Yuan Shikai

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Hongxian
Hongxian ritratto come imperatore della Cina
Hongxian ritratto come imperatore della Cina
Imperatore della Cina
In carica 1 gennaio– 22 marzo 1916
Incoronazione 1 gennaio 1916
Predecessore Pu Yi
Successore monarchia abolita
Presidente della Repubblica di Cina
Yuan Shikai
In carica 1912 –
1916
Predecessore Sun Yat-sen
Successore Li Yuanhong
Nome completo Yuan Shikai
Nascita Zhangying, 16 settembre 1859
Morte Pechino, 6 giugno 1916
Casa reale Dinastia Shikai
Consorte donna della famiglia Yu
Figli Kedong

Yuan Shikai (cinese: appellativo di cortesia Weiting 慰亭; pseudonimo Rong'an 容庵 Cinese tradizionale: 袁世凱; Cinese semplificato袁世凯; Pinyin: Yuán Shìkǎi; Wade-Giles: Yüan Shih-k'ai; Zhangying, 16 settembre 1859Pechino, 6 giugno 1916) è stato un militare e politico cinese. Fu un ufficiale dell’esercito e uomo politico cinese, attivo tra la fine della dinastia Qing e i primi anni della repubblica.

In Cina fu spesso oggetto di valutazioni negative, poiché volle approfittare, sia dei propri legami con la corte imperiale (da lui portata ad abdicare), sia con quelli con la Repubblica. Tra il 1912 ed il 1915 passò alla storia per aver fatto ricorso alla dittatura militare e per la sua presidenza autoritaria, dotata di enormi poteri, mentre nel 1916 si autoproclamò imperatore, tentando di creare una nuova dinastia. Nello stesso anno scomparve, causando un vuoto di potere e lasciando la Cina in un caos politico dando così inizio al periodo dei signori della guerra.

Il suo inconsueto potere politico e le sue qualità personali sono state oggetto di contrastanti valutazioni. Trascorse un breve periodo di studio a Yale, durante il quale divenne membro dell’associazione Delta Kappa Epsilon.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita[modifica | modifica sorgente]

Yuan Shikai nacque nel villaggio di Zhangying, nella provincia di Henan, da una famiglia assai agiata. Successivamente, con la sua famiglia si trasferì in una zona collinare, dove fondò un villaggio fortificato, Yuanzhai (袁寨村, letteralmente villaggio fortificato della famiglia Yuan), attualmente parte della città di Wangmingkou. Molti cinesi ritengono, erroneamente, che Yuan fosse nato a Yuanzhai.

Yuan passò senza grossi problemi la propria giovinezza, praticando la boxe e divertendosi con gli amici. Raggiunta l'età, decise di entrare nel servizio civile, ma per due volte non fu in grado di passare gli esami imperiali. Decise quindi di entrare nell'esercito, sperando che una carriera militare lo avrebbe agevolato per una successiva carriera politica: grazie ai contatti di suo padre, riuscì ad entrare nella Brigata Qin, locata a Tengzhou.

Nel 1876, Yuan si sposò con una donna della famiglia Yu. I due ebbero un figlio, Keding, nato nel 1878.

Gli anni in Corea[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine del secolo scorso la Corea si trovava in un conflitto di potere che vedeva contrapposte due fazioni: gli isolazionisti (guidati dal padre del re, Daewon-gun) e i progressisti (guidati dalla regina Myeongseong). Quest'ultimi erano favorevoli ad instaurare accordi commerciali con la Cina, ma erano osteggiati dagli isolazionisti che vedevano qualsiasi contatto con la Cina come una forma di ulteriore sudditanza (la Corea era infatti protettorato cinese).

Il Giappone, che stava sviluppando una politica estera assai aggressiva, mostrò un certo interesse nell'instaurare contatti economici con la Corea e nel 1876 costrinse le autorità coreane a firmare il trattato di Ganghwa, con il quale venivano stabiliti ufficialmente delle relazioni commerciali fra i due paesi. Questo trattato autorizzava il Giappone a inviare truppe a Seul per salvaguardare i propri interessi in caso di attacco alla stessa Corea. Inoltre, aprì scali commerciali a Inchon e Wonsan. Questa numerose ingerenze da parte dei giapponesi portò alla vittoria gli isolazionisti e all'esilio della regina. Per proteggere gli interessi cinesi, il viceré di Zhili, Li Hongzhang, inviò in Corea la Brigata Qin. La reazione giapponese non si fece attendere e presto ingenti truppe nipponiche raggiunsero Seul. La debolezza della Corea era evidente, visto che non aveva nemmeno un esercito in grado di risolvere le controversie interne, per cui non avrebbe potuto certamente fronteggiare invasioni esterne.

Re Gojong propose di realizzare l'addestramento di soldati nella moderna arte della guerra. A capo di questo progetto venne messo Yuan, e gli fu ordinato di rimanere in Corea. Inoltre, grazie all'intercessione del viceré Li, che lo aveva raccomandato all'imperatore, venne nominato sub-prefetto.

Nel 1885, Yuan venne promosso a residente imperiale a Seul con ordini dal trono imperiale l'equivalente del moderno ambasciatore[1]. Questa posizione permise a Yuan De facto, di diventare il suzerain del governo coreano, imponendo al suo interno le politiche gradite dalla Cina.

Il Giappone non gradiva queste relazioni sino-coreane e tentò di convincere Yuan che la Corea stava abbandonando le sue posizioni filo-cinesi per orientarsi verso la Russia. Scopo del Giappone era la conquista della Corea, o almeno di suddividerla con la Cina. Lo scetticismo di Yuan in merito, lo portò a non dar credito alle ipotesi giapponesi.

La Cina e il Giappone firmarono un trattato di reciproca consultazione prima di inviare truppe in Corea per proteggere i rispettivi interessi. Tuttavia il paese, restava protettorato cinese. Lo stato di regressione economica in cui versava la Corea portò ad un crescente malcontento, nonché alla formazione di gruppi rivoluzionari: uno fra i più radicali, la Società Donghak, che combinava confucianesimo e taoismo nel nazionalismo, scatenò un'insurrezione armata. Su richiesta di Yuan, la Cina inviò delle truppe e, come da accordi, fece lo stesso il Giappone.

Quando i cinesi iniziarono a lasciare la Corea, i giapponesi tuttavia, si rifiutarono di fare lo stesso e anzi imposero un blocco all'altezza del 38º parallelo. Li Hongzhang voleva evitare la guerra a tutti i costi e, per impedire che le tensioni giungessero ad un punto critico, impedì a Yuan di contrapporsi ai giapponesi. Questi non poté così tornare a Seul e, perso ogni incarico effettivo, fu richiamato nel luglio 1894 a Tientsin, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Sino-Giapponese.

Attività con la tarda dinastia Qing[modifica | modifica sorgente]

Allo scoppio della guerra, Yuan venne immediatamente rispedito in Corea al comando delle forze cinesi già presenti, ma venne presto richiamato in patria riuscendo così ad evitare l'umiliazione di una pesante sconfitta. Yuan restava un alleato di Li Hongzhang e questo rapporto gli fruttò soprattutto nel momento in cui venne nominato comandante della prima Nuova Armata, nell'anno 1895. La dinastia Qing contava molto su questa armata, in quanto era la meglio addestrata ed equipaggiata, nonché la più vicina a Pechino.

In quel periodo, la corte imperiale era divisa fra i riformatori dell'imperatore Guangxu e i conservatori dell'imperatrice vedova Cixi. Quando nel 1898, Guangxu emanò la Riforma dei Cento Giorni, ma l'imperatrice Cixi la giudicò troppo radicale e avversa alle tradizioni cinesi, pianificando un colpo di Stato. Il generale Ronglu su suo ordine, iniziò immediatamente a radunare truppe per mettere in pratica il complotto. L'imperatore fu ben presto a conoscenza di questi piani e ordinò ai suoi alleati Kang Yowei e Tan Sitong di trovare una soluzione.

L'atteggiamento di Yuan verso questo colpo è tuttora oggetto di dibattito. Pare che Tan Sitong abbia contattato Yuan Shokai chiedendogli di sostenere l'imperatore, ma che questi non abbia dato una risposta diretta, pur confermando la sua fedeltà al trono. Secondo il diario di Liang Qichao, Yuan si recò in treno a Tientsin il 20 settembre 1898 ed ebbe dei colloqui con Ronglu; cosa si dissero, però, non è chiaro. Molti storici sono convinti che Yuan abbia rivelato al generale tradizionalista tutto il piano dei liberali dell'imperatore Guangxu. Il 21 settembre 1898, comunque, Ronglu occupò la Città Proibita e costrinse l'imperatore ad una sorta di arresti domiciliari.

In ogni caso, Yuan sostenne l'imperatrice vedova Cixi, che lo nominò nel 1899 governatore dello Shandong, posizione dalla quale diresse la repressione dei Boxer. Due anni dopo, il 25 giugno 1901, succedette a Li Hongzhang (che morì il 7 novembre) nella carica di viceré di Zhili e ministro del Beiyang. Da questa carica, Yuan si adoperò per portare a termine la repressione del movimento dei Boxer, espandere e rafforzare sul modello occidentale l'Esercito Beiyang (rendendolo l'esercito più forte e moderno della Cina). Dopo che il Protocollo dei Boxer impedì ai cinesi di occupare militarmente alcune città, fra cui Tientsin, Yuan istituì una vasta forza di polizia per continuare ad esercitarne il controllo. Nello stesso periodo, usò la propria influenza fra i colonialisti europei per impedire che l'imperatrice vedova Cixi fosse inserita nella lista dei criminali di guerra per avere sostenuto la rivolta dei Boxer. Quest'ultimo atto avvicinò notevolmente Yuan alla corte; egli fu infatti il promotore della costituzione del Ministero dell'Educazione e del Ministero della Polizia, entrambi su modello occidentale. Inoltre, sostenne l'eguaglianza etnica fra i Manciù e gli han.

Ritiro e ritorno[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 1908, a distanza di pochi giorni, Guangxu e Cixi morirono; pare che una delle ultime volontà dell'imperatore fosse quella di far giustiziare Yuan. Salvato dalla sua ampia fama, nel gennaio 1909 fu sollevato da tutti gli incarichi per volere del reggente, il principe Chun Zaifeng, il quale lo rispedì al proprio villaggio d'origine in una sorta di esilio imposto. Le fonti ufficiali indicarono che Yuan si era ritirato per problemi di salute.

L'influenza di Yuan restava però alta: l'Esercito Beiyang continuava ad essergli fedele e lui continuava a mantenere contatti nella corte, ma anche fra i rivoluzionari repubblicani di Sun Yat-sen. I rivoluzionari tentarono di portarlo dalla loro parte proponendogli la carica di presidente della Repubblica di Cina, ma Yuan rifiutò; anche la corte imperiale fece marcia indietro offrendogli prima la carica di viceré di Huguang, quindi di primo ministro del gabinetto imperiale, usando il pretesto dei problemi di salute come scusa per rifiutare costantemente. Infine, però, accettò le reiterate insistenze dei Qing e dal 1 novembre 1911, divenne primo ministro.

Accertatosi che il bilancio di forze era ora a suo vantaggio, Yuan come primo atto costrinse Zaifeng a lasciare la reggenza, garantendogli il pieno controllo sulla Cina.

Il governo di Yuan[modifica | modifica sorgente]

L'Insurrezione di Wuchang del 10 ottobre del 1911, aveva visto la successiva proclamazione di indipendenza da parte della maggioranza delle province meridionali della Cina. Yikuang, predecessore di Yuan, non era stato in grado di frenare l'avanzata rivoluzionaria. Ormai, la corte Qing controllava solo la zona circostante Pechino ed era consapevole che l'Esercito Beiyang era l'unica armata degna di questo nome ad essergli fedele — finché lo fosse rimasto anche Yuan. Per questo, il 2 novembre del 1911, l'imperatrice vedova Longyu diede a Yuan la carica di primo ministro e di marchese di primo rango, il massimo grado onorifico della Cina dell'epoca. Il governo di Yuan era composto quasi unicamente da cinesi di etnia han, con solo un mancese.

Yuan fece immediatamente uso dell'Esercito Beiyang per assicurare la stabilità politica di Pechino, quindi già nel novembre del 1911, occupò Hankou e Hangyan, avvicinandosi a Wachang; la sua speranza era che i repubblicani scendessero finalmente a negoziati.

Presidente della Repubblica di Cina[modifica | modifica sorgente]

Yuan Shikai

Il presidente della Repubblica di Cina, Sun Yat-sen, sapeva che i rivoluzionari non avrebbero potuto resistere all'Esercito Beiyang e quindi scese a patti: in un accordo puramente improntato al potere personale, Yuan promise l'abdicazione dell'imperatore Pu Yi se gli fosse stata garantita la carica di presidente della Repubblica[2]. I rivoluzionari dovettero accettare.

Il 12 febbraio 1912, l'imperatrice vedova Longyu annunciò pubblicamente l'abdicazione di Pu Yi. Sun accettò di cedere la carica a Yuan, ma pretese che la capitale rimanesse a Nanchino, dove i rivoluzionari erano più forti e dove era stato formato il Senato Provvisorio di Nanchino. Yuan voleva però conservare anche un vantaggio geografico; apparentemente su suo ordine, un suo fedele ufficiale, Cao Kun, orchestrò un colpo di Stato farsa a Pechino e Tientsin, controllati da Yuan, il quale lo usò come pretesto per spostare la capitale a Pechino. I rivoluzionari, riluttanti, scesero nuovamente a compromessi. Il 14 febbraio 1912, Yuan Shikai venne eletto presidente provvisorio della Repubblica di Cina dal Senato e giurò il 10 marzo 1912.

Il governo di Yuan si caratterizzò per tratti fortemente autoritari e improntati sul mantenimento del suo potere personale. Gradualmente, i già non buoni rapporti con Sun Yat-sen si incrinarono ulteriormente e il leader rivoluzionario repubblicano riuscì a portare il Guomindang contro Yuan.

Nel febbraio 1913, alle prime elezioni dell'Assemblea Nazionale della Repubblica di Cina, il Kuomintang ottenne una schiacciante vittoria e un deputato leale a Sun Yat-sen, Song Jiaoren, propose la costituzione di un gabinetto politico e fu indicato come potenziale primo ministro. Yuan vide rapidamente in Song un nemico. Dopo l'assassinio di Song Jiaoren, il 20 marzo 1913, Yuan fu ritenuto responsabile dagli ambienti vicini al Guomindang.

Consolidamento della dittatura[modifica | modifica sorgente]

Nel corso dell'anno 1913, il Guomindang divenne sempre più oggetto della repressione verso Yuan, mentre i suoi deputati furono oggetti di reiterati tentativi di corruzione. Presto, il partito nazionalista venne praticamente cacciato dagli organismi di potere locale, in favore degli uomini di Yuan.

Temendo l'arresto o l'uccisione, Sun Yat-sen fuggì in Giappone, dove sostenne una "seconda rivoluzione" contro l'autorità di Yuan. Questi invece proseguì con i propri progetti: sfruttando la propria influenza negli ambienti militari, disciolse le assemblee provinciali e nazionali e rimpiazzò il Senato con un Consiglio di Stato, alla cui testa pose come premier Duan Qirui, fidato ufficiale dell'Esercito Beiyang.

Il Guomindang cercò di scatenare la "seconda rivoluzione", ma questa finì in un disastro, in quanto l'esercito fu in grado di riprendere rapidamente il controllo delle zone occupate dai nazionalisti. I governatori provinciali del Guomindang furono costretti a giurare lealtà al presidente della Repubblica, mentre altri lo fecero di loro spontanea volontà. Dopo la vittoria, Yuan re-istituì i governi provinciali, mettendovi a capo un governatore militare. Il fatto che i governatori militari delle varie province avessero il diretto controllo delle loro forze armate contribuì a gettare le basi del periodo dei signori della guerra.

Nel 1915, il Giappone impose a Pechino un ultimatum costituito dalle Ventuno richieste. Quando si sparse la voce che Yuan era disposto ad accettarne alcune, si verificarono proteste di massa anti-giapponesi. Solo la pressione occidentale convinse il Giappone a ritirare l'ultimatum.

Yuan imperatore: un breve regno[modifica | modifica sorgente]

Il potere di Yuan era finalmente sicuro. Questi usò quindi i suoi sostenitori, principalmente il famoso realista Yang Du, per sostenere la rinascita della monarchia. Lo stesso Yang Du chiese a Yuan di assumere la carica di imperatore. Yang sosteneva che la Cina era stata per troppo a lungo sottomessa al dominio autoritario dei mancesi e la repubblica non poteva che essere una fase transitoria per mettere fine a questo dominio, ma che doveva essere poi superata da una nuova monarchia, in quanto solo la monarchia era in grado di assicurare stabilità e sicurezza alla Cina. Le asserzioni di Yang furono sostenute particolarmente dal politologo statunitense Frank Johnson Goodnow e dal governo del Giappone.

Il 20 novembre 1915, un'assemblea appositamente scelta da Yuan proclamò la fine della Repubblica di Cina e la restaurazione della monarchia. Il 12 dicembre 1915, Yuan si autoproclamò Imperatore dell'Impero Cinese assumendo il nome di Hongxian e fissò la cerimonia d'insediamento per il 1 gennaio 1916. Già il 25 dicembre 1915, però, il malcontento e l'ostilità verso la monarchia si fecero sentire anche contro Yuan: diverse province, sotto la guida del governatore dello Yunnan, Cai E, si ribellarono al nuovo imperatore.

Il Giappone ritirò il proprio sostegno a Yuan una volta constatata la sua debolezza e la sua scarsissima popolarità. Yuan ritardò la cerimonia d'insediamento nel tentativo di raggiungere un accordo con gli insorti; la cerimonia fu definitivamente annullata il 1 marzo 1916 e Yuan stesso abbandonò l'incarico di imperatore il 22 marzo 1916.

Tuttavia, i suoi nemici volevano che si dimettesse anche da presidente, carica che conservava in quanto non aveva mai avuto luogo la cerimonia d'insediamento. La morte di Yuan, avvenuta il 5 giugno 1916 per uremia, mise fine a questi scontri.

I suoi resti vennero posti in un mausoleo costruito su immagine di quello di Ulysses S. Grant. Nel 1928, la tomba fu saccheggiata dai nazionalisti durante la Spedizione del Nord. Yuan ebbe tre figli: Yuan Keding, handicappato, Yuan Kewen, che giudicò un "falso scolaro", e Yuan Keliang, che condannò come "bandito".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Busky, Donald F. (2002) Communism in History and Theory, Praeger/Greenwood
  2. ^ Ibidem

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Governatore dello Shandong Successore
Yu Xian (Yū Siyan) 1899–1901 Hu Ting-gan
Predecessore Viceré di Zhili e ministro del Beiyang Successore
Li Hongzhang 1901–1908 Yang Shixiang
Predecessore Primo ministro della Cina Successore
Yikuang, principe Qing 1911–1912 Tang Shaoyi
Predecessore Presidente della Repubblica di Cina
Presidente provvisorio fino al 1913
Successore
Sun Yat-sen 1912–1916 Li Yuanhong
Predecessore Imperatore dell'Impero Cinese Successore
Pu Yi
Vacante dal 1912
1 gennaio–22 marzo 1916 Abolizione della monarchia

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