Yamaha XS 650

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Yamaha XS 650
Yamaha XS 650 1969.jpg
Yamaha XS 650 ("XS1") del 1969
Costruttore Flag of Japan.svg Yamaha Motor
Tipo Stradale
Produzione dal 1970 al 1983
Sostituita da Yamaha XS 750
Note circa 250.000 esemplari prodotti

La Yamaha XS 650 è il primo motociclo con motore a 4 tempi della casa di Iwata, prodotto dal 1970[1] al 1983.

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti d'America, a partire dal 1963 e per tutti gli anni sessanta, si svolse un acceso dibattito politico che tendeva a varare norme più restrittive nel campo motoristico, al fine di dare soluzione al grave problema dell'inquinamento nelle grandi città. I dirigenti Yamaha che erano stati incaricati di studiare un modello specifico per il mercato statunitense, stabilirono la priorità di realizzare un motociclo con propulsore a ciclo Otto, ipotizzando la prossima messa al bando degli inquinanti motori a due tempi. Identica strada commerciale era già stata tentata dalla Kawasaki, con scarsi risultati, che nel 1966 aveva proposto il modello "W1 650 SS", ispirato alla BSA A7.

Pur non avendo mai prodotto moto a 4 tempi, la Yamaha poteva vantare un discreta esperienza tecnica, maturata durante la collaborazione con la Toyota per la progettazione del modello "2000GT" del 1965. Le aziende giapponesi concorrenti Honda e Kawasaki erano ormai in avanzato stadio prototipale per i loro primi modelli a 4 cilindri "Four" e "Z1", ispirati alla MV Agusta 600 4C, ma la Yamaha preferì seguire l'esempio della Triumph Bonneville, un motociclo di grande successo negli USA, anche se tecnicamente vetusto.

La XS1[modifica | modifica wikitesto]

Al salone di Tokio del 1969 fu presentata la Yamaha 650 XS, oggi universalmente chiamata "XS1". Lo schema tecnico e l'estetica denunciavano chiaramente la voluta discendenza dalla "Bonneville", ma erano state apportate notevoli migliorie per eliminare le carenze del modello ispiratore. Le modifiche riguardavano principalmente il motore, dotato di moderna distribuzione con albero a camme in testa, della trasmissione primaria con ingranaggi, dei cilindri in lega leggera e dei carter frazionati orizzontalmente, ad evitare trafilaggi d'olio.

La "XS-1" fu immediatamente esportata negli USA e nonostante l'incoraggiante successo di mercato, vennero studiate nuove migliorie. Nell'agosto del 1970, la "XS1" scomparve dai listini per essere sostituita dalla "XS1-B" (per il mercato inglese "XS1-F"), che vanta una nuova forcella a steli scoperti e maggiori dimensioni delle feritoie per il raffreddamento del tamburo anteriore.

L'esiguo numero di esemplari inviati in Europa, sia "XS-1" sia di "XS1-B", non permise di valutarne subito le potenzialità commerciali. In Italia veniva venduta, al prezzo di 980.000 f.i., dall'importatore esclusivo Italjet di Bologna.

La XS2[modifica | modifica wikitesto]

Per dare l'assalto al mercato europeo, nel 1971, venne approntata la versione "XS2" con sostanziali modifiche all'equilibratura dell'albero motore, per ridurre le vibrazioni agli alti regimi, e l'adozione del freno a disco anteriore. La moto venne anche dotata di un curioso avviamento elettrico con decompressore comandato a leva che agisce sulla valvola di scarico del cilindro sinistro, dall'uso un po' complicato. Il lancio del nuovo modello fu accompagnato da un'intensa campagna pubblicitaria che aveva come testimonial Jarno Saarinen, allora pilota di punta della Yamaha e accreditato pretendente al titolo iridato nelle classi 250 e 350.

A fronte di un buon successo in Germania e Regno Unito, la "XS2" non raggiunse i risultati sperati in Italia, dove il prezzo di ₤ 1.200.000 f.i., calibrato su quello della Triumph T 120 R Bonneville (₤ 1.135.000 f.i.), era ben superiore al prezzo della diretta rivale Benelli 650 Tornado (₤ 980.000 f.f.) e la poneva in concorrenza con maximoto di cilindrata e prestazioni più elevate come la Laverda 750 GTL (₤ 920.000 f.f.), la Honda CB 750 Four (₤ 1.280.000 f.i.) e la Moto Guzzi V 850 GT (₤ 1.145.000 f.f.), senza contare le quasi contemporanee Ducati 750 GT (₤ 920.000 f.f.) e Moto Guzzi V7 Sport (₤ 1.480.000 f.f.).

I test effettuati dalle varie riviste specializzate sulla "XS2" rilevarono una strutturalità adatta all'impiego turistico e una buona economia d'esercizio, mentre unanimi furono le critiche verso l'esilità e morbidezza della forcella, oltre al prezzo elevato.

La TX[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972 la Yamaha decise di rinominare la "XS2 650" in "TX 650", allo scopo di raggruppare la sua produzione quattrotempistica sotto la sigla "TX" e con una comune veste grafica, dopo la presentazione dei nuovi modelli da 500 e 750 cm³, quest'ultimo destinato ad essere il peggior disastro d'immagine della casa giapponese.

Infatti, a causa di un errore progettuale nel sistema di raffreddamento del lubrificante, la nuova maximoto accusava pesantissime rotture alla distribuzione, in caso di utilizzo estivo prolungato. In conseguenza, tornando utile differenziare il prodotto, si decise di tornare alla vecchia sigla.

La XS 650 B[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Museo Yamaha

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]