Ya'qub ibn al-Layth al-Saffar

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Yaʿqūb ibn al-Layth al-Ṣaffār (in arabo: يعقوب بن ﺍﻟﻠيث ﺍﻟﺼﻔﺎر; ... – ...) è stato il fondatore della dinastia dei Saffaridi (867-1003).

D'origine modesta, tanto che alla sua professione di calderaio nell'est dell'Iran sembra riferirsi il suo laqab di "Ṣaffār" (in arabo: صفار: "rame").

Oscuri anche i suoi primi anni di attività di persona adulta, tanto che si pensa sia stato uno dei componenti delle bande di Kharigiti che angariavano le popolazioni iraniche del Sīstān (Sīgistān per gli arabi).

Cavaliere saffaride

Sembra che l'esperienza fatta nell'uso delle armi e nella conduzione di uomini lo abbia poi convinto a organizzare una formazione armata in grado di offrire i suoi servizi di protezione ai cittadini e ai contadini nei confronti delle bande di cui egli stesso sembra avesse fatto parte.

Divenne una sorta di "signore della guerra" e assunse il controllo del Sīstān, all'incrocio delle attuali frontiere del Pakistan, dell'Afghanistan e dell'Iran, da cui mosse poi per conquistare la maggior parte dell'Iran, minacciando la regioni a est e a ovest.

Nell'871, passando per Balkh, raggiunse Bāmiyān, che saccheggiò, dando fuoco ai tempi buddisti e asportandone le statue per umiliare i seguaci di quella religione, ancora abbastanza numerosi nella regione. Marciò poi su Kabul, da dove espulse gli Hindu-Shahi, che controllavano le attuali province afghane di Kapissa, Kabul, Laghmān e, senza dubbio, di Nangarhār e dell'antica Aracosia (Kandahar).

Alla sua morte nell'879, Yaʿqūb b. al-Layth s'era impadronito del Khorasan, mettendo in tal modo fine alla dinastia regionale dei Tahiridi, conquistando inoltre qualche parte dell'India settentrionale e dell'ovest iranico, puntando anche verso Baghdad, costringendo l'"uomo forte" al-Muwaffaq - fratello del califfo abbaside al-Muʿtamid - a mobilitare le truppe califfali, distogliendole dal fronte del Sawad iracheno, dove era esplosa una pericolosa e tutt'altro che effimera rivolta servile.

Suo fratello ʿAmr b. al-Layth gli succedette ma l'impero saffaride non durò troppo a lungo, visto che alcuni principati riuscirono a recuperare la loro autonomia, prima di essere nuovamente assoggettati al nascente impero dei Ghaznavidi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Th. Nöldeke, "Yakub the Coppersmith and his dynasty", in: Sketches from eastern history, Londra ed Edimburgo, 1892, pp. 176-206.
  • W. Barthold, "Zur Geschichte der Ṣaffāriden", in: Orientalische Studien Th. Nöldeke gewidmet, Giessen, 1906, i, pp. 171-91.

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