Zazie nel metro

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Zazie nel metró
Titolo originale Zazie dans le métro
Autore Raymond Queneau
1ª ed. originale 1959
1ª ed. italiana 1960
Genere romanzo
Lingua originale francese
« Parigi è solo un sogno, Gabriel è solo un'ombra, Zazie il sogno di un’ombra (o di un incubo) e tutta questa storia il sogno di un sogno, l'ombra di un’ombra, poco più di un delirio scritto a macchina da un romanziere idiota. »
(Raymond Queneau a proposito di Zazie nel metró)
« Chiaccheri, chiaccheri, non sai far altro. »
(Il pappagallo Laverdure)

Zazie nel metró (titolo originale Zazie dans le métro) è un romanzo di Raymond Queneau pubblicato da Gallimard nel 1959 e tradotto in italiano da Franco Fortini l'anno successivo per Einaudi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Zazie è una ragazzina ribelle, che arriva a Parigi dalla campagna per stare alcuni giorni con lo zio Gabriel, un omone che per mestiere fa il ballerino travestito. Zazie ha soprattutto voglia di vedere la metro, ma uno sciopero glielo impedisce. Non rassegnata all'idea di vedere la gente della capitale francese, la piccola non esita a scappare dalla casa dove alloggia, per incontrare una serie di personaggi surreali: pietosi e diabolici flic, satiri, sognanti calzolai e vedove consolabili che affollano la Parigi di Queneau.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la definizione di Roland Barthes, Queneau è uno degli scrittori che lottano con la letteratura; in Zazie nel metró la battaglia si trasforma quasi in un corpo a corpo e sebbene la struttura dell'opera rimanga lineare e ben salda, essa viene continuamente aggredita dall'autore, fino a renderla quasi solo una vuota immagine. Nonostante apparentemente il romanzo sia "ben fatto" e familiare, i suoi avvenimenti sono sempre "divisi", incerti, antifrastici (a partire dal titolo, infatti Zazie non prenderà mai la metro). La parola che li narra è derisoria e metalinguistica; i personaggi sono astratti e quel che si dicono rappresenta più che la serietà del mondo adulto opposto alla fantasia di una ragazzina, lo scontro di un linguaggio che è in sé inafferrabile, sfuggente e aperto, mai perentorio e mai veramente oggettivo.[1]

Zazie esplora un linguaggio colloquiale che si oppone al francese scritto ufficiale; una distinzione che nel francese è più marcata che in altre lingue.

La prima parola del libro, la lunga e allarmante Doukipudonktan – tradotta in italiano con "Macchiffastapuzza" –, è una trascrizione fonetica della frase francese D'où qu'ils puent donc tant ? ("Da dove viene così tanta puzza?").[2]

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni Italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Zazie e la letteratura" (originariamente in "Critique", 1959), trad. di Lidia Lonzi, in Saggi critici, Torino: Einaudi, 1972, pp. 80-87.
  2. ^ Doukipudonktan.