Xª Flottiglia MAS (Regno d'Italia)

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Xª Flottiglia MAS
Teseo Tesei, sviluppatore del siluro a lenta corsa
Descrizione generale
Attiva 1939-1943;
Nazione bandiera Regno d'Italia
Ruolo Attacco al naviglio nemico in rada tramite sabotaggio e in mare aperto con l'uso di naviglio sottile silurante o esplodente
Equipaggiamento Naviglio sottile; mezzi d'assalto subacquei e di superficie trasportabili da sommergibili modificati
Motto Memento Audere Semper per la 1ª Flottiglia MAS
Per il Re e per la bandiera per la X Flottiglia MAS[1]
Battaglie/guerre 1941: attacco alla Baia di Suda, attacco a Malta, prima forzatura del porto di Gibilterra
1942: impresa di Alessandria, seconda e terza forzatura del porto di Gibilterra
1943: forzatura del porto di Algeri, quarta forzatura del porto di Gibilterra
Decorazioni MOVM: 31
MAVM: 104
MBVM: 32
Croci al VM: 30
Comandanti
Comandanti degni di nota Aimone di Savoia-Aosta
Vittorio Moccagatta
Ernesto Forza
Junio Valerio Borghese

Fonti citate nel corpo del testo

Voci su marine militari presenti su Wikipedia

La [2] Flottiglia MAS[3], anche nota come Decima MAS, X MAS, 10ª Flottiglia MAS, o "la Decima", fu un'unità speciale della Regia Marina italiana, il cui nome è legato a numerose imprese belliche di assalto, incursione o guerra insidiosa.

Soprattutto nella fase iniziale, le imprese dell'unità non furono coronate dal successo e comportarono molte perdite tra gli equipaggi, come nel caso del fallito attacco a Malta del 1941. Con il perfezionamento dei mezzi, si giunse a eclatanti successi come quello della Baia di Suda (25-26 marzo 1941) o dell'impresa di Alessandria del 19 dicembre 1941, che privò per un lungo periodo la Royal Navy delle sue navi da battaglia nel Mediterraneo.

Con l'armistizio dell'8 settembre 1943, la Xª Flottiglia MAS, sotto il comando di Junio Valerio Borghese, rimase in gran parte bloccata a La Spezia dove si riorganizzò in corpo franco, poi entrato nella Marina Nazionale Repubblicana. Gli elementi rimasti al sud, assieme a numerosi prigionieri rilasciati dai campi di concentramento alleati, riorganizzarono l'unità con il nuovo nome di "Mariassalto": tale unità della Regia Marina, di base a Taranto, comandata dal capitano di fregata Ernesto Forza, continuò le attività belliche agli ordini degli Alleati.

Nel 1954 il gruppo fu ricostituito con il nome di Comsubin (Comando Subacquei ed Incursori).

Le origini: la prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Coppia di MAS in esercitazione, 1918 circa

Le prime unità operative risalgono alle fasi iniziali della prima guerra mondiale, quando il cantiere navale veneziano SVAN (acronimo per Società Veneziana Automobili Navali) fornì alla Regia Marina i suoi primi mezzi speciali denominati MAS, acronimo di Motobarca Armata SVAN. Le prime due unità, MAS 1 e MAS 2, furono completate nel giugno 1915[4].

La Regia Marina si era interessata ai motoscafi siluranti già a partire dal 1906[5], quando venne avviata la definizione di un progetto per una «barca torpediniera mossa da motore a scoppio», com'era definita all'epoca[6], capace di raggiungere una velocità massima di venti nodi e con una lunghezza di circa 15 metri[7]. Tale progetto rimase sulla carta fino al 1914. Lo scoppio della guerra diede nuovo impulso: alla fine del 1914 la Regia Marina prendeva contatti con alcune ditte statunitensi vagliando contemporaneamente due progetti italiani[8], quello della Maccia Marchini e quello della SVAN, che porterà poi ai modelli di serie ordinati per la prima volta il 16 aprile 1915.

Questi modelli furono successivamente prodotti anche da cantieri di altre società, come l'Isotta Fraschini e la FIAT. L'acronimo MAS passò a significare Motobarca Armata Silurante, in seguito Motobarca si trasformò in Motoscafo. L'acronimo "MAS" fu sciolto anche in altre definizioni, fra le quali Motum Animat Spes, e quella di Gabriele D'Annunzio, che vi fece aderire, come si legge nei suoi Taccuini, il motto Memento Audere Semper (ricordati di osare sempre).

D'Annunzio, che fu nell'equipaggio dei tre MAS che effettuarono la Beffa di Buccari, ebbe sempre una particolare simpatia per il nascente gruppo degli incursori della Marina e la sua influenza a livello politico gli consentì di propugnarne a più riprese il potenziamento. In ogni caso, il vero merito alla prosecuzione delle imprese dei MAS e del loro sviluppo dal punto di vista tecnico è da attribuire all'allora capo di Stato Maggiore della Marina, Paolo Emilio Thaon di Revel, che intuì subito il potenziale offensivo dei MAS[7]. Al momento dell'armistizio di Villa Giusti le industrie italiane avevano dato alla luce 419 esemplari di MAS, 244 dei quali entrarono in servizio prima dell'ottobre 1918[7].

Si trattava di motoscafi derivati dai natanti turistici, ai quali venivano applicati apparecchi per il lancio di siluri; imbarcazioni di questo tipo dovevano servire a moltiplicare la potenzialità offensiva navale. Non si investiva, come si era fatto fino ad allora, in poche potentissime navi da guerra, ma si realizzavano molti piccoli, agili, economici natanti, la cui funzione era quella di attaccare le navi nemiche come velocissimi "lanciasiluri", sfruttando l'effetto sorpresa. Il concetto si dimostrò efficace e questi mezzi riportarono diversi successi sotto il comando di Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci, fra i quali l'impresa di Pola.

Oltre ai MAS, da cui derivò poi il nome del reparto, gli anni della prima guerra mondiale videro l'impiego di altri mezzi più vicini a quelli poi effettivamente impiegati nella seconda guerra mondiale; tra questi il barchino saltatore e la torpedine semovente[9].

Fra le incursioni più eclatanti vanno ricordate le imprese di Luigi Rizzo che nel dicembre del 1917 affondò, al largo di Trieste, la corazzata della Marina imperiale austriaca Wien e nel giugno del 1918 al largo di Premuda attaccò ed affondò la corazzata Santo Stefano. Si trattò dei due maggiori successi ottenuti dalla Regia Marina nella prima guerra mondiale.

Il forzamento del Canale di Fasana[modifica | modifica wikitesto]

Data la continua inattività della flotta austro-ungarica nel mare Adriatico, il Capo di Stato Maggiore Thaon di Revel continuò a pensare di colpire le navi nemiche direttamente entro i loro porti. Una volta comunicate le sue intenzioni ai sottoposti, il capitano di vascello Morano Pignatti nell'estate 1916 si fece avanti con una proposta per il siluramento di una nave nemica più volte individuata dai ricognitori nel Canale di Fasana, non lontano da Pola: una torpediniera avrebbe preso a rimorchio un MAS e da Venezia si sarebbe avvicinata all'obiettivo contribuendo in seguito ad abbassare le ostruzioni che impedivano l'accesso al canale; una volta fatto questo il MAS sarebbe dovuto entrare nel varco per affondare l'imbarcazione nemica, quindi avrebbe dovuto far ritorno alla "nave-madre" che, con la protezione di un cacciatorpediniere, si sarebbe subito diretta alla città di partenza[10].

L'idea venne approvata da Thaon di Revel e subito iniziarono i preparativi in vista della missione. Il MAS 20 venne dotato di nuovi e più silenziosi motori elettrici, mentre nella torpediniera venne installato un meccanismo che mediante due grandi pesi fissati vicino alla prua era capace di abbassare le reti di ostruzione poste all'ingresso del canale. Nella notte tra l'1 ed il 2 novembre il cacciatorpediniere Zeffiro, la torpediniera e il MAS 20 (comandati rispettivamente da Costanzo Ciano, Domenico Cavagnari e Ildebrando Goiran[11]) erano pronti a salpare comandati da Pignatti, che aveva preso posizione nello Zeffiro.
Una volta arrivato al punto prestabilito il comandante Cavagnari manovrò abilmente la sua nave riuscendo ad abbassare in poco tempo le ostruzioni (formate da catene e cavi d'acciaio); immediatamente il motoscafo oltrepassò il varco, dove si posizionò il marinaio scelto Michelangelo De Angelis munito di lanterna con la quale avrebbe dovuto segnalare al MAS dove dirigersi per trovare facilmente l'uscita. Goiran navigò indisturbato lungo il canale in cerca di un bersaglio valido finché attorno alle ore 3:00 avvistò la sagoma del piroscafo Hars (7.400 t)[12]: Cavagnari lanciò prima un siluro e poi, non udendo nessuno scoppio, fece altrettanto con il secondo, ma neanche questo raggiunse il bersaglio a causa delle doppie reti protettive poste dagli austro-ungarici attorno all'imbarcazione. Non potendo più fare altro avendo esaurito le munizioni, il MAS volse la prua verso l'uscita recuperando il marinaio che li aspettava, e raggiunse lo Zeffiro poco tempo dopo.

Nonostante Pola fosse l'unica grande base dell'Adriatico, nonché centro del Comando Marina, la flotta austro-ungarica non abbandonò le sue posizioni neanche per tentare un'azione vendicativa[13]. Già dopo un anno dall'entrata in guerra la Marina italiana era riuscita a paralizzare la controparte nemica, costretta alla fonda nei suoi porti per timore di perdere le proprie navi.

L'affondamento della corazzata Wien[modifica | modifica wikitesto]

Frammento della prua della Wien recuperato dopo la prima guerra mondiale ed ora esposto al Museo storico navale di Venezia

Nell'agosto 1917 la marina austro-ungarica dislocò due corazzate, la Wien e la Budapest, nel porto di Trieste per appoggiare dalla costa, se necessario, l'Esercito Imperiale Austro-Ungarico nella sua avanzata in territorio italiano.
La Marina italiana, che aveva alcuni cannoni 381 mm/40 AVS a Grado, e il Regio Esercito, che allora comandava anche l'aviazione militare, avrebbero potuto attaccare le due navi da battaglia nemiche, ma il pericolo di danneggiare Trieste obbligò a trovare un'altra soluzione, che si concretizzò nell'usare due MAS per svolgere il delicato compito. L'esito infausto della battaglia di Caporetto ritardò le operazioni italiane di qualche mese, ma dopo la metà del novembre 1917 Morano Pignatti, lo stesso ideatore del forzamento del Canale di Fasana, mise a punto un piano di attacco che prevedeva l'utilizzazione di due torpediniere e due MAS, il numero 9 e 13[14].

Il 9 dicembre il gruppo di natanti italiani salpò da Venezia alle ore 17:00 raggiungendo verso le 22:45 il punto stabilito per il rilascio dei MAS (portati fin qui a rimorchio dalle torpediniere)[15]. Il MAS 9, pilotato da Luigi Rizzo, e il 13, guidato dal sottufficiale Andrea Ferrarini, navigarono silenziosamente fino alle ostruzioni che impedivano l'accesso al porto recidendo le funi metalliche grazie ad una cesoia, quindi entrarono nel vallone di Muggia in cerca delle corazzate da affondare. Una volta individuate i due comandanti si divisero ed alle ore 2:32 vennero lanciati i siluri, seguiti poco dopo da quattro esplosioni: due provenienti dalla Wien dovute al MAS di Rizzo, e due da una banchina vicina alla Budapest, mancata di poco da Ferrarini[16].
Senza perdere tempo i due motoscafi diressero verso l'uscita dove incontrarono le torpediniere che li riportarono a Venezia.

La Wien ora giaceva a 15 metri sotto il livello del mare[17], ma stavolta, diversamente che dopo l'attacco al Canale di Fasana, la marina austro-ungarica tentò un'azione di forza bombardando due volte Cortellazzo, senza procedere ad ulteriori manovre.

La beffa di Buccari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Beffa di Buccari.

Il primo forzamento di Pola[modifica | modifica wikitesto]

La guerra vide anche impiegati i nuovi barchini saltatori, o meglio uno di essi, soprannominato Grillo una volta uscito dal Regio Arsenale di Venezia[18].

L'obiettivo designato era la più difesa base della k.u.k. Kriegsmarine, cioè quella di Pola. Il 9 marzo 1918 si tentò una sortita con quattro barchini, altrettante torpediniere e numerose unità di scorta, ma la formazione risultò troppo vistosa ed un analogo tentativo con due navi in meno non ebbe seguito perché arrivò tardi alla meta, sorte seguita da un'altra spedizione il 13 aprile 1918[19].
Il 13 maggio 1918 due torpediniere, i MAS 95 e 96 (pilotati da Costanzo Ciano e Andrea Berardinelli) e il Grillo (guidato dal comandante Mario Pellegrini), scortati da cinque cacciatorpediniere, riuscirono ad avvicinarsi velocemente al punto dove il barchino sarebbe dovuto entrare in acqua. Rapidamente Pellegrini navigò con il suo insolito mezzo fino alla prima linea di ostruzioni riuscendo ad agganciare le stesse con le apposite catene di cui era dotato il Grillo, ma subito venne illuminato da un faro nemico. Poco dopo gli italiani vennero raggiunti da colpi di arma da fuoco che tuttavia non gli impedirono di arrivare a superare la quarta ostruzione. A questo punto il comandante notò accorrere verso di lui un'imbarcazione: il tempo necessario a superare l'ultima ostruzione non bastava, e il battello nemico lo avrebbe sicuramente catturato insieme al suo equipaggio ed al barchino; fu così che si decise di affondare il Grillo, ma prima l'equipaggio avrebbe tentato di lanciare i due siluri nella speranza di colpire qualcosa. L'azione non riuscì perché Giuseppe Corrias, il fuochista di bordo, e lo stesso Pellegrini, si dimenticarono di togliere la sicura ai due ordigni[20].
Il tempo stringeva e prima che l'equipaggio potesse compiere altre azioni una cannonata colpì in pieno il barchino capovolgendolo e scaraventando il suo equipaggio in mare.

I tre membri dell'equipaggio (gli altri erano il marinaio scelto Francesco Angelino e il capo silurista Antonio Milani[21]) vennero presi prigionieri e condotti alla base navale dove furono medicati. Terminata la guerra sarebbero tutti tornati in Italia.

L'affondamento della Szent István e della Viribus Unitis[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impresa di Premuda e Impresa di Pola.

Missioni svolte nella prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La Szent István affonda dopo essere stata silurata dal MAS del comandante Rizzo

Le tonnellate sotto specificate sono tonnellate di stazza, quindi unità di volume, e non di peso.[22]

  • Durazzo, 7 giugno 1916: - 2 MAS - Berardinelli, Pagano - affondamento piroscafo Lokrum (1.000 t)
  • San Giovanni di Medua, 16 giugno 1916: - 2 MAS - Berardinelli, Pagano - incursione nel porto che risultò privo di navi
  • Durazzo, 26 giugno 1916: 2 MAS - Berardinelli, Pagano - affondamento piroscafo Sarajevo (1.100 t)
  • Canale di Fasana, 2 novembre 1916: MAS 20 - Goiran - vengono lanciati due siluri, che però non superano le reti di protezione della nave presa come bersaglio
  • Trieste, Vallone di Muggia, 9-10 dicembre 1917: MAS 9 e 13 - Luigi Rizzo, Andrea Ferrarini - affondata corazzata Wien (5.600 t)
    • MAS 13: Ferrarini, Origoni, Volpi, Salvemini, Cassisa, Cabella, Dagnino, Piccirillo, Pessina
    • MAS 9: Rizzo, Battaglini, Martini, Foggi, Mazzella, Orsi, Poltri, Camini, Sansolini
  • Beffa di Buccari, febbraio 1918: MAS 94, 95, 96 - Gabriele D'Annunzio, Costanzo Ciano, Luigi Rizzo - azione dimostrativa di forzamento del porto
  • Durazzo, giugno 1918: 2 MAS - Pagano, Azzi - affondato il piroscafo Bregenz (3.900 t)
  • Pola, 13-14 maggio 1918: MAS 95 e 96, 1 barchino saltatore - Ciano, Berardinelli, Pellegrini - superate quattro delle cinque ostruzioni con perdita del barchino e del suo equipaggio
  • Impresa di Premuda, 10 giugno 1918: MAS 15 e 21 - Luigi Rizzo, Giuseppe Aonzo (MAS 21), Armando Gori (MAS 15) - affondata corazzata Szent István (Santo Stefano)
  • Impresa di Pola, 31 ottobre-1º novembre 1918: Raffaele Rossetti, Raffaele Paolucci - forzatura del porto a nuoto con una torpedine semovente e affondamento della corazzata Viribus Unitis (20.000 t) e il vicino piroscafo Wien (7.400 t)

A queste missioni se ne devono aggiungere altre, di minore portata, che avevano vari obiettivi come l'attacco a forze navali, posa di mine e scorta di convogli.

Tra le due guerre mondiali: formazione della 1ª Flottiglia MAS[modifica | modifica wikitesto]

I componenti della 1ª Flottiglia MAS nel 1939. Da sinistra a destra sottotenente di vascello Luigi Durand de la Penne (medaglia d'oro), capitano (GN) Teseo Tesei (medaglia d'oro), capitano Bruno Falcomatà (medaglia d'oro), capitano di fregata Paolo Aloisi (medaglia d'argento), tenente (GN) Gian Gastone Bertozzi (medaglia d'argento), tenente di vascello Gino Birindelli (medaglia d'oro), capitano (AN) Gustavo Maria Stefanini, guardiamarina Giulio Centurione.

Negli anni dopo la fine della prima guerra mondiale la Marina non dedicò molta attenzione ai motoscafi d'assalto, data l'ormai affermata potenza italiana in ambito marittimo e visti i pacifici rapporti esistenti con Gran Bretagna e Francia, i principali "avversari" presenti nel Mediterraneo[23]. L'inizio del grande sviluppo dell'incursione subacquea risale però al 1935, quando la guerra d'Etiopia sconvolse gli equilibri politici fino a quel momento esistenti; è in quell'anno infatti che due ufficiali, Teseo Tesei ed Elios Toschi, iniziarono a mettere mano a un progetto che nei loro intenti doveva servire a colmare la disparità di mezzi tra la Regia Marina e la più potente forza navale dell'epoca, la Royal Navy, in quel periodo fortemente presente nel Mar Mediterraneo. Venne così costituita la 1ª Flottiglia MAS comandata dal capitano di fregata Paolo Aloisi, incaricata di organizzare i mezzi d'assalto della Marina, cosa che iniziò verso la fine dell'aprile 1939 in una tenuta della famiglia Salviati situata nei dintorni della foce del fiume Serchio[24]. Inoltre nel 1936, vennero realizzati i primi esemplari di barchini progettati da Aimone di Savoia-Aosta[25], comandante di GeneralMAS, dalla quale dipendevano sia la 1ª Flottiglia MAS che le motosiluranti.

Il punto di partenza furono le versioni rinnovate dei MAS e i siluri. Nell'idea di Toschi e Tesei il siluro diventava un mezzo di incursione subacquea. Nacque così l'SLC (siluro a lenta corsa): siluri elettrici in grado di trasportare due uomini oltre alla testa esplosiva sganciabile, che veniva fissata dai due operatori alla chiglia della nave nemica.

Questo mezzo è meglio noto con il nomignolo di maiale: l'origine del soprannome è incerta e da una parte vi è la forma goffa del mezzo, dall'altra il fatto che erano mezzi lenti e poco agili. I maiali erano portati sul luogo delle operazioni, generalmente nelle vicinanze di un porto nemico, per mezzo di sommergibili trasportatori, modificati per ospitare alcune di queste unità sul ponte. Inizialmente non era previsto l'utilizzo dei cassoni stagni contenitori dei mezzi d'assalto, ma solo delle staffe di ancoraggio al sommergibile stesso, questo però comportava un'immersione massima per il sommergibile trasportatore di soli 30 metri, quota massima operativa sperimentata per gli SLC. Per ovviare a questa limitazione, che tra l'altro rendeva il sommergibile più facilmente visibile da parte del nemico, si decise di montare sul ponte del sommergibile dei cassoni stagni di forma cilindrica, costruiti nei cantieri OTO Melara di La Spezia.

Oltre ai MAS e SLC vennero sviluppati anche gli MTM (Motoscafi da Turismo Modificati): i barchini esplosivi.

La ricerca venne interrotta con la fine della guerra d'Etiopia, per riprendere solo alla fine del 1939. Alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale la Marina decise di riprendere gli studi per l'impiego operativo del maiale e dei barchini. L'attività della flottiglia inizialmente fu tesa alla sperimentazione in segreto delle nuove armi della Marina; diventò quindi un'unità speciale, ad attività riservata.

La seconda guerra mondiale: la Xª Flottiglia MAS[modifica | modifica wikitesto]

Un orologio Radiomir Panerai con quadrante luminoso attraverso una miscela a base di radio, per l'epoca materiale ad alta tecnologia, fornito alla Regia Marina per i palombari

Fu confermato l'utilizzo dei mezzi presenti nella 1ª Flottiglia e fu riconosciuta formalmente la specialità degli uomini d'assalto, sommozzatori in grado di nuotare fino a sotto le navi nemiche per collocarvi dell'esplosivo. I mezzi usati per trasportare queste testate esplosive, del peso di circa 300 kg, erano dei siluri modificati, appunto i Siluri a Lenta Corsa. Il reparto subacqueo era ora comandato dal tenente di vascello Junio Valerio Borghese. Nel centro esisteva un Reparto tecnico-sperimentale, comandato dal tenente di vascello Angelo Belloni, per gli studi e le indagini sulle applicazioni di nuove attrezzature, che dovevano migliorare l'efficienza e la sicurezza di tutte le apparecchiature subacquee in dotazione alla flottiglia. Tra gli utilizzatori vi era il Gruppo Gamma, comandato dal tenente di vascello Eugenio Wolk; questo gruppo introdusse l'impiego di pinne e guanti palmati durante gli addestramenti alle future missioni[26].

Quanto ai motoscafi modificati, i barchini esplosivi, essi vennero inquadrati in una unità comandata da Giorgio Giobbe, che non venne inizialmente utilizzata perché queste imbarcazioni venivano considerate "mezzi di ripiego"[27]. I "barchini" avevano il loro rifugio alla Spezia e precisamente al "Balipedio[28] Cottrau", sulla via di Porto Venere[29].

Per il successo delle incursioni era necessario anche un equipaggiamento speciale, non solo dal punto di vista dei mezzi offensivi, ma anche dei dispositivi di navigazione (bussole) e degli accessori (profondimetri): il tutto fu oggetto di un attento studio.

Un Operatore Gamma della Xª MAS.

Ma in primo piano veniva sempre la fortissima motivazione con la quale gli operatori della Xª andavano in azione, diretta contro il potenziale bellico piuttosto che contro gli uomini.

« Nel corso di tutta la seconda guerra mondiale i mezzi d’assalto della Marina Italiana hanno subito perdite percentuali elevatissime, hanno inflitto duri colpi al nemico in momenti particolarmente critici della situazione navale nel Mediterraneo, ma non hanno ucciso praticamente nessuno...
...il mezzo d'assalto è stato l'unico mezzo di guerra che mirò unicamente alla distruzione del materiale del nemico... »
(dal libro dell'ammiraglio Virgilio Spigai "Cento uomini contro due flotte"[26])

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Il sommergibile Gondar in banchina alla Spezia; si notino a prua della falsatorre i due contenitori cilindrici destinati ad ospitare i Siluri a lenta corsa

Le prime azioni di attacco si conclusero con risultati poco incoraggianti, a volte disastrosi. Nella prima missione, denominata G.A.1, destinata ad attaccare la rada di Alessandria d'Egitto, il 22 agosto 1940 nel golfo di Bomba il sommergibile Iride, che aveva caricato quattro SLC dalla motonave Calipso, e la motonave Monte Gargano, vennero affondati dagli inglesi con elevate perdite umane. Cinque marinai dell'Iride, silurato da uno Swordfish, vennero salvati proprio da alcuni degli operatori della Xª che al momento dell'affondamento del sommergibile erano temporaneamente sulla Monte Gargano.

Una seconda operazione contro Alessandria, la G.A.2, ed una contro Gibilterra, la B.G.1, si conclusero senza esiti positivi, anche se con minori perdite umane[30]: nella missione G.A.2 vi fu un morto e il sommergibile Gondar venne autoaffondato dopo un'agonia di diverse ore, mentre la seconda, condotta dal comandante Borghese sul sommergibile Scirè, venne annullata quando il sommergibile era già alla volta di Gibilterra, perché la squadra navale bersaglio dell'incursione era uscita dal porto. Con l'affondamento del Gondar, oltre all'equipaggio vennero fatti prigionieri dagli inglesi il comandante Giorgini e anche diversi incursori.

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo questi costosi fallimenti iniziali, in seguito alla cattura del comandante Giorgini, il comando dell'intero reparto venne affidato al capitano di fregata Vittorio Moccagatta. Il 15 marzo 1941 la 1ª Flottiglia MAS fu ribattezzata proprio su proposta (fatta il 10 marzo 1941) 10ª Flottiglia MAS[31]. Il nuovo nome fu scelto in riferimento alla legione prediletta di Giulio Cesare, la Legio X Gemina.

Il 29 ottobre 1940 lo Scirè (comandato ancora da Borghese e con tre SLC a bordo), tentò nuovamente un'azione denominata B.G.1 contro Gibilterra, che venne interrotta e ritentata con denominazione B.G.2 il 30 dello stesso mese. La coppia de la Penne - Bianchi venne subito intravista da un'imbarcazione nemica e per non destare sospetti portarono in immersione il loro SLC, che però si guastò non permettendo più la risalita. I due assaltatori lo abbandonarono e raggiunsero a nuoto la costa spagnola. Tesei e Pedretti, che pilotavano un altro SLC, furono capaci di arrivare all'imboccatura del porto, ma al momento dell'immersione constatarono che i loro respiratori non funzionavano, e dovettero desistere affondando il mezzo e nuotando fino alla riva spagnola, da dove vennero rimpatriati assieme a de la Penne e Bianchi[32]. Birindelli e Paccagnini, nonostante problemi di galleggiamento con il loro mezzo, un respiratore bucato e una velocità alquanto ridotta, riuscirono con grande abilità ad arrivare a 70 metri dalla corazzata Barham[33] superando le reti antisiluro poste in sua difesa. A questo punto, inaspettatamente, l'SLC si bloccò sul fondale. Birindelli (rimasto solo in quanto Paccagnini era risalito in superficie per mancanza di ossigeno) tentò di trascinare la testata fin sotto la nave nemica, ma dopo poco tempo dovette abbandonare i suoi propositi in quanto stremato. Risalito in superficie tentò di fuggire, ma venne scoperto e preso prigioniero assieme a Paccagnini dai soldati inglesi.

La missione fu un totale insuccesso, ma almeno era stata dimostrata la capacità degli incursori di penetrare in un porto nemico ben presidiato.

I primi successi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi attacco alla Baia di Suda.
« Se la Xª MAS fosse stata pienamente operativa nel giugno 1940, quando gli inglesi non disponevano ancora dell'Ultra né di buoni sistemi di vigilanza nei porti di Alessandria, Gibilterra e La Valletta, la guerra probabilmente avrebbe avuto un esito assai diverso.[34] »
Il relitto della HMS York ispezionato da una squadra di marinai della torpediniera Sirio dopo la resa di Creta

La prima azione coronata da successo fu quella del 25 marzo 1941[35]: sei barchini esplosivi presero di mira diverse unità nemiche nella baia di Suda, a Creta, affondando fra l'altro l'incrociatore York. L'incursione, con al comando il tenente di vascello Luigi Faggioni, venne effettuata appunto da sei MTM che riuscirono a forzare durante la notte le ostruzioni della baia e rimasero in attesa fino a che le luci dell'alba permisero di individuare chiaramente le sagome degli obbiettivi ancorati in rada. Un barchino centrò lo York, che si adagiò sul fondale, ma con danni talmente gravi che non venne comunque recuperato; un secondo, pilotato dal sergente cannoniere Emilio Barberi, che per l'azione verrà decorato con la medaglia d'oro al valor militare[36], centrò la petroliera Pericles, ed il terzo mancò il suo bersaglio programmato centrando un molo. Le altre unità ebbero problemi di natura meccanica o relativi ai malesseri dei piloti dovuti alle condizioni estreme nelle quali operavano; gli equipaggi causarono quindi l'affondamento dei loro mezzi.

Alcune operazioni successive, comunque, non andarono a buon fine. Nell'aprile 1941 venne tentata una ricognizione offensiva nelle acque di Corfù (Grecia), precisamente a Porto Edda, comandata dallo stesso Moccagatta. Due MAS, il 539 e il 535, scortarono due MTS[37], il primo con equipaggio il capitano di corvetta Giorgio Giobbe e il sottotenente di vascello Aldo Massarini, ed il secondo con il sottotenente di vascello Renato Iovine ed il 2º capo motorista Enrico Cerruti. La missione venne abortita[30]. Inoltre la notte tra il 25 e il 26 maggio 1941, la missione B.G.3, ancora con obiettivo Gibilterra e basata su tre SLC partiti dal sommergibile Sciré, venne annullata, ma tutti gli operatori rientrarono alla base[30].

L'attacco a Malta e la morte di Tesei[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi attacco a Malta.

Nel maggio successivo fu tentata un'altra missione contro il porto di Gibilterra, ancora con il sommergibile Scirè comandato dal tenente di vascello Junio Valerio Borghese e ancora caratterizzata da un fallimento dovuto a problemi tecnici dei mezzi.

Il Forte Sant'Elmo nel 2008; a destra, il vuoto occupato prima dell'attacco dalle ostruzioni fatte saltare dagli MTM italiani

A luglio un'ambiziosa e temeraria azione contro Malta, denominata Malta 2, finì invece in un disastro. Il 25 e 26 luglio 1941 la Xª MAS provò ad attaccare il possedimento inglese partendo dalla nave appoggio Diana e da due MAS, il 451 del sottotenente di vascello Giorgio Sciolette ed il 452 al comando del tenente di vascello Giobatta Parodi (recante a bordo il capitano di fregata Vittorio Moccagatta ed il capitano medico Bruno Falcomatà); con loro un consistente gruppo di barchini esplosivi e due SLC: il piano operativo prevedeva che durante la notte l'SLC facesse saltare le ostruzioni di ponte sant'Elmo che chiudevano il porto di La Valletta, e immediatamente i barchini avrebbero dovuto irrompere nel varco e colpire le navi all'ancora. L'altro SLC avrebbe dovuto attaccare i sommergibili inglesi in porto.

Marinai della Decima ad Augusta dopo un'azione su Malta


L'attacco iniziale alle ostruzioni doveva essere portato dal maggiore Tesei, fondatore del gruppo, che visto il ritardo accumulato a causa delle varie avarie ai mezzi si portò con il suo SLC insieme al 2º capo palombaro Alcide Pedretti per far saltare le ostruzioni[38]. Le difese dell'isola erano però entrate in stato di allerta grazie agli avvistamenti radar; Tesei saltò in aria col suo mezzo spolettato a tempo zero (esplosione immediata)[39] facendo crollare una parte del ponte girevole di sant'Elmo, ma ostruendo anche il passaggio; molti degli incursori che si lanciarono in successione contro l'entrata vennero falciati dalle postazioni che difendevano l'imboccatura di una delle due baie che costituiscono il porto, Marsamuscetto (l'altra è il Grand Harbour, o Porto Grande); infine, all'alba, decollarono dagli aeroporti dell'isola (Ħal Far e Luqa) trenta aerei da caccia Hurricane inglesi del 126º, 185º e 251º Squadron che individuarono le navi appoggio italiane e le colpirono duramente, causando anche molti morti e feriti, tra i quali Moccagatta, nonostante venissero contrastati da dieci caccia Macchi MC.200 del 54º Stormo. Nella battaglia aerea secondo gli italiani vennero abbattuti tre Hurricane contro due Macchi, mentre gli inglesi affermarono di aver abbattuto tre Macchi perdendo un solo Hurricane.


Per l'azione a Tesei verrà concessa la medaglia d'oro al valor militare alla memoria, così come a Pedretti (entrambi reduci da una prima missione contro Gibilterra e superstiti all'affondamento del sommergibile Iride durante l'operazione G.A.1), e a Moccagatta[40]. Il bilancio complessivo dell'azione fu di 15 morti, 18 prigionieri e la perdita di due MAS, due SLC e otto MTM.

I fallimenti furono comunque utili per accumulare esperienza e mettere a punto tecniche e materiali. Anche l'episodio di Malta, che avrebbe potuto segnare la fine dell'incursione subacquea, divenne invece lo sprone per fare meglio: nuove risorse furono assegnate ai reparti d'assalto, mentre a quelli subacquei e di superficie si affiancò il nuovo "Gruppo Gamma", costituito da nuotatori d'assalto[41].

Il 20 settembre 1941 finalmente i "maiali" dello Scirè a Gibilterra riuscirono ad affondare due piroscafi e una petroliera militare. Il dicembre successivo la Xª Flottiglia MAS effettuava l'azione più nota, l'affondamento delle navi da battaglia britanniche HMS Valiant e la nave ammiraglia HMS Queen Elizabeth.

L'affondamento della Valiant e della Queen Elizabeth[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi impresa di Alessandria.
« ...sei Italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l'equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell'Asse. »
(Winston Churchill)

La più celebre delle azioni della Xª Flottiglia MAS (operazione G.A.3), l'affondamento delle corazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth e della petroliera Sagona ormeggiate nel porto di Alessandria d'Egitto, venne effettuata il 19 dicembre 1941. Si trattò di una sorta di rivincita delle forze armate italiane per le gravi perdite navali subite nella notte di Taranto (ottobre 1940). È rimasta famosa anche come Impresa di Alessandria.

La notte del 3 dicembre il sommergibile Sciré comandato dal tenente di vascello Junio Valerio Borghese lasciò La Spezia per la missione G.A.3. Dopo uno scalo a Lero, in Egeo, giunti sul posto dopo il trasferimento aereo dall'Italia, per imbarcare gli operatori dei mezzi d'assalto, il 14 dicembre il sommergibile si diresse verso la costa egiziana per l'attacco previsto nella notte del 17. Una violenta mareggiata però fece ritardare l'azione di un giorno. La notte del 18, con condizioni del mare ottimali, approfittando dell'arrivo di tre cacciatorpediniere che obbligarono i britannici ad aprire un varco nelle difese del porto, i tre SLC (siluro a lenta corsa), pilotati ciascuno da due uomini di equipaggio, penetrarono nella base per dirigersi verso i loro obiettivi. Gli incursori dovevano giungere sotto la chiglia del proprio bersaglio, piazzare la carica d'esplosivo e successivamente abbandonare la zona dirigendosi a terra e autonomamente cercare di raggiungere il sommergibile che li avrebbe attesi qualche giorno dopo al largo di Rosetta.

La HMS Queen Elizabeth circondata da reti parasiluri nel porto di Alessandria prima dell'attacco.

L'equipaggio Durand de la Penne - Bianchi sul maiale nº 221 puntò verso la nave da battaglia Valiant. Perso il secondo a causa di un malore, de la Penne trascinò sul fondo il proprio mezzo fino a posizionarlo sotto la carena della nave da battaglia prima di affiorare, essere catturato e portato proprio sulla corazzata. Dopo poco, gli inglesi catturarono anche Bianchi, che era risalito alla superficie e si era aggrappato ad una boa di ormeggio della corazzata, e lo rinchiusero nello stesso compartimento sotto la linea di galleggiamento nel quale avevano portato Durand de la Penne, nella speranza di convincerli a rivelare il posizionamento delle cariche. Alle 05:30, a mezz'ora dallo scoppio, de la Penne chiamò il personale di sorveglianza per farsi condurre dall'ammiraglio Cunningham, comandante della Mediterranean Fleet, ed informarlo del rischio corso dall'equipaggio; ciò nonostante Cunningham fece riportare l'ufficiale italiano dov'era. All'ora prevista l'esplosione squarciò la carena della corazzata provocando l'allagamento di diversi compartimenti mentre molti altri venivano invasi dal fumo, ma il compartimento che ospitava gli italiani rimase intatto e i due vennero evacuati insieme al resto dell'equipaggio[42].

Martellotta e Mario Marino, sul maiale nº 222, costretti a navigare in superficie a causa di un malore del primo, condussero il loro attacco alla petroliera Sagona. Dopo aver preso terra vennero anch'essi catturati dagli egiziani. Intorno alle sei del mattino successivo ebbero luogo le esplosioni. Quattro navi furono gravemente danneggiate nell'impresa: oltre alle tre citate anche il cacciatorpediniere HMS Jervis, ormeggiato a fianco della Sagona, fu infatti vittima delle cariche posate dagli assaltatori italiani.

Esemplare di "Siluro San Bartolomeo" (altro tipo di "siluro a lenta corsa") della seconda guerra mondiale, esposto nel Submarine Museum, Gosport.

Antonio Marceglia e Schergat sul maiale nº 223, in una «missione perfetta»[43], «da manuale»[44] rispetto a quelle degli altri operatori, attaccarono invece la Queen Elizabeth, alla quale agganciarono la testata esplosiva del loro maiale, quindi raggiunsero terra e riuscirono ad allontanarsi da Alessandria, per essere catturati il giorno successivo, a causa dell'approssimazione con la quale il nostro servizio segreto militare, il SIM, aveva preparato la fuga: vennero date agli incursori banconote che non avevano più corso legale in Egitto e per cercare di cambiare le quali l'equipaggio perse tempo. Nonostante il tentativo degli italiani di spacciarsi per marinai francesi appartenenti all'equipaggio di una delle navi in rada, vennero riconosciuti e catturati[45].

Sebbene l'azione fosse stata un successo, le navi si adagiarono sul fondo, e non fu immediatamente possibile avere la certezza che non fossero in grado di riprendere il mare. Nonostante tutto, le perdite di vite umane furono molto contenute: solo 8 marinai persero la vita.[46]

L'azione italiana costò agli inglesi, in termini di naviglio pesante messo fuori uso, come una battaglia navale perduta e fu tenuta per lungo tempo nascosta anche a causa della cattura degli equipaggi italiani che effettuarono la missione. La Valiant subì danni alla carena in un'area di 20 x 10 m a sinistra della torre A[47], con allagamento del magazzino munizioni A e di vari compartimenti contigui. Anche gli ingranaggi della stessa torre vennero danneggiati e il movimento meccanico impossibilitato, oltre a danni all'impianto elettrico. La nave dovette trasferirsi a Durban per le riparazioni più importanti che vennero effettuate tra il 15 aprile ed il 7 luglio 1942[48]. Le caldaie e le turbine rimasero però intatte. La Queen Elizabeth invece fu squarciata sotto la sala caldaie B con una falla di 65 x 30 m che passava da dritta a sinistra, danneggiando l'impianto elettrico ed allagando anche i magazzini munizioni da 4,5", ma lasciando intatte le torri principali e secondarie. La nave riprese il mare solo per essere trasferita a Norfolk, in Virginia, dove rimase in riparazione per 17 mesi.

Per la prima volta dall'inizio del conflitto, la flotta italiana si trovava in netta superiorità rispetto a quella britannica, a cui non era rimasta operativa alcuna corazzata (la HMS Barham era stata a sua volta affondata da un sommergibile tedesco il 25 novembre 1941). La Mediterranean Fleet alla fine del 1941 disponeva solo di quattro incrociatori leggeri e alcuni cacciatorpediniere[49].

L'ammiraglio Cunningham per ingannare i ricognitori italiani decise di rimanere con tutto l'equipaggio a bordo dell'ammiraglia che, fortunatamente per lui, si appoggiò sul fondale poco profondo. Per mantenere credibile l'inganno nei confronti della ricognizione aerea, sulle navi si svolgevano regolarmente le cerimonie quotidiane, come l'alzabandiera[42]. Poiché l'affondamento avvenne in acque basse le due navi da battaglia furono recuperate negli anni successivi, ma la sconfitta rappresentò un colpo durissimo per la flotta britannica, che condizionò la strategia operativa anche ben lontano dal teatro operativo del Mediterraneo. A questo proposito, Churchill scrisse[50]:

« Tutte le nostre speranze di riuscire a inviare in Estremo Oriente delle forze navali dipendevano dalla possibilità d’impegnare sin dall’inizio con successo le forze navali avversarie nel Mediterraneo »

Tuttavia contrasti tra gli Stati Maggiori dell'Asse non permisero di sfruttare questa grande occasione di conquistare il predominio aeronavale nel Mediterraneo e occupare Malta.[51].

Durante il periodo dell'armistizio de la Penne venne decorato con la medaglia d'oro al valor militare[52] che gli venne appuntata dal commodoro sir Charles Morgan, ex comandante della Valiant. Stessa decorazione venne concessa agli altri cinque operatori della Xª.[53].

Dietro le linee[modifica | modifica wikitesto]

Infiltrazione a Malta[modifica | modifica wikitesto]

Una delle attività meno note del reparto fu quella di infiltrazione/esfiltrazione di sabotatori e membri dei servizi segreti dietro le linee nemiche. Uno dei casi più importanti fu quello di Carmelo Borg Pisani, sottocapomanipolo[54] della Milizia Marittima di origine maltese, irredentista venuto in Italia ed iscrittosi al Partito Nazionale Fascista per contribuire alla lotta antibritannica[55][56] [57][58] ed alla conseguente unione di Malta all'Italia.[59][60] [61] [62]

Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1942 Borg Pisani, che aveva seguito un corso di infiltrazione e tecniche di sabotaggio, si imbarcò come "sabotatore-informatore" ad Augusta sul MTSM (Motoscafo da Turismo Silurante Modificato) 214 in forza alla Xª Flottiglia Mas. Questo mezzo dipendeva dalla squadriglia di MTSM di base ad Augusta che svolgeva una intensa attività nelle acque di Malta, al comando del tenente di vascello Ongarillo Ungarelli. La notte dello sbarco Ungarelli accompagnò di persona la missione, che serviva a preparare il programmato sbarco a Malta, l'Operazione C3, che poi non venne effettuato. Data l'importanza della missione, il mezzo d'assalto, che procedeva di conserva col MTSM 218, fu scortato dalla torpediniera Abba (una torpediniera della classe Pilo, detta tre pipe) e dai MAS 451 e 452 fino a una distanza di sicurezza rispetto agli impianti radar dell'isola.

Separatesi dalla scorta, gli MTSM 214 e 218 proseguirono con i motori al minimo e in prossimità della costa inviarono dapprima un battello del MTSM 218 con un esperto nuotatore, che però fu trascinato dalle correnti e fatto prigioniero il giorno dopo. Successivamente l'MTSM 214 proseguì la sua navigazione silenziosa fino a circa 150 metri dalla scogliera, nella cala di Ras Id Dawara, verso il punto di approdo prescelto, posto sulla costa sud-ovest di Malta in una zona rocciosa presso l'isolotto di Filfola. Il luogo era stato scelto dallo stesso Borg Pisani, in virtù della sua conoscenza dei luoghi. Dopo l'approdo, però, l'ufficiale non riuscì a scalare la parete rocciosa e perse il battello con l'attrezzatura a causa dei marosi. Dopo due giorni di tentativi fu scorto da una vedetta inglese di pattuglia, processato ed impiccato; a Borg Pisani venne concessa la medaglia d'oro al valor militare alla memoria[63].

Azioni in Turchia[modifica | modifica wikitesto]

Un altro sommozzatore che agì dietro le linee nemiche fu Luigi Ferraro, entrato negli operatori gamma nel 1942.

Nello stesso anno la sconfitta italo-tedesca nella seconda battaglia di El Alamein portò Ferraro ad ideare una missione che doveva svolgersi a Tripoli: egli avrebbe dovuto raggiungere la capitale libica prima degli inglesi e assumere i panni di normale cittadino per poi, una volta che la Royal Navy fosse entrata nel porto, compiere azioni di sabotaggio. Per far questo però egli chiese di portare con sé, come aiuto, sua moglie Orietta Romano[64]. Eugenio Wolk, suo comandante, dopo un'iniziale incertezza si convinse a dare il nulla osta alla missione, e così Ferraro partì alla volta di Sfax, in Tunisia[65].
Gli eventi della guerra imposero all'italiano di rinunciare alla missione, in quanto Tripoli venne conquistata dagli inglesi prima che egli potesse raggiungerla.

Tornato in Italia, Junio Valerio Borghese, succeduto a Ernesto Forza nel comando della Xª Flottiglia MAS il 1º maggio 1943[66], gli affidò un'altra missione segreta: nel porto di Alessandretta gli Alleati praticavano da tempo un traffico di cromo[67], e lui avrebbe dovuto limitarlo affondando le navi che trasportavano il minerale, prestando la massima attenzione a non farsi scoprire in quanto la Turchia si era dichiarata neutrale.

Con dei falsi documenti che attestavano il suo status di diplomatico presso il consolato italiano, Ferraro raggiunse la sua destinazione verso la metà del maggio 1943. Dopo circa un mese passato a fingere di essere un normale diplomatico con addirittura la paura dell'acqua[68], il sommozzatore italiano (aiutato dall'agente del SIM Giovanni Roccardi) entrò in azione la sera del 30 giugno 1943[69]: al largo stazionava il piroscafo Orion (7.000 t[70]) che Ferraro raggiunse a nuoto portando con sé le cariche esplosive[71], si immerse per attaccare gli ordigni alla chiglia della nave, e ritornò a riva raggiungendo il consolato senza farsi scoprire. Il 7 luglio l'Orion saltò in aria insieme al suo carico.

Azioni simili vennero effettuate a Mersin ai danni dei piroscafi Kaituna (9 luglio) e Sicilian Prince (30 luglio), rispettivamente di 10.000 t e 5.000 t[70], e di nuovo ad Alessandretta contro la motonave Fernplant (1º agosto; 5.274 t[72]): la prima venne solamente danneggiata e un'ispezione inglese trovò una carica inesplosa, la seconda fu oggetto di controlli prima di salpare e gli ordigni vennero disinnescati, mentre la terza colò a picco[73].

Terminati i "bauletti" Ferraro con la scusa di una malattia tornò nell'Italia del nord e fu preso prigioniero dagli anglo-americani. Per le sue azioni gli vennero conferite quattro medaglie d'argento al valor militare, una per ogni azione. Nel dopoguerra queste gli vennero commutate con la medaglia d'oro al valor militare[74].

L'attività sino all'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

Junio Valerio Borghese assunse il comando della Xª Flottiglia MAS il 1º maggio 1943
Lo Scirè con i contenitori per tre mezzi d'assalto sul ponte di coperta

Un secondo tentativo condotto contro Alessandria nel maggio del 1942 non ebbe esito. Intanto i tedeschi richiesero l'invio di un reparto di Incursori per bloccare i porti del Mar Nero, e cinque barchini siluranti e altrettanti esplosivi con i loro equipaggi si avviarono verso la Crimea a bordo di autocarri.

Altri barchini partirono per il nord Africa, dove operarono lungo la costa in appoggio alle operazioni terrestri. Intanto lo Scirè, del quale Borghese aveva ceduto il comando al tenente di vascello Bruno Zelich, venne affondato davanti ad Haifa: trasportava alcuni nuotatori d'assalto, che dovevano attaccare il porto. Il 27 luglio 1942 lo Scirè lasciò la Spezia con a bordo un gruppo di incursori, facendo tappa alla base italiana di Lero nel Dodecaneso per acquisire anche i risultati della ricognizione aerea. Ripartito il 6 agosto, non diede più notizie di sé. Si saprà poi che il 10 agosto 1942 lo Scirè era stato individuato ed affondato dal peschereccio armato inglese HMS Islay proprio nei pressi di Haifa, senza alcun superstite. I corpi di due degli incursori, il tenente di vascello Egil Chersi ed il capo Del Ben vennero recuperati sulla spiaggia e tumulati dagli inglesi con gli onori militari. Allo Scirè venne concessa una delle tre medaglie d'oro al valor militare conferite ad unità navali durante la guerra[44][75].

A partire dal luglio 1942 a Gibilterra il ruolo dello Scirè venne assunto dal piroscafo Olterra e come osservatorio, da Villa Carmela, basi segrete della Xª Flottiglia MAS in territorio spagnolo, neutrale. All'organizzazione delle due basi partecipava anche il SIM, con personale delle tre forze armate; tra questi il maggiore Ranieri di Campello, che dopo l'8 settembre 1943 partecipò alla campagna d'Italia nel Primo Raggruppamento Motorizzato[76]. Queste basi, dalle quali nuotatori e subacquei uscivano per attaccare le navi in rada, permisero al gruppo denominato Squadriglia dell'Orsa Maggiore e successivamente ad altri gruppi una serie di operazioni coronate da successo.

L'andamento sfavorevole del conflitto costrinse a ridurre progressivamente il numero delle missioni.

Il Classe CA imbarcato sul sommergibile Leonardo Da Vinci durante le prove, si nota una delle morse che assicurano il CA all'avvicinatore

Vennero comunque valutate e pianificate azioni a Freetown (importante scalo per gli Alleati) e fino nel fiume Hudson a New York, ma non vennero mai realizzate. Era in programma anche un'azione per forzare il porto di Gibilterra in pieno giorno. In particolare l'azione contro il porto di New York venne valutata sia come azione in solitario della Xª Flottiglia MAS, che nella prospettiva di missione di supporto per l'azione della Regia Aeronautica denominata Operazione S. In questo caso un sommergibile della Decima avrebbe dovuto effettuare un rifornimento in pieno oceano Atlantico come scalo tecnico per l'idrovolante CANT Z.511. L'idea venne giudicata troppo azzardata, e la Regia Aeronautica optò successivamente per una missione senza scalo con un quadrimotore Savoia-Marchetti S.M.95, ma l'azione non venne mai compiuta[77]. L'azione in solitario della Xª Flottiglia MAS prevedeva, dopo la traversata atlantica iniziata a Bordeaux, l'avvicinamento al porto di New York da parte del sommergibile Leonardo da Vinci che, opportunamente modificato tramite la rimozione del cannone di bordo, avrebbe dovuto trasportare un mini sommergibile. Questo mini sommergibile, denominato CA, avrebbe poi risalito il fiume Hudson da Hamilton[78] fino al porto di New York per rilasciare gli operatori del Gruppo Gamma che avrebbero attaccato un grattacielo in città. L'attacco sarebbe stato di forte importanza dal punto di vista psicologico, si trattava infatti di dimostrare agli americani che non erano sicuri nemmeno in casa propria, ma anche questa missione rimase allo stadio di progetto a causa dell'armistizio.[79]

Fuori dal Mediterraneo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi XIIª Squadriglia MAS.

La flottiglia operò alcuni dei suoi mezzi anche al di fuori del teatro del Mediterraneo, precisamente in Finlandia e nel Mar Nero.

All'inizio del 1942 vennero trasferiti in Finlandia i quattro MAS della 12ª Squadriglia[80], comandata dal capitano di corvetta Bianchini. L'unità, forte di 17 ufficiali, 19 sottufficiali e 63 tra sottocapi e comuni, iniziò ad operare dal 25 luglio 1942[80]. I mezzi operarono per 90 giorni durante la guerra di continuazione con personale italiano e furono infine ceduti ai finlandesi[81] tra il 5 e il 26 giugno 1943[82]. Erano quattro mezzi della classe 500 - seconda serie, precisamente il 526, 527, 528 e 529; ognuno di essi aveva dieci uomini di equipaggio[83]. L'unità era a sua volta parte del Distaccamento navale internazionale K (Laivasto-osasto K- LOs.K.), formato il 17 maggio 1942 da tedeschi, italiani e finlandesi, che tentò senza successo di interrompere il flusso dei rifornimenti russi attraverso il lago Ladoga in direzione della città di Leningrado assediata fin dal settembre 1941, nonostante alcuni successi locali[84].

Nel Mar Nero[modifica | modifica wikitesto]

Tra i reparti italiani inviati sul fronte orientale vi era anche una piccola unità della Regia Marina, distaccata dalla Xª Flottiglia MAS su esplicita richiesta tedesca per operare nel Mar Nero. L'unità, designata come "101ª Flottiglia MAS" e posta al comando del capitano di fregata Francesco Mimbelli, era inizialmente composta da quattro MAS (aumentati poi a sette), sei sommergibili tascabili classe CB, cinque motoscafi siluranti e cinque barchini esplosivi.

L'unità venne trasferita via terra fino alle coste del Mar Nero (ove giunse nel maggio del 1942), con il nominativo di "Autocolonna M.O. Moccagatta" facendo base nei porti di Jalta e Feodosija, sulla penisola di Crimea. I MAS e i sommergibili italiani vennero subito coinvolti nelle operazioni contro la fortezza sovietica di Sebastopoli, attaccando il traffico da e verso la piazzaforte. Caduta la città (4 luglio 1942), l'unità venne spostata nel Mar d'Azov per fornire protezione al traffico navale tedesco, per poi continuare con le missioni di pattugliamento lungo le coste controllate dai sovietici.

La mancanza di combustibile e il cattivo andamento del conflitto influirono pesantemente sulle attività dei mezzi italiani. Il 20 maggio 1943 i MAS superstiti vennero ceduti alla Kriegsmarine, e gli equipaggi rimpatriati. I sommergibili continuarono ad operare con equipaggi italiani fino all'agosto del 1943 dalla base di Sebastopoli. A seguito dell'armistizio italiano reso noto col proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, gli equipaggi vennero internati dai tedeschi, mentre i mezzi (ormai in pessimo stato di manutenzione) vennero acquisiti dai romeni, per finire poi nelle mani dei sovietici a Costanza nel 1944.

Durante la sua attività, l'unità riuscì ad affondare 3 navi da trasporto e 3 sommergibili sovietici, oltre a danneggiare l'incrociatore Molotov e il cacciatorpediniere Kharkov. Le perdite ammontarono ad un CB e a due MAS.

Un'altra piccola unità navale italiana operò tra il 15 agosto e il 22 ottobre 1942 sulle sponde del lago Ladoga, in appoggio alle truppe tedesche e finlandesi impegnate nell'assedio di Leningrado.

Nel Mar Nero, invece, le operazioni furono molto più proficue e compresero l'attacco portato, ancorché senza successo a causa della mancata esplosione di un siluro, al modernissimo conduttore di flottiglia Tashkent[85], il grave danneggiamento dell'incrociatore Molotov e quello lieve del cacciatorpediniere Kharkov, l'affondamento del sommergibile Qquoka, attacchi a motozattere, cannoniere e navi mercantili.

Affondamenti e danneggiamenti di naviglio sino all'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

Con degli MTM come questo venne effettuato l'attacco alla baia di Suda

Missioni compiute dagli incursori della Xª Flottiglia MAS durante la seconda guerra mondiale sino all'armistizio; anche in questo caso le tonnellate sotto specificate sono tonnellate di stazza, quindi unità di volume, e non di peso[86].

  • Baia di Suda - 25-26 marzo 1941: affondamento dell'incrociatore York (8.250 t) e grave danneggiamento della nave cisterna Pericles (8.324 t)
  • Alessandria - dicembre 1941 (operazione G.A.3): poste fuori servizio le due navi da battaglia Queen Elizabeth e Valiant; danneggiamento della nave cisterna Sagona (7.750 t) e del cacciatorpediniere Jervis (1.690 t)
  • Sebastopoli - 10 giugno 1942: affondamento di una motonave da 5.000 t
  • Sebastopoli - 12 giugno 1942: danneggiamento di un piroscafo da 10.000 t successivamente affondato da aerei tedeschi
  • Sebastopoli - 18 giugno 1942: danneggiamento dell'incrociatore Molotov da 10.230 t e affondamento di due imbarcazioni armate
  • Sebastopoli - 19 giugno 1942: affondamento del sommergibile Qquoka
  • Sebastopoli - 1º luglio 1942: nell'occasione della capitolazione di Sebastopoli le unità della flottiglia svolsero un'intensa attività di rastrellamento, sostenendo scontri con motovedette e cannoniere. Affondamento di una motovedetta
  • Gibilterra - luglio 1942: danneggiamento dei piroscafi Meta (1.575 t), Shuma (1.494 t), Empire Snipe (2.497 t) e Baron Douglas (3.899 t).
  • Acque del Mar Nero: il tenente di vascello Emilio Legnani attaccò un incrociatore e un cacciatorpediniere affondando l'unità maggiore; venne decorato con medaglia d'oro al valor militare il 3 agosto 1942[87]
  • Algeri - dicembre 1942: affondamento dei piroscafi Ocean Vanquisher (7.147 t) e Berto (1.493 t); danneggiamento dei piroscafi Empire Centaur (7.041 t) e Armattan (6.587 t)
  • Gibilterra - maggio 1943: grave danneggiamento dei tre piroscafi Pat Harrison (7.000 t), Mashud (7.500 t) e Camerata (4.875 t).
  • Sebastopoli - 19 maggio 1943: danneggiamento, dopo aspro combattimento, di due motovedette sovietiche.
  • Alessandretta e Mersin - giugno, luglio e agosto 1943: affondamento dei piroscafi Orion (7.000 t) e Fernplant (5.274 t) e danneggiamento del piroscafo Kaituna (10.000 t)[88]
  • Gibilterra - agosto 1943: affondamento della petroliera Thorshov (10.000 t) e dei piroscafi Stanridge (6.000 t) e Harrison Gray Otis (7.000 t).

Per le attività svolte, il reparto fu decorato di medaglia d'oro al valor militare[89] con la motivazione:

« Erede diretta delle glorie dei violatori di porti che stupirono il mondo con le loro gesta nella prima guerra mondiale e dettero alla Marina Italiana un primato finora ineguagliato, la X Flottiglia M.A.S. ha dimostrato che il seme gettato dagli eroi nel passato ha fruttato buona messe. In numerose audacissime imprese, sprezzante di ogni pericolo, fra difficoltà di ogni genere create, così, dalle difficili condizioni naturali, come nei perfetti apprestamenti difensivi dei porti, gli arditi dei reparti di assalto della Regia Marina, plasmati e guidati dalla X Flottiglia M.A.S., hanno saputo raggiungere il nemico nei più sicuri recessi dei muniti porti, affondando due navi da battaglia, due incrociatori, un cacciatorpediniere e numerosi piroscafi per oltre 100.000 tonnellate.

Fascio eletto di spiriti eroici, la X Flottiglia M.A.S. è rimasta fedele al suo motto: "Per il Re e la Bandiera".

Mediterraneo, 1940 - 1943 »

I mezzi impiegati durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Un siluro a lenta corsa, probabilmente al Varignano, in una foto dell'epoca
  • "Avvicinatori" - qualunque natante modificato per il trasporto e le operazioni di mezzi d'assalto. Tra i tanti: sommergibili Scirè, Ambra; motopescherecci Cefalo, Sogliola; cacciatorpediniere Granatiere, Crispi, Sella, Grecale; avviso Diana; motoveliero Costanza
  • "Canguri" - due motosiluranti, classe CRDA 60 t. 2ª serie, gli MS 74 e MS 75, modificati per trasporto, messa in mare e recupero di mezzi d'assalto e SLC
  • Caproni CA e Caproni CB: sommergibili tascabili
  • M.A.S. - Motoscafo Anti Sommergibile
  • M.S. - Motosilurante
  • M.T.L. - Motoscafo Turismo Lento: unità per trasporto, messa in mare e recupero di due Siluri a Lenta Corsa; 6 unità consegnate all'armistizio[90].
  • Scafo «R» - piccolo kayak in alluminio; disponeva di una carica staccabile a prua e di un'elica propulsa da motore elettrico, in aggiunta ai remi; 4 unità consegnate all'armistizio[90].
  • "Barchino esplosivo" - circa 100 unità complessive tra[91]
    • M.A. - Motoscafo d'Assalto
    • M.A.T. - Motoscafo Avio Trasportato: motoscafo con la prua riempita di tritolo che avrebbe dovuto essere portato nel luogo dell'azione per via aerea, attaccato alla fusoliera di un idrovolante. L'interessamento di Domenico Cavagnari fece sì che nel febbraio 1936 venisse ordinato il primo M.A.T, collaudato prima della fine dell'anno con esito discreto. Nel 1937 un altro motoscafo era pronto e il 28 settembre dello stesso anno ne vennero ordinati dodici, ma successivamente la Regia Marina revocò l'ordine in quanto il M.A.T. presentava troppe incognite[92]
    • M.T.M. - Motoscafo Turismo Migliorato/Modificato, la serie principale
    • M.T.R. - Motoscafo Turismo Ridotto
    • M.T.R.M. - Motoscafo Turismo Ridotto Modificato
  • "Motoscafi siluranti" - circa 90 unità complessiva[91]
    • M.T.S. - Motoscafo turismo silurante, 4 unità consegnate
    • M.T.S.M. - Motoscafo Turismo Silurante Modificato, 32 unità consegnate
    • M.T.S.M.A. anche abbreviato in 'S.M.A.[91] - Motoscafo Turismo Silurante Modificato Allargato, ordinati 83 esemplari all'armistizio, di questi solo 3 consegnati; successivamente 97 ordinati dalla Kriegsmarine di cui circa 40 consegnati
  • V.A.S. - Vedetta Anti Sommergibile

Dopo l'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

L'armistizio di Cassibile, reso noto l'8 settembre 1943, divise in due parti la Xª Flottiglia MAS. Quando l'ammiraglio Raffaele De Courten andò a chiedere consiglio al grande ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel, questi rispose:

« In momenti così delicati è doveroso lasciare massima libertà alle coscienze, purché esse siano sinceramente rivolte al bene del Paese. (...)[93] »

Nella Regia Marina[modifica | modifica wikitesto]

Con questi presupposti una parte, tra cui il capitano di vascello Ernesto Forza, rimase fedele al Regno del Sud formando l'unità speciale denominata "Mariassalto". A questi si unirono anche Antonio Marceglia, Luigi Durand De La Penne e altri incursori fatti prigionieri dagli Inglesi e rimpatriati nel 1944 dopo la prigionia. Questa unità partecipò ad azioni al fianco delle unità alleate corrispondenti, in particolare per mantenere aperto il porto della Spezia, insieme ad omologhe unità inglesi, contro il tentativo dei tedeschi di affondare delle navi alla sua entrata. In particolare vennero effettuate due operazioni di rilievo. La prima, denominata "QWZ"[94], nella notte del 21 giugno 1944 nel porto di La Spezia portò all'affondamento dell'incrociatore pesante Bolzano, ultimo superstite della sua classe ed all'ulteriore danneggiamento dell'incrociatore Gorizia, già in riparazione per i danni subiti in un bombardamento. L'incursione, partita dal cacciatorpediniere Grecale e dalla motosilurante 74 appoggiati da un M.T.S.M., venne diretta dal capitano di vascello Forza che con due operatori gamma, i guardiamarina Francesco Berlingieri ed Andrea De Angelis, un pilota di SLC, il sottocapo nocchiero Corrado Gianni ed il sottotenente di vascello della Royal Navy Causer, penetrò nel porto con i "chariot", i corrispondenti inglesi degli SLC, attaccando i due incrociatori[94]. Per questa azione verranno conferite tre medaglie d'argento al valor militare, tre di bronzo ed una croce di guerra al merito.

La portaerei Aquila dopo la seconda guerra mondiale in attesa della demolizione

La seconda, denominata "Toast", venne svolta nella notte del 19 aprile 1945 da un gruppo di incursori, tra cui il sottotenente di vascello Nicola Conte[95] e il sottocapo Evelino Marcolini, ed aveva come obiettivo l'affondamento nel porto di Genova di quella che sarebbe dovuta diventare la prima portaerei italiana[96], l'Aquila, per impedire che venisse affondata dai tedeschi bloccando così l'ingresso del porto. Per l'affondamento dell'Aquila il sottocapo Marcolini e il sottotenente Conte vennero decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare[97]. Come menzionato nelle motivazioni del conferimento delle medaglie, gli incursori utilizzarono del materiale di dubbia efficacia, residuato delle operazioni precedenti, poiché non esisteva alcuna possibilità di rimpiazzo visto che i luoghi deputati alla ricerca, allo sviluppo e alla produzione erano tutti nelle mani dei tedeschi.

In questo gruppo era inquadrato anche il reparto NP (Nuotatori Paracadutisti) del reggimento San Marco, che effettuò numerose operazioni di infiltrazione dietro le linee nemiche, sbarcando da MAS italiani o da sommergibili, di norma autonomamente ma a volte portando un ufficiale di collegamento alleato[98]. Il reparto venne ricostituito a Taranto, inizialmente con una cinquantina di uomini sotto il comando del tenente di vascello statunitense Kelly[99]. Inizialmente l'attività venne concentrata su sbarchi e recuperi di informatori, rifornimento di materiali a gruppi partigiani e sabotaggi. Gli incursori venivano portati in zona sui mezzi della Regia Marina, poi raggiungevano la costa con battelli in gomma. Una zona dove vennero effettuate frequenti infiltrazioni era il delta del Po. A volte vennero portate a termine anche operazioni di dragaggi di mine in prossimità di punti presidiati dai tedeschi.

Tra gli esponenti più rappresentativi di questa unità figura il sottotenente Angelo Garrone. Questo ufficiale guidò molte spedizioni dietro le linee tedesche, come ad esempio quella del 20 luglio 1944 quando, sbarcati dal MAS 61 presso Ortona, fecero saltare un tratto di strada per interrompere il traffico sulla statale 16 Adriatica[100]; ancora il 18 novembre 1944 un altro sabotaggio partendo da un mezzo statunitense, conclusosi con la scoperta tedesca del gruppo e una rapida fuga; nel dicembre 1944 furono eseguite altre due missioni: la prima nella notte tra il 4 e il 5 dicembre con la Patrol Torpedo Boat statunitense Rebel, per rifornire i partigiani ed alcuni informatori, Montanino e Maletto; alla testa di 12 NP italiani era il capo di 3ª classe Vittorio Fanchin, subordinato agli ordini dell'ufficiale statunitense Crislow[101][102]. Altra missione in novembre nei pressi di Ancona, quando un gruppo di 15 NP al comando del sottotenente Ambrosi, trasportato sul MAS 31, con l'obiettivo di far saltare dei ponti (due ponti stradali ed uno ferroviario) fallisce l'obiettivo[100].

Gli NP furono il primo reparto alleato ad entrare in Venezia il 30 aprile 1945, dove si trovavano alcuni reparti tedeschi che non avevano ottemperato all'ordine di resa. Alle ore 17 del 27 aprile, in seguito ad una offensiva di reparti partigiani iniziata il 22, gli NP sbarcavano sull'isola di Bacucco (oggi chiamata Isolaverde), che si trova alla foce del Po di Goro e divide la sacca dello stesso dal mare[103]. Preso contatto con un gruppo di tedeschi, gli NP li impegnano in combattimento catturandone 14, dopodiché i tedeschi si diedero alla fuga. Lasciati i prigionieri sotto sorveglianza, il gruppo comandato dal sottotenente Garrone inseguì i fuggiaschi e ne catturò 12 unitamente ad un barcone a motore, armi, una tonnellata di viveri e 5 cavalli[104]. Il giorno dopo agli avamposti degli incursori si presentarono degli ucraini arruolati dai tedeschi per trattare la resa del loro reparto nelle mani di una formazione regolare e non di partigiani. Accettata la resa, con la condizione che i prigionieri non sarebbero stati restituiti ai russi, alle ore 08:00 del 28 aprile gli incursori sbarcano a Chioggia acclamati dalla popolazione; il 30 il reparto arriva a Venezia[104].

Nella RSI[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Xª Flottiglia MAS (RSI).
Uomini della RSI appartenenti alla Xª Flottiglia MAS

Nella confusione e nello sbandamento delle forze armate causato dalle circostanze dell'armistizio dell'8 settembre, il comando di stanza nella caserma di La Spezia non si sbandò e messo in allarme attese ordini disciplinatamente[105] evitando però di distruggere i piccoli mezzi navali all'ancora fuori della caserma di cui parte poi cadde momentaneamente in mani tedesche[106]. La serata stessa Junio Valerio Borghese raggiunse l'ammiraglio Aimone d'Aosta e inutilmente cercarono insieme di contattare Roma per avere conferma dell'armistizio e ricevere ordini[105]. La Xª MAS, continuando a rimanere priva di ordini[107], mantenne l'attività nella caserma immutata e per tutto il tempo la bandiera italiana rimase sul pennone[108]. Borghese inoltre dispose di aprire il fuoco contro chiunque avesse tentato di attaccare la caserma[108] riuscendo a respingere alcuni tentativi tedeschi di disarmare i marò[109]. Il 9 settembre gli ufficiali si riunirono per decidere la strada da intraprendere e Borghese ribadì la sua intenzione di continuare la guerra contro gli angloamericani, scegliendo l'alleanza con la Germania. L'11 settembre radunò i marinai di stanza a La Spezia spiegando la situazione e dando il permesso di congedarsi a coloro che non se la fossero sentita di continuare la guerra[110]. La maggioranza si congedò[110].

La Xª MAS, divenne una unità militare principalmente di fanteria di marina e con reparti di naviglio sottile dotati di MAS, con l'obiettivo di continuare la lotta contro gli Alleati, ma i cui reparti furono anche impiegati nella lotta antipartigiana (Liguria, Langhe, Carnia, Val d'Ossola etc.), talora macchiandosi di efferatezze come la cattura di ostaggi fra i civili, torture sui prigionieri e fucilazione sommaria di partigiani (o civili ritenuti tali) catturati. Sugli altri fronti la Decima di Borghese combatté contro gli angloamericani ad Anzio, in difesa della Linea Gotica e poi della Linea Verde a Lugo e nel Polesine, lungo il fiume Senio. Sul fronte orientale mantenne forti nuclei che operarono sia come difesa dall'invasione iugoslava (ad esempio nella battaglia di Tarnova) sia come affermazione del diritto italiano su quelle terre contro i tentativi delle autorità d'occupazione tedesche di snazionalizzare la Venezia Giulia ed il Friuli - amministrati come "Zona d'operazioni del Litorale adriatico" (Operationzone Adriatische Küstenland) - per annetterli al Reich (o, verso la fine del conflitto, ad una rinata "Grande Austria" da presentare come "vittima" della Germania[111]).

Durante tutto il periodo seguente all'armistizio, fra la Decima MAS della Repubblica Sociale e Mariassalto del Regno d'Italia si mantennero comunque stretti rapporti segreti, volti in particolare ad evitare che i due reparti potessero scontrarsi direttamente sul fronte, a gestire i prigionieri dell'una e dell'altra parte all'insaputa dei comandi rispettivamente tedeschi e angloamericani, e infine a coordinare un ipotetico tentativo di sbarco di truppe regie in Istria con il supporto dei reparti locali della Decima repubblicana per evitare l'invasione della Venezia Giulia da parte dei partigiani comunisti di Tito.[112]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra l'attività degli Assaltatori riprese sotto la copertura delle operazioni di bonifica e sminamento dei porti da parte di palombari e sommozzatori. Gli Alleati avevano infatti stabilito, fra le clausole del trattato di pace di Parigi che la Marina Militare italiana non potesse più possedere - fra l'altro - reparti di incursori ed assaltatori. Terminata dunque la loro utilizzazione da parte delle Nazioni Unite nella guerra contro l'Asse - secondo le clausole dell'Armistizio Lungo - il reparto fu sciolto. Tuttavia, già con il Foglio d'Ordine nº 66 del 15 ottobre 1947[31] la Marina ricostituisce surrettiziamente un reparto di subacquei ed incursori nominato "MARICENTROSUB". E - lentamente - con il trasferimento semiclandestino dei pochi mezzi superstiti da Venezia al Varignano, l'attività riprese sino a saldarsi con quella di oggi.

Nel 1952 il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Pecori Giraldi, incaricò l'ex comandante di Mariassalto, tenente di Vascello Aldo Massarini, di iniziare a studiare la possibile ricostituzione di un reparto di incursori subacquei. Con il Foglio d'Ordine nº 44 del 30 maggio 1952 nacque quindi alla Spezia il Gruppo Arditi Incursori della Marina Militare ("GRUPPARDIN").

Lo stemma del COMSUBIN

Negli anni successivi i vari reparti di subacquei ed arditi incursori subirono una progressiva fusione, che portò nel 1961 alla costituzione del Raggruppamento Subacquei ed Incursori “Teseo Tesei”, conosciuto anche con il nome di Comsubin (Comando subacquei e incursori)[113].

Un'attività meno nota di alcuni degli uomini che fecero parte della Xª Flottiglia MAS fu quella di addestramento di unità speciali. Tra questi Fiorenzo Capriotti che addestrò il reparto speciale della marina israeliana, che con le tattiche sviluppate dalla Xª durante la seconda guerra mondiale affondò, il 22 ottobre 1948 l'ammiraglia egiziana El Amir Faruk[114]. Il 22 ottobre 1992 Capriotti fu insignito dall'ammiraglio Amihai Ayalon del grado di "comandante onorario" della 13ª Flottiglia (Shayetet 13).[115]

Documentari e filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a diversi documentari, in gran parte basati sul materiale d'archivio dell'Istituto Luce, le azioni della Xª MAS fino all'armistizio del settembre 1943 hanno fornito spunto per i seguenti film:

Decorati con la medaglia d'oro al valor militare[modifica | modifica wikitesto]

Gli appartenenti alla Xª MAS o a Mariassalto decorati della medaglia d'oro al valor militare furono[118][119]:

Nome e cognome Grado Luogo e data di riferimento della medaglia
Mario Arillo[120] Capitano di corvetta Mar Mediterraneo, maggio-dicembre 1942
Emilio Barberi Sergente cannoniere P.S.[121] Suda, 26 marzo 1941
Lino Beccati 2° capo meccanico Suda, 26 marzo 1941
Emilio Bianchi Capo palombaro di 3ª classe Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Fernando Berardini Tenente guastatore (Regio Esercito) 3 aprile 1942-20 novembre 1944
Gino Birindelli Tenente di vascello Gibilterra, 30 ottobre 1940
Ettore Bisagno Sottotenente di vascello Mar Nero, giugno 1942
Junio Valerio Borghese Capitano di corvetta Mediterraneo occidentale, 21 ottobre-3 novembre 1940
Carlo Bosio Sottotenente di vascello Malta, 26 luglio 1941
Angelo Cabrini Sottotenente di vascello Suda, 26 marzo 1941
Aristide Carabelli Sottotenente A.N. Malta, 26 luglio 1941
Nicola Conte Sottotenente di vascello Genova, 19 aprile 1945
Alessio De Vito Capo cannoniere di 3ª classe Suda, 23 marzo 1941
Luigi Durand de la Penne Tenente di vascello Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Luigi Faggioni Tenente di vascello Suda, 26 marzo 1941
Bruno Falcomatà Capitano medico Malta, 26 luglio 1941
Luigi Ferraro Capo manipolo MILMART Mediterraneo, 7 luglio-4 agosto 1943
Roberto Frassetto Sottotenente di vascello Malta, 26 luglio 1941
Giorgio Giobbe Capitano di corvetta Malta, 26 luglio 1941
Emilio Legnani Tenente di vascello Mar Nero, 3 agosto 1942
Giovanni Magro Sottocapo palombaro Gibilterra, 9 dicembre 1942
Girolamo Manisco Guardiamarina Gibilterra, 22 dicembre 1942
Antonio Marceglia Capitano G.N. Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Evelino Marcolini Sottocapo palombaro Genova, 19 aprile 1945
Mario Marino Capo palombaro di 3ª classe Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Vincenzo Martellotta Capitano A. N. Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Vittorio Moccagatta Capitano di fregata Malta, 26 luglio 1941
Alcide Pedretti 2º capo palombaro Malta, 26 luglio 1941
Spartaco Schergat Palombaro Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Tullio Tedeschi Capo motorista navale di 3ª classe Suda, 26 marzo 1941
Teseo Tesei Maggiore G. N. Malta, 26 luglio 1941
Salvatore Todaro Capitano di corvetta Mediterraneo, giugno 1942-dicembre 1942
Guido Vincon Sottocapo silurista Malta, 26 luglio 1941
Licio Visintini Tenente di vascello Gibilterra, 8 dicembre 1942

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motivazione della MOVM alla bandiera della Decima MAS sul sito della Marina Militare.
  2. ^ La marca di numero ordinale apposta al numero romano (di per sé già un ordinale), pur essendo un errore, fu nondimeno usata dai costitutori del corpo.
  3. ^ L'unità mutò ufficialmente la propria denominazione da "Flottiglia M.A.S. Speciale" in "10ª Flottiglia M.A.S." in data 14 marzo 1941. A tal proposito si vedano le foto: (1) e (2)
  4. ^ cfr. p. 117 de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  5. ^ Fu la prima Marina Militare a fare questo. Germania e Regno Unito si mossero solamente nel 1914, con fini di polizia marittima la prima, con la creazione di grossi motoscafi antisommergibile la seconda. In particolare, la Royal Navy impiegherà per la prima volta i propri motoscafi il 30 aprile 1917. Vedere Spigai 2007, pp. 27-28
  6. ^ cfr. p. 3 de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  7. ^ a b c Spigai 2007, p. 27
  8. ^ Cfr. p. 6 de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  9. ^ La Torpedine Semovente (Mignatta) sul sito della Marina Militare.
  10. ^ Spigai 2007, pp. 37-38
  11. ^ Spigai 2007, p. 39
  12. ^ Spigai 2007, pp. 46-47
  13. ^ Spigai 2007, p. 50
  14. ^ Spigai 2007, p. 51
  15. ^ In realtà le torpediniere, a causa di una fitta nebbia, si erano fermate più a sud-est. Vedere cartina presente in Spigai 2007, p. 52
  16. ^ Spigai 2007, pp. 53/56
  17. ^ Spigai 2007, p. 57
  18. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra, Udine, Gaspari editore, 2008.
  19. ^ Nell'ultima sortita due barchini furono affondati dagli italiani per evitare che l'alba imminente li rivelasse al nemico. Su queste ed altre missioni preliminari, cfr. Spigai 2007, p. 71
  20. ^ Spigai 2007, p. 74
  21. ^ Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare: storia dei mezzi d'assalto della marina italiana, Mondadori, 2007, p 58.
  22. ^ Elenco delle azioni compiute sul sito dell'ammiraglio Agostino Straulino.
  23. ^ Spigai 2007, pp. 105/107
  24. ^ Spigai 2007, p. 114
  25. ^ AvantiSavoia - Decima Flottiglia Mas. URL consultato il 2 febbraio 2010.
  26. ^ a b Sito web dell'Associazione Nazionale Arditi Incursori.
  27. ^ "All’ultimo quarto di luna” di Luigi Romersa
  28. ^ "Balipedio" è un termine propriamente militare indicante l'area destinata a poligono sperimentale per armi balistiche e di artiglieria
  29. ^ Balipedio Cottrau.. Il sito cita il libro di Beppe Pegolotti Gli assaltatori della Xª Flottiglia MAS, redatto dall'Associazione Amici di Teseo Tesei nel 2007
  30. ^ a b c Relazione schematica sull'attività dei mezzi d'assalto della R.M. nella guerra dal 1940 all'8 settembre 1943 e dall'8 settembre 1943 a termine conflitto. URL consultato il 13 gennaio 2010.
  31. ^ a b Evoluzione del Comando dei mezzi d'assalto dal 1935 in poi. Documento: SUPERMARINA nota interna nº229
  32. ^ Un agente segreto aspettava gli italiani per aiutarli nelle operazioni di rimpatrio. Vedere Spigai 2007 pp. 134-135
  33. ^ Spigai 2007 pp. 136-137
  34. ^ James J. Sadkovich, The Italian Navy in World War II, Greenwood, Westport, Connecticut, 1994, p. 25., Cit. in Jack Greene, Alessandro Massignani, Il principe nero - Junio Valerio Borghese e la X MAS, Mondadori, Milano, 2007, p. 32, ISBN 978-88-04-53720-5
  35. ^ Storia del G.O.I..
  36. ^ Emilio Barberi sul sito della M.M..
  37. ^ Museo Tecnico Navale di La Spezia, principali mezzi d'assalto, URL consultato in data 14 gen 2010. Tabella con le definizioni delle sigle relative ai mezzi d'assalto della Regia Marina
  38. ^ Teseo Tesei sul sito della Marina Militare.
  39. ^ In Spigai 2007 l'autore insiste due volte (a p. 191 e nelle pp. 193-194) sul fatto che, dagli studi tecnici effettuati, la regolazione minima delle spolette era di trenta minuti, pertanto Tesei non avrebbe potuto farsi esplodere all'istante. Spigai ipotizza che dopo aver regolato la spoletta al minimo, l'assaltatore sia stato colpito da un malore (e sarebbe quindi esploso insieme al mezzo trenta minuti dopo) o direttamente da un proiettile nemico che avrebbe fatto saltare in aria lui e l'ordigno
  40. ^ Vittorio Moccagatta sul sito della Marina Militare.
  41. ^ Gli Uomini Gamma su gruppogamma.org.
  42. ^ a b Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - Vol. VII - "L'impresa di Alessandria"
  43. ^ Borghese 1950, p. 198
  44. ^ a b Sergio Nesi, Scirè, storia di un sommergibile e degli uomini che lo resero famoso, Lo Scarabeo, Bologna
  45. ^ Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - Vol. VII - "L'impresa di Alessandria"
  46. ^ (EN) Elenco delle perdite della Royal Navy nella seconda guerra mondiale.
  47. ^ la prima torre binata da 381 mm a partire da prua; gli inglesi denominavano le torri principali A,B, X ed Y, per le navi con 4 torri principali e le lettere intermedie per le torri secondarie
  48. ^ (EN) Origini della Regia Marina.
  49. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, ed. DeAgostini, Novara, 1971, pp. 292.
  50. ^ La frase che segue è tratta da: Winston Churchill, La seconda guerra mondiale, vol. IV, ed. Mondadori, Verona, 1959, pp. 508)
  51. ^ I complessi preparativi e la pianificazione del Comando Supremo e del generale Cavallero in particolare, per l'invasione di Malta (Operazione C3 o Herkules nella terminologia tedesca) vennero più volte rinviati e quindi abbandonati dopo i successi apparentemente decisivi di Rommel nella primavera 1942. Vero è anche che l'assenza di portaerei italo-tedesche nel Mediterraneo e il progressivo rafforzamento aereo angloamericano non avrebbero assicurato ugualmente un rapido e totale controllo del mare e non avrebbero comunque permesso una agevole conquista dell'isola. Cfr. Spigai 2007, p. 239
  52. ^ Luigi Durand de la Penne sul sito della Marina Militare.
  53. ^ Biografia di Luigi Durand de la Penne sul sito della Marina Militare.
  54. ^ un grado della milizia corrispondente a quello di sottotenente dell'esercito
  55. ^ Carmelo Borg Pisani e i fascisti maltesi. URL consultato il 10 gennaio 2010.«Malta non è inglese che per usurpazione ed io non sono suddito britannico che per effetto di questa usurpazione. La mia vera Patria è l’Italia. È dunque per lei che devo combattere»
  56. ^ Laurence Mizzi, Per il sogno della sua vita – Il sacrificio di C. Borg Pisani irredento maltese, Volpe Editore, Roma,, 1981. p. 34: nel 1935 il governo inglese proibì ai maltesi di iscriversi alle OGIE. Il 4 giugno 1936 furono prese misure repressive anche contro l’Istituto Italiano di Cultura
  57. ^ Stefano Fabei, Carmelo Borg Pisani, 1915-1942, eroe o traditore?, Lo Scarabeo, Bologna, 2007. p. 19. Fabei ha ripreso ancora l’argomento sugli irredenti maltesi e su Carmelo Borg Pisani in un altro suo volume: La «legione straniera» di Mussolini, Mursia, Milano, 2008, pp. 270 e ss.
  58. ^ Gli inglesi occuparono Malta facendone un protettorato nel 1800, dopo che Napoleone nel 1798 l'aveva occupata ponendo fine al governo dei Cavalieri Ospitalieri, meglio conosciuti come Cavalieri di Malta e dei quali è successore l'attuale Sovrano Militare Ordine di Malta; le origini dell'irredentismo maltese in favore dell'unione dell'isola al Regno d'Italia risalgono ai primi anni del novecento, e questo movimento si intensificò nel 1919 quando le truppe britanniche spararono su un corteo di cittadini che manifestavano contro nuove tasse, precisamente nella data del sette giugno, che è attualmente una delle feste nazionali di Malta
  59. ^ Carmelo Borg Pisani e i fascisti maltesi.
  60. ^ (EN) Political Agitation and Problems of Over-Population. URL consultato il 10 gennaio 2010.
  61. ^ (EN) The 1919 riots. URL consultato il 10 gennaio 2010.
  62. ^ (EN) Banconota maltese che commemora il sette giugno sul sito centralbankmalta.org. URL consultato il 10 gennaio 2010.
  63. ^ Carmelo Borg Pisani sul sito della Marina Militare.
  64. ^ Orietta Romano sarà l'unica donna che prestò servizio tra gli operatori gamma. Su questo e sui preparativi della missione, vedi Pegolotti 2007, pp. 171-172
  65. ^ La moglie restò in Italia in quanto i piani prevedevano che raggiungesse il marito dopo qualche giorno, ma in realtà non partì mai in quanto la resistenza italo-tedesca in Nordafrica fu più breve del previsto
  66. ^ Pegolotti 2007, p. 172
  67. ^ Il cromo è un metallo molto utile per la sua caratteristica di rendere il ferro (o l'acciaio) resistente alla corrosione, e pertanto usato nelle leghe a base di ferro
  68. ^ Sull'ingegnosa copertura assunta da Ferraro, cfr. Pegolotti 2007, pp. 174-175
  69. ^ Ferraro si era portato con sé quattro valigie con dentro gli esplosivi da applicare alle navi, nascoste via via nella cabina che aveva affittato al mare, facendo credere che dentro vi fossero attrezzi sportivi. Cfr. Pegolotti 2007, pp. 174-175
  70. ^ a b Le tonnellate sono tonnellate di stazza, quindi unità di volume, e non di peso
  71. ^ Gli ordigni erano chiamati "bauletti". Pesavano circa 12 kg e il loro congegno di esplosione era diverso da quello degli SLC: una piccola elica veniva azionata solo quando la nave raggiungeva una determinata velocità, e dopo un certo numero di giri il "bauletto" esplodeva, facendo sì che l'imbarcazione affondasse in mare aperto inducendo l'equipaggio a credere di essere stati attaccati da un sommergibile. Vedere Pegolotti 2007, p. 176
  72. ^ Le tonnellate sono tonnellate di stazza, quindi unità di volume, e non di peso. Vedere (EN) M/S Fernplant su warsailors.com. URL consultato il 14 gennaio 2010.
  73. ^ Pegolotti 2007, p. 177
  74. ^ Luigi Ferraro sul sito della Marina Militare. URL consultato il 14 gennaio 2010.
  75. ^ Il sommergibile Scirè sul sito regiamarina.net. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  76. ^ Dal Don a Montelungo, il maggiore Ranieri Campello. URL consultato il = 05/11/2009.
  77. ^ Operazione S - Obiettivo Manhattan - novembre 1942 – settembre 1943 in Luigi Romersa. Le armi segrete di Hitler, Mursia, 2005
  78. ^ Il progettato attacco a New York sul sito espresso.repubblica.it. URL consultato il 30 gennaio 2010.
  79. ^ Ricciotti Lazzero, La Decima MAS, Rizzoli, 1984
  80. ^ a b cfr. p. 341 de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  81. ^ MAS sul lago Ladoga. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  82. ^ cfr. p. 333 de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  83. ^ Motosiluranti, motovedette e MAS. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  84. ^ (EN) L'assedio di Leningrado. URL consultato il 12 gennaio 2010.
  85. ^ M. Brescia, L'esploratore Tashkent, in Storia Militare nº 189, giugno 2009
  86. ^ Elenco delle missioni compiute dalla flottiglia sul sito della Marina Militare. URL consultato l'8 gennaio 2010.
  87. ^ Emilio Legnani sul sito della Marina Militare.
  88. ^ Pegolotti 2007, pp. 174-177
  89. ^ Medaglia d'oro al Valor Militare alla Xª Flottiglia MAS.
  90. ^ a b cfr. p. 614 de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  91. ^ a b c Capitolo XLVIII de: Erminio Bagnasco, I MAS e le motosiluranti italiane, collana Le navi d'Italia, Vol. 6º, 2ª Edizione, Marina Militare, Stato Maggiore - Ufficio Storico, Roma, 1969
  92. ^ Spigai 2007, pp. 109/112
  93. ^ "In momenti così delicati è doveroso lasciare massima libertà alle coscienze, purché esse siano sinceramente rivolte al bene del Paese. Non voglio dare consigli, tanto più che il pensiero di un uomo di 83 anni parte da presupposti diversi da quelli dei giovani delle nuove generazioni. Posso soltanto dire come penso di regolarmi io, e ciò si concreta in una direttiva molto semplice: intendo tener fede per tutta la vita al giuramento di fedeltà al Re liberamente prestato nella mia giovinezza." cit. in USMM 1971, p. 99.
  94. ^ a b Anaim.it Resoconto dell'attività di Mariassalto.
  95. ^ L'affondamento dell'Aquila sul sito della Marina Militare.
  96. ^ Biografia di Marcolini sul sito della Marina Militare.
  97. ^ Motivazioni della MOVM a Conte sul sito della Marina Militare.
  98. ^ Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - vol. XIII - "Una patria, due marine"
  99. ^ Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - vol. XIII - "Una patria, due marine", p. 48
  100. ^ a b Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - vol. XIII - "Una patria, due marine", p. 49
  101. ^ Decima MAS Network - Gli NP del nord e gli NP del sud.
  102. ^ Zarotti, NP NUOTATORI PARACADUTISTI, Auriga Milano. p. 194
  103. ^ Foto del faro di Bacuddo da Panoramio.com.
  104. ^ a b Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - vol. XIII - "Una patria, due marine", p. 51
  105. ^ a b Giampaolo Pansa, Il gladio e l'alloro, Le Scie, Mondadori editore, Milano, 1991, pag 186
  106. ^ Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 153-157
  107. ^ Sole De Felice, "La Decima Flottiglia Mas e la Venezia Giulia 1943-1945", Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2003, pag.53, Relazione giurata del capitano di vascello Agostino Calosi responsabile dell´Ufficio Informazioni della Regia Marina del Sud nel corso del processo tenuto contro Borghese il 24 novembre 1948 "nel caso specifico della X Flottiglia Mas debbo dire che a questo comando non arrivarono mai ordini precisi, benché dallo stesso sollecitati anche telefonicamente"
  108. ^ a b Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 156
  109. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 160: "I tedeschi fecero numerosi tentativi di penetrare nella caserma della Xª Mas, ma, come scrisse Borghese, Li respingemmo tutti malgrado l'enorme sproporzione di forze. Nessuno ne ha mai dubitato e, anzi la fermezza dimostrata dalla flottiglia nella circostanza è stata spesso presa ad esempio di ciò che sarebbe stato possibile fare in quei giorni difficili se si fosse potuto contare su unità altrettanto motivate"
  110. ^ a b Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 161
  111. ^ Arrigo Carner, Lo sterminio mancato, Mursia, 2000
  112. ^ Giorgio Pisanò, Gli ultimi in Grigioverde; Nesi 2004; Bordogna 2003
  113. ^ La componente subacquea si divide in due branche: quella difensiva e quella offensiva, della difensiva fanno parte i palombari e i sommozzatori, di quella offensiva gli incursori. Queste componenti fanno parte del Com.Sub.In. Altra componente difensiva, alle dipendenze di Cincnav, sono gli OSSAL, operatori subacquei abilitati al lavoro in carena, a bordo delle unità navali; altra componente offensiva, facente parte della Brigata San Marco, sono i DOA, demolitori ostacoli antisbarco. Tutti i corsi per la componente subacquea vengono svolti a Comsubin, eccetto la fase antifalla degli Ossalc, tenuta a Taranto.
  114. ^ (EN) Operazione "Yoav".
  115. ^ vedi: Fiorenzo Capriotti. Diario di un fascista alla Corte di Gerusalemme, 2002; vedi anche Gianni Scipione Rossi, Un fascista ingaggiato dal Mossad (con il consenso di De Gasperi) in "Storia in rete" nº 2, novembre 2005
  116. ^ Dati essenziali del film "I sette dell'Orsa maggiore".
  117. ^ ARDITI INCURSORI ANNI 50 - YouTube
  118. ^ X Flottiglia MAS
  119. ^ I nomi evidenziati rappresentano medaglie d'oro assegnate alla memoria.
  120. ^ Motivazione della MOVM dal sito del Quirinale
  121. ^ Puntatore Scelto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Barca, Luciano, Buscando per mare con la decima MAS, Roma, Editori Riuniti, 2001, ISBN 978-88-359-5101-8.
  • Bordogna, Mario, Junio Valerio Borghese e la Xª Flottiglia MAS, Milano, Mursia, 2003, ISBN 978-88-425-3877-6.
  • Borghese, Junio Valerio, Decima Flottiglia MAS, Milano, Garzanti, 1950, ISBN non esistente.
  • Brauzzi, Alfredo, I mezzi d'assalto della Marina Italiana, Roma, Rivista Marittima, 1991, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Fioravanzo, La Marina italiana dall'8 settembre 1943 alla fine del conflitto, vol. 15, Ufficio storico della Marina militare, 1971, ISBN non esistente.
  • Giorgio, Giorgerini, Attacco dal Mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina Italiana, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-51243-1.
  • Longo, L. Emilio, I reparti speciali italiani nella seconda guerra mondiale, Milano, Mursia, 1991, ISBN 978-88-425-0734-5.
  • Mariano, Gabriele, Quattro MAS sul Lago Ladoga, Roma, in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, XX, marzo 2006, pp. 61-109, ISBN non esistente.
  • Lupinacci, Pier Filippo, Attività in Mar Nero e lago Ladoga, 4ª ed., Milano, Ufficio Storico della Marina Militare, 2003, p. 212, ISBN 978-88-04-43392-7.
  • Jack, Greene, Massignani, Alessandro, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la X MAS, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-53720-5.
  • Mazza Fontana, Lapo, Italia über alles, Novara, Boroli, 2006, ISBN 978-88-425-0734-5.
  • Nesi, Sergio, Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano, Bologna, Lo Scarabeo, 2004, ISBN 978-88-8478-066-7 .
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  • Pegolotti, Beppe, Gli assaltatori della Xª Flottiglia MAS, Associazione Amici di Teseo Tesei, 2007, ISBN non esistente.
  • Petacco, Arrigo, Le Battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1995, ISBN 978-88-04-42412-3.
  • Petacco, Arrigo, Storia del Fascismo, ISBN non esistente.
  • Rocca, Gianni, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina Italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Rivista Marittima, 1987, ISBN 978-88-04-43392-7.
  • Spigai, Virgilio, Cento uomini contro due flotte, Marina di Carrara, Associazione Amici di Teseo Tesei, 2007, ISBN non esistente.

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