Zona d'interdizione al volo

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Una zona d'interdizione al volo[1] (in inglese no-fly zone, sigla: NFZ) è un territorio entro il quale vige il divieto di sorvolo.[2] Tali zone vengono di solito dichiarate in un contesto di controllo militare degli spazi aerei per delimitare una zona demilitarizzata del cielo.

Cuba dal 1959[modifica | modifica sorgente]

I voli nello spazio aereo di Cuba devono essere autorizzati dal suo governo a partire dal 1959, anno della salita al potere di Fidel Castro. L'esercito[senza fonte] cubano fu protagonista di un incidente nel 1996, quando due velivoli USA furono abbattuti da caccia MiG cubani.[3]

Iraq 1992-2003[modifica | modifica sorgente]

La no-fly zone attiva sull'Iraq dal 1992 al 2003.

Nel 1992, il Regno Unito e gli Stati Uniti, dopo la Guerra del Golfo intervennero nello scontro tra il regime iracheno di Saddam e la popolazione Curda nell'Iraq settentrionale, stabilendo una zona d'interdizione dove fu impedito di volare agli aerei iracheni.[1]

La zona d'interdizione al volo era attiva anche nell'Iraq meridionale al fine di difendere la popolazione a maggioranza sciita, fortemente repressa dal regime iracheno. Lo scopo dell'istituzione di tale zona era di prevenire i bombardamenti e gli attacchi chimici del regime contro i Curdi.

La legalità di questa operazione è comunque oggetto di dibattito. I sostenitori della decisione affermano che la zona di divieto di volo è stata autorizzata implicitamente dalla risoluzione numero 688 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I contrari sostengono che la risoluzione 688 non menziona e non autorizza questo tipo di operazioni. Tra gli oppositori vi fu anche Boutros Boutros-Ghali[4]
La no-fly zone è stata annullata in seguito alla fine della Guerra in Iraq e all'occupazione anglo-americana del Paese nel 2003.

Bosnia ed Erzegovina 1993-1995[modifica | modifica sorgente]

Durante la Guerra di Bosnia furono attive le risoluzioni 781 e la 816 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che vietavano i sorvoli militari non autorizzati sulla Bosnia ed Erzegovina.[5]
In seguito all'Accordo di Dayton del 1995 tra la Federazione croato-musulmana e la Repubblica Srpska la no-fly zone viene annullata.

Libia 2011[modifica | modifica sorgente]

La zona d'interdizione al volo (NZF) istituita in Libia dal marzo 2011.

La risoluzione 1973 voluta in seguito il 17 marzo 2011 a un mese dall'inizio dalle sommosse popolari fortemente represse dal regime di Gheddafi, votata al Consiglio di sicurezza dell'ONU da Bosnia ed Erzegovina, Colombia, Francia, Gabon, Libano (rappresentante anche della Lega Araba), Nigeria, Portogallo, Sudafrica, Stati Uniti e Regno Unito per ottenere il rispetto dei diritti umani è rimasta in vigore in tutto il territorio libico fino al 31 ottobre 2011, quando la missione NATO si è ufficialmente conclusa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b NATO, L'evoluzione delle operazioni della NATO, a cura di James Pardew e Christopher Bennett
  2. ^ Codice della navigazione (R.D. 30 marzo 1942, n. 327 e s.m.i), art. 793 - Divieto di sorvolo.
  3. ^ (EN) "Civilian U.S. Planes Shot Down Near Cuba", CNN, 24 febbraio 1996.
  4. ^ (EN) John Pilger, "A People Betrayed". ZNet, 23 febbraio 2003; (EN) John Pilger, "Labour Claims Its Actions Are Lawful While It Bombs Iraq, Strarves Its People and Sells Arms To Corrupt States", johnpilger.com, 7 agosto 2000.
  5. ^ (EN) Carl Ceulemans, Reluctant justice: a just-war analysis of the international use of force in the former Yugoslavia (1991-1995), ASP / VUBPRESS Brussels, 2005, p. 36, ISBN 978-90-5487-399-0.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]