Yawalapiti

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Yawalapiti
Yawalapiti nel corso del rituale Kuarup
Nomi alternativi Jaulpiti
Luogo d'origine Brasile
Popolazione 156[1]
Lingua Yawalapiti
Religione animismo
Gruppi correlati Kuikuro, Mehinako, Kamaiurá

Gli Yawalapiti sono un gruppo etnico del Brasile che ha una popolazione stimata in 156 individui (2011).[1]

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Parlano la lingua Yawalapiti (codice ISO 639: YAW), lingua che appartiene alla famiglia linguistica Aruak. Il nome "Yawalapiti" significa letteralmente "villaggio delle palme Tucum" e viene utilizzato dagli Yawalapiti come auto-identificativo.

Insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Vivono nello stato brasiliano del Mato Grosso, nella riserva di Parque Indígena do Xingu. Il "villaggio delle palme Tucum" sarebbe il luogo più antico di cui si tramandano i racconti e si trova nei pressi della barriera corallina Morena, alla confluenza dei fiumi Kuluene e Batovi mentre l'attuale villaggio è collocato nel punto d'incontro dei fiumi Tuatuari e Kuluene.

Come tutte le tribù dell'alto Xingu, il villaggio Yawalapiti è di forma circolare ed ha case comuni che circondano un quadrato (uikúka). Al centro della piazza vi è una casa comune frequentata solo dagli uomini e dove vengono conservati flauti sacri. In questa casa, o presso le rive del fiume vicino, gli uomini si riuniscono per parlare al crepuscolo e si dipingono per le cerimonie. La piazza centrale è il luogo dove vengono sepolti i morti di entrambi i sessi, in un tunnel che collega due fori.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Gli Yawalapiti sono stati menzionati per la prima volta nel 1887 quando la spedizione dell'etnologo tedesco Karl von den Steinen raggiunse la zona paludosa dei laghi e del fiume Tuatuari. L'etnologo fu colpito in particolar modo dalla estrema povertà di questo gruppo etnico: i suoi membri vivevano tutti nudi e non avevano cibo da offrire; nei suoi diari, racconta di due membri Yawalapiti, Mapukayaka e Moritona, probabilmente due capi tribù. Ancora oggi questi due antenati sono presenti nei racconti e nella genealogia del gruppo. Il villaggio menzionato più grande era Ukú-píti ("villaggio delle frecce"), un antico sito dei Mehinako, da loro abbandonato a causa di spiriti che infestavano i laghi. Negli anni quaranta del XX secolo gli Yawalapiti occuparono Palusáya-píti; in questo periodo cominciarono a soffrire di stenti e si dispersero tra le comunità di Kuikuro, Mehinako e Kamaiurá. Alla fine degli anni cinquanta si riorganizzarono e negli anni sessanta riuscirono a ricostruire un proprio villaggio denominato Emakapúku.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (PT) Scheda su socioambiental.org. URL consultato il 2 giugno 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]