Zona d'operazioni del Litorale adriatico

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Zona d'operazioni del
Litorale adriatico
Reichsadler der Deutsches Reich (1933–1945).svg Flag of the NSDAP (1920–1945).svg
Mappa di localizzazione
Litorale Adriatico.svg
Informazioni generali
Nome ufficiale Operationszone Adriatisches Küstenland
Capoluogo Trieste
Dipendente da Reichsgau Kärnten (Terzo Reich)
Amministrazione
Forma amministrativa Gau
Gauleiter Friedrich Rainer
Evoluzione storica
Inizio 10 settembre 1943
Causa Armistizio di Cassibile
Fine 1 maggio 1945
Causa Capitolazione tedesca
Preceduto da Succeduto da
Provincia di Udine
Provincia di Gorizia
Provincia di Trieste
Provincia di Pola
Provincia di Fiume
Provincia di Lubiana
Provincia di Udine
AMGOT
RSFJ Giuliana

La Zona d'operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) fu una suddivisione territoriale comprendente le province italiane di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottoposta alla diretta amministrazione militare tedesca e quindi di fatto sottratta al controllo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale ufficialmente apparteneva. Fu istituita durante la seconda parte della Seconda guerra mondiale, nel settembre del 1943, assieme alla Zona d'operazioni delle Prealpi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Nubifragio e Battaglia di Gorizia (1943).

A seguito dell'Armistizio di Cassibile, le autorità tedesche occupanti costituirono la Zona d'operazioni del Litorale adriatico, deputata alle operazioni militari del Terzo Reich, che comprendeva, a partire dal settembre 1943, le Province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, a cui si sommava quella autonoma di Lubiana e con a capo il Gauleiter della Carinzia Friedrich Rainer. L'amministrazione civile passò ufficiosamente nelle mani del Supremo Commissario Rainer già dal 10 settembre, mentre contemporaneamente veniva istituita anche la "Zona d'operazioni delle Prealpi", guidata da Franz Hofer.

Repubblica Sociale Italiana - Le aree segnate in verde facevano ufficialmente parte della R.S.I. ma erano considerate dalla Germania zone di operazione militare e sottoposte a diretto controllo tedesco[1]

In principio l'ordinanza di creazione delle zone di operazioni doveva rimanere segreta per non interferire con le trattative per la ricostituzione di un governo fascista al nord ma, non appena il governo della Repubblica Sociale Italiana fu ricostituito e Badoglio dichiarò guerra ad Hitler il 13 ottobre 1943, le vere intenzioni della Germania nazista non furono più nascoste.

L’Operazione Nubifragio con cui i tedeschi assunsero il controllo militare nella Zona d’operazioni del Litorale adriatico venne coordiata dal generale Paul Hausser, comandante della 2. Panzerkorps-SS

I tedeschi, con l’aiuto determinante di formazioni collaborazioniste fasciste, imposero la propria autorità con ferma determinazione, compiendo estesi rastrellamenti che portarono alla cattura di circa 5.000 oppositori e militari badogliani, e alla eliminazione di circa 3.700 aderenti alle formazioni partigiane o loro presunti sostenitori. Gli scontri più cruenti sono avvenuti durante la battaglia di Gorizia ed in Istria. In un comunicato emesso il 13 ottobre 1943 annunciarono la completa 'pacificazione' del territorio.[2]

Rainer, che aveva la propria sede inizialmente a Klagenfurt, nominò a Trieste un suo rappresentante, il dottor Wolsegger, nonché il Capo della Provincia ed il podestà della città giuliana, capoluogo del Litorale, rispettivamente Bruno Coceani e Cesare Pagnini. A Bruno Coceani fu affidato anche il controllo e la supervisione delle altre prefetture della regione giuliana[3], in due delle quali vennero nominati anche due coprefetti croati (a Fiume Frank Spehar accanto all'italiano Franco Spalatin e a Pola Bogdan Mogorovič accanto a Ludovico Artusi)[4]. Con ordinanza del 15 ottobre ma con valore retroattivo dal 29 settembre, concentrò inoltre tutto il potere nelle sue mani, mentre già dal 21 settembre aveva nominato per la provincia di Lubiana capo dell'amministrazione civile Leon Rupnik, a cui fu affiancato come capo della polizia Erwin Rösener. Si realizzò così il predeterminato disegno di Himmler, Joseph Goebbels (che ne fece varie menzioni nel suo diario, aspirando anche all'annessione del Veneto), Rainer, Hofer, di occupare militarmente (l'invasione del nord Italia scattò subito dopo la conclusione dell'armistizio fra Badoglio e gli Alleati), e poi annettere a guerra conclusa tutti quei territori nordorientali che furono un tempo sotto il dominio asburgico. Paradossalmente, il più tiepido verso questi progetti fu proprio Adolf Hitler: nehli anni Trente il dittatore credeva erroneamente che l'Italia fosse una grande potenza la cui alleanza si sarebbe rivelata decisiva nel perseguimento del suo progetto di conquista del mondo: di fronte ad un così ampio obiettivo, il problema di una singola provincia diveniva irrilevante. Solo dopo che l'evolversi della guerra smascherò come un clamoroso bluff il militarismo fascista, il fuehrer si lasciò convincere ad assecondare i piani dei suoi gerarchi.

« Mussolini ha detto: Bisogna accettare questo stato di cose [...] Anche se domani chiedessero Trieste nello spazio vitale germanico, bisognerebbe piegare la testa »
(alla data del 13 ottobre 1941, dal Diario di Galeazzo Ciano[5])

Amministrazione del litorale[modifica | modifica sorgente]

Il Supremo Commissario nominò dei "deutsche Berater", consiglieri amministrativi dei prefetti italiani (14 ottobre 1943), creò la polizia economica ed uno speciale ufficio per la lotta al mercato nero ed allo "strozzinaggio", decise la costituzione del Tribunale Speciale di Sicurezza Pubblica (22 ottobre 1943) per giudicare gli atti di ostilità alle autorità tedesche, la collaborazione col nemico, le azioni di sabotaggio; questo Tribunale non aveva un secondo grado di giudizio, non era obbligato a seguire le norme procedurali consuete e le domande di grazia potevano essere inoltrate ed accettate solo da Rainer. Furono inoltre respinte le nomine prefettizie e dei podestà emanate dalla RSI, le chiamate alle armi del governo fascista furono costantemente osteggiate e rese operative solo su base volontaria, tanto che su 100 volontari che si presentavano, il Supremo Commissario ne inviava solo 5 alle formazioni militari repubblicane, privilegiando invece il reclutamento nelle organizzazioni di lavoro, di costruzione o direttamente nella polizia tedesca.

Fu reso obbligatorio il permesso di soggiorno per le persone che intendevano fermarsi nell'OZAK per un periodo superiore ai sette giorni, la sottomissione dei militari italiani ai comandi tedeschi, il controllo dell'economia e delle esportazioni verso le altre province della RSI e l'estero, la spoliazione dei beni industriali, culturali, militari ed ebraici attraverso la società "Adria", creata a questo fine.

La Gazzetta Ufficiale fu soppressa e sostituita dal “Bollettino del Supremo Commissario” ciclostilato in quattro lingue e dal giornale propagandistico "Adria Zeitung". In esso Rainer dichiarava che l'Italia Nordorientale era stata maltrattata dal governo fascista e che la popolazione, composta da una razza affine ai tedeschi, sperava nell'annessione al Terzo Reich.

In effetti, dopo la creazione della RSI, all'interno delle gerarchie del Reich nacque l'idea di annettersi come minimo l'Alto Adige. Goebbels propose di comprendere nella Grande Germania perfino tutto il Veneto, con la motivazione che per un certo periodo era stato sotto il controllo austriaco ed al suo interno contava minoranze germaniche.

Risiera di San Sabba: luogo dove si trovava il forno crematorio

Le autorità tedesche commisero nei confronti della popolazione civile numerosi crimini.

La maggior parte di questi furono compiuti nella stessa Trieste. Il 3 aprile 1944 i nazisti fucilarono al poligono di Opicina 71 ostaggi, scelti a caso tra i detenuti delle carceri triestine, per rappresaglia allo scoppio di una bomba ad orologeria, che il giorno precedente, in un cinema di Opicina, aveva provocato la morte di 7 militari germanici. I cadaveri degli ostaggi vennero utilizzati per collaudare il nuovo forno crematorio costruito in Risiera, che da allora, fino alla data della liberazione, fu adoperato per bruciare i corpi di oltre 3500 prigionieri della Risiera di San Sabba, soppressi direttamente dal personale carcerario ivi operante. La Risiera, oltre ad essere usata come campo di smistamento di oltre 8000 deportati provenienti dalle Provincie orientali destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti delle regime nazista. In questo campo di concentramento operarono vari criminali di guerra fra cui Ernst Lerch, Christian Wirth, Dietrich Allers, Franz Stangl, Kurt Franz, Otto Stadie, Joseph Oberhauser. In seguito al decesso di 5 tedeschi morti in un attentato partigiano al circolo Soldatenheim nel palazzo Rittmeyer di via Ghega le autorità militari tedesche, per rappresaglia, il 23 aprile 1944 impiccarono nello stesso stabile 51 ostaggi scelti a caso tra i detenuti del carcere triestino del Coroneo. Seguirono numerose altre esecuzioni ‘intimidatorie‘: tra cui l’impiccagione di 11 ostaggi presso la stazione ferroviaria di Prosecco (29 maggio 1944) e la fucilazione di 20 ostaggi al poligono di Opicina (28 aprile 1945). Per rappresaglia i militari tedeschi incendiarono anche alcuni paesi tra cui Caresana il 2 ottobre 1943, e Ceroglie, Malchina, Medeazza e Visogliano il 16 agosto 1944.[6]

Anche Gorizia fu duramente colpita dalle persecuzioni nazifasciste, che portarono la provincia di Gorizia ad essere la prima in Italia per numero di morti nei campi di sterminio nazisti, seguita dalle province di Firenze, Genova e Fiume.[7]

Il Friuli e la Venezia Giulia, territori indiziati per un possibile sbarco alleato e base per lo sviluppo della più grande repubblica partigiana italiana, la Repubblica libera della Carnia, subirono numerosi rastrellamenti, distruzioni di villaggi, omicidi, rappresaglie e furono le ultime regioni ad essere liberate dagli Alleati, in quanto il territorio rappresentava l'unica via diretta per il ritorno delle truppe naziste nel Reich.

Ancor più pregnante fu l'occupazione della Provincia di Lubiana, un territorio troppo frettolosamente annesso dall'Italia ma mai veramente integrato nell'unità nazionale: in quest'area fu buon gioco per i nazisti perseguire una politica anti-italiana e filo-slovena, onde guadagnarsi facilmente una tranquilla gestione della popolazione locale. A sottolineare il governo tedesco diretto della zona, venne anche emessa una valuta d'occupazione, la lira di Lubiana.

Collaborazionismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Collaborazionismo.
Ludwik Kübler

Ludwig Kübler era il comandante militare della regione (il suo quartier generale si trovava a Spessa, presso Cormons), capo della polizia e delle SS divenne invece Odilo Globocnik, già amico di Rainer durante gli anni del nazismo clandestino in Austria, avviando così la lotta crudele e senza quartiere al movimento partigiano friulano e slavo molto forte sia nel Friuli che nella Venezia Giulia, attraverso l'utilizzo di forze collaborazioniste italiane e straniere. Nel Litorale operarono infatti vari reparti quali la Milizia per la Difesa Territoriale (il nome assunto dalla GNR nell'OZAK), la polizia di Pubblica Sicurezza (di cui fece parte la Banda Collotti), la Guardia Civica, due reparti regolari dell'esercito della RSI (Battaglione bersaglieri Mussolini e Reggimento Alpini Tagliamento), la Xª Flottiglia MAS (dal novembre '44 al febbraio '45), le Brigate nere, i battaglioni italiani volontari di polizia, la polizia tedesca e vari reparti sloveni, croati, serbi e cosacco caucasici.

Le unità italiane alleate dei germanici, al momento della Liberazione, si sfaldarono oppure si unirono a quelle partigiane, mentre le truppe tedesche e quelle collaborazioniste slave si diressero, non riuscendo nel loro intento, verso la Carinzia. Rainer e Globocnik tentarono un ultimo disperato tentativo di fuga, ma furono catturati fra gli ultimi giorni di aprile ed i primi di maggio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ en.wiki/Italian Social Republic
  2. ^ Claudia Cernigoi, Operazione “Foibe”, pag. 125, (op cit.)
  3. ^ «Bruno Coceani fu nominato prefetto della provincia di Trieste e capo di tutti i prefetti italiani della regione» cit. da Bogdan C. Novak, Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica, Milano, Mursia, 1973, pag. 78 (traduz. italiana da: Bogdan C. Novak, Trieste, 1941-1954. The Ethnic, Political and Ideological Struggle, The University of Chicago Press, Chicago-London 1970)
  4. ^ Cfr. Silvio Bertoldi, Salò, Milano, Rizzoli editore, BUR, 1978, pag. 118
  5. ^ Galezzo Ciano, Diario, volume II, pagina 942, Rizzoli ed., Milano 1946
  6. ^ De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, pag.184 (op. cit.); F. Longo e M. Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, pag.62 (op. cit.); AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji , pag.194 (op. cit.); Claudia Cernigoi, Operazione “Foibe”, pag. 125, (op cit.)
  7. ^ I dati si riferiscono all'insieme dei detenuti politici ed ebrei. Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia, Il libro dei deportati, vol 1, tomo 3, p. 2533. ISBN 978-88-425-4228-5

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., Com’è bella Trieste, Editoriale Stampa Triestina, Trieste marzo 2011, ISBN 978-88-7174-129-1
  • AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji - Tržaška pokrajina, Založništvo tržaškega tiska, Trst 1990
  • Bollettini del Supremo Commissario
  • Silvio Bertoldi, Salò, Milano, BUR, 1997, ISBN 88-17-25885-7.
  • Giorgio Bocca, La repubblica di Mussolini, Milano, Mondadori, 1994, ISBN 88-04-38715-7.
  • De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, Edizioni Italo Svevo Trieste 1994
  • Stefano Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland, Udine, IFSML, 2005, ISBN 88-87388-15-6.
  • Francesca Longo e Matteo Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2004, ISBN 88-8490-629-6
  • Giacomo Scotti, Dossier Foibe, Manni, San Cesario (Le), 2005
  • Dino Virgili, La fossa di Palmanova, Del Bianco, Udine, 1961.
  • Luciano Luciani, Gli avvenimenti alla frontiera nord-orientale:l'Alpenvorland e l'AdriatischesKüstenland (1943-45) in Rivista della Guardia di Finanza, n. n. 2, 2004, pp. pp. 591-646.
  • Luciano Spangher, "Gorizia 1943-1944-1945 seicento giorni di occupazione germanica e quarantatré jugoslava", Edizioni Friuli C, Gorizia 1995.
  • Luciano Spangher, "Gorizia 8 settembre 1943, note di guerra", Senaus, Gorizia 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]