Zingari

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Simbolo internazionale della popolazione romaní (dal 1971), forse di origine indiana

Zingari, zigani, zingani o gitani sono termini generici usati per indicare un insieme di diverse etnie, in principio ritenute tradizionalmente dedite al nomadismo, originarie dell'India settentrionale ed accomunate, almeno in passato, dall'uso di un idioma comune, il romaní.

Stabilitesi in Europa nel corso dell'epoca medievale e diffusesi, in tempi più recenti, anche in altri continenti, le popolazioni gitane sono in massima parte stanziali e hanno generalmente la cittadinanza del paese in cui risiedono.

A causa della connotazione negativa che la parola zingari ha col tempo assunto, si ritene politicamente scorretto definirli con questo termine e perciò erroneamente definiti nomadi (anche se molti di loro sono da diversi secoli sedentari) o più propriamente, usando il nome delle principali etnie, rom o sinti oppure, in modo totalmente erroneo, anche rumeni o slavi a causa della cittadinanza di molti di loro. In realtà non c'è alcuna connessione - neppure etimologica - tra il termine "rom" ed il nome dello Stato di Romania, il popolo o la lingua rumeni, né con le popolazioni slave, in quanto le etnie gitane si riconducono a una origine indiana.

Secondo diversi studiosi, il termine corretto da utilizzare sarebbe quello proprio dell'etnia o, più in generale, il termine di popolazione romaní, sostituendo quindi i termini zingaro e zingari, laddove usati come aggettivi, con i corrispondenti aggettivi romanó e romaní.[1][2]

In Italia, tuttavia, in documenti di emanazione ministeriale come ad esempio gli studi del Ministero dell'Interno,[3] si continua a utilizzare il termine "zingari" per indicare l'insieme delle etnie e l'aggettivo "romaní" viene utilizzato solo in relazione alla lingua propria dei rom e sinti (i due gruppi etnici che rappresentano le popolazioni romaní in Italia).

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

La parola italiana zingaro, come il francese tsigane, il ladino zingen o cinjen, il portoghese cigano, il rumeno ţigan, l'ungherese cigány e il tedesco Zigeuner, deriva dal greco medievale (Α) τσίγγανοι (A)tsínganoi (greco moderno Τσιγγάνοι, Tsingáni), tribù dell'Anatolia.[4][5] Non è escluso che l'etimo originario sia indo-ario, atzigan.[6] Un'opinione diffusa all'inizio del XX secolo ne faceva risalire l'origine allo stanziamento in Mesopotamia di popolazioni sire, etiopi e nubiane, in seguito alle vittorie dell'imperatore Costantino V, che si sarebbero chiamate Athingan, in seguito disperse dalle invasioni turche.[7]

Zingaro e zingano (così come Ατσίγγανος) sono da alcuni autori[8] fatti risalire a Αθίγγανοι Athínganoi, "intoccabili", nome di gruppi eretici stanziati nelle regioni anatoliche di Frigia e Licaonia; essa avrebbe avuto connotazione, secondo molti, negativa (dato che trattasi dello stesso nome dell'infima "casta-non casta" indiana, i paria, da cui proverrebbero, per esempio, i necrofori).

Altri ritengono invece che la connotazione del significato fosse positiva, portando a sostegno di ciò un documento del 1387 di Nauplia, in Grecia, dove i veneziani confermarono i privilegi agli zingari concessi a loro dai bizantini.[9] Privilegi che ritroviamo per questi popoli in diversi documenti per un centinaio di anni in diversi luoghi dell'Europa, come quella, per esempio, del 1423:

« Noi Sigismundo, per grazia di Dio sempre Augusto Re dei Romani, Re d'Ungheria, di Boemia, di Dalmazia, di Croazia... Per la quale cosa dovunque il detto Ladislao Voivoda e la sua gente giungano nei nostri domini, città e castella, con la presente lettera comandiamo e ordiniamo alle nostre fedeltà che il medesimo L.V. e gli zingari i suoi sudditi, tolto ogni impedimento e difficoltà debbano essere favoriti e protetti e difesi da ogni attacco e offesa. Se poi tra loro stessi sarà sorta qualche zizzania o contesa, allora né voi, né nessun altro di voi, ma lo stesso Ladislao Voivoda, abbia facoltà di giudicare e liberare. »
(da Jean-Paul Clébert, Les Tziganes)

Intorno al XVI secolo il termine avrebbe assunto la connotazione - negativa - che troviamo ancora oggi.

Altre denominazioni[modifica | modifica sorgente]

Ragazza di etnia rom che suona la viola

Spesso, per indicare le etnie romaní, vengono usati anche altri nomi meno precisi: ad esempio, in italiano zingari (popolare zingani) e gitani; in inglese gipsies e travellers; in francese gens du voyage, tsiganes e manouches; in spagnolo e in catalano gitanos; in tedesco Zigeuner; in ungherese cigány; in polacco cyganie, ecc.

La parola gitano, come l'inglese gypsy, il francese gitan e lo spagnolo gitano[6] alimentava la leggenda di una loro provenienza dall'Antico Egitto e il mito degli zingari discendenti dal figlio di Abramo e della sua schiava Agar, sulla scorta del fatto che Ismaele, nella Bibbia, viene considerato "colui che camminava con Dio" (Gen. 21,20).[10]

Piero Colacicchi[11] sostiene che nomade, riferito ai rom, è un termine ottocentesco, usato non tanto per indicare lo stile di vita di questi quanto piuttosto con intento discriminatorio verso coloro che ritenevano "uomini inferiori" poiché pigri, vagabondi, caratterialmente instabili, in contrapposizione a quello dell'uomo eletto, amante della patria, posato e seguace della morale.

Rom sta ad indicare una precisa etnia di popolazione romaní, ed è il termine con il quale il non-zingaro, oggi, intende indicare, erroneamente, tutti i gruppi di popolazioni romaní; questi, sia kalé, sinti e rom ritengono, da parte loro, che il termine "zingaro" sia offensivo.[1]

Zingari in Europa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rom (popolo), Sinti, Kalé, Jenisch e Pavee.
Distribuzione storica dei popoli di Lingua romaní in Europa.

La popolazione romaní è suddivisa nei seguenti gruppi etnici:

Ciascuno di questi gruppi contiene al proprio interno ulteriori suddivisioni (sottogruppi).

Popolazioni non-romaní a volte genericamente accomunate sotto lo stesso termine di "zingari":

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle popolazioni Rom.
William-Adolphe Bouguereau: giovane zingara (1879)

Quale sia il luogo d'origine delle popolazioni romaní (ammesso che provengano da un unico luogo) è una questione a lungo dibattuta. La maggior parte degli studiosi ritiene sia una regione situata tra l'India ed il Pakistan odierni che, agli inizi del XI secolo, furono costretti ad abbandonare per sfuggire alle devastanti invasioni di Mahmud di Ghazna. Il principale argomento di tale tesi, comunque variamente circostanziata, è la loro lingua, di derivazione indoaria, le loro caratteristiche somatiche e le documentazioni storiografiche della loro antica presenza in tali territori.

Non è tuttavia chiaro se tale regione sia stata il luogo di origine primitivo della cultura gitana o piuttosto una tappa intermedia di una migrazione ben più complessa, dal momento che tale cultura risulta radicalmente diversa da quelle dell'area indiana. Si suppone quindi che debba avere una più antica origine allogena, ancora non identificata, portata da un misterioso popolo ivi migrato e successivamente mescolatosi con stirpi locali e indianizzato nel linguaggio.

Seguendo le tracce linguistiche gli studiosi affermano che, nella propria fuga dal subcontinente indiano, la prima tappa della migrazione delle popolazioni romaní sia in Armenia, ove vi si stanziarono abbastanza a lungo da acquisire dalla lingua armena molti vocaboli, tra cui "vurdón" (carro). Dall'Armenia si spostarono poi verso l'Impero Bizantino.

La prima testimonianza scritta della presenza delle popolazioni romaní in Asia Minore, è un manoscritto agiografico scritto nel 1068 ("La Vita di San Giorgio di Athos" 1009-1065), da un monaco georgiano, George Hucesmonazoni, del Monastero Iviron, sul monte Athos. In questo scritto viene raccontato un episodio avvenuto nel 1054, durante il regno di Costantino IX Monomaco, nel quale viene utilizzato il termine "atsincani", la versione georgiana delle forme greche "atsinganoi/tsinganoi" (Ατσίγγανος), ritenuta una corruzione della parola athinganoi, che in greco significa "che non vuole essere toccato/che è intoccabile". In questa testimonianza viene raccontato che Costantino IX aveva portato un gran numero di animali pregiati nel Philopation di Costantinopoli; un giorno però vide delle bestie selvatiche che aggredivano i suoi animali, chiamò quindi "i Simoniaci, discendenti dei samaritani, atsincani" affinché usassero la loro magia per salvare le sue preziose bestie. Nel racconto gli atsincani uccisero gli animali selvatici con carne avvelenata collocata all'interno del parco, facendo credere all'imperatore che si trattasse di magia.[13]

Documenti di epoca posteriore, come un documento scritto tra il 1170 ed il 1178, ad opera del canonista bizantino Teodoro Balsamone, riferiscono di un gran numero di "athinganoi" dall'Asia minore, con serpenti nelle loro ceste, che praticavano la magia della predizione del futuro ed altre pratiche stregonesche "che dicono ad una persona che è nato in un giorno sfortunato, e ad un altro che è nato sotto una buona stella".[14].

L'origine della setta degli Athinganoi non è stata ancora datata per certa e di conseguenza non ci sono elementi per pensare che si trattasse di precursori dell'esodo delle popolazioni romaní.

Si stima che la popolazione romaní arrivò in Europa prevalentemente tra il XIV ed il XV secolo.[1] Da tener presente un documento del 4 marzo 1283 emesso dalla magistratura veneziana dei Signori di Notte, che tutelava l'ordine pubblico a Venezia, in cui si ordina di allontanare dalla città i "gagiuffi" (termine antico che deriva probabilmente da "egiziano" e significava quindi "zingaro")[15].

Migrazioni della popolazione romaní

Si ritiene che i primi immigrati di etnia rom e sinti siano arrivati in Italia nel 1392 come conseguenza della battaglia del Kosovo fra le armate ottomane e quelle serbo-cristiane: con la vittoria delle prime, si affermò l'influenza islamica nei Balcani.[16] Tuttavia le prime testimonianze storiche della presenza della popolazione romaní risalgono al XV secolo e sono costituite principalmente da racconti di viaggiatori e pellegrini in Terra Santa. Per l'Italia sono fondamentali due cronache: la Cronica di Bologna, di autore anonimo, e il Chronicon Foroliviense di frate Girolamo Fiocchi; da questi testi si desume che i primi zingari sono arrivati a Bologna e a Forlì nel 1422 (documenti degli archivi municipali, deliberazioni e conti dei comuni in cui compaiono le varie liberalità concesse su richiesta dei rappresentanti degli zingari).[17].

Nei secoli successivi la presenza si consolida in tutto il mondo. Rom, Sinti, Kalé e Romanichals arriveranno ai nostri giorni superando persecuzioni di ogni genere: arresti di massa in Spagna nel XVIII secolo, la schiavitù in Romania (abolita solamente dopo il 1850), i campi di concentramento nazisti ed i sentimenti xenofobi sviluppatisi nell'epoca attuale.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La popolazione romaní normalmente adotta la religione praticata dalle popolazioni fra cui vivono. Per la stragrande maggioranza sono cristiani: nel nord Europa sono protestanti, in Serbia, Russia, Romania, Bulgaria, Grecia, etc., ortodossi, mentre in Ungheria, Italia, Spagna, Francia, Polonia, Austria, Croazia, Slovenia, ecc. sono cattolici. Nel complesso risultano essere in gran maggioranza cattolici (battezzati). In piccola parte sono musulmani, in alcune zone della Bosnia, della Macedonia e del Kosovo e nei Paesi islamici, dove però sono raramente presenti.

I rom ed i sinti hanno la visione mitica di un mondo diviso tra forze oscure e contrarie, benefiche o malefiche, in perpetua lotta. Le due forze sono Dio e il diavolo. Dio creatore, principio del bene e il diavolo, principio del male, sono ambedue potenti e in lotta tra loro. Il Dio creatore (Del o Devél) è assistito da forze spirituali soprannaturali benigne, dall'altra parte vi sono creature maligne che agiscono nella sfera dominata dal diavolo (Beng). Inoltre essi credono ai santi ed agli spiriti dei defunti (mulé)[1].

Di regola quindi rom, sinti, kalé e romanichals possono essere cristiani cattolici, cristiani ortodossi, cristiani protestanti o musulmani. Essi quasi sempre rielaborano queste religioni inserendo i concetti mitici della loro cultura.[1]

Struttura sociale e tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Una sposa romaní in Repubblica Ceca

Sebbene non esista uno schema generale della struttura sociale valido per tutte le etnie, si può affermare che fra gli zingari non esistano le classi sociali come si intendono comunemente. Le uniche distinzioni all'interno delle comunità sono quella tra i sessi (maschi - femmine) e quella basata sull'età (giovane - anziano).[18]

Inoltre in primo luogo per lo zingaro conta la famiglia, e precisamente marito, moglie e figli. Al di là del nucleo famigliare vi è la famiglia estesa, che comprende i parenti, con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Poi esiste la kumpánia, cioè l'insieme di più famiglie estese non necessariamente unite da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed anche allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.[19]

Gli zingari hanno sempre avuto una netta divisione tra maschio e femmina, ma più come divisione dei compiti, che di potere effettivo, anche se per l'esterno l'uomo rappresenta il capofamiglia. La vita zingara non è scandita da un ritmo temporale. Per loro il primo posto nella scala dei valori è la famiglia. ...Nella famiglia... che è sempre spinta all'autonomia, il prestigio viene conquistato dal capofamiglia per quello che realmente fa e non tanto perché riesce ad imporre la propria volontà ad altre persone.”[18]

Nella popolazione romaní l'ospedale, il medico, il prete ricordano la morte e pertanto i contatti con loro devono essere ridotti al minimo. La donna mestruata e la puerpera sono fonte di impurità e non possono fare vita pubblica o lavare i propri panni insieme con quelli degli altri.[20] Nei rom "vlaχ" (originari della Valacchia), presso i quali il concetto di impurità è più radicato, durante la gravidanza e per quaranta giorni successivi al parto alla neo-mamma non è consentito svolgere alcuna attività (ad esempio cucinare). Al termine del periodo di purificazione, i vestiti indossati, il letto, i piatti, i bicchieri e gli altri oggetti adoperati dalla puerpera sono distrutti o bruciati.[1]

Il matrimonio, che di solito matura in giovane età, è regolato da usanze, che sono diverse da etnia a etnia. Così nei Sinti il matrimonio avviene per fuga (i due giovani si rifugiano per alcuni giorni presso parenti), invece nei rom avviene per "acquisto": quando c'è l'accordo dei due giovani e delle rispettive famiglie, la famiglia dello sposo corrisponde una somma di denaro alla famiglia della sposa a titolo di risarcimento.[1]

Il matrimonio può aversi anche tra persone di diversa etnia o tra un/una romaní e una/un "gağé" (cioè estraneo alla popolazione romaní).[1]

La nascita e la morte sono considerati eventi impuri. Il culto dei morti è molto sentito ed è diffusa la convinzione che il morto, se non debitamente onorato, possa riapparire in forma di animale o di uomo per vendicarsi.[18]

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua romaní.

La lingua delle popolazioni gitane, al giorno d'oggi parlata unicamente dai rom e dai sinti, è il romaní, un idioma indoeuropeo facente parte del gruppo delle lingue indoarie.

Porajmos[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porajmos.

Il regime nazista attuò il genocidio della popolazione romaní, uccidendo 250.000 zingari nei campi di sterminio. Altri 250.000 morirono appena catturati oppure durante il trasferimento verso i lager.[21] I rom ricordano questa tragedia con il termine romaní Porajmos ("devastazione"), analogo a quello con cui si ricorda il più noto sterminio nazista del popolo ebraico, la Shoah ("sterminio") .

Zingari in Italia e in Europa[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 e nel 2006 il razzismo nei confronti delle popolazioni gitane è diventato oggetto di attenzione a livello europeo, con l'adozione di una risoluzione del Parlamento europeo, il primo testo ufficiale che parla di "Anti-Gypsyism/Romaphobia" (in lingua inglese) e "antitsiganisme/romaphobie/tsiganophobie" (in lingua francese). Le conferenze internazionali OSCE/EU/CoE di Varsavia (ottobre 2005) e Bucarest (maggio 2006), hanno confermato il termine «anti-Gypsyism» a livello internazionale[22]. (vedi anche: Antiziganismo)

Secondo il Consiglio d'Europa[23] in Europa vivono 10-12 milioni di gitani; in alcuni paesi europei (Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia) rappresentano il 5% della popolazione. In base a tali stime, la Romania è il paese con il maggior numero di gitani (nel 2001 ne sono stati censiti 535.140, pari al 2,5% della popolazione). Bulgaria, Spagna e Ungheria hanno ognuna una popolazione di 800.000 gitani, Serbia e Repubblica Slovacca 520.000, Francia e Russia tra i 340 e i 400mila; ma secondo il rapporto Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di gitani. Nei restanti paesi le presenze maggiori si riscontrano nel Regno Unito (300.000 persone), in Macedonia (260.000 persone), nella Repubblica Ceca (300.000 persone) e in Grecia (350.000 persone).[23]

Ragazze rom che danzano

Le migrazioni di etnie romaní dall'est Europa che hanno interessato l'Italia nel Novecento sono state principalmente le seguenti: alla fine della Seconda guerra mondiale, dalla Croazia di lingua italiana; a cavallo degli anni sessanta e settanta, a seguito al terribile terremoto che devastò la Macedonia (Skopje); dall'anno 1987, con il grande esodo verificatosi a seguito della guerra nella ex Jugoslavia, principalmente dalla Bosnia ed Erzegovina e dal Kosovo; infine alla fine del socialismo reale, quindi dai paesi dell'Europa orientale.[24]

Suddivisioni e presenza in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia la popolazione zingara nel 2007 ammontava a circa 200.000 persone, di etnia rom e sinti.[25] Altre fonti parlano di 130/150 000 presenze[26], di questi i Rom propriamente detti, di antico insediamento, sarebbero 45.000, di cui circa l'80% è cittadino italiano e il 20% è costituito da rom provenienti dai paesi dell'Est Europa.[27]

Si stima che circa la metà di questa popolazione sia composta da minori, bambini e giovani adolescenti e che solo il 3% supera i 60 anni. Il tasso di natalità è elevato (5/6 figli per i nuclei familiari di nuova formazione); anche il tasso di mortalità è elevato.[17]

In Italia la popolazione romaní si divide in:

  • Sinti: 30.000, residenti principalmente in Nord e Centro Italia e un tempo occupati principalmente come giostrai, mestiere che però sta scomparendo e che li costringe a reinventarsi in nuovi mestieri, da rottamatori a venditori di bonsai.
    • 30.000 nel Sud Italia, distinguibili in:
      • Rom abruzzesi e molisani, giunti in Italia al seguito dei profughi arbëreshë dall'Albania dopo la battaglia di Kosovo Polje nel 1392, parlano romanì mescolato ai dialetti locali e praticano l'allevamento e il commercio di cavalli, oltre che, nel caso delle donne, la chiromanzia (romnìa). Diversi nuclei sono emigrati in vari centri del Lazio a partire dal Novecento
      • Rom napoletani (napulengre), ben integrati, fino agli anni settanta si occupavano principalmente della fabbricazione di attrezzi da pesca e di spettacoli ambulanti.
      • Rom cilentani: 800 residenti ad Eboli, con punte di elevata alfabetizzazione
      • Rom pugliesi, si dedicano in maggioranza all'agricoltura ed all'allevamento di cavalli (alcuni di loro gestiscono macellerie equine)
      • Rom calabresi: uno dei gruppi più poveri, con 1550 ancora residenti in abitazioni di fortuna
      • Camminanti siciliani

A questi si aggiungono i clandestini, il cui numero non è stabilito.

Suddivisioni, presenza e regolamentazione in Europa[modifica | modifica sorgente]

  • Francia: si stimano 400 000 presenze Rom/Sinti/Manouches[25][28]. La legge Besson del 5 luglio 2000[29] (preceduta da una regolamentazione già attiva con la legge 69-3 del 3 gennaio 1969) prescrive che ogni città con più di 5.000 abitanti deve allestire uno spazio a disposizione per gli itineranti. A loro vengono riservate particolari condizioni di stazionamento e fornitura di acqua e di elettricità a patto che abbiano "les carnets de voyage" rilasciati dalle prefetture e ripartiti in 3 categorie (vedi pagina Sinti) - La legge Besson prevede anche un programma immobiliare di case da dare in affitto agli zingari stanziali e terreni familiari su cui costruire case per famiglie semistanziali. Con Sarkozy come ministro dell'interno, nel febbraio 2003, sono state introdotte sanzioni per chi non rispetta le regole dei campi. Chi occupa abusivamente un'area pubblica può essere arrestato e il suo mezzo può essere sequestrato[26][28] .
  • Germania: si stimano 130 000 presenze che la legge considera «minoranza nazionale» dando loro diritti e doveri. A partire dagli anni sessanta, la Germania ha accolto gran parte di rom in fuga con un progetto di welfare, dando loro possibilità di lavorare e sostenendoli sia con case popolari che con sussidi per il vitto[30].
  • Grecia: si stima una presenza di 200.000 su una popolazione di 10.000.000 di abitanti[25].
  • Spagna: la stima è di circa 800 000 presenze rom/sinti/kalè[25], la Spagna ha una delle comunità nomadi più popolose, occupando in Europa il terzo posto: al primo posto c'è la Romania e al secondo la Bulgaria. Dalla fine degli anni ottanta ha elaborato un programma di sviluppo stanziando annualmente tre milioni di euro; ad essi si aggiungono i finanziamenti delle regioni e delle ONG. È stato istituito un ufficio che coordina le politiche sociali per gli zingari[30].
  • Irlanda e Regno Unito: in Irlanda sono stimate tra le 32.000 e le 42.000 presenze mentre nel Regno Unito tra le 150.000 e le 300.000 [31].

La prima notizia che si ha degli zingari in Spagna - di etnia Kalé - risale al 1415, quando attraversarono i Pirenei e si stanziarono nella penisola iberica. Probabilmente la comunità dei Kalè spagnoli rappresenta uno degli esempi più proficui di convivenza ed integrazione storicamente verificata tra popolazioni europee e popolazioni romaní, avendo prodotto un sostanziale adattamento culturale della seconda (in questo caso del tutto stanziale) alla realtà sociale ed economica locale senza che si sia verificata completa assimilazione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kalé.

Condizioni abitative in Italia[modifica | modifica sorgente]

Gente romaní in Spagna, dipinto di Yevgraf Sorokin, 1853

Nel decidere la propria collocazione abitativa, gli zingari tendono a preservare l'unità della famiglia estesa (comprendente fino a 60 persone), cercando allo stesso tempo di non mescolarsi con altri gruppi.

La maggior parte degli zingari in Italia è stanziale e vive in aree attrezzate[32], o in case popolari e alloggi costruiti dai comuni o enti pubblici in aree specifiche o in case di proprietà o in affitto.

Esistono numerosi "campi nomadi" autorizzati dai comuni, dove le abitazioni sono costituite da container, roulotte, tende e baracche. Le condizioni igieniche e di sicurezza abitativa sono talvolta precarie, non sono rari gli incendi e gli incidenti mortali dovuti all'utilizzo di candele (spesso manca l'elettricità). Oltre ai campi autorizzati, esistono diversi campi abusivi, abitati principalmente da rom dell'est Europa.

Sono stati compiuti tentativi di creare micro-villaggi che permettessero alla popolazione romaní di preservare la propria struttura familiare e al tempo stesso innalzare i propri standard abitativi e sociali, talvolta con risultati positivi:

  • Area residenziale per famiglie rom del "Guarlone" a Firenze. L'esperienza in questo caso ha dato esito positivo poiché a dieci anni di distanza, l'area residenziale ed i suoi abitanti fanno parte integrante del quartiere, [...] e l'attenzione con la quale gli abitanti curano l'area smentisce lo stereotipo del rom secondo il quale "non è abituato a vivere in casa e vive nello sporco";[33]
  • un villaggio rom è stato costruito a Cosenza nel 2001.
  • un altro villaggio è stato costruito ad Arghillà, quartiere periferico di Reggio Calabria

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Rom e sinti in Piemonte a cura di Sergio Franzese e Manuela Spadaro
  2. ^ Relazione del Dott. Prof. Santino Spinelli Docente di lingua e cultura romaní - Università di Trieste
  3. ^ Relazione del Ministero dell'Interno sugli zingari (rom, sinti e caminanti)
  4. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979.
  5. ^ Tristano Bolelli, Dizionario etimologico, Milano, Vallardi, 2008.
  6. ^ a b Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950–57.
  7. ^ Etimo.it – Etimologia : zingaro, zingano, zingara, zingana. URL consultato il 25 febbraio 2012.
  8. ^ Manlio Cortelazzo, Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1988.
  9. ^ Jean-Paul Clébert, 1926, Les Tziganes
  10. ^ Cioè nomade.
  11. ^ Zingari, nomadi, rom: problemi di definizione
  12. ^ Questa identificazione non è pacifica e alcuni studiosi danno i Manouches come gruppo etnico a se stante, così ad. es. il Prof. Spinelli
  13. ^ George C. Soulis, The Gypsies in the Byzantine Empire and the Balkans in the Late Middle Ages, Dumbarton Oaks, Trustees for Harvard University, http://www.jstor.org/stable/1291178
  14. ^ Angus Fraser, The Gypsies, Oxford, Blackwell, ISBN 0-631-15967-3, 1992
  15. ^ M. Cassese, La chiesa cattolica del Nord-Est ed il suo rapporto con gli zingari, in: La chiesa cattolica e gli zingari, Roma, 2000, pagg. 85-119
  16. ^ Introduzione storica rom e sinti
  17. ^ a b Storia degli zingari
  18. ^ a b c Intervista a Leonardo Piasere
  19. ^ Sito relativo alla popolazione romaní
  20. ^ Sinti-rom il genocidio dimenticato
  21. ^ La stima è accettata dalla maggior parte degli studiosi del fenomeno 'zingari'. Si veda, ad esempio: Comune di Torino, Divisione Servizi Sociali, Settore Stranieri e Nomadi.L'Ufficio Rom, Sinti e Nomadi, pp. 4-5, dal sito web del Comune di Torino. Riportato il 14 febbraio 2007. Ian Hancock, direttore del Programma di studi Rom presso l'Università del Texas ad Austin, stima invece tra i 500 000 ed il milione e mezzo di vittime.
  22. ^ http://erionet.org/site/basic.php?id=100112&sw=anti-Gypsyism
  23. ^ a b Roma and Travellers Division - Committee of Experts on Roma and Travellers, http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/Default_en.asp
  24. ^ Cooperativa AndoKampo, Zingari nelle città, a cura di Marco Piras, Antonella Gandolfi, Milly Ruggiero, Lucia Masotti in collaborazione con l'Opera Nomadi, sezione di Bologna, Centro Stampa del Comune di Bologna, 1994
  25. ^ a b c d Approfondimenti su rom e stranieri
  26. ^ a b Rom: quando l'immaginario collettivo oscura la realtà
  27. ^ Intervista a Alexian Santino Spinelli. URL consultato il 15 maggio 2008.
  28. ^ a b Nomadi e integrazione: come li trattano gli altri Paesi europei
  29. ^ La legge Besson
  30. ^ a b Alcuni Stati Europei e la minoranza Rom
  31. ^ Council of Europe, Stima presenze Roma e gruppi correlati (Sinti, Travellers etc.) in Europa, Council of Europe, 2012. URL consultato il 22 Luglio 2014.
  32. ^ Il mediatore culturale nelle aree di sosta per zingari
  33. ^ Una casa per i rom

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  1. Kenrick D., Puxon G., Il destino degli zingari, Rizzoli, Milano, 1975
  2. Carlo Sgorlon, Il caldèras, Mondadori, Milano, 1988
  3. Narciso L., La maschera e il pregiudizio. Storia degli zingari, Melusina, Roma, 1990
  4. Battaglia G., La pentola di rame. Frammenti di vita del mondo dei nomadi, Melusina, Roma, 1993
  5. Piasere Leonardo, Un mondo di mondi. Antropologia delle culture rom, L'Ancora del Mediterraneo, Napoli, 1999
  6. L. Piasere (a cura di), Italia Romanì, vol. 1, Roma Cisu ed., 1996
  7. L. Piasere (a cura di), Italia Romanì, vol. 2, Roma, Cisu ed., 1999
  8. Nando Sigona, Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l'invenzione degli zingari, Civezzano, Nonluoghi, 2002
  9. Pontrandolfo S., L. Piasere (a cura di), Italia Romanì, vol. 3, Roma Cisu ed., 2002
  10. Piasere Leonardo, Popoli delle discariche, CISU, Roma, 2005
  11. Luciani A., Un popolo senza territorio e senza nazionalismi: gli zingari dell'Europa orientale, in A. Roccucci (a cura di), Chiese e culture nell'Est europeo, Ed. Paoline, Milano, 2007, pp. 275–326.
  12. Stojka Ceija, Forse sogno di vivere. Una bambina rom a Bergen-Belsen, Giuntina, Firenze 2007
  13. Impagliazzo M. (a cura di), Il caso zingari, Leonardo International, Milano, 2008

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