nel 1988 ma ancora non riconosciuto come tale sia da Israele che da molti altri paesi, ammesso come osservatore permanente dell'ONU solo nel 2012, controlla la Striscia di Gaza, non più rivendicata da Israele, e solo alcune zone della Cisgiordania, che rivendica interamente ma rimane prevalentemente controllata da Israele, secondo le decisioni degli accordi di Oslo del 1993. La sovranità di Israele non è riconosciuta da molti stati arabi, mentre rappresentanti palestinesi hanno riconosciuto Israele nel 1993, come parte degli stessi accordi di Oslo[11]. Diversi tentativi di accordi di pace non hanno finora dato i frutti sperati e l'area continua quindi ad essere geopoliticamente instabile.

La popolazione israeliana nel dicembre 2012 è di 7.978.100 abitanti[12]. È l'unico stato al mondo a maggioranza ebraica (circa il 76,4% della popolazione), con una consistente minoranza di arabi (in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa)[13].

La Legge Fondamentale del 1980 (Israele, come il Regno Unito, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme, rivendicata come tale anche dallo Stato di Palestina almeno nella sua parte orientale ma non riconosciuta dalla maggior parte dei membri dell'ONU[14]; quasi tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono le proprie ambasciate a Tel Aviv[15], centro finanziario del paese, o nelle vicinanze.

Israele è governato da un sistema parlamentare a rappresentanza proporzionale. È considerato un paese sviluppato, è membro dell'OCSE[16], e, secondo il Fondo monetario internazionale al 2013 era al 37º posto nella lista degli stati per prodotto interno lordo; ha inoltre il più alto indice di sviluppo umano in Medio Oriente[17] ed è uno dei paesi con la più alta aspettativa di vita nel mondo[18].

Etimologia

Sull'etimologia del nome Israele non esiste un'opinione comune. Secondo Victor P. Hamilton, il nome deriva dall'unione del verbo śarar ("governare", "avere autorità") e del sostantivo el ("Dio"). Il significato sarebbe dunque "Dio governa" o "Possa Dio governare".[19]

Secondo Geller, invece, l'etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah ("combattere"), dal momento che Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso, il significato sarebbe "Colui che ha combattuto con Dio" o "Dio combatte".[20]

Un'interpretazione comune[21] fa derivare il nome dal soprannome di Giacobbe, ovvero Israele (איש רואה אל, Ish roe El, che tradotto significa "l'uomo che vide (l'angelo di) JHWH"). "Eretz Yisrael" avrebbe dunque il significato di "Terra di Giacobbe". La grafia di questa interpretazione (ישראל) è quella più aderente alla parola Israele (ישראל).

Il documento più antico su cui appare la parola "Israele" è la cosiddetta "Stele di Merenptah", una stele risalente al 1209-1208 a.C. circa che documenta le campagne militari nella terra di Canaan del Faraone della XIX dinastia. La stele parla di Israele come di uno tra i tanti popoli di pastori-nomadi della regione, piuttosto che di una nazione bene organizzata:[22]

« […] I principi prosternati gridano pietà! Nessuno alza la testa fra i Nove Archi. Il paese di Tjehnu è distrutto, il Khatti è in pace, Canaan è stata saccheggiata con tutto il male, Ascalona è presa e Gezer catturata, Yenoam è ridotta come se non fosse mai esistita. Israele è desolata e non ha più seme,[23] Khor è rimasta vedova per To-meri […] »

Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (32,28), dove viene raccontato l'episodio in cui Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l'appunto, Israele.

Lo Stato moderno prende comunque il nome dal termine biblico, nonostante fossero stati proposti altri nomi (Eretz Yisrael, Sion o Zion, Giudea e Nuova Giudea).

Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Israele.

Il popolo ebraico prima della nascita di Israele

Il popolo ebraico nell'antichità e nel medioevo

Secondo la tradizione[24] una serie di regni e stati ebraici (vedi Dodici tribù di Israele) ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del secondo millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell'invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 587 a.C.) con la distruzione del tempio da parte di Nabucodonosor II e deportazione a Babilonia della popolazione. Dopo l'esilio babilonese nel 538/7 a.C. Ciro il Grande che nel 539 a.C. conquista Babilonia, emana un decreto che autorizza gli esuli Ebrei a tornare in patria. Tuttavia la ricostituzione di Giuda non fu immediata per probabile indolenza anche da parte degli stessi esuli oltre che a causa di resistenze e opposizioni esterne, e ciò è dimostrato dall'episodio narrato nel libro di Neemia (Neemia 2:1) avvenuto nel 20º anno di Artaserse I. Il monarca, accogliendo la supplica di Neemia suo coppiere, emanò l'editto che autorizzava la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. L'editto di Artaserse I risale quindi al 445/4 a.C. Giuda fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l'Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria (Diaspora ebraica).

Nel VII secolo, l'Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Dopo un fortunato periodo sotto il califfato omayyade, l'area decadde progressivamente in età abbaside, trovando una qualche nuova vitalità in periodo tulunide prima di ricadere sotto il controllo delle tribù nomadi dei Banū Kalb e dei Banū Kilāb.

Con le Crociate e le successive dominazioni dei Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. I nuovi dominatori Ottomani non furono invece del tutto all'altezza del compito, abbandonando l'amministrazione dell'area nelle poco capaci mani degli sconfitti Mamelucchi, trasformati in loro vassalli.

Malgrado un tentativo della dinastia khediviale di Mehmet Ali di annettersi la regione, grazie ad alcune azioni militari tentate dal figlio del fondatore Ismāʿīl Pascià, gli Ottomani rimasero al potere fino alla I guerra mondiale che li vide soccombenti per la loro alleanza con gli Imperi Centrali.

Nell'immediato dopoguerra fu creato in Palestina e in Transgiordania un Mandato della Società delle Nazioni, affidato alla Gran Bretagna, mentre in Siria un altro Mandato fu attribuito alla Francia.

Il Sionismo e il Mandato britannico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mandato britannico della Palestina e Sionismo.
Un uomo con una lunga barba nera su un balcone.
Theodor Herzl, fondatore del Sionismo, nel 1901

La popolazione ebraica che aveva abitato la zona per alcuni secoli[24], ricominciò ad aumentare costantemente alla fine dell'Ottocento sulla base di ondate migratorie alimentate dal Sionismo[25], movimento politico che auspicava e prometteva la fondazione di uno Stato ebraico. Il Sionismo ebbe da allora prima in Theodor Herzl e poi in Chaim Weizmann e David Ben Gurion i suoi promotori.

Alla fine della Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina sotto il controllo dell'Impero britannico, togliendola all'Impero Ottomano. I britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di un "focolare nazionale" ("national home") ebraico in Palestina favorendo lo stanziamento di immigrati ebrei.

A seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall'Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80 000 unità registrate nel 1918 a 175 000 nel 1931 e a 400 000 nel 1936, causando non pochi attriti con la popolazione araba preesistente.

Nel 1939 l'amministrazione britannica, a seguito delle conseguenze dei moti del 1929 e soprattutto dei quasi quattro anni di guerra civile conosciuta come Grande rivolta araba, pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei, e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, proprio alla vigilia della Shoah. L'avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee.[26][27]

Storia dello Stato di Israele

Nascita dello stato

Territori riconosciuti ad Israele dall'ONU e conquiste del 48-49

Nel 1947 l'Assemblea delle Nazioni Unite (che allora contava 52 Paesi membri), dopo sei mesi di lavoro da parte dell'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), il 29 novembre approvò la Risoluzione dell'Assemblea Generale n. 181[28], con 33 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti, che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico (sul 56,4% del territorio e con una popolazione di 500 000 ebrei e 400 000 arabi) e di uno Stato arabo (sul 42,8% del territorio e con una popolazione di 800 000 arabi e 10 000 ebrei). La città di Gerusalemme e i suoi dintorni (il rimanente 0,8% del territorio), con i luoghi santi alle tre religioni monoteiste, avrebbe dovuto diventare una zona separata sotto l'amministrazione dell'ONU. Secondo il piano, lo Stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo Stato arabo avrebbe avuto anche un'exclave a Giaffa.

Mappa della distribuzione della popolazione nel 1946

Nella sua relazione l'UNSCOP[29] si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Nel decidere su come spartire il territorio considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebrei erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza, si veda la mappa a sinistra) nel futuro territorio ebraico.

La Gran Bretagna, che negli anni trenta durante la Grande rivolta araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti; ben presto annunciò che avrebbe terminato comunque il proprio mandato il 15 maggio 1948.

Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte degli ebrei, rappresentati ufficialmente dall'Agenzia Ebraica, l'accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo Stato ebraico. Gruppi più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno Stato arabo in quella che consideravano "la Grande Israele", nonché al controllo internazionale di Gerusalemme.

Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno Stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo Stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso né sulla principale risorsa idrica della zona, il Mar di Galilea); altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista); gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.

Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet (o "Piano D") dell'Haganah, messo a punto tra l'autunno del 1947 e i primi mesi del 1948, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio del quasi neonato Stato israeliano, e degli insediamenti ebraici a rischio posti al di là del confine di questo. Il piano, seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di occupare "basi nemiche" poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all'interno del territorio), e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi ("setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris" ovvero "dar fuoco, brillare e minare le rovine") espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata "difficile da controllare"[30], situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti né giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica[31]. L'impatto emotivo sull'opinione pubblica del massacro di Deir Yassin, avvenuto il 9 aprile ad opera di membri dell'Irgun e della Banda Stern ed all'insaputa dell'Haganah, fu una delle cause principali della fuga degli abitanti nei mesi seguenti.

Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l'ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione.

Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato.

Guerra arabo-israeliana del 1948

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra arabo-israeliana del 1948.

Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l'appena nato Stato di Israele. L'offensiva venne bloccata dall'esercito israeliano, e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi, concausa dell'esodo degli abitanti[32]. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949, e produsse 711 000 profughi arabo-palestinesi[33]. Alcuni hanno rivelato che numerosi palestinesi seguitarono a credere che gli eserciti arabi avrebbero prevalso ed affermarono pertanto di voler tornare nelle loro terre d'origine.[34] Analogamente, circa 600 000 profughi ebrei dovettero abbandonare le loro case nei paesi arabi.

In seguito all'armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l'Egitto occupò la striscia di Gaza, mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo quindi il nome di Giordania. Israele si annesse la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra. Negli anni immediatamente successivi, dopo l'approvazione (5 luglio 1950) della Legge del ritorno da parte del governo israeliano, si assistette ad una nuova forte immigrazione ebraica, che portò al raddoppio della popolazione di Israele. In gran parte, inizialmente, si trattò di profughi ebrei sefarditi provenienti dai paesi arabi, espulsi dai loro paesi di origine dopo la nascita dello Stato.

Per il suo ruolo nel negoziare gli armistizi del 1948 e 1949, Ralph Bunche ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1950.

Israele mantenne la legge militare per gli arabi israeliani fino al 1966.

La crisi di Suez, la guerra dei sei giorni e la guerra del Kippur

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di Suez, Guerra dei sei giorni e Guerra del Kippur.

Il 23 luglio 1952 un gruppo chiamato "Liberi Ufficiali" depose l'allora sovrano d'Egitto Re Faruk e salì al potere il loro leader Gamal Abd el-Nasser, conosciuto in occidente semplicemente come Nasser. Egli procedette ad un progressivo distaccamento dal Regno Unito stipulando con esso degli accordi secondo i quali avrebbero sgombrato il canale di Suez a patto che l'Egitto chiedesse loro aiuto in caso di minacce esterne. Nei tre anni seguenti vennero smantellate tutte le vecchie istituzioni, e nel 1955 le truppe egiziane subentrarono a quelle del Regno Unito nel controllo del canale. Il Regno Unito interruppe immediatamente i rifornimenti di armi e i finanziamenti per la costruzione della diga di Assuan, e in tutta risposta, nel 1956, Nasser nazionalizzò il canale di Suez e lo chiuse alle navi commerciali di Israele, iniziando al contempo un avvicinamento all'URSS. Israele, alleato a Francia e Regno Unito (paesi degli azionisti della società di costruzione e gestione del canale), intervenne militarmente.

Nel 1956 scoppiò la seconda guerra arabo-israeliana: preoccupati del riarmo egiziano sostenuto dalla Cecoslovacchia, gli Israeliani, appoggiati dal Regno Unito, Francia e USA, sferrarono un attacco preventivo contro l'Egitto riportando numerosi successi e annettendo la Striscia di Gaza e la Penisola del Sinai. Il conflitto si risolse tuttavia grazie ad una trattativa tra USA e URSS, che aveva addirittura minacciato l'utilizzo del nucleare in difesa dell'Egitto.

Per il suo ruolo nell'imporre una soluzione pacifica, Lester Pearson ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1957.

Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto (il terzo) fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni per la sua esigua durata. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise nuovamente di optare per un attacco preventivo. Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), dal 5 giugno 1967, in sole 6 ore Israele ridusse al silenzio le forze aeree nemiche, e in soli sei giorni sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l'amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania (Giudea e Samaria), occupando così vaste aree di territorio al di fuori dei propri confini originari.

Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi residenti nei territori annessi, ed a Gerusalemme Est, non ottennero i pieni diritti dei cittadini israeliani, ma solo quelli riconosciuti ai 'residenti permanenti' nello Stato di Israele; partecipano alle elezioni amministrative, ma non alle politiche per la Knesset (Parlamento)[35].

Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto, denominato oggi appunto guerra del Kippur, i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando egiziani e siriani al di là delle posizioni iniziali. Fu la quarta guerra arabo-israeliana.

In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai, mentre l'Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele affiancandosi agli USA, e uscendo (espulso) dalla Lega Araba. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti.

Gerusalemme, capitale contestata

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gerusalemme e Status di Gerusalemme.

Gerusalemme è stata proclamata capitale d'Israele nel dicembre 1949[36] e confermata come tale, nel 1980, con "Legge Fondamentale" promulgata dalla Knesset.

Dall'inizio del 1950[36] in poi, quasi tutte le istituzioni governative israeliane furono trasferite a Gerusalemme Ovest, mentre alcune, come il Ministero della Difesa, rimasero a Tel Aviv (città dalla quale Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d'Israele).

Le proclamazioni di Gerusalemme a capitale di Israele non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale, e sono state anzi condannate da risoluzioni ONU non vincolanti, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati", e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, annessa da Israele nel 1980. A rimarcare questa situazione, tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele non mantengono le proprie sedi diplomatiche a Gerusalemme, ma in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze.

Nel 2006 gli unici due Stati che avevano una propria ambasciata a Gerusalemme, El Salvador e Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv; successivamente a tale notifica, il Salvador l'ha spostata a Herzliya Pituach (sobborgo di Herzliya, città fondata da coloni sionisti nel 1924 e che prende il nome da Theodor Herzl), e la Costa Rica a Ramat Gan (sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti d'America ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione.[37]

Israele rimane senza capitale nelle mappe prodotte e distribuite dall'ONU.[38]

Gli interventi militari in Libano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra del Libano (1978), Guerra del Libano (1982) e Guerra del Libano (2006).

Il processo di pace

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conflitti arabo-israeliani e Proposte per uno Stato di Palestina.
Un uomo in abito scuro a sinistra stringe la mano di un uomo sorridente con il tradizionale copricapo arabo a destra. Si distingue un uomo più giovane con le braccia aperte al centro dietro di loro.
Yitzhak Rabin e Yasser Arafat si stringono la mano e firmano gli Accordi di Oslo, con Bill Clinton dietro di loro, 1993

Gli accordi di pace di Camp David (1978) fra Israele ed Egitto furono preceduti dalla storica visita di Anwar Sadat, presidente egiziano, alla Knesset a Gerusalemme il 19 novembre 1977. Anwar Sadat e Menachem Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1978, ma Sadat fu ucciso da fondamentalisti islamici il 6 ottobre 1981. Comunque, il ritiro di Israele dai territori egiziani occupati (Sinai) si completò come previsto nel 1983; da allora la pace ha tenuto, e l'Egitto ha spesso mediato fra Israele e i palestinesi.

Tra Israele e la Giordania il trattato di pace fu siglato a Wadi Araba il 26 ottobre 1994 da re Hussein di Giordania e Yitzhak Rabin; la pace ha tenuto da allora.

Gli accordi di Oslo tra Israele e l'OLP, conclusi il 20 agosto 1993 da Mahmud Abbas e Shimon Peres e firmati a Washington il 13 settembre da Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Bill Clinton, erano stati preceduti dalla prima Intifada (1987-1993). Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres ricevettero il Premio Nobel per la Pace nel 1994, ma Rabin fu ucciso da un estremista ebreo nel 1995. Gli accordi istituirono l'Autorità Nazionale Palestinese. La seconda Intifada (2000) sancì il fallimento del processo avviato a Oslo. Nel 2005, Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza, lasciando completamente il territorio nelle mani delle autorità palestinesi.

Geografia

Saline nel Mar Morto
Visione del monte Tabor

Israele si trova all'estremità orientale del Mar Mediterraneo. Il territorio sovrano internazionalmente riconosciuto, esclusi cioè tutti i territori occupati nel 1967, ha una superficie di circa 20 770 k, di cui il 2% sono acque.[6] Il territorio sottoposto alla legge dello Stato di Israele, inclusi cioè Gerusalemme Est e il Golan, ha una superficie di 22 072 k.[39] Il territorio sotto controllo israeliano, inclusi cioè i territori occupati, ha una superficie di 27 799 k.[40]

Morfologia

Il territorio israeliano è prevalentemente arido e desertico.

Presenta a ovest, parallela alla costa, una pianura (HaShefela o HaSharon) fertile e ricca d'acqua, che ospita il 70% della popolazione. Al centro si estende una zona occupata da colline e altopiani che attraversano in lunghezza tutto il Paese. Mentre i versanti occidentali scendono dolcemente verso il Mediterraneo, quelli orientali precipitano verso la valle del fiume Giordano. La stretta valle, solcata dal Giordano, si trova al confine con i Paesi vicini: è parte della Great Rift Valley che prosegue con il Mar Morto, Wadi Araba, il golfo di Eilat (o golfo di Aqaba) e il Mar Rosso. A sud si estende il Negev, un territorio in prevalenza desertico, che occupa circa la metà della superficie del Paese; alla sua estremità sud si trova l'unico sbocco al mare non mediterraneo. Tipici del Negev e della adiacente penisola del Sinai sono i crateri erosivi (makhteshim),[41] di cui il più ampio del mondo è il cratere Ramon,[42] lungo 40 km e largo 8 km.[43]

Le montagne più importanti sono il Monte Meron che si trova nell'Alta Galilea e il Monte Ramon (o Makhtesh Ramon) situato nel deserto del Negev. Altri rilievi sono il Monte Carmelo sopra Haifa e il Monte Hermon (occupato dal 1967) da cui scende il Giordano.

Idrografia

Il fiume principale è il Giordano, che nasce dal Monte Hermon; ne appartiene ad Israele solo la parte del corso superiore, segnando per il resto il confine tra la Giordania e i Territori occupati palestinesi; ad esso tributano corsi d'acqua di modeste dimensioni, a regime spiccatamente torrentizio, che tendono a prosciugarsi nella stagione secca.

Altro fiume con portata cospicua è il Yarqon (115 km), che scende nel Mar Mediterraneo vicino a Tel Aviv.

È incluso quasi interamente in territorio nazionale il lago di Tiberiade (Kinneret), mentre il Mar Morto bagna Israele solo nel settore orientale ed è prossimo al punto più basso del pianeta (400 m sotto il livello del mare).

Clima

Pur essendo un paese di modeste dimensioni, vi sono discrete differenze climatiche da zona a zona, e le temperature variano molto, specie durante l'inverno.

La costa ha un tipico clima mediterraneo, con estati lunghe, calde e asciutte e inverni freschi e piovosi. Il caldo è anche maggiore nella valle del Giordano, dove nel 1942 furono registrati 53,7 °C (kibbutz Tirat Zvi)[44], un record per l'Asia. Sulle alture, invece, il clima è da fresco a freddo e umido, comprese precipitazioni nevose (a Gerusalemme almeno una volta l'anno,[45] sul monte Hermon per gran parte dell'anno).

Da maggio a settembre le precipitazioni sono rare[46][47]; da novembre a marzo il clima è relativamente umido.

Ambiente

La scarsità d'acqua ha spinto Israele a sviluppare svariate tecnologie di risparmio idrico, inclusa l'irrigazione a goccia.[48] L'abbondanza di insolazione ha invece spinto Israele a sviluppare le tecnologie per lo sfruttamento dell'energia solare, per la cui produzione pro capite è prima al mondo.[49]

Lo Stato di Israele è molto attivo nella tutela dell'ambiente naturale in regioni periferiche, anche tramite l'opera del Keren Kayemeth LeIsrael.

Demografia

Israele obbliga tutti i suoi cittadini a dichiarare o a farsi attribuire la propria appartenenza etnica e religiosa (ebraica, araba, ..). Sulla base di tali dati - che vengono riportati sulle carte d'identità - vengono riconosciuti doveri differenziati: gli arabi musulmani sono esentati dalla leva obbligatoria che è invece prevista per i Drusi e i Circassi.

Popolazione

La popolazione è aumentata a partire dal secondo dopoguerra, a causa dell'arrivo di numerosi immigrati, provenienti, a ondate successive, dall'Europa continentale, dai Paesi arabi, dall'ex Unione Sovietica e dall'Africa.

Le zone più popolate sono quelle costiere, dove il territorio è più fertile. La massima densità demografica si riscontra nei distretti di Tel Aviv e di Gerusalemme.

Etnie

Secondo il CIA Factbook del 2005[50], che riportava stime del 1996, in Israele la popolazione sarebbe stata composta da un 80,1% di ebrei (di cui solo poco più di un quarto nato in Israele) e il 19,9% di non ebrei, prevalentemente arabi.

Secondo il più recente CIA Factbook del 2007,[6] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:

  • Ebrei 76,4%, così suddivisi:
    nati in Israele 67,1%
    nati in Europa e America 22,6%
    nati in Africa 5,9%
    nati in Asia 4,2%
  • non ebrei 23,6% (principalmente arabi)

Nel dicembre del 2006, secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, vi sono in Israele 7,1 milioni di abitanti. Di questi il 76% sono ebrei e il 20% arabi; il 4% sono classificati come altri.[51]

Un sondaggio del dicembre del 2006, svolto per conto del Center for the Campaign Against Racism, ha evidenziato che metà della popolazione ebraica israeliana ritiene che lo Stato debba favorire l'emigrazione dei cittadini arabi.[52] Agli inizi del dicembre 2008 il ministro degli esteri Tzipi Livni, principale esponente del partito Kadima e come tale candidata alle vicine elezioni politiche del febbraio 2009, ha affermato che dopo l'eventuale costituzione di uno Stato palestinese, alla popolazione araba di cittadinanza israeliana (circa 1 400 000 persone) verrà chiesto di trasferirsi in questo. La dichiarazione ha suscitato le proteste dei deputati arabo-israeliani e del presidente palestinese Abu Mazen.[53][54]

Religione

Ebrei pregano al Muro del pianto a Gerusalemme.

Secondo il Libro dei fatti della CIA americana del 2007,[6] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:

Secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, nel 2005 la popolazione era suddivisa tra un 76,1% di ebrei, un 16,2% di musulmani, 2,1% cristiani, e 1,6% drusi, con il rimanente 3,9% (principalmente immigrati dall'ex Unione Sovietica) non classificati per religione. Tra gli arabi residenti in Israele l'82,7% era musulmano, l'8,4% druso e l'8,3% cristiano[55]. C'è una presenza in Israele seppur ridotta numericamente di circa 1000 membri della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno che ha buone relazioni col mondo Ebraico. In Israele esiste una Jewish-Adventist Friendship, con 29 sinagoghe avventiste composte sia da rabbini di congregazioni giudaico-messianiche che da pastori avventisti che celebrano in comune le funzioni religiose. https://jewishadventist-org.gcnetadventist.org/ e http://adventist-israel.org/index.php?lang=en In Israele sono presenti anche 1379 testimoni di Geova.[56]

Cultura

Folclore e cultura di massa

La variegata cultura israeliana deriva dalla diversità della sua popolazione: ebrei provenienti da tutto il mondo hanno portato con sé le proprie tradizioni religiose e culturali, dando vita a un originale melting pot. Israele è il solo paese al mondo in cui la vita è organizzata secondo il calendario ebraico: il giorno di riposo ufficiale è il sabato (con inizio dopo il tramonto del venerdì) e le vacanze sono determinate dalle feste ebraiche. La consistente minoranza araba ha pure influenzato la cultura di Israele, soprattutto nella cucina, nella musica e nell'architettura.

Musica

La musica d'Israele rivela influenze da tutto il pianeta: la scena musicale offre musica yemenita, melodie hassidiche, musica araba, musica greca, jazz, pop, rock, musica classica. Le tipiche canzoni popolari ("Canzoni della Terra d'Israele") narrano le esperienze dei pionieri del Sionismo nella prima metà del XX secolo.

L'orchestra più prestigiosa è la Israel Philharmonic Orchestra, fondata negli anni 30, che tiene più di 200 concerti l'anno. Fra i musicisti classici di fama internazionale i più noti sono Itzhak Perlman, Pinchas Zukerman e Daniel Barenboim.

I cantanti pop israeliani più noti a livello internazionale sono l'interprete Noa, la cantautrice franco-israeliana Yael Naim e Asaf Avidan.

Israele è nota per i molti artisti EDM, soprattutto nel genere della Psycheledic Trance, che nel paese riscuote un grande successo.

Israele ha partecipato allo Eurovision Song Contest quasi ogni anno a partire dal 1973, vincendo tre volte e ospitandola due volte.

Ogni estate dal 1987 a Eilat si tiene il Red Sea Jazz Festival, un evento internazionale.

Lettere

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura israeliana.

Israele ha due lingue ufficiali: la lingua ebraica e la lingua araba. Sono molto diffusi anche la lingua inglese, la lingua russa e la lingua francese.

Israele continua la forte tradizione teatrale della cultura Yiddish in Europa orientale. A Tel Aviv l'Habima, fondato nel 1918, è la più antica compagnia teatrale ed è teatro nazionale.

La letteratura israeliana è principalmente (85%) poesia e prosa scritta in lingua ebraica, parte della sua rinascita come lingua parlata a partire da Eliezer Ben Yehuda (metà del XIX secolo); la produzione letteraria è pubblicata anche in yiddish, ladino, inglese e arabo. Durante la settimana del libro ebraico, che si tiene ogni giugno, oltre a fiere, letture pubbliche e conferenze ha luogo la consegna del Premio Sapir, il principale premio letterario di Israele. Nel 1966 Shmuel Yosef Agnon condivise il premio Nobel per la letteratura con Nelly Sachs (ebrea tedesca). Altri autori israeliani noti all'estero sono: Abraham Yehoshua, Amos Oz, Yoram Kaniuk, Aharon Appelfeld, David Grossman, Uri Orlev, Meir Shalev, Benjamin Tammuz, Emile Habibi (con doppia cittadinanza palestinese e arabo-israeliana).

Comunicazioni

La stampa è diffusa e indipendente; fra i maggiori quotidiani:

Sono attive numerose emittenti televisive e radiofoniche. Tra le radio più seguite, per la tempestività con cui fornisce notizie urgenti e l'affidabilità dei suoi servizi, vi è la Israel Army Radio, gestita dalle Forze Armate (Tsahal).

All'inizio del 2009, Reporters Sans Frontières nel suo "Press freedom index" riporta la stampa israeliana al 46º posto su 173 paesi e territori[57]; come peraltro segnala la medesima organizzazione, ad effetto delle situazioni di conflitto, l'accesso di giornalisti stranieri, nella striscia di Gaza (Operazione Piombo fuso) di inizio 2009, è stato fortemente limitato, se non direttamente impedito.[58].

Archeologia e architettura

Israele è sede di numerosi scavi archeologici di scuola israeliana, e di scuole straniere, di archeologia biblica e di archeologia paleocristiana. Tra questi siti, Masada è Patrimonio dell'Umanità dal 2001, i tell di Megiddo, Hazor e Be'er Sheva dal 2005.

Dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme e le sue mura sono Patrimonio dell'Umanità .

Tel Aviv, la città bianca, è un esempio di architettura razionalista in stile Bauhaus (movimento moderno), Patrimonio dell'Umanità dal 2003.

Sono Patrimonio dell'Umanità anche la Città vecchia di Acri dal 2001 e la Via dell'incenso - città nel deserto del Negev dal 2005.

Musei

Israel Museum, a Gerusalemme, ospita i rotoli del Mar Morto e una collezione di arte ebraica ed europea.

Yad Vashem, a Gerusalemme, è il museo nazionale sulla Shoah.

Beth HaTefutsoth (il museo della Diaspora), nel campus dell'Università di Tel Aviv, è un museo interattivo dedicato alla storia delle comunità ebraiche nel mondo.

Altri musei a Gerusalemme: il Museo Herzl, il Museo delle Terre della Bibbia, il Museo Rockfeller e il Museo dell'Arte Islamica. Altri musei a Tel Aviv: il Museo di Eretz Israel, il Museo della Haganah, il Museo delle Antichità, il Museo d'Arte Moderna.

Nel Negev, nei pressi del kibbuz di Lahav, c'è il Museo dei Beduini e della cultura beduina.

Istruzione e ricerca

Secondo le Nazioni Unite Israele ha il più alto tasso di durata degli studi e di scolarizzazione del Medio Oriente, e in Asia è al vertice con Corea del Sud e Giappone. La Legge sull'Istruzione Statale, approvata nel 1953, istituì cinque tipi di scuole: laiche di stato (il più vasto), religiose di stato, ultra-ortodosse, di kibbutz/moshav e in lingua araba. L'obbligo scolastico va dai 3 ai 18 anni, diviso in materna, primaria (1º-6º), media (7º-9º) e superiore (10º-12º), al termine del quale si sostiene un severo esame di maturità o baccalaureato (Bagrut).

Israele è il terzo paese al mondo per numero di laureati (20% della popolazione), anche grazie al fatto che il flusso di immigrati dall'ex Unione Sovietica negli anni 90 era laureato al 40%. Israele ha prodotto quattro vincitori di Premio Nobel ed è fra i primissimi paesi al mondo per articoli scientifici pubblicati pro capite. Nel 2003, Ilan Ramon divenne il primo astronauta israeliano. Israele ha otto università pubbliche, sussidiate dallo Stato:

Nel rapporto dell'Adva Center[59] (istituto indipendente di analisi politica israeliano) del maggio 2011 vengono evidenziate le disparità caratteristiche dello Stato di Israele.

Il secondo paragrafo del rapporto si apre con queste parole: «Israele è un classico caso di un Paese in cui gli indicatori macroeconomici sono buoni, ma la maggior parte delle famiglie non è invitata alla festa di fine anno. Israele ha uno dei più alti livelli di povertà tra i paesi dell’Ocse, uno dei più alti tassi di disuguaglianza e una delle peggiori performance nei test internazionali sul livello di istruzione».[60]

A Gerusalemme è presente anche l'università araba Al Quds University, fondata nel 1984.

Economia

Israele ha una economia di mercato mista ed è considerato uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente e di tutta l'Asia per quanto riguarda il progresso economico e industriale, nonché uno di quelli più competitivi[61] e dove è più semplice fare affari[62] e creare nuove imprese. Nel 2012 il PIL (PPP) era pari a 260,9 miliardi di $ (49º al mondo) e il PIL pro capite (PPP) era pari a 33 878 $ (25º al mondo). Dal 2010 aderisce all'OCSE, organismo di cooperazione fra paesi democratici e ad economia di mercato. Malgrado la limitatezza delle risorse naturali, lo sviluppo dei settori industriale e agricolo, protrattosi per decenni, ha reso Israele ampiamente autosufficiente per la produzione alimentare, eccetto per le granaglie e per le carni. Israele è un grande importatore di idrocarburi, materie prime, equipaggiamenti militari. Per l'export, si distingue per frutta, verdura, farmaceutici, software, chimici, tecnologia militare, diamanti. È un leader mondiale per la conservazione dell'acqua e per l'energia geotermica. Fin dagli anni settanta, Israele riceve aiuto economico dagli Stati Uniti d'America, in particolare per sostenere il debito estero, il debito pubblico e le spese militari.[63]

Agricoltura

Dotato di scarse risorse idriche, il paese non è ambiente favorevole a una grande agricoltura. I coloni ebraici hanno saputo sviluppare una tecnologia irrigua che ha moltiplicato la produttività di ogni litro d'acqua imponendo la propria agricoltura come modello insuperato di efficienza di irrigazione. Agronomi e ingegneri di Israele vantano il titolo di creatori delle metodologie di "irrigazione a goccia", più in generale delle tecniche di "microirrigazione". Seppure l'acqua disponibile per l'agricoltura continui a diminuire, gli agricoltori israeliani la usano con efficienza crescente, dedicandola a colture di sempre maggiore pregio, primizie, fiori, piante di vivaio. Il primato tecnologico consente, peraltro, di sopperire al calo delle vendite di prodotti agricoli con la vendita crescente di impianti sempre più sofisticati, richiesti, con il know how relativo, in tutto il mondo[64].

Attualmente i terreni israeliani, che per una delle leggi fondamentali (Basic Laws, che nel loro insieme svolgono più o meno la funzione di una Costituzione) di Israele non possono essere venduti[senza fonte] (se non a ebrei che abitano all'estero), per il 92% sono proprietà dello Stato, del Fondo Nazionale Ebraico o dell'Amministrazione Israeliana dei Terreni. Detti terreni possono essere affittati a lungo termine (99 anni) solo ad ebrei. Gli arabi israeliani non possono tuttora far parte di comunità agricole collettive[senza fonte], i moshav e i kibbutz (occorre ricordare che i kibbutz, pur essendo laici, sono istituzioni legate all'ebraismo; i non ebrei possono esserne ospitate ma non farne parte come membri effettivi, come accade per molte organizzazioni legate alla Chiesa cattolica nei confronti dei non cattolici).[senza fonte]

Industria

Il settore industriale israeliano si è da sempre caratterizzato per la presenza di piccole aziende nei settori tradizionali e di poche grandi aziende in quelli di tecnologia avanzata. Per la sua competenza nella produzione e ricerca info-telematica, Israele è stato paragonato alla Silicon Valley (Silicon Wadi). Intel e Microsoft hanno creato qui i loro primi centri di ricerca e sviluppo fuori degli USA, e anche IBM, Cisco Systems e Motorola hanno strutture qui. Dal 1948 in avanti, gli Israeliani, per difendersi da vicini ostili, hanno sviluppato una forte industria militare che ora è avanzatissima (dovuta a ripetuti embargo, anche da parte di alleati). Una percentuale molto alta del bilancio nazionale è stata destinata al mantenimento dell'esercito e alla ricerca scientifica per ottenere armi sempre più potenti e sofisticate. Israele ora è in grado di fabbricare senza aiuto esterno armi nucleari, missili, aerei da combattimento e una grande varietà di armi leggere.

Altri settori sviluppati sono quelli dell'aeronautica e della robotica. La lavorazione dei diamanti costituisce un'industria fiorente avviata da immigrati ebrei provenienti da Amsterdam e specializzati nel taglio delle pietre preziose.

Le risorse minerarie ed energetiche sono quasi inesistenti, dal momento che il sottosuolo è privo di materie prime. Sia il carbone, sia il petrolio sono importati; il petrolio proviene quasi esclusivamente dall'Egitto, Paese con cui Israele intrattiene rapporti privilegiati dal 1982. Un oleodotto lungo 260 km collega Eilat con Ashkelon. Molto utilizzata è l'energia solare, che copre il fabbisogno del 27% della popolazione come fonte di riscaldamento.

Grazie alle ottime infrastrutture di ricerca scientifica è di buon livello anche l'industria chimico-farmaceutica.

Trasporti

Per quanto riguarda i trasporti e le comunicazioni, un'articolata rete di strade unisce le varie parti del Paese. I porti di Eilat sul Mar Rosso, di Ashdod e di Haifa sul mar Mediterraneo sono i più trafficati. L'aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, assorbe tutto il traffico aereo del Paese.

La rete ferroviaria israeliana si sviluppa attorno ad una dorsale nord - sud Naharia - Haifa - Tel Aviv - Beersheva, con rami verso est (Gerusalemme via Latrun e Zin, presso il Mar Morto). La rete è a trazione diesel; i treni sono frequenti e ragionevolmente confortevoli, ma la velocità operativa è piuttosto bassa. È in programma una linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme, attualmente in fase di progetto.

Turismo

Il turismo benché comprensibilmente ostacolato dalle condizioni geopolitiche, che inducono a protocolli di sicurezza sensibilmente elevata, in particolare quello religioso, è un cespite industriale di grande rilievo, anche per merito del clima gradevole e dell'importanza storica-artistica dei siti archeologici tuttora esistenti. In tale cornice, spicca la funzione strategica della compagnia di bandiera El Al, sia come vettore internazionale, sia per i collegamenti interni.

Politica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica di Israele.

Israele è una repubblica parlamentare, basata sul multipartitismo e su elezioni a suffragio universale cui partecipano tutti i cittadini che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Non è previsto l'istituto referendario.

La separazione dei poteri è assicurata nel modo seguente:

  • Il potere legislativo spetta alla Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 deputati (MK) eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale (con applicazione del metodo D'Hondt), nelle liste dei partiti. Alle elezioni legislative non è previsto il voto di preferenza. Il territorio costituisce un unico collegio elettorale ed è prevista una soglia di sbarramento (dal 1996 fissata al 2%).

Le elezioni parlamentari si tengono ogni quattro anni, ma la Knesset può essere sciolta anticipatamente in seguito ad una decisione assunta dalla maggioranza dei suoi componenti.

Il Presidente di Israele (in Ebraico: נשיא המדינה, Nesi HaMedina, lett. "Presidente dello Stato") è il Capo dello Stato israeliano ed è eletto dalla Knesset per un mandato di sette anni non rinnovabile. La sua funzione è puramente rappresentativa, essendo l'esercizio del potere esecutivo delegato nella sua interezza al Primo Ministro. La sua residenza ufficiale è nella capitale di Israele, Gerusalemme.[65]

  • Il potere esecutivo è affidato al Primo ministro, che di regola è il leader del partito o della coalizione maggioritaria in Parlamento. Egli forma il governo grazie alla nomina dei ministri. Dal 1996 al 2003 il Primo ministro è stato scelto con elezione popolare diretta. La sua residenza ufficiale è nella capitale di Israele, Gerusalemme.
  • Il potere giudiziario è affidato a una Corte Suprema. I suoi 15 giudici sono nominati da una commissione di nove membri di cui 3 giudici, 4 politici e 2 avvocati. In pratica, questa commissione designa automaticamente i candidati scelti dai giudici stessi.

Israele non ha una "costituzione" redatta in unico documento, ma più leggi fondamentali. Le funzioni del governo sono basate sui regolamenti della Knesset, sulle convenzioni costituzionali e sulla Dichiarazione di Indipendenza dello Stato di Israele.

Elezioni

Il Parlamento israeliano (Knesset) ha 120 membri, eletti per quattro anni con sistema proporzionale in un unico collegio nazionale. Nel tempo è stata introdotta, e variata, una soglia di sbarramento. Sono elettori tutti i cittadini maggiorenni (18 anni). Il voto è per lista, senza preferenze. Determinato il numero di seggi spettanti ad ogni lista, i candidati risultano eletti secondo l'ordine in cui appaiono nella lista.

L'elezione diretta del Primo Ministro rappresenta un caso particolare negli ordinamenti dello Stato, distinguendosi generalmente tra le elezioni presidenziali e quelle parlamentari.
Questo ordinamento è stato istituito in Israele nel 1996 ed è stato mantenuto fino al 2003.

Il Presidente nomina il Primo Ministro sulla base dei risultati elettorali, dopo essersi consultato con i leader della coalizione vincitrice; unica eccezione a questa prassi si è avuta tra il 1996 e il 2001, quando l'elezione del Primo Ministro è avvenuta disgiuntamente da quella del Knesset.

Il termine ebraico utilizzato per designare il Primo Ministro è Rosh HaMemshala (in Ebraico: ראש הממשלה, letteralmente Capo del Governo), denominazione applicata anche per i Primi Ministri stranieri, occasionalmente sostituita dal termine inglese "premier".

L'attuale Presidente è Reuven Rivlin. Presso la Knesset (rinnovata con le elezioni del 2009) si è formata una coalizione di partiti, guidata dal Primo ministro Benjamin Netanyahu, esponente del Likud.

Sistema legale

Israele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell'Assemblea dell'ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno Stato ebraico e in uno arabo[28], lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d'Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una "legge") e le Leggi base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti.[66]

L'obiettivo del servizio sanitario nazionale, garantire uguali cure sanitarie a tutti i residenti del paese, è stato deciso in una legge base nel 1995.

Il sistema legale di Israele combina il diritto romano dell'Europa continentale, la common law inglese e le leggi religiose dell'Ebraismo. Si fonda sul principio del precedente (stare decisis) e del processo accusatorio e impiega (anziché giurie) giudici professionali e indipendenti, nominati da un comitato composto da giudici della Corte suprema, avvocati e parlamentari.

Il sistema giudiziario è articolato in tre livelli di giudizio: la maggior parte delle città ospita un tribunale, mentre in cinque dei sei distretti (vedi sotto) sono istituiti tribunali distrettuali (sia d'appello sia di prima istanza) e a Gerusalemme siede la Corte Suprema (sia di ultimo appello sia di cassazione e di fatto costituzionale).

Pena di morte

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pena di morte in Israele.

La pena di morte, dal 1954, non è più in vigore, tranne per genocidio e altri crimini contro l'umanità, crimini di guerra, alto tradimento, crimini contro il popolo ebraico e tradimento militare[67], quando ritenuta giusta dal tribunale: è stata applicata solo una volta, nel 1961, nei confronti del criminale nazista Adolf Eichmann, il cosiddetto "Architetto dell'Olocausto". Anche un altro nazista, John Demjanjuk, fu condannato a morte nel 1988, ma il verdetto fu annullato nel 1993. Questi due casi, tra l'altro di cittadini stranieri, sono le uniche sentenze pronunciate contro civili. Ci sono state alcune condanne di militari, ma nessuna è stata mai eseguita.

Matrimonio e cittadinanza

La disciplina matrimoniale

La disciplina dell'istituto matrimoniale è rimessa alle confessioni religiose cui gli sposi appartengono, le cui autorità esercitano la relativa giurisdizione, mentre non esiste il matrimonio civile[68]. Il matrimonio religioso ha quindi validità automatica; i matrimoni misti non sono ammessi in Israele poiché, in materia matrimoniale, quando uno dei due cittadini contraenti il vincolo è ebreo, la competenza giuridica è della Rabbanut HaRashi (Rabbinato Centrale) Alcuni israeliani (in genere atei o non ebrei) che desiderano sposarsi con rito civile (solitamente poiché hanno un coniuge non ebreo, le coppie ebree atee usano la tradizionale cerimonia per appartenenza etnica) spesso si recano all'estero (la giurisdizione israeliana prevede il riconoscimento di tutti i matrimoni esteri a chi ne faccia richiesta), come ad esempio nella vicina Cipro o negli Stati Uniti. Anche i matrimoni cristiani e musulmani sono riconosciuti, e sono più facili da celebrare (ad esempio il cattolicesimo non chiede necessariamente la conversione per il coniuge di altra religione). Ci sono state alcune proposte di legge per il matrimonio civile. Nella città di Tel Aviv sono possibili le unioni civili, esibendo il solo certificato di residenza (compresi gli arabi): si tratta a tutt'oggi della forma giuridica più vicina al matrimonio civile. È in vigore il divorzio e non sono ammesse le unioni omosessuali.

Passaporto

Gli arabi che al 1948 risiedevano sui territori di costituzione dello Stato di Israele, ed i loro discendenti, sono cittadini israeliani a tutti gli effetti, allo stesso livello degli ebrei. Hanno il passaporto e possono liberamente espatriare, ma a causa del loro Stato di cittadinanza hanno limitazioni a poter accedere in Cisgiordania[senza fonte]. Sono circa 1 400 000. Lo Stato di Israele finanzia, ai musulmani che hanno cittadinanza israeliana, il pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca[69].

Gli abitanti di Gerusalemme Est, dopo l'occupazione israeliana del 1967, hanno ottenuto la carta d'identità israeliana come "residenti permanenti". Non sono però considerati cittadini israeliani, ma possono muoversi liberamente sia in Israele che in Cisgiordania. Nel gergo burocratico sono chiamati "arabi blu" (dal colore del documento) e sono circa 253 000.

Gli abitanti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza hanno il passaporto palestinese, di colore verde. Il documento viene rilasciato dall'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), ma con l'autorizzazione israeliana[senza fonte]. Non possono entrare in Israele, se non con uno speciale permesso rilasciato dalle autorità israeliane, come d'altronde tutti gli stranieri che necessitano del visto, europei e americani compresi. Le visite ai parenti detenuti in Israele sono state autorizzate ai palestinesi di Gaza nel luglio 2012, dopo che erano bloccate dal 2007 in seguito al sequestro di Gilad Shalit e allo Stato di guerra con la Striscia.[70] I palestinesi sotto l'ANP sono circa 1 980 000.

L'acquisizione della cittadinanza
Un passaporto israeliano

Secondo la controversa legge contro i matrimoni misti del 2003, confermata dalla corte suprema, un/una ebreo/a israeliano/a che sposa un/una palestinese all'estero non può richiedere il riconoscimento né la cittadinanza per il coniuge (solo la residenza e solo in caso di motivi umanitari); il fine sarebbe evitare la crescita degli arabi con cittadinanza israeliana, ritenuti un pericolo dai movimenti conservatori, ma questa legge è stata paragonata ad una legge razziale dai detrattori.[71] Non esiste invece, a livello legale, alcun impedimento per un cittadino ebreo di sposare una cittadina israeliana di etnia araba-palestinese e religione musulmana, e viceversa, e far riconoscere il proprio matrimonio; il figlio risulterà comunque cittadino israeliano.[72] Occorre distinguere tra l'ebraicità della persona e il suo status di cittadino: benché Israele sia "stato ebraico" un cittadino non deve essere per forza ebreo per essere riconosciuto tale, poiché esso è comunque uno stato laico. La questione ha evidenti ricadute giuridiche, dal momento che la cittadinanza israeliana non viene data automaticamente al coniuge: tuttavia, a seguito della legge del ritorno (che assegna la cittadinanza a tutti gli ebrei), non viene applicata a livello di giurisdizione civile la regola religiosa secondo cui può essere data la qualifica automatica di ebreo al neonato dalla sola madre, secondo la tradizionale regola ebraica (non applicata dall'ebraismo riformato), ma la cittadinanza può essere acquisita con un padre o un nonno di riconosciuta appartenenza ebraica.[73] Il coniuge ottiene un permesso di soggiorno e la residenza permanente e deve richiedere poi la naturalizzazione, per la quale occorre risiedere ufficialmente per tre anni dei cinque prima della richiesta sul suolo israeliano (tranne per gli ebrei e i convertiti, che la ottengono automaticamente). La cittadinanza può essere trasmessa anche da genitore non ebreo, a patto che abbia il passaporto israeliano. Tutti gli abitanti dello Stato a partire dalla fondazione (con eccezione dei palestinesi che se sono andati via come profughi), compresi gli arabi, e i loro discendenti, hanno diritto alla cittadinanza. I figli di cittadini israeliani e cittadini di qualunque altra nazionalità, ottengono quindi automaticamente la cittadinanza.[73] Di solito è ammessa la doppia cittadinanza; se si è precedentemente cittadini di paesi che non l'ammettono, occorre rinunciare alla precedente nazionalità.[74]

Suddivisione amministrativa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni di Israele.

Israele è suddiviso in sei distretti principali, conosciuti in ebraico come mehozot (singolare: mehoz) e tredici sub-distretti conosciuti come nafot (singolare: nafa). Schema dei sei distretti:

Distretti di Israele
Distretto Capoluogo Abitanti nel
capoluogo
Superficie
(km²)
Abitanti
Densità
Settentrionale o Galilea Nazaret 73.658 4.478 1.279.200 285,66
Haifa Haifa 271.000 864 913.000 1.056,71
Centrale anche Piana o Valle di Sharon Ramla 65.300 1.293 1.854.900 1.434,57
Tel Aviv Tel Aviv 1.295.000 176 1.295.000 7.357
Gerusalemme Gerusalemme 805.000 652 945.000 1.449,39
Meridionale o Idumea Be'er Sheva 194.800 14.231 1.106.900 77,78
Giudea e Samaria o Cisgiordania (Stato di Palestina) Ramallah 118.400 5.860 2.163.000 369
Striscia di Gaza già Filistea (Stato di Palestina) Gaza 450.000 360 1.650.000 4.583

Lista dei distretti con relativo capoluogo e relativi sub-distretti:

Distretto di Gerusalemme (Mehoz Yerushalayim). Capitale distrettuale: Gerusalemme

Distretto Settentrionale (Mehoz HaTzafon), o Galilea.

Capitale distrettuale: Nazaret

Distretto di Haïfa(Mehoz Hefa).

Capitale distrettuale: Haifa

  • Sub-distretti.
  • Haifa.
  • Hadera.

Distretto Centro (Mehoz HaMerkaz), anche Piana o Valle di Sharon.

Capitale distrettuale: Ramla

Distretto di Tel Aviv (Mehoz Tel-Aviv).

Capitale distrettuale: Tel Aviv-Yafo

Distretto Meridionale (Mehoz HaDarom), o Idumea.

Distretto di Giudea e Samaria (Mehoz Yehuda VeShomron), ovvero la Cisgiordania.

Diritti umani

La legge base (di rango costituzionale) "Libertà e Dignità Umana" tutela i diritti umani, sociali, civili e politici. La maggiore organizzazione israeliana per i diritti umani è B'Tselem.

Quando si analizzano i diritti umani in Israele, molte ONG concordano sul fatto che è importante mantenere la distinzione tra Israele e i territori sotto occupazione israeliana, ricordando comunque che si tratta di un teatro di guerra, in perenne emergenza.[senza fonte]

Sono più di duecento le risoluzioni ONU che deplorano la deportazione di Palestinesi da parte di Israele.[75]

Diritti civili e politici in Israele

Israele è una democrazia in cui trovano riconoscimento i diritti civili e politici, di libertà d'espressione[76] e di economia di mercato.[77]

Israele, considerato senza territori occupati, è classificato come "libero" da Freedom House; nel 2014 il punteggio era 2 per le libertà civili e 1 per i diritti politici, dove 1 è la situazione migliore e 7 la peggiore.[78]

La minoranza araba residente in Israele lamenta discriminazioni ai suoi danni, sia nella quotidiana pratica amministrativa sia nel mantenimento in vigore di normative formalmente neutrali ma di fatto discriminatorie. A giudizio degli assertori del concetto di democrazia etnica, Israele costituirebbe un esempio della stessa.[79] Per quanti riguarda i non ebrei che vivono entro i confini di Israele del 1948, i diritti umani sono garantiti: sono presenti in parlamento numerosi partiti arabi, ci sono ministri arabi nel governo e un giudice della corte suprema è arabo.[senza fonte]

Diritti degli omosessuali
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diritti LGBT in Israele.

Israele è l'unico paese del vicino oriente e uno dei due in Asia (l'altro è la Cambogia) dove le unioni omosessuali sono riconosciute (oltre a non essere reato dal 1988), come "Coabitazione non registrata" (simile al matrimonio omosessuale e ai PACS di altre nazioni). Le donne omosessuali sposate possono accedere all'adozione.

Territori occupati

Diversa la situazione per i territori palestinesi occupati sotto amministrazione Israeliana, cioè parte della Cisgiordania ("West Bank"), Gerusalemme est e, fino al 2005, la Striscia di Gaza. Qui vengono riportate violazioni dei diritti umani a causa della continua espansione degli insediamenti israeliani, l'aumento delle restrizioni per l'economia palestinese a causa della barriera di separazione israeliana nella Cisgiordania, gli attacchi dei coloni israeliani contro i civili palestinesi, l'embargo imposto dall'esercito israeliano[senza fonte], e le continue incursioni e operazioni militari degli ultimi anni da parte di Israele.[80][81][82]

Freedom House ha classificato per l'ultima volta i "territori occupati da Israele" come unità a sé nel 2010, ed erano considerati "non liberi", con il punteggio di 6 sia per i diritti civili che per quelli politici, dove 1 è la maggiore libertà e 7 la minore.[83] Dal 2011 la Cisgiordania è considerata interamente, tenendo conto sia dei territori amministrati da Israele che di quelli amministrati dallo Stato di Palestina[84]; nel 2014 era "non libera" con il punteggio di 5 per i diritti civili e 6 per quelli politici.[85]

Per quanto riguarda i circa 1,8 milioni palestinesi che vivono nei territori occupati nel 1967, e tuttora governati in maggioranza da Israele (Gerusalemme est e West Bank) i diritti sono quelli di un popolo sotto occupazione militare[86] anche se bisogna notare che, a partire dagli Accordi di Oslo, circa il 98% della popolazione palestinese vive sotto la giurisdizione diretta dell'Autorità Nazionale Palestinese.

L'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, una delle figure di maggiore spicco nella lotta contro l'apartheid in Sudafrica, ha criticato ripetutamente il trattamento dei palestinesi da parte di Israele, definendo anche questo una forma di apartheid.[87][88] Lo stesso paragone è stato fatto nel novembre 2008 anche dal presidente dell'assemblea dell'ONU Miguel d'Escoto Brockmann, durante un incontro nell'ambito della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. D'Escoto Brockmann ha anche definito la non esistenza di uno Stato palestinese e la continua situazione di tensione in medio oriente "Il più grande fallimento nella storia delle Nazioni Unite".[89][90]

Un checkpoint israeliano.
Checkpoint vicino alla città di Ramallah.

In Cisgiordania, utilizzando leggi diverse, in particolare ottomane, e la possibilità stabilita dopo il 1967 di dichiarare statale il territorio occupato da nazioni "nemiche", Israele ha ottenuto il controllo di parte dei terreni, che usa per costruire ed ampliare colonie.[91]

Il ministro degli Interni israeliano, Ophir Pines-Paz, ha dichiarato nel 2005 che la politica verso i cittadini arabi è caratterizzata da 'discriminazione istituzionale'. Buona parte del territorio intorno a paesi e villaggi arabi israeliani è stato confiscato o dichiarato 'zona verde', in cui è vietato costruire[senza fonte]; le case costruite senza permesso vengono distrutte (questo non avviene invece nel settore ebraico del Paese[senza fonte]). Da quando lo Stato di Israele è sorto, sono stati istituiti 700 paesi e villaggi per ebrei; non uno per i cittadini arabi. Decine di villaggi arabi, che già esistevano nel 1948, non sono riconosciuti dallo Stato di Israele; non ricevono quindi acqua, elettricità, fognature, non sono collegati alla rete fognaria e a quella stradale, e sono sotto la continua minaccia di essere demoliti.[senza fonte] Questa minaccia è particolarmente concreta per i beduini del Negev[92], le cui coltivazioni sono state distrutte con prodotti chimici nel 2003.

I fondi destinati alle scuole per bambini arabi sono, in rapporto alla popolazione, molto inferiori a quelli destinati alle scuole per bambini ebrei[93].

Molto peggiore è la situazione dei palestinesi dei Territori Occupati. Israele accorda un trattamento preferenziale agli abitanti ebrei delle colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est per quanto riguarda la costruzione di case ed i servizi municipali. A Gerusalemme Est, questo avviene malgrado i palestinesi paghino le medesime imposte[94].

Per ammissione stessa della municipalità, molte delle politiche attuate a Gerusalemme, fin dal 1967, hanno lo scopo di ridurre la popolazione non ebraica[senza fonte]; come mostrano le organizzazioni per i diritti umani, palestinesi e israeliane, ciò avviene riducendo le zone in cui ai palestinesi è permesso costruire, confiscando loro terreni e demolendo loro le case.[95]

Nei primi tre anni della seconda intifada, Israele ha distrutto più di 3 000 case e centinaia di edifici pubblici e di negozi palestinesi, oltre a vaste aree di terreno agricolo. Decine di migliaia di palestinesi sono rimasti senza casa o privi di una fonte di reddito.[senza fonte] Molte distruzioni sono causate dal costruire, la cosiddetta 'barriera di separazione', sita per il 90% in territorio palestinese, onde facilitare il passaggio tra Israele e gli insediamenti israeliani (illegali, in base alla legge internazionale[96]). Nei Territori Occupati, i palestinesi non possono costruire su terra dichiarata 'statale'; nessuna restrizione, viceversa, è imposta ai coloni israeliani.[senza fonte]

Nei Territori Occupati valgono leggi diverse per i coloni e per i palestinesi. L'uso di sistemi legali differenti, a seconda della nazionalità, ricorda il sistema dell'apartheid sudafricano.[senza fonte] Se i coloni commettono reati sono sottoposti alla legge penale israeliana per i civili; se li commettono i palestinesi, i tribunali di Israele applicano la legge penale giordana[senza fonte] o quella militare israeliana.

Nel 1999 la Corte Suprema israeliana ha vietato l'uso della forza fisica negli interrogatori. Secondo il Public Committee Against Torture in Israel (PCATI), un'organizzazione israeliana per i diritti umani, l'uso della tortura è tuttavia continuato anche negli anni successivi.[senza fonte]

Nei Territori Occupati i soldati israeliani hanno ripetutamente usato civili palestinesi, minori compresi[97], come scudi umani[98], ciò che è esplicitamente vietato dall'articolo 28 della Quarta Convenzione di Ginevra.

Con le uccisioni e le distruzioni di case compiute a Gaza durante la seconda intifada, secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umani Adalah l'esercito israeliano ha compiuto crimini di guerra[99]. Distruggere case viola l'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra[100],[99].

Migliaia di detenuti palestinesi presenti nelle carceri israeliane sarebbe trattenuti per motivazioni politiche (circa 5 600 stimati nel 2003), in parte (circa 530 sempre nel 2003 e 817 nel 2008[101]) sono in regime di "detenzione amministrativa", vale a dire senza che sia stato fissato un processo. Il fatto che spesso Israele, nell'ambito dei colloqui di pace, liberi alcune decine o centinaia di questi prigionieri come "gesto di buona volontà", è stato indicato come una prova del fatto che queste detenzioni avvengono senza un reale motivo.[101] In alcuni casi gruppi umanitari come Amnesty International hanno ricevuto segnalazioni di maltrattamenti, torture e negazione di assistenza legale.[102][103] Nell'aprile 2008, il Vice-Presidente del Parlamento Europeo, Luisa Morgantini, ha definito quello nelle carceri un «trattamento umiliante e degradante. Gli interrogatori sono svolti in modo inumano e talvolta costituiscono una forma di tortura. Il cibo scarseggia e vi sono gravi problemi di sovraffollamento».[104]

Un rapporto ufficiale israeliano ha riconosciuto che i servizi segreti hanno torturato detenuti palestinesi durante la prima intifada, fra il 1988 e il 1992.[105] Uno dei metodi è lo scuotimento, che nel 1995 ha causato la morte di un detenuto[senza fonte]. Secondo Yitzhak Rabin, questo metodo è stato usato contro 8 000 prigionieri[106][senza fonte] Il 4 dicembre 2008 il Consiglio per i diritti umani dell'ONU, dopo due anni di ricerche sul territorio israeliano, ha prodotto un rapporto in cui si chiedeva a Israele di sospendere le "pratiche di tortura fisica e mentale" sui detenuti palestinesi e di rimuovere il blocco alla Striscia di Gaza.[107][108][109] Pochi giorni dopo la presentazione del rapporto, il 15 dicembre, Israele ha negato il rinnovo del visto di ingresso a Richard Falk, docente di diritto internazionale all'Università di Princeton e rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi. Falk, uno degli autori del rapporto, era stato criticato dalle autorità israeliane (che avevano fin da allora preannunciato il non rinnovo del visto di ingresso) già nella primavera del 2008, dopo la sua assegnazione all'incarico (che doveva durare 6 anni), quando aveva paragonato la situazione tra israeliani e palestinesi a quella tra nazisti ed ebrei.[110][111][112]

Dal 2003, Israele vieta l'unificazione famigliare agli israeliani[113] (in grandissima maggioranza cittadini arabi dello Stato), e ai palestinesi che abitano a Gerusalemme Est, se il coniuge risiede in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.[113]

In Cisgiordania ci sono ora più di 500 posti di blocco.[114][115] Anche le ambulanze sono talvolta soggette a controlli di sicurezza: secondo fonti palestinesi riprese dal WHO, tra il 2000 ed il 2005 61 donne avrebbero partorito presso dei posti di blocco, il che avrebbe contribuito a causare la morte di 28 neonati[116], prevalentemente tra il 2000 ed il 2001.[116] Occorre dire tuttavia che questi blocchi sono stati motivati dal fatto che le ambulanze sono state utilizzate anche per trasportare esplosivi e terroristi suicidi in territorio israeliano.[senza fonte]

La condizione di disagio creata dai posti di blocco è il riflesso diretto dello Stato di conflitto tra arabi ed israeliani, che ognuna delle due parti usa anche come strumento politico. Da un lato lo Stato di conflitto e rischio giustifica, e costringe, lo Stato di Israele a tenere in piedi un complesso e costoso sistema di controllo, dall'altra il sistema di controllo grava sulla popolazione palestinese, e non solo per le ambulanze, (notizia chiaramente di impatto nell'immaginario propagandistico, e un po' meno del reale), ma anche (e soprattutto) per il costante logorio di rallentamento delle funzioni civili ed economiche della comunità palestinese, che viene così tacitamente ricambiata, in pieno, dei costi che il governo di Israele è costretto a subire.

Politica estera

Relazioni diplomatiche con Israele

██ relazioni diplomatiche

██ mai nessuna relazione diplomatica

██ relazioni diplomatiche sospese e l'anno di sospensione

Lo Stato d'Israele è riconosciuto da una forte maggioranza degli Stati del mondo (161 su 192 nel 2007), in coerenza con la risoluzione 181 delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947. Israele è membro dell'ONU ma non di altre organizzazioni internazionali come la NATO.

A causa della questione palestinese, Israele è in uno Stato di costante tensione con una grande maggioranza di Stati arabi. Israele, come stato, non viene riconosciuto da nessuno dei paesi islamici, ad esclusione della Turchia, della Giordania, dell'Egitto e della Mauritania con i quali intrattiene normali relazioni diplomatiche; le relazioni diplomatiche con la Turchia si sono però molto inasprite nel 2010 e con l'espulsione dell'ambasciatore nel 2011. Alcuni paesi arabi (p.es. Marocco, Qatar) intrattengono relazioni diplomatiche a basso livello o informali, così come la Costa Rica (dal 2010)[senza fonte]. Cuba ha interrotto i rapporti a causa dell'alleanza stretta di Israele con gli Stati Uniti, i quali mantengono l'embargo contro l'isola, sostenuto anche dallo Stato ebraico.

Le seguenti 34 nazioni non hanno relazioni diplomatiche ufficiali con Israele (al 2011):

Alcuni esponenti politici e alcuni partiti europei hanno proposto che Israele venga ammessa, qualora lo desideri, all'interno dell'Unione Europea.

Forze armate

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forze di Difesa Israeliane.

I militari di Israele sono raggruppati nelle Forze unificate della Difesa d'Israele (IDF Israel Defense Forces), conosciute in ebraico con l'acronimo Tzahal (צה"ל).

Diversamente dall'organizzazione delle forze armate negli altri paesi la Marina e l'Aeronautica israeliana sono subordinate all'Esercito. Ci sono altre agenzie governative paramilitari che si occupano dei differenti aspetti della sicurezza d'Israele (quali, il MAGAV e lo Shin Bet) e civili con compiti di difesa quali Aman e il Mossad, i servizi segreti esterni di Israele.

Le IDF sono considerate come la forza militare più forte nel Medio Oriente e sono quelle che hanno maggior esperienza pratica avendo difeso il proprio paese in più di cinque conflitti. I punti di forza delle IDF sono l'alta qualità dell'addestramento e l'uso di armamenti tecnologicamente sofisticati, (tra i quali anche la bomba atomica), prima importati dagli Stati Uniti, ora prodotti in Israele, che dispone di un'avanzata industria militare.

La maggior parte degli israeliani, maschi e femmine, sono chiamati alle armi all'età di 18 anni. Il servizio obbligatorio è di tre anni per gli uomini e di 20 mesi per le donne. A seguito del servizio obbligatorio, gli uomini israeliani diventano parte delle forze di riserva dell'IDF e solitamente sono tenuti a servire per parecchie settimane ogni anno da riservisti, fino ai loro 40 anni.

Per gli Arabo-israeliani il servizio militare è facoltativo. I Circassi e Beduini si arruolano attivamente nell'IDF. Dal 1956, i Drusi vengono considerati come israeliani sotto coscrizione, su richiesta della comunità drusa. Gli uomini che studiano a tempo pieno nelle istituzioni religiose possono ottenere un rinvio della leva; la maggior parte degli ebrei Haredi, i cosiddetti ultraortodossi estendono questi rinvii fino a raggiungere un'età in cui sono troppo vecchi per la coscrizione. Israele non dispone nel suo ordinamento di una legge sull'obiezione di coscienza. Sono esonerati i pacifisti dichiarati solo se giudicati tali da una speciale commissione non militare e le donne che si dichiarano religiosamente osservanti. I refusenik sono coloro i quali rifiutano di prestare servizio per motivi politici legati all'occupazione della West Bank. Vengono giudicati dalla Corte marziale e rischiano pene detentive fino a un massimo di tre anni. Alcuni gruppi di protesta, ad esempio di militari di leva o ex arruolati, e il partito di destra Israel Beytenu hanno proposto un servizio civile obbligatorio per chi non è arruolato nelle forze armate, in particolare un lavoro svolto in ospedali, fra i vigili del fuoco, o nella protezione dell'ambiente (come il "Servizio civile nazionale" facoltativo dell'Italia). In tale veste servirebbero il periodo di leva gli arabo-israeliani, gli ebrei haredim e altri esonerati. Tale proposta ha suscitato le proteste dei sionisti religiosi e degli stessi arabi in Parlamento.[118][119]

Armi nucleari israeliane

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato di non proliferazione nucleare.

Israele è il sesto paese al mondo ad aver sviluppato armi nucleari[120][121][122]; non ha sottoscritto il trattato di non proliferazione nucleare (TNP), insieme ad altri paesi in possesso dell'arma atomica: India, Pakistan e Corea del Nord[123]. L'Ex Direttore generale dell'AIEA Mohamed ElBaradei considera Israele come uno Stato in possesso di armi nucleari[124], ma Israele mantiene una politica nota come "l'ambiguità nucleare". Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere armi nucleari, mentre ha sempre dichiarato che non sarà il primo paese a "introdurre" armi nucleari in Medio Oriente, lasciando ambiguo il significato di "introdurre" potrebbe significare che non costruirà o che non userà. Nel 2006 il primo ministro Ehud Olmert ammise l'esistenza di armi nucleari Israeliane in un'intervista alla televisione tedesca[125].

Nel maggio 2010 il Guardian ha pubblicato documenti rilasciati dal governo Sud Africano che confermano l'esistenza dell'arsenale nucleare Israeliano e rivelato che Israele tentò di vendere missili a testata nucleare al Sudafrica[122][126]. L'unico sospetto test nucleare condotto da Israele è conosciuto come l'incidente Vela.

Israele ha iniziato a svilupparsi sulla tecnologia nucleare appena un anno dopo la sua fondazione nel 1948 e con il sostegno francese iniziò segretamente la costruzione di un reattore nucleare e un impianto di raffreddamento alla fine del 1950. Anche se Israele ha costruito un'arma nucleare nel 1967-68, questo non è mai stato confermato pubblicamente, fino a quando Mordechai Vanunu, un ex tecnico nucleare israeliano, rivelò i dettagli del programma nucleare militare alla stampa britannica nel 1986[127]. Israele si stima possa attualmente possedere tra le 75 e le 400 testate nucleari[128].

Sport

Calcio

Il principale sport nazionale è il calcio. Il campionato israeliano di calcio è gestito dalla Federazione calcistica d'Israele (IFA), la quale, per quanto il Paese sia geograficamente collocato in Asia, è affiliata dal 1994 all'UEFA. Conseguentemente, le squadre calcistiche israeliane partecipano alle coppe europee, e la Nazionale di calcio d'Israele disputa le qualificazioni al Campionato mondiale con le altre selezioni europee, oltre a prendere parte alle qualificazioni al campionato europeo di calcio.

L'IFA fu istituita nel 1928, venti anni prima della fondazione dello Stato di Israele e durante il Mandato britannico della Palestina, come "Associazione calcistica della Palestina/Eretz Israele". Nel 1929 si affiliò alla FIFA e dal 1954 al 1974 fu iscritta all'AFC, prima della sua espulsione, su pressione dei Paesi arabi.

Durante il periodo di iscrizione dell'IFA all'AFC, la Nazionale israeliana vinse la Coppa d'Asia 1964. Successivamente, si è qualificata, per la prima (e finora unica) volta ai mondiali di calcio, nell'edizione del 1970 in Messico, dove fu eliminata al primo turno.

Krav Maga

Un sistema di combattimento ormai diffuso in tutto il mondo, che trae origine in Israele è il Krav Maga (che significa combattimento a contatto). Il Krav Maga non è uno sport, anche se la sua pratica può consentire al praticante di trarre benefici, dal punto di vista psicofisico, né una vera e propria arte marziale. Va considerato, in sostanza, come un metodo di difesa personale, che trae origine da altre arti marziali, tant'è che è abbastanza utilizzato, in Israele e ormai in vari Paesi del mondo, anche da operatori della sicurezza, Forze Armate e di Polizia.

Pallacanestro

Molto popolare in Israele è anche la pallacanestro. Analogamente all'IFA, anche la Federazione cestistica d'Israele (IBBA), iscritta alla FIBA dal 1939, è affiliata alla FIBA Europe.

La Nazionale di pallacanestro d'Israele vanta una partecipazione ai Giochi olimpici (17º posto a Helsinki 1952), due ai mondiali (8º posto nel 1954 e 7° nel 1986), nonché 25 presenze all'Europeo (miglior risultato, il secondo posto conquistato nel 1979).

La principale società cestistica israeliana è il Maccabi Tel Aviv, che, oltre a dominare da sempre il campionato nazionale (di cui ha vinto 49 delle 57 edizioni finora disputate), ha vinto 6 volte l'Eurolega e una volta la Coppa Intercontinentale.

Vela

Importanti risultati sono stati colti dallo sport israeliano nella vela, grazie, soprattutto, alle imprese di Gal Fridman. Dopo la medaglia di bronzo ottenuta ad Atlanta 1996, Fridman è divenuto il primo atleta israeliano a vincere una medaglia d'oro olimpica, conquistata ai Giochi di Atene nel 2004.

Riferimenti

Note

  1. ^ Non riconosciuta dalla comunità internazionale: si veda la sezione "Gerusalemme, capitale contestata" e la voce Status di Gerusalemme.
  2. ^ Escluse / Incluse le alture del Golan e Gerusalemme Est.
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  13. ^ (ENHE) Statistical abstract of Israel 2006 (PDF), Israeli Central Bureau of Statistics. URL consultato il 19 novembre 2013.
  14. ^ Le risoluzioni ONU 252 del 21 maggio 1968 e 267 del 3 luglio 1969, dopo la guerra dei sei giorni, deplorarono il cambiamento di status legale e amministrativo della città da parte di Israele.
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  23. ^ Qui il termine "seme" è inteso come "discendenza".
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  65. ^ La maggioranza degli Stati che non riconoscono legittima la designazione di Gerusalemme come capitale unica e indivisibile dello Stato d'Israele è quindi obbligata nelle occasioni protocollari in cui è richiesta la presenza del Presidente della repubblica israeliana (ad es. l'accredito come appartenenti al corpo diplomatico presso lo Stato d'Israele) a recarsi da Tel Aviv nella Città Santa per le tre religioni monoteistiche cosiddette "abramitiche".
  66. ^ Non è affatto vero che in Israele non siano attive organizzazioni ebraiche non sioniste. Le organizzazioni religiose non sioniste sono radicalmente ostili all'esistenza stessa di uno Stato ebraico, per l'antica e irrisolta polemica tra chi era fautore della presenza a Gerusalemme del Tempio salomonico, in cui si credeva fossero tradizionalmente conservate le tavole della legge ricevute da Mosè sul Monte Sinai e quanti considerano ancor oggi in modo ostile la sedentarizzazione del "Popolo Eletto" e addirittura blasfema la pretesa di quanti credono nella necessità di ricostruire il Tempio distrutto dai soldati romani dell'Imperatore Tito, cozzando in tal modo non solo contro le traduzioni nomadiche più antiche degli israeliti, e su quanti pretendono in modo ritenuto blasfemo e contraddittorio che l'Onnipresente dimori in quel manufatto umano.
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    «all forms of settlement in the occupied territories are considered prohibited under international law, Israel considers only settlement 'outposts' illegal. (tutte le forme di insediamento nei territori occupati sono considerate proibite dalla legge internazionale, Israele considera solo gli "avamposti" di insediamento illegali)».
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Bibliografia

Libri

  • Sergio Della Pergola, Israele e Palestina: la forza dei numeri. Il conflitto mediorientale fra demografia e politica, Il Mulino, Bologna, 2007.
  • Eli Barnavi, Storia d'Israele. Dalla nascita dello Stato all'assassinio di Rabin, Bompiani, 2001.
  • Tania Groppi, Emanuele Ottolenghi, Alfredo Mordechai Rabello (a cura di), Il sistema costituzionale dello Stato d'Israele, Giappichelli editore, 2006, Torino.
  • Beniamino Irdi Nirenstein,Israele e la guerra al terrorismo, Luiss University Presso 2006
  • Theodor Herzl, Lo stato ebraico, Il Melangolo, 2003, Genova.
  • Vittorio Dan Segre, Le metamorfosi di Israele, Utet, 2008.
  • David Grossmann, Con gli occhi del nemico, 2008
  • Claudio Vercelli, Breve storia dello Stato di Israele (1948-2008), Carocci, Roma 2008.
  • Claudio Vercelli, Israele. Storia dello Stato (1881-2008). Giuntina, Firenze 2008.
  • Claudio Vercelli, Storia del conflitto israelo-palestinese Laterza, Roma-Bari 2010.

Saggi e articoli

  • Pasquale Amato, Unità socialista in Israele, Intervista con Victor Shemtov, in "Mondoperaio", Roma, gennaio 1981, pp. 47–51
  • Aldo Baquis, Regno di Giudea vs. Stato d'Israele, in "Limes" n. 3, 2005
  • Emanuele Ottolenghi, Ebrei e Israeliani: due identità in una?, in "Limes" n. 4, 1995
  • Charles Urjewicz, La nuova aliyà: se gli israeliani parlano russo, in "Limes" n. 4, 1995
  • Alberto Castaldini, Il ruolo dell'ortodossia religiosa in Israele alla luce delle recenti elezioni, "Aggiornamenti Sociali", 7-8 (1999), pp. 557 – 568
  • Matteo Miele, L'identità di Israele tra laicità e religione, in "Mondoperaio", numero 2, marzo-aprile 2008

Voci correlate

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