White Oleander

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White Oleander
White oleander.PNG
Titolo originale White Oleander
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 2002
Durata 109 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Peter Kosminsky
Soggetto Janet Fitch
Sceneggiatura Mary Agnes Donoghue
Distribuzione (Italia) Mediafilm
Fotografia Elliot Davis
Montaggio Chris Ridsdale
Musiche Thomas Newman
Scenografia Donald Graham Burt
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

White Oleander è un film del 2002 diretto da Peter Kosminsky, tratto dal romanzo di Janet Fitch.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La bionda artista concettuale Ingrid (Michelle Pfeiffer) viene condannata a trentacinque anni di carcere dopo aver avvelenato il proprio amante con un veleno estratto dall'oleandro bianco. La donna lascia la figlia adolescente Astrid (Alison Lohman), che non ha mai conosciuto il padre. I servizi sociali mandano la ragazza, molto bella e con i capelli lunghi e biondi, a vivere con l'ex spogliarellista Starr. La donna è molto religiosa e sostiene di aver accettato Gesù come suo salvatore, nonostante il suo comportamento e i suoi vestiti dicano il contrario. Starr vive con Ray, un uomo sposato che però non vede la moglie e il figlio da cinque anni, e alcuni figli, sia suoi che adottati. Quando Ray passa del tempo con Astrid, la donna si ingelosisce e ricomincia a bere finché una notte tenta di uccidere la ragazza, sparandole. Astrid si ritrova con una pallottola nella spalla e, dopo essere stata ricoverata in ospedale, viene mandata in un istituto dove si trovano numerosi ragazzi che vivono situazioni simili alla sua. Lì si taglia i capelli e conosce Paul, un abile fumettista.

Successivamente viene accolta da un'altra famiglia, in cui c'è Claire (Renée Zellweger), una donna fragile che tenta di sfondare come attrice. È fidanzata, ma il suo uomo è spesso all'estero per lavoro. Dopo una visita dalla madre di Astrid, durante la quale l'omicida le fa notare quanto la sua vita sia terribile, Claire cede ai nervi e si suicida. Astrid la ritrova morta di fianco a lei al suo risveglio. L'adolescente è costretta a tornare all'istituto dove rimane per qualche tempo, finché la sua assistente sociale non le rimedia una nuova famiglia. Nonostante questa sia perfetta per la ragazza, Astrid decide di andare a vivere con una russa che si guadagna da vivere prendendo vestiti gettati nella spazzatura, aggiustandoli e vendendoli al mercato. Con lei vivono altre ragazze, tutte con un tono punk. Anche Astrid deciderà di tingersi i capelli di nero e di vestirsi come loro. Un giorno al mercato arriva l'avvocatessa della madre, che vorrebbe convincerla a testimoniare a suo favore. Astrid, che aveva precedentemente fatto visita alla madre ma che le aveva detto di non volerla più vedere, accetta di andare a parlarle. Ingrid è sconvolta dal suo nuovo look e dal suo atteggiamento ma le chiede ugualmente se può testimoniare a suo favore. Astrid accetta ma in cambio vuole sapere la verità su tutto: se ha davvero ucciso il suo fidanzato, chi era suo padre, perché ha spinto Claire al suicidio. Ingrid risponde alle domande della figlia, la quale tenta ancora di convincerla a lasciarla andare, scontando la sua pena, ma poi rispetta il patto e le dice che testimonierà a suo favore. Astrid e Paul vanno dunque al processo della madre di lei aspettando di essere convocati dall'avvocatessa. Il processo però finisce inaspettatamente in anticipo e, chiedendo cosa sia successo, alla ragazza dicono che la madre ha deciso di tenerla fuori da questa storia, lasciandola, finalmente, andare. Due anni dopo Paul e Astrid vivono insieme a New York e la ragazza, di nuovo con i capelli biondi e lunghi, ricorda le sue vicende, per ognuna delle quali ha creato una valigia contenente i suoi ricordi.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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