Werner Bischof

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Werner Bischof (Zurigo, 26 aprile 1916Trujillo, 16 maggio 1954) è stato un fotografo svizzero.

Uno tra i più famosi fotoreporter del XX secolo, ha fatto parte delle prestigiosa agenzia Magnum Photos.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bischof entrò alla scuola d'arte di Zurigo a sedici anni, e solo quattro anni dopo aprì uno studio di fotografia di moda e pubblicitaria. Dopo una parentesi a Parigi, rientrò in Svizzera nel 1939 per servire nell'esercito. In questo periodo si dedicò alla fotografia naturalistica e nel 1942 pubblicò i suoi primi scatti nel mensile svizzero Du.

Finita la guerra, nell'autunno del 1945 viaggiò in Germania, Francia e Olanda e rimase profondamente toccato dallo sfacelo che incontrò. Da allora, la sofferenza umana divenne il suo principale interesse fotografico.

Nel 1948 seguì per Time i Giochi olimpici invernali di Sankt Moritz, mentre i suoi reportage fotografici furono pubblicati l'anno seguente da Life. Sempre nel 1949 entrò a far parte della neocostituita Agenzia Magnum. Nel 1951 si recò nel Medio (carestia nel Bihar) ed Estremo Oriente. Nel 1953 finalmente poté affrontare il viaggio attraverso tutto il continente americano che aveva pianificato da tempo, ma solo un anno dopo, il 16 maggio 1954, trovò la morte in un incidente automobilistico nelle Ande peruviane.

L'opera[modifica | modifica wikitesto]

Bischof si fece un nome già da giovanissimo nel campo della moda e della pubblicità con le sue brillanti composizioni di luci ed ombre. L'esperienza della guerra e la visione dell'Europa distrutta nel 1945 però lo spinsero ad abbandonare la fotografia patinata per dedicarsi alla documentazione della sofferenza umana. Il suo principio divenne mostrare senza falsificazioni la realtà, nella convinzione che al fotografo spettasse una profonda responsabilità sociale. Viaggiò spesso nelle zone di guerra, malgrado disprezzasse il sensazionalismo della stampa per cui lavorava. Riuscì comunque a far sempre trasparire il suo amore per i suoi soggetti e per l'uomo in generale nelle sue fotografie. Bischof fu capace di unire questo aspetto umano e di impegno sociale al suo spiccato senso estetico e al talento nello sfruttare la forza espressiva delle forme elementari. Il maestro svizzero diede un forte impulso all'arte della fotografia, sia sotto il profilo qualitativo che sotto quello etico.

La fotografia forse più famosa di Bischof ritrae un ragazzo peruviano che cammina suonando il flauto sulla strada per Cuzco.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 24 Photos. Kohler, Berna 1946
  • Japan. Manesse, Zurigo 1954
  • Unterwegs. Manesse, Zurigo 1957
  • Werner Bischof - Leben und Werk eines Photographen 1916-1954 di Marco Bischof e Carl Philabaum, 2003
  • WernerBischofBilder, Benteli-Verlag, Berna (tedesco), Steidl Verlag, Göttingen (inglese), 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manuel Gasser: The World of Werner Bischof. A Photographer's Odyssey. Dutton, New York 1959
  • Bischof, Marco (ed.): Werner Bischof 1916-1954 Leben und Werk. Benteli, Berna 1990, ISBN 3-7165-0714-8
  • L. Fritz Gruber (ed.): Große Photographen unseres Jahrhunderts.. Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1964, pagg. 156 ss.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 49247992 LCCN: n50014519