Yoga-nidra

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Lo yoga nidra deriva dalla tecnica creata dal medico indiano Dr. Satyananda Paramahansa, il quale ha scritto moltissimi testi scientifici che parlano di yoga e dirige a Monghir una delle più famose scuole di Tantra nel mondo.

Durante la pratica di questa tipologia di yoga, l'allievo si trova disteso su un tappetino con una coperta appoggiata sopra ed è invitato a tenere gli occhi chiusi senza cercare di distrarsi. Il suo compito principale è quello di ascoltare le istruzioni dell'istruttore. L'allievo inizia già a percepire una profonda sensazione di relax dal momento in cui inizia a provare a guardare dentro di sé e a far finta di essere un osservatore che si trova al di fuori del contesto e riesce a vedere e sentire ciò che avviene in maniera distaccata. Egli dovrà spostare da una parte all'altra del proprio corpo la concentrazione secondo un particolare percorso.

Quello che si suggerisce è di provare a concentrarsi su certe visualizzazioni mistico-religiose, legate ad esempio a simboli come santi o a elementi della natura come montagne o fiori. Nel caso in cui l'allievo non fosse religioso, potrebbe essere in parte penalizzato, ma la disciplina porterebbe in ogni caso giovamento e benefici psicofisici.

Nella pratica dello yoga-nidra, come risulta dal libro Yoga Nidra teoria e pratica, e come sostenuto dallo stesso Swami Satyananda "avviene un rallentamento di tutto il metabolismo, attestato da un ridotto consumo di ossigeno, dall'aumento della resistenza della pelle, dalla diminuzione delle pulsazioni cardiache e dall'aumento dell'attività delle onde alfa del cervello".

È da notare il fatto che con molta pratica e massima concentrazione e attenzione, il respiro viene fatto diventare quasi impercettibile e le caratteristiche della personalità migliorano.

In questa arte gli insegnamenti non sono diretti, ma espressi sotto forma di "simboli" che riescono ad agire direttamente sulla personalità, permettendo ad esempio all'allievo di essere più calmo in particolari circostanze o perdere cattive abitudini (come il fumo e il bere). Spesso la tecnica utilizzata è quella di ripetere più volte una particolare frase con potere autosuggestionante. In questo preciso istante interverrà il sankalpa (la risoluzione positiva) che agirà in profondità e porterà benefici.

Satyananda aggiunge che "l'uomo saggio sviluppa la sua personalità allenando se stesso e stabilendo deliberatamente motivi e desideri di tipo positivo. Nessuna personalità è impossibile da riformare e nessuna paura o ossessione è così profonda da non poter essere cambiata. Il seme del mutamento è la risoluzione fatta in yoga-nidra".

1. Savasana (posizione del cadavere)[modifica | modifica sorgente]

La Savasana è la posizione yoga di riposo maggiormente conosciuta.

La posizione è quella supina. Ci si distende su un tappeto, con le braccia lungo il corpo con il palmo delle mani rivolto verso l'alto, occhi e bocca chiusi. Si inizia prima rilassando i muscoli partendo dai piedi per arrivare fino alla testa.

È necessario che l'allievo prenda coscienza di ciò che sta facendo concentrandosi sulle varie parti del corpo a contatto con il pavimento. La coscienza di ciò che accade partirà dal tallone destro, per poi passare al tallone sinistro e poi salirà fino ad arrivare alla scapola e alla nuca.

Prima di iniziare la tecnica di yoga-nidra eclettico, assicurarsi che la schiena sia a pieno contatto con il pavimento, ad esclusione della minima concavità nella zona lombare.

Ciò che si richiede è una stanza moderatamente calda. La durata di questa fase è di circa 5-10 minuti.

2. Rotazione della coscienza[modifica | modifica sorgente]

Si inizia prendendo coscienza del lato destro del corpo iniziando dalle dita dei piedi e concentrandosi a fondo su queste. Poi con il pensiero si inizia a risalire passando per tutte le parti del corpo, giungendo infine alle dita della mano.

Superata questa fase, si fa una pausa di qualche minuto e successivamente si può decidere di ricompiere lo stesso percorso a ritroso, questa volta partendo dalla parte alta del corpo, oppure di passare alla parte sinistra del corpo.

A questo punto si cercano di unire le due parti del corpo e si arriva a percepirlo come un'unica unità (si può ad esempio visualizzare piede e gamba destra e subito dopo la mano e il braccio sinistro).

3. Pranayama: fase della respirazione profonda e controllata[modifica | modifica sorgente]

La pranayama è la fase in cui si prende coscienza del proprio respiro. Si provano tre tecniche yoga:

  • portare la concentrazione sull'ombelico tenendo conto che quando si inspira l'ombelico deve salire e viceversa quando si esala, l'ombelico scende (il tutto va ripetuto per circa 8-10 volte)
  • portare la coscienza al naso. Inizialmente bisogna capire quale narice sia più aperta e quale meno. Una volta fatto, bisogna riequilibrare il respiro facendo entrare in entrambe le narici la stessa quantità d'aria
  • far percepire alla mente l'aria fresca quando si inspira e quella calda quando si esala

Si può smettere di pensare al respiro quando si diventa consci che il respiro si è fatto calmo e profondo

4. Fase finale[modifica | modifica sorgente]

In questa fase si prende coscienza di collo, gola, mascella, naso, occhi e poi via via ci si concentra sulla zona cervicale, dorsale, lombare e sacrale.

Dopo una breve pausa va visualizzato il plesso solare e si concentra la coscienza agli organi ad esso collegati: intestino, stomaco, polmoni, zona genitale, fegato, reni, cuore.

La fase termina dopo che l'allievo ha considerato e si è concentrato su tutte le parti del corpo, partendo prima dalle zone più esterne (come mani e braccia) per passare successivamente alla parte davanti (ginocchi, cosce, bacino) e infine a quella dietro (talloni, glutei, gomiti).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Spunti da Antonio Bortolotti, Tecniche di autodistensionismo, La casa verde 1990.