Zabdas

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Settimio Zabdas[1] (latino: Septimius Zabdas; fl. 266/267-272; ... – ...) è stato un generale del Regno di Palmira che lottò contro l'imperatore romano Aureliano e il suo tentativo di riunificare il Regno all'Impero romano.

Alla morte di Settimio Odenato (266/267), la moglie Zenobia assunse il potere nel nome del figlio Vaballato; ella nominò allora Zabdas comandante supremo delle truppe palmirene.

Campagne di conquista[modifica | modifica wikitesto]

Zenobia raffigurata su di una antoniniano; Zabdas venne nominato dalla regina di Palmira comandante in capo degli eserciti del regno orientale, e in suo nome conquistò la Siria, l'Egitto e l'Asia minore

Arabia e Giudea[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 270 venne inviato da Zenobia nell'Arabia romana con l'esercito; il dux Arabiae Trassus, che comandava la Legio III Cyrenaica, affrontò Zabdas nei pressi di Bostra, ma venne sconfitto e ucciso dal generale palmireno. Zabdas conquistò e saccheggiò la capitale provinciale, distruggendo il tempio di Zeus Ammone, cui erano devoti i legionari.

Mosse poi lungo la valle del Giordano, incontrando scarsa resistenza e attaccando probabilmente anche Petra. L'inizio della campagna aveva raggiunto lo scopo di conquistare la Giudea e l'Arabia.

Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 270 Zabdas e l'esercito palmireno, composto da 70.000 uomini,[2] erano ai confini orientali dell'Egitto; non è chiaro se la notizia della morte dell'imperatore Claudio II il Gotico fosse giunta in oriente mentre Zabdas era ancora in Giudea, o se il generale palmireno fu fortunato, ma è certo che colse il momento migliore per attaccare la provincia egiziana. La notizia della morte dell'imperatore si inserì infatti nella vita politica della provincia, divisa tra la fazione filo-romana e quella filo-palmirena; il capace prefetto d'Egitto Tenagino Probo era lontano con la flotta, per lottare contro i pirati. La fazione palmirena, guidata dall'ufficiale della guarnigione romana Timagene, si alleò con Zabdas: le loro forze combinate ebbero la meglio sui contingenti romani della regione, aventi forze ammontanti a 50.000 uomini.[2]

Probo ritornò in Egitto e riorganizzò le forze romane, riconquistando Alessandria entro novembre e cacciando i Palmireni dal delta del Nilo. Zabdas, approfittando del sostegno popolare nella città, riuscì a riconquistare Alessandria, obbligando Probo a ritirarsi verso sud. Il generale romano si arroccò in una forte posizione difensiva nella città di Babilonia egizia, dove venne raggiunto da Zabdas; Timagene guidò un contingente palmireno alle spalle di Probo, che venne sconfitto e si suicidò. La vittoria di Zabdas fece entrare l'importante provincia dell'Egitto nel Regno di Palmira,[3] che venne tenuto con un contingente di 5.000 uomini.[2]

Siria e Asia minore[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 271 Zabdas fu impegnato nella conquista della Siria, in cui fu coadiuvato dal suo sottoposto Settimio Zabbai; il fatto che nell'agosto di quell'anno era già tornato a Palmira (come testimoniato da due statue da loro dedicate a Odenato e Zenobia)[4] suggerisce che la conquista della provincia fosse stata iniziata da Zabbai.

Zabdas condusse il suo esercito alla conquista dell'Asia minore, tanto che in meno di un anno il Regno di Palmira acquisì i territori dell'Anatolia inclusa la Galazia. Unico territorio a resistergli fu Calcedonia, all'estrmità nord-occidentale della penisola, che rimase in mano nemica dopo diversi tentativi, giocando poi un ruolo importante durante la riconquista di Aureliano.

Contro Aureliano[modifica | modifica wikitesto]

Moneta di Aureliano, celebrante la sua riconquista dell'oriente romano: Zabdas venne sconfitto due volte da Aureliano, malgrado la superiorità tattica della cavalleria pesante palmirena su quella romana

Perdita dell'Asia minore[modifica | modifica wikitesto]

Nel 272 iniziò la controffensiva di Aureliano, che si sviluppò su due fronti: la riconquista dell'Egitto, da cui dipendeva la fondamentale fornitura di grano per la città di Roma, e la riconquista dell'Asia minore, volta a riportare sotto il controllo imperiale le ricche province asiatiche. La liberazione dell'Egitto dal contingente palmireno, che aveva il sostegno della popolazione ma era comunque di limitata consistenza, venne portata avanti dalla flotta, guidata dal futuro imperatore Marco Aurelio Probo, tra la metà di maggio (sbarco della flotta), gli inizi di giugno (conquista di Alessandria) e la fine dello stesso mese (conquista dell'intero Egitto). L'imperatore si fece carico della conquista dell'Asia minore di persona: dopo aver risparmiato la vita agli abitanti di Tiana (Cappadocia) che gli si erano opposti, molte città gli aprirono le porte salutandolo come liberatore, permettendogli allo stesso modo di avanzare rapidamente in un territorio in cui il potere palmireno si sgretolava rapidamente.

Battaglia di Immae[modifica | modifica wikitesto]

I Palmireni avevano perso l'Asia minore prima di poter intervenire, ma erano intenzionati a difendere la Siria, cuore del loro dominio. Zenobia e Zabdas decisero di difendere la capitale siriana, Antiochia, e schierarono l'esercito fuori dalla città; Zabdas scelse un terreno adatto alla formidabile cavalleria pesante palmirena, i clibanarii, nei pressi del lago di Antiochia.

Aureliano tentò di evitare lo scontro su terreno favorevole ai Palmireni aggirando le posizioni del nemico, ma Zabdas, conscio della necessità di impegnare l'imperatore romano in un luogo in cui fosse possibile sfruttare tutte le potenzialità della cavalleria pesante palemirena, superiore a quella romana, inviò i suoi contingenti a intercettare l'esercito di Aureliano lungo la strada per Beroea (Aleppo).

In quella che sarebbe passata alla storia come battaglia di Immae dal nome della località presso Antiochia dove fu combattuta, Zabdas vide la sua cavalleria pesante sconfitta da quello che prima che un imperatore era stato comandante di cavalleria sotto Gallieno e Claudio II il Gotico.[5] Zabdas mandò infatti i propri clibanarii contro la cavalleria romana di Aureliano, composta da Mauri e Dalmati, i quali finsero la rotta, facendosi inseguire dai Palmireni; quando questi, cavalcando sotto il sole cocente di metà maggio o giugno, sfiancarono le proprie cavalcature dietro i più leggeri cavalieri romani, questi si voltarono e attaccarono col sostegno della fanteria, facendo strage dei clibanarii palmireni. Zabdas e il suo esercito ritornarono dentro le mura di Antiochia, ma pochi dei suoi cavalieri riuscirono a salvarsi.

Dentro Antiochia Zenobia e il suo generale si trovarono di fronte ad un dilemma: non potevano dichiarare di aver perso, perché c'era il rischio di una rivolta della popolazione siriana in sostegno del vittorioso Aureliano. Allora Zabdes escogitò uno stratagemma: contando sul fatto che dalla città si erano visti la fuga della cavalleria romana e l'inseguimento di quella palmirena, ma non la sconfitta di quest'ultima avvenuta nei pressi di Immae, trovò un uomo che assomigliasse ad Aureliano, lo rivestì di paramenti imperiali, e lo trascinò per le vie di Antiochia celebrando la cattura dell'imperatore. Nottetempo, Zenobia e il suo generale lasciarono la città, portando l'esercito, meno un contingente di arcieri posto su di un'altura che dominava il sobborgo meridionale di Dafne, verso Emesa (Homs).

Battaglia di Emesa[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte a Emesa Zenobia e Zabdes diedero nuovamente battaglia ad Aureliano. Lo schema della battaglia di Immae si ripeté anche in quella di Emesa: Zabdes puntò tutto sui propri cavalieri, che però vennero massacrati dalla disciplinata fanteria di Aureliano (in particolare dai palestinesi armati di bastoni), dopo essere stata sfiancata dalla cavalleria romana. In pochi tra i Palmireni riuscirono a ritornare in città, al sicuro: tra questi, Zenobia e Zabdas.

Dopo la riconquista del Regno di Palmira, Aureliano mise sotto processo diversi esponenti della corte palmirena ad Emesa: sebbene Zenobia venisse risparmiata, vennero eseguite molte condanne a morte; è possibile che Zabdas sia stato giustiziato in questa occasione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le fonti riportano il suo nome anche come Saba e Zaba.
  2. ^ a b c Zosimo, Historia Nea, i.
  3. ^ Secondo la Historia Augusta - Diuus Claudius, 11.1-2, Zabdas (chiamato Saba) e Timagene attaccarono l'Egitto, furono sconfitti, ma riuscirono a uccidere Probato (Probo) con un tranello; malgrado ciò, gli egiziani giurarono fedeltà a Claudio. Questa versione è considerata spuria.
  4. ^ La dedica della statua di Odenato, datata agosto 271, riporta: «Statua di Settimio Odenato, re dei re, compianto dall'intero stato. I Settimii, Zabda, Generale in capo, e Zabbai, Generale di Palmira, eccellenze, hanno eretto al loro Signore, nel mese di Ab, 582». La statua dedicata a Zenobia riporta il suo vero nome, Bath-Zabbai, "figlia di Zabbai": «Statua di Settimia, figlia di Zabbai, pia e giusta Regina. I Settimii, Zabda, Generale in capo, e Zabbai, Generale di Palmira, eccellenze, hanno eretto alla loro Sovrana, nel mese di Ab, 582». Fonte: Electronic Text Archive
  5. ^ In quanto comandante della cavalleria, Aureliano è accreditato della vittoria nella battaglia di Naisso dell'esercito di Claudio (o Gallieno), riportata nel 268 contro la cavalleria pesante dei Goti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Watson, Alaric, Aurelian and the Third Century, Routledge, 1999, ISBN 0415072484, pp. 60–64, 70–79.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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