Winnie Madikizela-Mandela

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Winnie Mandela nel 2008

Nomzamo Winifred Zanyiwe "Winnie" Madikizela, cgt. Mandela (Mbizana, 26 settembre 1936), è una politica sudafricana, ex-moglie di Nelson Mandela. Fu per molti anni a capo dell'African National Congress Women's League ed è attualmente membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell'ANC.

Nata da una famiglia di lingua xhosa - il suo nome, Nomzamo, significa dalla vita difficile - nel villaggio di eMbongweni appartenente alla municipalità locale di Mbizana (Capo Orientale), è ultima di otto sorelle; sua madre, Nomathamsanqa Mzaidume, era insegnante di economia domestica nella locale scuola e morì quando Winnie aveva solo otto anni. Dopo aver frequentato le scuole primarie prima a Bizna e poi a Shawbury, si diplomò alla Jan Hofmeyer School di Johannesburg. Svolse numerosi lavori nel bantustan del Transkei, dove incontrò nel 1956 l'attivista Nelson Mandela che allora svolgeva la professione di avvocato.

Condanne penali e riconoscimenti di attegiamento criminale[modifica | modifica sorgente]

Il suo nome fece scalpore quando, durante un discorso a Munsieville il 13 aprile 1986, appoggiò pubblicamente la pratica del "necklacing" (bruciare persone vive con pneumatici e benzina) dichiarando: "Con i nostri copertoni e le nostre collane libereremo questo paese ". Inoltre varie accuse le sono state rivolte anche dai propri collaboratori. L'episodio più eclatante fu il rapimento e l'omicidio di un ragazzino.

Il 29 dicembre del 1988 ordinò alla sua allora guardia del corpo Jerry Musivuzi Richardson, allora allenatore della Mandela United Football Club (MUFC), il rapimento dell'allora 14 enne, James Seipei (noto anche come Stompie Moeketsi) il quale fu forzato a denunciare insieme ad altri 3 coetanei (Kenny Kgase, Pelo Mekgwe e Thabiso Mono) un pastore metodista, il Rev. Paul Verryn, ingiustamente sospettato dalla Madikizela di abusi su minori . I quattro furono torturati per far loro ammettere di aver avuto rapporti sessuali con il ministro. Seipei fu accusato di essere un informatore, e il suo cadavere fu poi trovato in un campo il 6 gennaio 1989.

Nel 1991 la Madikizela fu condannata per rapimento e per coinvolgimento in relazione alla morte di Seipei. L'accusa iniziale contemplava una condanna di 6 anni per omicidio. In seguito però il testimone chiave del processo "Lerotodi Ikaneng" (suo stretto collaboratore) fu rapito,trasportato e detenuto in Zambia per 3 anni con l'avallo dell'allora presidente zambiano Kenneth Kaunda. Senza una testimonianza diretta le accuse caddero e la condanna fu tramutata in una semplice multa in seduta d'appello.

La relazione finale della "South African Truth and Reconciliation commission", pubblicata nel 1998, ha dichiarato "la signora Winnie Madikizela Mandela politicamente e moralmente responsabile delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dal MUFC" e che "è stata responsabile di gravi violazioni dei diritti umani". Nel 1992, fu accusata di aver ordinato l'omicidio del dottor Abu-Baker Asvat, un amico di famiglia che aveva esaminato Seipei a casa di Mandela, durante la prigionia. Il ruolo di Mandela fu poi sondato come parte delle Commissione Verità e Riconciliazione audizioni, nel 1997. Le testimonianze sono state successivamente ritirate a causa di intimidazioni rivolte ai testimoni.

Film[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Winnie Mandela (film).

La vita di Winnie Mandela viene portata sul grande schermo nel 2011 grazie al film Winnie Mandela, scritto e diretto da Darrell Roodt, basato sulla biografia Winnie Mandela: A Life scritta da Anne Marie du Preez Bezdrob. Nel film, il ruolo di Winnie viene interpretato dall'attrice Jennifer Hudson.

Due anni più tardi, è stata interpretata da Naomie Harris nella pellicola Mandela: Long Walk to Freedom, diretta da Justin Chadwick e tratta dall'autobiografia del marito.

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